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Note del tema

Luoghi sacri

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Comfort di lettura

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EMR 51.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Che hai in quella sacca?».

«La veste che tua Madre ti manda. Gran festa, domani. Ella pensa che il suo Gesù ne abbia bisogno per non sfigurare fra gli invitati. Ha filato indefessa dalle prime luci alle estreme, ogni giorno, per prepararti questa veste. Ma non ha ultimato il mantello. Ancor ne mancano le frange. Ne è tutta desolata».

«Non occorre. Andrò con questo, e quello serberò per Gerusalemme. Il Tempio è più ancora di una festa di nozze».

«Ella ne sarà felice».

«Se volete essere all’alba sulla via di Cana, vi conviene partire subito. La luna sorge e sarà buona la traversata», dice Pietro.

«Andiamo, allora. Vieni, Giovanni. Ti porto con Me. Simon Pietro, Giacomo, Andrea, addio. Vi attendo la sera di sabato a Cafarnao. Addio, donna. Pace a te e alla tua casa».

Escono Gesù con Giuda e Giovanni. Pietro li segue sino a riva e aiuta l’operazione di partenza della barca.

E la visione ha fine.

Dettaglio

Giuda si presentò a Gesù durante le nozze di Cana e chiese:

EMR 53

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù, Giacomo, Giovanni, Andrea, Pietro, Filippo e Bartolomeo si recano al Tempio. Ma è una vera e propria fiera, dove i mercanti del Tempio sono usurai dei più poveri. Una coppia di anziani viene maltrattata da un negoziante e Gesù dice loro che il loro comportamento non è corretto: il negoziante deve dare loro un agnello migliore. L'uomo non ascolta e Gesù, di fronte a tutto il trambusto del Tempio, diventa terribile. Costruisce una frusta e rovescia i tavoli e il denaro su di essi. Arrivano i sacerdoti e gli chiedono chi sia e perché stia facendo questo. Gesù risponde che lui è Colui che può e che se il vero Tempio viene distrutto, lui lo farà risorgere. Promette che lo conosceranno e che conosceranno la sua provenienza. Poi il Maestro tiene un discorso nel Tempio, ricordando le parole del Deuteronomio. Ci ricorda che dobbiamo essere giusti con i poveri e che i sacerdoti devono avere come ricchezza la purezza e la carità, non la ricchezza puramente materiale. Dio Padre è la loro eredità. Infine, invita tutti a seguirlo, perché è giunta l'ora della grazia.

EMR 53.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vedo Gesù che entra con Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo, Filippo e Bartolomeo, nel recinto del Tempio.

Vi è grandissima folla entro e fuori di esso. Pellegrini che giungono a frotte da ogni parte della città. Dall’alto del colle, su cui il Tempio è costruito, si vedono le vie cittadine, strette e contorte, formicolare di gente. Pare che fra il bianco crudo delle case si sia steso un nastro semovente dai mille colori. Sì, la città ha l’aspetto di un bizzarro giocattolo, fatto di nastri variopinti fra due fili bianchi e tutti convergenti al punto dove splendono le cupole della Casa del Signore.

Nell’interno poi è… una vera fiera. Ogni raccoglimento di luogo sacro è annullato. Chi corre e chi chiama, chi contratta gli agnelli e urla e maledice per il prezzo esoso, chi spinge le povere bestie belanti nei recinti (sono rudimentali divisioni di corde o di pioli, al cui ingresso sta il mercante, o proprietario che sia, in attesa dei compratori). Legnate, belati, bestemmie, richiami, insulti ai garzoni non solleciti nelle operazioni di adunata e di cernita delle bestie e ai compratori che lesinano sul prezzo o che se ne vanno, maggiori insulti a quelli che, previdenti, hanno portato, di loro, l’agnello.

Intorno ai banchi dei cambiavalute, altro vocìo. Si capisce che, non so se in ogni momento o in questo pasquale, si capisce che il Tempio funzionava da… Borsa, e borsa nera. Il valore delle monete non era fisso. Vi era quello legale, di certo vi sarà stato, ma i cambiavalute ne imponevano un altro, appropriandosi di un tanto, messo a capriccio, per il cambio delle monete. E le assicuro che non scherzavano nelle operazioni di strozzinaggio!… Più uno era povero e veniva da lontano, e più era pelato. I vecchi più dei giovani, quelli provenienti da oltre Palestina più dei vecchi.

Dei poveri vecchierelli guardavano e riguardavano il loro peculio, messo da parte con chissà che fatica in tutta l’annata, se lo levavano e se lo rimettevano in seno cento volte, girando dall’uno all’altro cambiavalute, e finivano magari per tornare dal primo, che si vendicava della loro iniziale diserzione aumentando l’aggio del cambio… e le grosse monete lasciavano, tra dei sospiri, le mani del proprietario e passavano fra le grinfie dell’usuraio e venivano mutate in monete più spicciole. Poi altra tragedia di scelte, di conti e di sospiri davanti ai venditori di agnelli, i quali, ai vecchietti mezzi ciechi, appioppavano gli agnelli più grami.

EMR 67

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù è solo. Incontra due uomini che stanno litigando e cercano di pugnalarsi a vicenda. Cristo interviene di nuovo, intimando loro di fermarsi; poi, quando non ascoltano, compie un miracolo e le lame si spezzano.

Mentre arrivano i soldati da Roma, Gesù tiene un breve sermone agli uomini di Israele e poi anche ai pagani presenti, raccomandando loro di amare e sottolineando che non è con la violenza che si vince, ma con la santità. La rabbia è un peccato che può tagliarci fuori dalla benedizione di Dio, e i figli del Signore devono essere gentili gli uni con gli altri e amarsi a vicenda.

Quando ebbe finito di parlare, gli fu chiesto se fosse il Messia, e Gesù non lo negò. Gli viene chiesto di nuovo se compie miracoli, e nemmeno lui lo nega, anzi compie miracoli quando gli vengono portati i malati. La folla si rallegra e Gesù benedice.

Poi arriva Giuda e chiede cosa sia successo. Chiede se rimarrà a Gerusalemme, ma Gesù gli dice che si recherà in Giudea e promette di andare a Keroth. Infine, entrambi parlano di Giovanni Battista, che Erode ha arrestato. Se Gesù è la bontà, il Precursore è la penitenza. La visione termina qui.

EMR 67.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

67.1 Vedo Gesù andare soletto per una via ombrosa. Pare una fresca valletta ricca d’acque. Dico valletta perché è lievemente incassata fra piccole elevazioni del suolo, e al centro scorre un fiumiciattolo.

Il luogo è deserto nell’ora mattutina. Deve appena esser sorto il giorno, un bel giorno sereno di prima estate, e tolto il canto degli uccelli fra gli alberi — per lo più ulivi, specie sulla collina di sinistra, mentre l’altra, più spoglia, ha arbusti bassi di lentisco, acacie spinose, agavi, ecc. ecc. — e il tubare lamentoso di tortore selvatiche, che nidificano nelle crepe del monte più brullo, non si sente altro. Anche il torrentello, dalle acque molto scarse e ridotte al solo centro dell’alveo, pare non fare alcun rumore e se ne va riflettendo nelle acque il verde circostante, per cui pare di smeraldo scuro.

Gesù valica un ponticello primordiale — un tronco semipiallato, gettato al disopra del torrente, senza sponde, senza sicurezza — e prosegue sull’altra riva.

Ora si vedono delle mura e delle porte e si vedono anche mercanti di ortaggi e cibarie affollarsi alle porte, ancora chiuse, per entrare in città. Vi è un gran ragliare d’asini e zuffe fra i medesimi; anche i proprietari degli stessi non scherzano. Insulti, e anche qualche randellata vola non solo sulle schiene asinine ma anche sulle teste umane.

Dettaglio

Vicino alla Porte des Poissons.

EMR 68.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

68.1 Vedo Gesù che, avendo al fianco Giuda, penetra nel recinto del Tempio e, dopo aver superato la prima terrazza, o scaglione se piace più dirla così, si ferma in un luogo porticato che costeggia un ampio cortile, lastricato con marmi di diverso colore. Il luogo è molto bello e affollato.

EMR 68.1-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

68.1 Vedo Gesù che, avendo al fianco Giuda, penetra nel recinto del Tempio e, dopo aver superato la prima terrazza, o scaglione se piace più dirla così, si ferma in un luogo porticato che costeggia un ampio cortile, lastricato con marmi di diverso colore. Il luogo è molto bello e affollato.

Gesù si guarda intorno e vede un posto che gli piace. Ma, prima di dirigersi ad esso, dice a Giuda: «Chiamami il magistrato del luogo. Devo farmi riconoscere, acciò non si dica che manco alle consuetudini e al rispetto».

«Maestro, Tu sei al di sopra delle consuetudini, né alcuno più di Te ha diritto di parlare nella Casa di Dio, Tu, suo Messia».

«Io lo so, tu lo sai, ma essi non lo sanno. Io sono venuto non per scandalizzare, né per insegnare a violare non solo la Legge ma anche le consuetudini. Anzi sono venuto proprio per insegnare rispetto, umiltà e ubbidienza e per levare gli scandali. Perciò voglio chiedere di poter parlare in nome di Dio, facendomi riconoscere degno di farlo dal magistrato del luogo».

«L’altra volta non lo facesti».

«L’altra volta m’arse lo zelo della Casa di Dio, profanata da troppe cose. L’altra volta ero il Figlio del Padre, l’Erede che in nome del Padre e per amore della mia Casa agiva nella sua maestà, alla quale magistrati e sacerdoti sono inferiori. Ora sono il Maestro d’Israele, e insegno ad Israele anche questo. E poi, Giuda, credi tu che il discepolo sia da più del Maestro?».

«No, Gesù».

«E tu chi sei? E chi sono Io?».

«Tu il Maestro, io il discepolo».

«E allora, se riconosci così essere le cose, perché vuoi insegnare al Maestro? Va’ e ubbidisci. Io ubbidisco al Padre mio. Tu ubbidisci al Maestro tuo. Condizione prima del Figlio di Dio: ubbidire senza discutere, pensando che il Padre non può che dare ordini santi. Condizione prima del discepolo: ubbidire al Maestro, pensando che il Maestro sa e non può dare che ordini giusti».

«È vero. Perdona. Ubbidisco».

«Perdono. Vai. E, Giuda, senti ancora una cosa: ricordati questo. Ricordatelo sempre, in futuro».

«Di ubbidire? Sì».

«No: ricorda che Io fui col Tempio rispettoso e umile. Col Tempio, ossia con le caste potenti. Va’».

Giuda lo guarda pensosamente, interrogativamente… ma non osa chiedere altro. E se ne va meditabondo.

68.2

… Torna con un paludato personaggio. «Ecco, Maestro, il magistrato».

«La pace sia con te. Io chiedo di insegnare, fra i rabbi d’Israe­le, ad Israele».

«Sei Tu rabbi?».

«Lo sono».

«Quale fu il tuo maestro?».

«Lo Spirito di Dio, che mi parla con la sua sapienza e che mi illumina di luce ogni parola dei testi santi».

«Sei da più di Hillel, Tu che senza maestro dici sapere ogni dottrina? Come può uno formarsi se non vi è chi lo forma?».

«Come si formò Davide, pastorello ignoto, divenuto il re potente e sapiente per volere del Signore».

«Il tuo Nome».

«Gesù di Giuseppe di Giacobbe, della stirpe di Davide, e di Maria di Gioacchino della stirpe di Davide e di Anna d’Aronne, Maria, la Vergine sposata nel Tempio, perché orfana, dal Sommo Sacerdote, secondo la legge d’Israele».

«Chi lo prova?».

«Ancora qui devono esservi leviti che si ricordano del fatto e che furono coetanei di Zaccaria, della classe di Abia, il mio parente. Interrogali, se dubiti della mia sincerità».

«Ti credo. Ma chi mi prova che Tu sia capace di insegnare?».

«Ascoltami e giudicherai tu stesso».

«Sei libero di farlo… Ma… non sei nazareno?».

«Sono nato a Betlem di Giuda al tempo del censo ordinato da Cesare. Proscritti per ordini ingiusti, i figli di Davide sono dovunque. Ma la stirpe è di Giuda».

«Sai… i farisei… tutta la Giudea… per la Galilea…».

«Lo so. Ma rassicurati. A Betlem vidi la luce, a Betlem Efrata da cui viene la mia stirpe, e se ora vivo in Galilea non è che perché si compia il segnato…».

Il magistrato si allontana di qualche metro, accorrendo dove lo chiamano.

68.3

Giuda chiede: «Perché non hai detto che sei il Messia?».

«Le mie parole lo diranno».

«Quale è il segnato che si deve compiere?».

«La riunione di tutto Israele sotto l’insegnamento della parola del Cristo. Io sono il Pastore di cui parlano i Profeti e vengo a radunare le pecore di ogni regione, vengo a curare le malate, a mettere sul pascolo buono le erranti. Non vi è per Me Giudea o Galilea, Decapoli o Idumea. Vi è solo una cosa: l’Amore che guarda con un unico occhio e unisce in un unico abbraccio per salvare…».

Gesù è ispirato. Pare sprigioni raggi, tanto è sorridente al suo sogno. Giuda lo guarda ammirato.

EMR 69

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù lascia il Tempio con Giuda. Giuda vuole andare con lui, ma Gesù gli dice che deve pregare con il Padre. Afferma che lo spirito deve sempre avere la precedenza sulla carne e che la carne deve quasi essere uccisa a favore della vita soprannaturale. Giuda allora chiede come si possa non preoccuparsi della carne ed evoca il comandamento "Non uccidere". Gesù rispose che dobbiamo mangiare il cibo con continenza, senza avvelenarci e senza esagerare, perché lusinga il nostro gusto. Poi è tornato sul tema del suicidio e ne ha parlato a lungo. Cristo dichiara che chi si suicida pecca di superbia. Giuda fa notare che ci si suicida per disperazione, ma Gesù dice che la disperazione non è altro che orgoglio: perché crediamo di non avere aiuto da nessuna parte, nemmeno da Dio che è Padre e che può raggiungerci. Giuda fa notare che tutti coloro che si sono suicidati nelle Scritture prima della sua venuta hanno peccato, ma il Maestro dichiara che avranno potuto ricevere la Misericordia di Dio, anche se non è mai permesso fare violenza a se stessi o agli altri. Dopo la venuta del Verbo, invece, il peccato di suicidio sarà sempre condannato severamente dalla Giustizia di Dio se il peccatore si suicida, dichiarando che è separato per sempre da Dio e non può ricevere il perdono di Dio. Poiché la vita è un dono di Dio, dobbiamo amarla e usarla per guadagnare l'eternità.

Giuda comprende il pensiero di Cristo, ma ha difficoltà ad applicarlo. Parlano della tentazione di Cristo, poi Gesù parla degli angeli (puri spiriti) e dell'uomo, il re della creazione, che Gesù è venuto a riabilitare.

Sul punto di lasciare Gesù, Giuda gli chiede se non può portarlo in un luogo diverso dall'uliveto, per farlo "meglio considerare". Ma sebbene Gesù lo ringrazi per la considerazione, gli piace rimanere in questo ambiente umile. Egli verrà per tutti, per i piccoli come per i grandi, ma soprattutto resterà dove c'è umiltà. Infine, i due uomini si separarono poco dopo.

EMR 70.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

70.3 Escono nell’uliveto. Ma prima Giovanni ha preso qualcosa dalla sacca messa nell’angolo. Camminano per un poco e giungono su un ciglio dal quale si vede tutta Gerusalemme.

«Sediamoci qui e parliamo fra noi», dice Gesù.

Ma Giovanni preferisce sedersi ai suoi piedi, sull’erbetta corta, e sta col braccio posato sui ginocchi di Gesù, col capo reclino sul braccio, guardando ogni poco il suo Gesù. Pare un bambino presso la persona a lui più cara. «È bello anche qui, Maestro. Guarda come pare grande la città di notte. Più che di giorno».

«È perché il lume di luna ne sfuma i contorni. Vedi, sembra che il limite si allarghi in una luminosità d’argento. Guarda il sommo del Tempio, lassù. Non sembra sospeso nel vuoto?».

«Pare che lo portino gli angeli sulle loro ali d’argento».

Gesù sospira.

«Perché sospiri, Maestro?».

«Perché gli angeli hanno abbandonato il Tempio. Il suo aspetto di purezza e santità è solo circoscritto alle mura. Quelli che dovrebbero darglielo nell’anima — perché anche ogni luogo ha la sua anima, ossia ha lo spirito per cui fu elevato, e il Tempio ha, dovrebbe avere, anima di preghiera e santità — sono i primi a toglierglielo. Non si può dare ciò che non si possiede, Giovanni. E se molti sono i sacerdoti ed i leviti che là vivono, non ve ne è neppure un decimo che sia atto a dar vita al Luogo Santo. Morte dànno. Comunicano ad esso la morte che è nel loro spirito, morto a ciò che è santo. Hanno le formule. Non hanno la vita delle stesse. Sono cadaveri che sono caldi solo per la putrefazione che li gonfia».

«Ti hanno fatto del male, Maestro?». Giovanni è tutto in pena.

«No. Anzi mi hanno lasciato parlare quando ho chiesto di farlo».

«Lo hai chiesto? Perché?».

«Perché non voglio essere Io quello che inizia la guerra. La guerra verrà lo stesso. Perché Io farò una stolta paura umana ad alcuni e sarò un rimprovero per altri. Ma questo deve esser sul loro libro. Non sul mio».

Dettaglio

Gesù è con Giovanni nell'oliveto del Getsemani. Vedono tutta la città di Gerusalemme.