«Ora venite qui fuori, presso il rio, all’ombra dell’albero buono che, se fosse più inoltrata l’estate, vi darebbe le sue mele oltre che l’ombra; venite. Mangeremo prima di andare… Dove, Figlio mio?».
«A Jala. È vicino. E domani andremo a Betsur».
Si siedono all’ombra del melo e Maria si mette proprio contro il tronco robusto.
Bartolomeo fissamente la guarda, così giovane e ancora animata celestialmente dalla rievocazione fatta, accettare dal Figlio il cibo che Egli ha benedetto e sorridergli con occhi d’amore, e mormora: «“All’ombra di lui mi sono assisa e il suo cibo è dolce al mio palato”».
Gli risponde Giuda Taddeo: «È vero. Languente ella è d’amore. Ma non si può certo dire che “sotto un melo fu risvegliata”».
«E perché no, fratello? Che ne sappiamo noi dei segreti del Re?», risponde Giacomo di Alfeo.
E Gesù sorridendo: «La nuova Eva è stata concepita dal Pensiero ai piedi del paradisiaco pomo perché del suo riso e del suo pianto fugasse il serpente e disintossicasse l’attossicato frutto. Lei si è fatta albero dal frutto redentore. Venite, amici, e mangiatene. Perché nutrirsi della sua dolcezza è nutrirsi del miele di Dio».
«Maestro, rispondi ad un mio antico desiderio di sapere. Il Cantico che noi stiamo citando prevede Lei?», chiede piano Bartolomeo mentre Maria si occupa del bambino e parla con le donne.
«Dal principio del Libro si parla di Lei, e di Lei si parlerà nei libri futuri finché la parola dell’uomo si muterà nel sempiterno osanna della eterna Città di Dio», e Gesù si volge alle donne.
«Come si sente che è di Davide! Che sapienza, che poesia!», dice lo Zelote parlando coi compagni.