58.3 Gesù interpella il suo apostolo: «Sarà buona pesca?».
«È il tempo propizio. Calma l’acqua, e chiara sarà la luna. I pesci affioreranno dal profondo e la mia rete li trascinerà seco».
«Andiamo soli?».
«Oh! Maestro! Ma come vuoi fare, con questo sistema di reti, ad esser soli?».
«Non ho mai pescato e aspetto che tu mi insegni». Gesù scende piano piano verso il lago e si ferma sulla riva di rena grossa e ciottolosa, presso la barca.
«Vedi, Maestro, si fa così. Io esco a fianco della barca di Giacomo di Zebedeo e si va sino al punto buono, così a pariglia. Poi si cala la rete. Un capo lo teniamo noi. Tu lo vuoi tenere, mi hai detto».
«Sì, se mi dici che devo fare».
«Oh! non c’è che da sorvegliare la discesa. Che la rete scenda adagio e senza far nodi. Adagio, perché saremo su acque di pescagione e un movimento troppo brusco può allontanare i pesci. E senza nodi per non rendere chiusa la rete, che si deve aprire come una borsa, o un velo, se più ti piace, gonfiato dal vento. Poi, quando la rete è tutta discesa, noi remeremo piano o andremo con la vela, a seconda del bisogno, facendo un semicerchio sul lago, e quando il vibrare del cavicchio di sicurezza ci dirà che la pesca è buona, dirigeremo a terra e là, quasi a riva — non prima per non risicare di veder sfuggire la preda, non dopo per non rovinare pesci e rete sui sassi — isseremo la rete. E qui ci vuole occhio, perché le barche devono venire tanto vicine che da una si possa ritirare l’estremo della rete dato all’altra, ma non urtarsi per non schiacciare la sacca piena di pesce.
58.4 Mi raccomando, Maestro, è il nostro pane. Occhio alla rete, che non si scavicchi con le scosse. I pesci difendono la loro libertà con forti colpi di coda, e se sono molti… Tu capisci… Sono piccole bestie, ma messe in dieci, in cento, in mille, diventano forti come Leviatan».
«Come avviene delle colpe, Pietro. In fondo, una non è irreparabile. Ma se uno non cura di limitarsi a quell’una e accumula, accumula, accumula, finisce che la piccola colpa, forse una semplice omissione, una semplice debolezza, diviene sempre più grossa, diviene abitudine, diviene vizio capitale. Delle volte si comincia da uno sguardo concupiscente e si finisce ad un adulterio consumato. Delle volte da una mancanza di carità di parola verso un parente, e si finisce a una violenza contro un prossimo. Guai a incominciare e a lasciare che le colpe aumentino di peso col loro numero! Diventano pericolose e prepotenti come il Serpente infernale stesso, e trascinano nell’abisso della Geenna».
«Dici bene, Maestro… Ma siamo tanto deboli!».
«Avvertenza e preghiera per esser forti e avere aiuto, e ferma volontà di non peccare. Poi una grande fiducia nell’amorosa giustizia del Padre».
«Tu dici che non sarà troppo severo per il povero Simone?».
«Per il vecchio Simone poteva essere anche severo. Ma per il mio Pietro, l’uomo nuovo, l’uomo del suo Cristo… no, Pietro. Egli ti ama e ti amerà».
«E io?».
«Anche tu, Andrea; e con te Giovanni e Giacomo, Filippo e Natanaele. Siete i miei primi eletti».
58.5 «Ne verranno altri? C’è tuo cugino, e in Giudea…».
«Oh! molti! Il mio Regno è aperto a tutto il genere umano, e in verità ti dico che più abbondante della più abbondante tua pesca sarà la mia nelle notti dei secoli… Ché ogni secolo è una notte in cui è guida e luce non la pura luce di Orione o quella della navigante luna, ma la parola di Cristo e la Grazia che da Lui verrà; notte che conoscerà l’aurora di un giorno senza tramonto, di una luce in cui tutti i fedeli vivranno, di un sole che investirà gli eletti e li farà belli, eterni, felici come dèi. Minori dèi, figli del Padre Iddio e simili a Me… Non potete ora capire. Ma in verità vi dico che la vostra vita cristiana vi concederà somiglianza col vostro Maestro, e splenderete in Cielo per i suoi stessi segni. Ebbene, Io avrò, nonostante il livore di Satana e la fiacca volontà dell’uomo, pesca più abbondante della tua».
«Ma saremo noi soli i tuoi apostoli?».
«Geloso, Pietro? No. Non lo essere. Altri verranno, e nel mio cuore ci sarà amore per tutti. Non essere avaro, Pietro. Tu non sai ancora Chi ti ama. Hai mai contato le stelle? E le pietre di questo fondale? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare i palpiti d’amore di cui è capace il mio cuore. Hai mai potuto tener conto di quante volte questo mare baci la sponda col suo bacio d’onda nel corso di dodici lune? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare le onde d’amore che da questo cuore si riversano a baciare gli uomini. Sta’ sicuro, Pietro, del mio amore».
Pietro prende la mano di Gesù e la bacia. È commosso.
Andrea guarda e non osa. Ma Gesù gli pone la mano fra i capelli e dice: «Anche te amo molto. Nell’ora della tua aurora vedrai riflesso sulla volta del cielo, lo vedrai senza dover alzare gli occhi, il tuo Gesù che ti sorriderà per dirti: “T’amo. Vieni”, e il passaggio nell’aurora ti sarà più dolce che entrata in camera nuziale…».