EMR 164.4
L’Evangelo come mi è stato rivelato
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EMR 168.7 · Volume 3
All’Acqua Speciosa vivevo come una bestia, povera ma felice. E le rugiade e il fiume mi mondarono meno delle sue parole. Oh! non una si è persa! Una volta perdonò ad un uomo assassino. Udii… e fui per dire: “Perdona a me pure”. Un’altra parlò dell’innocenza perduta… Oh! che pianto di rimpianto! Un’altra guarì un lebbroso… e fui per gridare: “Monda me dal mio peccato…”. Un’altra guarì un folle, e romano era… e piansi… e mi fece dire che le patrie passano ma il Cielo resta. Una sera di tempesta mi accolse nella casa… e poi mi fece ospitare dal fattore… e da un bambino mi fece dire: “Non piangere”… Oh! sua bontà! Oh! mia miseria! Tanto grandi ambedue che non osai portare la mia miseria ai suoi piedi… nonostante un dei suoi mi istruisse nella notte sulla infinita misericordia del tuo Figlio. E poi, insidiato da chi vedeva peccato nel desiderio di un’anima rinata, il mio Salvatore è partito… ed io l’ho atteso… Ma lo attendeva anche la vendetta di chi è ben ancora più indegno di me di guardarlo. Perché io ho peccato da pagana contro me stessa, mentre essi peccano, già conoscendo Dio, contro il Figlio di Dio… e mi hanno percossa… e più che con le pietre mi hanno ferita con l’accusa, e più che nella carne mi hanno ferita nella povera anima mia, portandola alla disperazione.
Oh! lotta tremenda con me stessa! Lacera, sanguinante, ferita, febbrile, senza più il mio Medico, senza tetto, né pane, ho guardato indietro, avanti… Il passato mi diceva: “Torna”, il presente mi diceva: “Ucciditi”, il futuro mi diceva: “Spera”. Ho sperato… Non mi sono uccisa.