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Note del tema

I doni di Dio nella vita cristiana

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EMR 77.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

[Giuda parla dei pastori della Natività.]

»È da qualche giorno che la domanda mi brucia le labbra. Sono amici tuoi e di Dio costoro, non è vero? Gli angeli li hanno benedetti con la pace del Cielo, non è vero? Loro sono rimasti giusti contro tutte le tentazioni, non è vero? Mi spieghi allora perché furono infelici? E Anna? È stata uccisa per averti voluto bene…».

«Tu arguisci perciò che il mio amore e l’amarmi porti sfortuna».

«No… ma…».

«Ma è così. (...) Vieni qui, Giuda, ascolta. Tu parti da un giudizio comune a tanti viventi e a tanti che vivranno. Ho detto: giudizio. Dovrei dire: errore. Ma, posto che lo fate senza malizia, per ignoranza di ciò che è verità, non è errore, è solo giudizio imperfetto, come lo può essere quello di un bambino. E bambini siete, poveri uomini. Ed Io sono qui, Maestro, per fare di voi degli adulti capaci di discernere il vero dal falso, il buono dal cattivo, il migliore dal buono. Ascoltate, dunque. Cosa è la vita? È un tempo di sosta, direi il limbo del Limbo, che il Padre Dio vi dà per provare la vostra natura di figli buoni o di bastardi, e per destinarvi, in base alle vostre opere, un futuro che sarà senza più soste né prove. Ora ditemi voi: sarebbe giusto che uno, perché ha avuto il raro bene di avere il modo di servire Dio in maniera speciale, abbia anche un bene continuo, per tutta la vita? Non vi pare che già molto ebbe, e che perciò può dirsi beato, anche se, nell’umano, beato non è? Non sarebbe ingiusto che chi ha già luce di divina manifestazione nel cuore, e sorriso di coscienza che approva, abbia anche onori e beni terreni? E non sarebbe anche imprudente?».

77.3 «Maestro, io dico che sarebbe anche profanatore. Perché mettere gioie umane dove sei Tu? Quando uno ti ha — e costoro ti hanno avuto, loro, unici ricchi in Israele per aver avuto Te da trent’anni — non altro deve avere. Non si mette l’oggetto umano sul Propiziatorio… e il vaso consacrato non serve che per sacri usi. Costoro consacrati sono, dal giorno che han visto il tuo sorriso… e nulla, no, nulla che Tu non sia deve entrare nel loro cuore, che ha Te. Fossi io come loro!», dice Simone.

Dettaglio

Giuda ricorda i pastori alla Natività e la morte di Anna di Betlemme. Quindi dice che l'amore per Gesù porta disgrazia, e Cristo risponde.

EMR 79.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Perché dare scandalo mostrando sprezzo alla Legge? Per dire: “Seguitemi” occorre camminare. Per portare su via santa bisogna fare la stessa via. Come avrei potuto, o come potrei dire: “Siate fedeli”, se infedele fossi Io?.

EMR 80.3-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«E dove vorresti fossi andato a prepararmi, Giuda?».

Giuda è perplesso, disorientato. Risponde infine: «Ma non saprei… Pensavo… da qualche rabbi… presso gli esseni… non so».

«E potevo trovare un rabbi che mi dicesse più di quanto mi diceva la Potenza e la Sapienza di Dio? E potevo Io – Io Verbo eterno del Padre, Io che ero quando il Padre creò l’uomo e so di quale spirito immortale e animato, e di quale potenza di giudizio libero e capace, abbia il Creatore dotato l’uomo – andare ad attingere scienza e capacità da quelli che negano l’immortalità dell’anima negando la finale risurrezione, e negano la libertà d’azione dell’uomo addossando virtù e vizi, azioni sante e malvagie, al destino che dicono fatale e non vincibile? Ah! no.

Avete un destino. Sì. Lo avete. Nella mente di Dio che vi crea è un destino per voi. Ve lo desidera il Padre. Ed è destino d’amore, di pace, di gloria: “la santità d’esser suoi figli”. Questo il destino che, presente alla mente divina dal momento nel quale col fango fu fatto Adamo, presente sarà sino all’ultima creazione di anima d’uomo. Ma non vi violenta il Padre nella vostra condizione di re. Il re, se prigione, non è più re, è un reietto. Voi re siete perché liberi nel vostro piccolo regno individuale. Nell’io. In esso potete fare ciò che volete, come volete.

80.4

Di fronte e ai confini del vostro piccolo regno avete un Re amico e due potenze nemiche. L’Amico vi mostra le regole che Egli ha date per far felici quelli che sono suoi. Ve le mostra. Vi dice: “Eccole. Con queste è sicura l’eterna vittoria”. Ve le mostra, Egli, il Saggio e Santo, perché voi possiate, se volete farlo, praticarle e averne gloria eterna. Le due potenze nemiche sono Satana e la carne. Nella carne metto la vostra e quella del mondo, ossia le pompe e seduzioni del mondo, ossia la ricchezza, le feste, gli onori, i poteri che dal mondo e nel mondo si hanno e che non sempre si hanno onestamente e meno ancora si sanno usare onestamente se, per un complesso di cause, ad essi l’uomo perviene.

Satana, maestro della carne e del mondo, parla anche per esso e per la carne. Anche lui ha le sue regole… Oh! se le ha! E poiché l’io è fasciato di carne e la carne tende alla carne come le scaglie di ferro tendono alla calamita, e poiché il canto del Seduttore è più dolce di gorgheggio di usignolo in amore fra raggi di luna e profumo di roseti, più facile è andare verso queste regole, piegare verso queste potenze, dire loro: “Vi considero amiche. Entrate”. Entrate… Avete mai visto un alleato che resti onesto sempre, senza chiedere il cento per uno per un aiuto dato? Così fanno esse. Entrano… E divengono padroni. Padroni? No, aguzzini. Vi legano, o uomini, al loro banco di galera, vi ci incatenano, non vi lasciano più alzare il collo dal loro giogo, e la loro sferza vi riga a sangue se cercate sfuggir loro. O farsi ferire sino a giungere ad esser un ammasso di carne frantumata, così inutile, come carne, da esser respinta dal loro piede crudele, o morire sotto di loro.

Se sapete darvi quel martirio, darvi quel martirio, ecco allora che passa la Misericordia, l’Unica che può ancora aver pietà di quella ripugnante miseria della quale il mondo, uno dei padroni, ha ora schifo e sulla quale l’altro padrone, Satana, invia le sue frecce di vendetta. E la Misericordia, l’Unica che passa, si china, la raccoglie, la medica, la risana e le dice: “Vieni. Non temere. Non ti guardare. Le tue piaghe non sono più che cicatrici, ma sono così innumerevoli che ti farebbero orro re, tanto ti deturpano. Ma Io non ti guardo quelle, guardo la tua volontà. Per essa volontà buona sei così segnata. Perciò Io ti dico: ti amo. Vieni con Me”, e la porta nel suo Stato. Allora voi capite che Misericordia e Re amico sono una stessa persona. Ritrovate le regole che Egli vi aveva mostrate e che voi non avete voluto seguire. Ora lo volete… e giungete alla pace della coscienza prima, alla pace di Dio dopo.

Ditemi, allora. Questo destino fu imposto da Un Solo per tutti, o fu individualmente voluto da ognuno per sé?».

«Fu da ognuno voluto».

«Bene giudichi, Simone. Potevo Io andare dai negatori della beata risurrezione e del dono di Dio per formarmi?»

Dettaglio

Una visione più ampia del destino dell'uomo, della sua libertà e del suo libero arbitrio.

EMR 83.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«La benedizione opera e dura se gli animi rimangono fedeli alla Legge di Dio ed alla mia dottrina. In caso contrario la grazia cessa. Ed è giusto. Perché se è vero che Dio dà sole e aria tanto ai buoni come ai cattivi, perché vivano, e se buoni si facciano migliori, se cattivi si convertano, è anche giusto che altrove si volga la protezione del Padre, a castigo di chi è malvagio, per richiamarlo, con delle pene, al ricordo di Dio».

EMR 83.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Non è sempre male il dolore?».

«No, amico. È un male dal lato umano, ma dal sovrumano è un bene. Aumenta i meriti dei giusti che lo subiscono senza disperazione e ribellione e lo offrono, offrendosi con la loro rassegnazione, come sacrificio di espiazione per le proprie manchevolezze e le colpe del mondo, ed è redenzione per coloro che giusti non sono».

«È tanto difficile soffrire!», dice il contadino, al quale si sono uniti i famigliari, una decina fra adulti e bambini.

«Lo so che l’uomo lo trova difficile. E, sapendo come lo avrebbe trovato tale, il Padre non aveva dato il dolore ai suoi figli. Venne per la colpa. Ma quanto dura il dolore sulla Terra? Nella vita di un uomo? Poco tempo. Sempre poco, anche se dura tutta la vita. Ora Io dico: non è meglio soffrire per poco che per sempre? Non è meglio soffrire qui che nel Purgatorio? Pensate che il tempo là è moltiplicato per uno a mille. Oh! che in verità vi dico che non maledire, ma benedire il soffrire si dovrebbe, e chiamarlo “grazia”, e chiamarlo “pietà”».