Vai al contenuto

Note del tema

I doni di Dio nella vita cristiana

Pagina 10 di 43

Comfort di lettura

Aa

EMR 55.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Fino ad ora vi era detto: “Amate quelli che vi amano e odiate i nemici”. Io vi dico: “Amate anche coloro che vi odiano”. Oh! se sapeste come sarete amati da Dio se amerete come Io vi dico!

Parole chiave

EMR 57.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Giungono a casa così. E sulla soglia è già Maria, avvisata da un ragazzetto premuroso.

«Figlio mio!».

«Mamma!».

I due sono uno fra le braccia dell’altra. Maria, molto più bassa di Gesù, ha il capo appoggiato sul sommo del petto del Figlio, chiusa fra il cerchio delle sue braccia. Egli la bacia sui capelli biondi. Entrano in casa.

I discepoli, Giuda compreso, restano fuori, per lasciare liberi i due nelle loro prime espansioni.

«Gesù! Figlio mio!». La voce di Maria è trepida come quella di chi ha le lacrime in gola.

«Perché, Mamma, così?».

«O Figlio! Mi hanno detto… Nel Tempio c’erano dei galilei, dei nazareni, quel giorno… Sono tornati… e hanno raccontato… O Figlio!…».

«Ma tu lo vedi, Mamma! Io sto bene. Nessun male m’è venuto. Solo è venuta gloria a Dio nella sua Casa».

«Sì. Lo so, Figlio del mio cuore. So che è stato come lo squillo che evoca i dormienti. E per la gloria di Dio io ne sono felice… felice che questo mio popolo si svegli a Dio… Io non ti rimprovero… io non ti ostacolo… ti comprendo… e… e son felice… ma ti ho generato, io, Figlio mio!…».

Maria sta ancora fra il cerchio delle braccia di Gesù ed ha parlato tenendo le manine aperte e appoggiate sul petto del Figlio, colla testa alzata verso di Lui, l’occhio più lucido per il pianto che è pronto a scendere, e ora tace, riappoggiando la testa sul petto di Lui. Pare una tortorina grigia, così vestita di bigiognolo come è, fra il riparo di due forti ali di candore, perché Gesù è ancora col suo abito e manto bianco.

«Mamma! Povera Mamma! Cara Mamma!…». Gesù la bacia ancora.

Dettaglio

Gesù e i suoi discepoli arrivano a Nazareth e si recano a casa della Sacra Famiglia.

EMR 58.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ogni secolo è una notte in cui è guida e luce non la pura luce di Orione o quella della navigante luna, ma la parola di Cristo e la Grazia che da Lui verrà.

EMR 58.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ma saremo noi soli i tuoi apostoli?».

«Geloso, Pietro? No. Non lo essere. Altri verranno, e nel mio cuore ci sarà amore per tutti. Non essere avaro, Pietro. Tu non sai ancora Chi ti ama. Hai mai contato le stelle? E le pietre di questo fondale? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare i palpiti d’amore di cui è capace il mio cuore. Hai mai potuto tener conto di quante volte questo mare baci la sponda col suo bacio d’onda nel corso di dodici lune? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare le onde d’amore che da questo cuore si riversano a baciare gli uomini. Sta’ sicuro, Pietro, del mio amore».

EMR 59.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Levate da voi l’anatema del peccato. Ognuno ha il suo. Ognuno ha quello che è contrario ai dieci comandi di salute eterna. Esaminatevi ognuno con sincerità e troverete il punto in cui avete sbagliato. Umilmente abbiatene pentimento sincero. Vogliate pentirvi. Non a parole. Dio non si irride e non si inganna. Ma pentitevi colla volontà ferma, che vi porti a mutare vita, a rientrare nella Legge del Signore. Il Regno dei Cieli vi aspetta. Domani.

Domani? vi chiedete. Oh! è sempre un domani sollecito l’ora di Dio, anche se viene al termine di una vita longeva come quella dei Patriarchi. L’eternità non ha per misura di tempo lo scorrere lento della clessidra. E quelle misure di tempo che voi chiamate giorni, mesi, anni, secoli, sono palpiti dello Spirito eterno che vi mantiene in vita. Ma voi eterni siete nello spirito vostro, e dovete, per lo spirito, tenere lo stesso metodo di misurazione del tempo che ha il Creatore vostro. Dire, dunque: “Domani sarà il giorno della mia morte”. Anzi, non morte per il fedele. Ma riposo di attesa, in attesa del Messia che apra le porte dei Cieli.

EMR 61.1-2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

61.1 Gesù è montato su un mucchio di ceste e cordami sulla soglia dell’orto della casa della suocera di Pietro. L’orto è stipato di gente, e altra ve ne è sul greto del lago, parte seduta sulla riva, parte sulle barche tirate in secco. Sembra che già parli da qualche tempo, perché il discorso è avviato. Io odo:

«…Di certo voi molte volte in cuor vostro avrete pensato così. Ma così non è. Il Signore non ha mancato di benignità col suo popolo. Nonostante che questo abbia mancato di fedeltà a Lui mille e diecimila volte.

Udite questa parabola. Vi aiuterà a capire.

Un re aveva molti e molti splendidi cavalli nelle sue scuderie. Ma uno ne amava di speciale amore. Lo aveva vagheggiato prima ancora di averlo; poi, avutolo, lo aveva posto in luogo di delizie, e ad esso andava, con l’occhio e col cuore, riguardando quel suo prediletto, sognando di farne la meraviglia del suo reame. E quando il cavallo, ribellandosi ai comandi, aveva disubbidito ed era fuggito sotto altro padrone, pur nel suo dolore e nel suo rigore, il re aveva promesso al ribelle perdono dopo il castigo. E fedele a questo, pur da lontano, sul suo prediletto vegliava, mandandogli doni e custodi che lo tenessero col suo ricordo nel cuore.

Ma il cavallo, pur soffrendo del suo esilio dal regno, non era costante, come lo era il re, nell’amare e nel volere il perdono completo. E a tratti era buono, a tratti cattivo; né il buono era maggior del cattivo. Anzi l’opposto era. Eppure il re pazientava, e con rimproveri e con carezze cercava fare del suo cavallo più caro un docile amico. Più il tempo passava, più la bestia si faceva restìa. Invocava il suo re, piangeva per la sferza degli altri padroni, ma non voleva esser veramente del re. Non aveva la volontà d’esserlo. Sfinito, oppresso, gemente, non diceva: “Per colpa mia sono tale”, ma ne faceva accusa al suo re.

Questo, dopo aver tutto tentato, ricorse alla sua ultima prova. “Finora”, disse, “ho mandato messi e amici. Or manderò il mio stesso figlio. Egli ha il mio stesso cuore e parlerà con l’amore mio stesso, e avrà carezze e doni simili a quelli che io avevo, anzi più dolci ancora, perché mio figlio è me stesso, ma sublimato dall’amore”. E mandò il figlio.

Questa la parabola.

61.2

Ora voi dite. Vi pare che quel re amasse la sua bestia preferita?».

La gente dice ad una voce: «Infinitamente l’amava».

«Poteva la bestia lamentarsi del suo re per tutto il male che aveva sofferto per averlo lasciato?».

«No, non poteva», risponde la folla.

«Rispondete ancora a questo: quel cavallo come vi pare avrà accolto il figlio del suo re, che veniva per riscattarlo, guarirlo e portarlo da capo nel luogo di delizie?».

«Con gioia, è naturale, con riconoscenza e affetto».

«Ma se il figlio del re avrà detto al cavallo: “Io sono venuto per questo e per farti questo, ma tu devi esser ora buono, ubbidiente, volonteroso, a me fedele”, che dite abbia detto il cavallo?».

«Oh! non c’è da chiederlo! Avrà detto, ora che sapeva cosa gli costava esser espulso dal regno, che voleva essere come il figlio del re diceva».

«Allora, secondo voi, quale era il dovere di quel cavallo?».

«Di essere ancor più buono di quanto gli veniva chiesto, più affettuoso, più docile, per farsi perdonare del male passato, per riconoscenza per il bene avuto».

«E se non avesse fatto così?».

«Sarebbe degno di morte, perché peggiore di una belva selvaggia».

«Amici, avete ben giudicato. Fate però pure voi come vorreste facesse quel cavallo. Voi uomini, creature predilette del Re dei Cieli, Dio, Padre mio e vostro; voi, a cui dopo i Profeti viene mandato da Dio lo stesso suo Figlio, siate, oh! siate — ve ne scongiuro per vostro bene, e perché vi amo come solo un Dio può amare, quel Dio che è in Me per operare il miracolo della Redenzione — siate almeno come voi giudicate debba essere quell’animale. Guai a chi abbassa sé, uomo, a un grado inferiore dell’animale! Ma, se ancora poteva esservi scusa per coloro che sino al momento presente peccavano — perché troppo tempo e troppa polvere di mondo sono trascorsi da quando fu data la Legge e su questa si è posata — ora non più. Io sono venuto per riportarvi la parola di Dio. Il Figlio dell’uomo è fra gli uomini per riportarli a Dio. Seguitemi. Io sono la Via, la Verità, la Vita».

Dettaglio

Parabola del cavallo amato dal re. L'uomo è la creatura amata da Dio

EMR 62.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Se non la grazia, che non sempre il Padre concede — né si deve pensare che ciò è disamore, ma sempre credere che è cosa voluta da un Ordine che regge le sorti di ogni uomo con fine di bene — certo la preghiera dà pace ed equilibrio, per poter resistere a tante cose che urtano, senza uscire dal sentiero santo.

EMR 62.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

62.3 Volevate qualche cosa da Me, che mi avete cercato?».

«No, Maestro. Ma vi sono molti che vogliono tanto da Te. C’era già gente che veniva verso Cafarnao, ed erano poveri, malati, persone addolorate, uomini di buona volontà col desiderio di istruirsi. Abbiamo detto, poiché ci chiedevano di Te: “Il Maestro è stanco e dorme. Andatevene. Venite il prossimo sabato”».

«No, Simone. Questo non va detto. Non c’è solo un giorno per la pietà. Io sono l’Amore, la Luce, la Salute tutti i giorni della settimana».

«Ma… ma finora hai parlato solo al sabato».

«Perché ero ancora ignoto. Ma, mano mano che sarò noto, ogni giorno sarà di effusione di Grazia e di grazie. In verità ti dico che verrà un tempo che anche lo spazio di tempo che è concesso al passero per riposare su un ramo a saziarsi di granelli non sarà lasciato al Figlio dell’uomo per il suo riposo ed il suo pasto».

«Ma allora ti ammalerai! Noi non lo permetteremo. Non deve la tua bontà renderti infelice».

«E tu credi che Io possa esser reso infelice da questo? Oh! Ma se tutto il mondo venisse a Me per udirmi, per piangere i suoi peccati ed i suoi dolori sul mio cuore, per esser guarito nell’anima e nel corpo, ed Io mi consumassi nel parlargli, nel perdonarlo, nell’effondere il mio potere, allora sarei tanto felice, Pietro, da non rimpiangere neppur più il Cielo nel quale ero nel Padre!»