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Note del tema

Il rapporto con il cielo e il mondo invisibile

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Comfort di lettura

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EMR 209.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

In verità Io ve lo dico: venite a Me, voi tutti che siete addolorati, disgustati, col cuore ferito, stanchi, ed Io condividerò il vostro dolore e vi darò pace. Venite, attraverso ai miei apostoli, attraverso ai miei discepoli e discepole che ogni giorno si aumentano di nuovi volonterosi. Troverete il conforto nei vostri dolori, la compagnia nelle vostre solitudini, l’amore dei fratelli a farvi dimenticare l’odio del mondo; troverete, alto su tutti, consolatore sopra tutti, compagno perfetto, l’amore di Dio. Non dubiterete più di niente. Non direte mai più: “Tutto è finito per me!”. Ma direte: “Tutto per me ha inizio in un mondo soprannaturale che abolisce le distanze e annulla le separazioni”, per cui i figli orfani saranno riuniti coi genitori assurti al seno d’Abramo, e i padri e le madri, le spose e i vedovi, ritroveranno i figli perduti e il perduto consorte.

Annotazione

Vangelo di Matteo 11, 28-29

Mt 11, 28-29 : Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete riposo per le vostre anime. Perché il mio giogo è dolce e il mio fardello leggero.

EMR 209.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«La pace sia con voi.

Ieri ho sentito parlare due grandi sventurati. L’uno all’aurora della vita, l’altra al tramonto: due anime che piangevano la loro desolazione. Ed ho pianto nel mio cuore con loro, vedendo quanto dolore è sulla Terra e come solo Dio lo può sollevare. Dio! La conoscenza esatta di Dio, della sua grande, infinita bontà, della sua costante presenza, delle sue promesse. Ho visto come l’uomo può essere torturato dall’uomo e come può essere travolto dalla morte in desolazioni, sulle quali lavora Satana per aumentare il dolore e per creare rovine. Mi sono detto allora: “Non devono i figli di Dio soffrire di questa tortura nelle torture. Diamo la conoscenza di Dio a chi la ignora, ridiamola a chi l’ha dimenticata sotto bufere di dolore”. Ma anche ho visto che da Me solo non basto più agli infiniti bisogni dei fratelli. E ho deciso di chiamare molti, in numero sempre più grande, perché tutti coloro che hanno bisogno del conforto della conoscenza di Dio lo possano avere.

Questi dodici sono i primi. Come secondi Me sono capaci di condurre a Me, e perciò al conforto, tutti coloro che piegano sotto pesi troppo grandi di dolore. In verità Io ve lo dico: venite a Me, voi tutti che siete addolorati, disgustati, col cuore ferito, stanchi, ed Io condividerò il vostro dolore e vi darò pace. Venite, attraverso ai miei apostoli, attraverso ai miei discepoli e discepole che ogni giorno si aumentano di nuovi volonterosi. Troverete il conforto nei vostri dolori, la compagnia nelle vostre solitudini, l’amore dei fratelli a farvi dimenticare l’odio del mondo; troverete, alto su tutti, consolatore sopra tutti, compagno perfetto, l’amore di Dio. Non dubiterete più di niente. Non direte mai più: “Tutto è finito per me!”. Ma direte: “Tutto per me ha inizio in un mondo soprannaturale che abolisce le distanze e annulla le separazioni”, per cui i figli orfani saranno riuniti coi genitori assurti al seno d’Abramo, e i padri e le madri, le spose e i vedovi, ritroveranno i figli perduti e il perduto consorte.

209.6

In questa terra di Giudea, ancora prossima a Betlemme di Noemi[1], Io vi ricordo che l’amore solleva dal dolore e rende gioia. Guardate, voi che piangete, la desolazione di Noemi dopo che la sua casa rimase senza uomini. Udite le sue parole di sconfortato commiato ad Orfa e a Rut: “Tornatevene alla casa di vostra madre. Il Signore usi misericordia con voi come voi l’avete usata a quelli che sono morti e con me…”. Udite le sue stanche insistenze. Non sperava più nulla dalla vita colei che un tempo era Noemi la bella e che ora era la tragica Noemi spezzata dal dolore, ma solo tornare, per morire, nei luoghi in cui era stata felice nel tempo della sua giovinezza fra l’amore del marito e i baci dei figli. Diceva: “Andate, andate. Inutile venire con me… Io sono come una morta… La mia vita non è più qui, ma là, nell’oltre vita dove essi sono. Non sacrificate più la vostra giovinezza al fianco di una cosa che muore. Perché realmente io sono ‘una cosa’. Tutto m’è indifferente. Dio tutto mi ha preso… Sono un’angoscia. E farei la vostra angoscia… ed essa mi peserebbe sul cuore. E il Signore me ne chiederebbe ragione, Lui che mi ha già tanto percossa, perché tenere voi, vive, presso me morta, sarebbe egoismo. Andate dalle vostre madri…”.

Ma Rut rimase a sorreggere la dolente vecchiaia. Rut aveva compreso che ci sono dolori sempre più grandi del proprio, e che il suo di giovane vedova era più lieve di quello della donna che aveva perduto, oltre che il marito, i due figli; così come il dolore dell’orfano bambino, che si vede costretto a vivere mendicando, senza mai più carezze, senza più consigli buoni, è ben più grande di quello della madre orbata dei figli; così come il dolore di chi, per un complesso di motivi, giunge all’odio contro l’uman genere e vede in ogni uomo un nemico da cui deve difendersi e temere, è ancora più grande degli altri dolori, perché coinvolge non solo carne e sangue e mente, ma lo spirito con i suoi doveri e diritti soprannaturali, e lo porta a perdersi.

Quante madri senza figli per i figli senza madre vi sono nel mondo! Quante vedove senza prole vi sono per essere pietose alle vecchiezze solitarie! Quanti vi sono, fatti privi di amori perché siano tutti per gli infelici, con il loro bisogno di amare e combattere così l’odio, dando, dando, dando amore all’umanità infelice, che sempre più soffre perché sempre più odia!»

Annotazione

Ieri ho ascoltato parlare due grandi sventurati, uno all'alba della vita, l'altro al suo crepuscolo: sono due anime fatte per piangere dal peso della loro sventura. Sono Marziam(EMV 208,1-4) ed Elise(EMV 208,7-11). Questo discorso viene pronunciato per entrambe.

In verità vi dico: venite a me, voi tutti che siete afflitti e disgustati, voi tutti che avete il cuore debole e siete stanchi; io condividerò il vostro dolore e vi porterò la pace". Cfr. Matteo 11, 28-29.

Vangelo di Matteo 11, 28-29

Mt 11, 28-29 : Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete riposo per le vostre anime. Perché il mio giogo è dolce e il mio fardello leggero.

EMR 209.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il dolore dell’orfano bambino, che si vede costretto a vivere mendicando, senza mai più carezze, senza più consigli buoni, è ben più grande di quello della madre orbata dei figli; così come il dolore di chi, per un complesso di motivi, giunge all’odio contro l’uman genere e vede in ogni uomo un nemico da cui deve difendersi e temere, è ancora più grande degli altri dolori, perché coinvolge non solo carne e sangue e mente, ma lo spirito con i suoi doveri e diritti soprannaturali, e lo porta a perdersi.

EMR 209.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Il dolore è croce, ma è anche ala. Il lutto spoglia ma per rivestire. Sorgete, voi che piangete! Aprite gli occhi, uscite dagli incubi, dalle tenebre, dagli egoismi! Guardate… Il mondo è la landa dove si piange e muore. E grida: “aiuto!” il mondo, per le bocche degli orfani, dei malati, dei soli, dei dubbiosi, per le bocche di quelli che un tradimento, che una crudeltà fanno prigionieri del rancore. Andate a questi che gridano. Dimenticatevi fra i dimenticati! Guarite fra i malati! Sperate fra i disperati! Il mondo è aperto alle buone volontà di servire Dio nel prossimo e di conquistarsi il Cielo: l’unione con Dio e la riunione con coloro che piangiamo. Qui è la palestra. Là è il trionfo.

Venite. Imitate Rut presso tutti i dolori. Dite voi pure: “Io sarò con voi fino alla morte”. E se anche vi risponderanno, queste sventure che si credono insanabili: “Non chiamatemi più Noemi, ma chiamatemi Mara perché Dio mi ha colmata d’amarezze”, persistete. Ed Io in verità vi dico che un giorno, per il vostro persistere, queste sventure esclameranno: “Sia benedetto il Signore che mi ha levata dall’amarezza, dalla desolazione, dalla solitudine, per opera di una creatura che ha saputo far fruttificare il suo dolore in bene. Dio la benedica in eterno perché ella è la mia salvatrice”.

Annotazione

Se queste persone sfortunate che si credono incurabili vi dicono: "Non chiamatemi più Naomi, ma Mara, perché Dio mi ha riempito di amarezza", persistete. Cfr. Ruth 1, 1-22.

Libro di Ruth 1, 1-22

Ruth 1, 1-22 : Ai tempi in cui governavano i Giudici, c'era una carestia nel paese. Un uomo di Betlemme, in Giuda, andò con la moglie e i due figli a vivere nei campi di Moab. L'uomo si chiamava Elimelech, sua moglie si chiamava Naomi e i suoi due figli si chiamavano Mahalon e Chelon; erano Efratiti di Betlemme di Giuda. Andarono nei campi di Moab e vi si stabilirono.

Quando Elimelech, il marito di Naomi, morì, lei rimase sola con i suoi due figli; essi presero delle mogli moabite, una delle quali si chiamava Orfa e l'altra Ruth, e vissero lì per circa dieci anni. Anche Mahalon e Cheljon morirono entrambi e la donna rimase senza i suoi due figli e il marito. Allora lei e le sue nuore si alzarono e lasciarono i campi di Moab, perché aveva sentito dire nel paese di Moab che Yahweh aveva visitato il suo popolo e aveva dato loro del pane. Così lei e le sue due nuore uscirono dal luogo in cui si erano stabilite e si misero in cammino per tornare nella terra di Giuda. Naomi disse alle due nuore: "Andate e tornate, ognuna a casa sua. Che Yahweh sia gentile con voi, come lo è stato con quelli che sono morti e con me! Che Yahweh vi faccia trovare riposo nella casa di un marito! E li baciò. Esse alzarono la voce, piansero e le dissero: "No, torneremo con te nel tuo popolo". Naomi disse: "Tornate indietro, figlie mie; perché dovreste venire con me? Ho ancora dei figli nel mio grembo che possono diventare vostri mariti? Tornate indietro, figlie mie, andate. Sono troppo vecchia per risposarmi. E quando dico: ho una speranza; quando questa notte stessa prenderò marito e partorirò dei figli, aspettereste che siano cresciuti? Vi asterreste per questo dal risposarvi? No, figlie mie. È molto amaro per me, a causa vostra, che la mano di Jahvè si sia abbattuta su di me". E, alzando la voce, piansero di nuovo. Allora Orfa baciò la suocera, ma Ruth si strinse a lei.

Naomi disse a Ruth: "Ecco, tua cognata è tornata al suo popolo e al suo dio; torna da tua cognata". Ruth rispose: "Non mi costringere a lasciarti quando mi allontanerò da te. Dove andrai tu, andrò io; dove abiterai tu, abiterò io; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò io e sarò sepolta lì. Che Yahweh si comporti duramente con me se qualcosa, se non la morte, mi separa da te! Vedendo che Ruth era decisa ad andare con lei, Naomi smise di supplicarla.

Le due proseguirono il loro cammino fino a Betlemme. Quando entrarono a Betlemme, tutta la città si commosse e le donne dissero: "È questa Naomi?" 20Disse loro: "Non chiamatemi Naomi, ma Marah, perché l'Onnipotente mi ha amareggiata: sono partita a mani piene e Yahweh mi riporta a mani vuote. Perché chiamarmi Naomi, dopo che Yahweh ha testimoniato contro di me e l'Onnipotente mi ha afflitta?".

Naomi tornò e con lei la nuora Ruth, la Moabita, che veniva dai campi di Moab. Arrivarono a Betlemme all'inizio della raccolta dell'orzo.

EMR 211.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Noi pure abbiamo degli idoli, non più dei santi, nelle file del Signore. Per questo può il male erigersi contro il bene. Il male che svirgola di sterco l’intelletto e il cuore dei non più santi, e fa nido sulle loro false vesti di bontà.

Non sanno parlare più le parole di Dio. È naturale! Hanno una lingua fatta dall’uomo e parlano parole di uomo, quando non parlano parole di Satana, e non sanno che fare rimproveri folli agli innocenti e ai poveri, tacendo però là dove vedono corruzione potente. Perché tutti corrotti sono, e non possono l’un l’altro accusarsi delle stesse colpe. Avidi, non per il Signore, ma per Mammona, lavorano accettando l’oro della lussuria e del delitto, barattandolo, derubando, presi da una frenesia che travolge ogni limite e ogni cosa. Ogni polvere si annida su loro, fermenta su loro, e se mostrano faccia pulita, l’occhio di Dio vede un ben sporco cuore. La ruggine dell’odio e il verme del peccato li rode, né loro sanno intervenire per salvarsi. Agitano le maledizioni come scettri e scuri, ma non sanno di essere maledetti. Chiusi nel loro pensiero e nel loro livore, come cadaveri in un sepolcro o prigionieri in carcere, vi stanno, aggrappandosi alle sbarre per tema che una mano li levi di là, perché là questi morti sono ancora qualcosa: mummie, non più di mummie dall’aspetto umano ma dal corpo ridotto a legno arido, mentre fuori sarebbero oggetti sorpassati dal mondo che cerca la Vita, che ha bisogno della Vita come il bambino della mammella, e che vuole chi gli dà Vita e non fetori di morte.

Stanno nel Tempio, sì, e il fumo delle lampade – degli onori – li affumica, ma la luce non scende in essi; e tutte le passioni si annidano in loro come uccelli e gatti, mentre il fuoco della missione non dà loro il mistico tormento di essere arsi dal fuoco di Dio. Sono refrattari all’Amore. Il fuoco della carità non li accende, così come la carità non li veste dei suoi aurei splendori. La carità duplice nella forma e nella sorgente: carità di Dio e di prossimo la forma; carità da Dio e da uomo la sorgente. Perché Dio si allontana dall’uomo che non ama, e perciò questa prima sorgente cessa; e si allontana l’uomo dall’uomo malvagio, e cessa anche la seconda sorgente. Tutto è levato dalla Carità all’uomo senza amore. Si lasciano comperare con prezzo maledetto e si lasciano portare dove l’utile e il potere vuole.

No. Non è lecito! Non vi è moneta per comperare la coscienza, e specie quella dei sacerdoti e dei maestri. Non è lecito avere acquiescenza con le cose forti della Terra quando esse vogliono portare in atti contrari alle cose ordinate da Dio. Questa è impotenza spirituale, ed è detto[4]: “L’eunuco non entrerà nell’assemblea del Signore”. Se dunque non può essere del popolo di Dio l’impotente di natura, può mai essere suo ministro l’impotente di spirito? Perché in verità vi dico che molti sacerdoti e maestri sono ormai afflitti da colpevole eunuchismo, essendo mutilati della loro virilità spirituale. Molti. Troppi!

Dettaglio

Sui sacerdoti che perdono di vista la loro missione, dimenticano la carità e diventano corrotti.

Annotazione

Si dice: "Un eunuco non entrerà nella comunità del Signore". "In Deuteronomio 23,2.

Libro del Deuteronomio 23, 2

Deut 23,2: Chi ha i testicoli schiacciati o l'uretra tagliata non entrerà nell'assemblea di Jahvè.

EMR 211.8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Io vi invito: “Venite!”. (...) Venite a servire Iddio. Il tempo è vicino. Non siate impreparati alla Redenzione. Fate che la pioggia cada sopra il terreno seminato. Altrimenti per nulla sarà effusa. (...) La Salute è seguire la Voce del Signore e credere nella sua Parola. (...) Venite in massa al servizio di Dio. Io passo e vi chiamo. Non siate inferiori alle meretrici, alle quali basta una parola di misericordia per lasciare la via percorsa prima e venire sulla via del Bene.

Mi è stato chiesto al mio arrivo: “Ma Tu non ci serbi rancore?”. Rancore? Oh! no! Amore vi serbo! E serbo la speranza di vedervi nelle mie schiere di popolo. Del popolo che Io conduco a Dio, nel novello esodo verso la vera Terra Promessa: il Regno di Dio, oltre il Mare Rosso dei sensi e i deserti del peccato, liberi dalle schiavitù di ogni genere, alla Terra eterna, pingue di delizie, satura di pace… Venite! Questo è l’Amore che passa. Chi vuole può seguirlo, perché ad essere accolti da Lui altro non occorre che buona volontà.

EMR 212.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il Cristo si rifugia nei cuori fedeli e da lì guarda, da lì parla, da lì benedice l’Umanità e poi… e poi si dà a questi cuori ed essi… ed essi toccano il Cielo con la sua beatitudine, pur rimanendo qui, ma ardendo, fino ad averne delizioso tormento di tutto quanto è l’essere: nei sensi e negli organi, nei sentimenti e nel pensiero, e nello spirito infine… Lacrime e sorrisi, gemiti e canto, sfinimento e pure urgenza di vita sono i nostri compagni, più che compagni sono il nostro stesso essere, perché come le ossa sono nella carne e le vene e i nervi sotto l’epidermide e tutto forma un solo uomo, così ugualmente tutte queste cose accese, nate dall’essersi dato a noi Gesù, sono in noi, nella nostra povera umanità. E che siamo noi in quei momenti, che non potrebbero durare eterni perché, se durassero più di attimi, si morrebbe arsi e spezzati? Noi non siamo più uomini. Non siamo più gli animali dotati di ragione viventi sulla Terra. Siamo, siamo, oh! Signore! Lascia che io lo dica una volta, non per superbia, ma per cantare le tue glorie, perché il tuo sguardo mi brucia e mi fa delirare… Noi siamo allora serafini. E m’è stupore che da noi non escano fiamme e ardori sensibili alle persone e alle materie, così come è nelle apparizioni dei dannati. Perché, se è vero che il fuoco d’Inferno è tale che solo un riflesso emanato da un dannato può ardere il legno e far sgocciolare i metalli, che è mai il tuo fuoco, o Dio, che tutto hai di infinito e perfetto?

Non si muore, no, di febbre, non si arde per essa, non ci si consuma di febbre da mali della carne. Tu sei la febbre di noi, Amore! E di questo si arde, si muore, ci si consuma, di questo e per questo si lacerano le fibre del cuore che non può resistere a tanto. Ma ho detto male, perché l’amore è delirio, l’amore è cascata che frange le dighe e scende atterrando tutto quanto non è lui, l’amore è affollarsi di sensazioni nella mente tutte vere, tutte presenti, ma non può la mano trascriverle tanto è veloce la mente nel tradurre in pensiero il sentimento che prova il cuore. Non è vero che si muore. Si vive. Di una vita decuplicata. Di una vita duplice, vivendo da uomini e da beati: la vita della Terra, quella del Cielo. Si raggiunge e si supera, oh! ne sono certa, la vita senza tare, senza menomazioni né limitazioni, che Tu, Padre, Figlio e Spirito Santo, Tu, Dio Creatore, uno e trino, avevi dato ad Adamo, preludio della Vita dopo la assunzione a Te, da godersi in Cielo dopo un placido passaggio dal Paradiso terrestre a quello celeste, e un valico fatto sulle amorose braccia degli angeli, così come fu il dolce sonno e il dolce assurgere di Maria al Cielo, per venire a Te, a Te, a Te! Si vive la vera Vita.

E poi ci si ritrova qui e, come io faccio ora, ci si stupisce, ci si vergogna di esser andati tant’oltre e si dice: «Signore, io non sono degno di tanto. Perdona, Signore», e ci si batte il petto, perché abbiamo terrore di avere commesso superbia, e si cala un più fitto velo sullo splendore che, se non continua a fiammeggiare con una supercompleta ardenza, per pietà della nostra limitatezza, si raccoglie però al centro del cuore nostro, pronto a rifiammeggiare potente per un nuovo momento di beatitudine, voluta da Dio. Si cala il velo sul sacrario dove Dio arde dei suoi fuochi, delle sue luci, dei suoi amori… e sfiniti e pur rigenerati si riprende l’andare come… ebbri di un vino forte e soave, che non ottunde ragione ma che ci preserva da avere occhi e pensieri per ciò che non sia il Signore, Tu, mio Gesù, anello di congiunzione fra la nostra miseria e la Divinità, mezzo di redenzione per la nostra colpa, creatore di beatitudine per la nostra anima, Tu, Figlio, che con le mani ferite metti le nostre mani fra quelle spirituali del Padre e dello Spirito perché noi si sia in Voi, ora e sempre. Amen.

EMR 212.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Se è vero che il fuoco d’Inferno è tale che solo un riflesso emanato da un dannato può ardere il legno e far sgocciolare i metalli, che è mai il tuo fuoco, o Dio, che tutto hai di infinito e perfetto?