EMR 215.4 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
«Egli, il Maestro nostro, è il Santo fra i santi. La sua giornata passa nelle fatiche dell’ammaestramento. Instancabile va di luogo in luogo, cercando i cuori. La sua notte la passa pregando per noi. Non sdegna la tavola e l’amicizia, ma non per utile proprio bensì per avvicinare chi altrimenti sarebbe non accostabile. Non respinge pubblicani e meretrici. Ma solo per redimerli. Segna la sua via di miracoli di redenzioni e di miracoli sulle malattie. Gli ubbidiscono i venti ed il mare. Ma non ha bisogno di alcuno per operare prodigi, né di evocare spiriti per conoscere i cuori».
«E come può?… Hai detto che gli ubbidiscono i venti ed il mare. Ma sono cose senza ragione. Come può comandare loro?», chiede l’oste.
«Rispondimi, uomo: secondo te è più difficile comandare al vento e al mare, o alla morte?».
«Per Geové! Ma alla morte non si comanda! Al mare si può buttare dell’olio, si può opporre le vele, si può, saggiamente, non andare su esso. Al vento si possono opporre i serrami delle porte. Ma la morte non si comanda. Non c’è olio che la calmi. Non c’è vela che, messa alla nostra navicella, la faccia tanto rapida da distanziare la morte. E non ci sono serrami per essa. Quando vuol venire passa, anche se son dati i chiavistelli. Eh! nessuno comanda a questa regina!».
«Eppure il Maestro nostro la comanda. Non solo quando è vicina. Ma anche quando ha già preso. Un giovane di Naim era per essere messo nella bocca orrenda del sepolcro, ed Egli disse: “Io te lo dico: alzati!” e il giovane tornò vivo. Naim non è fra gli iperborei. Potete andare e vedere».
«Ma così? Alla presenza di tutti?».
«Sulla via, alla presenza di tutta Naim».