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Note del tema

Elisabetta e Zacharie

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EMR 24

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Circoncisione di Giovanni Battista. Maria è fonte di grazia per chi accoglie la Luce.

Data della visione: martedì 4 aprile 1944 (martedì santo).

Data della dettatura: martedì 4 aprile 1944. Su una copia dattiloscritta, Maria Valtorta annota: "La Beata Vergine Maria dettò queste parole il Mercoledì Santo".

Calendario: venerdì 12 luglio dell'anno -5

Luogo (mappa): Hebron

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sommario: È la circoncisione di Giovanni. A casa di Zaccaria c'è molta gente. Si parla del nome del bambino e si vuole dargli il nome del padre, ma Elisabetta è irremovibile: il suo nome sarà Giovanni. Viene chiesto il parere di Zaccaria, il quale scrive che il nome del bambino sarà Giovanni, "Dio è benevolo". Poi la sua lingua si scioglie e pronuncia il suo inno. Elisabetta era felicissima. La circoncisione ebbe luogo e il bambino si calmò tra le braccia della Vergine. Zaccaria andò a trovarla e le chiese perdono per non averla riconosciuta quando era incinta del Salvatore. La benedisse e l'Immacolata rispose che tutta la lode doveva andare a Dio. L'Immacolata gli chiese anche di pregare per lei, perché se essere la madre del Salvatore è un destino benedetto, essere la madre del Redentore deve essere un destino di atroci sofferenze.

Nel dettato che segue, Maria spiega che Dio perdona chi riconosce i propri peccati e si pente. Ci invita a liberare la nostra anima da tutto ciò che la appesantisce e ad accogliere la Luce di Dio. La Vergine continua spiegando che chi possiede Dio, chi ha l'amicizia di Dio, non è mai solo, perché anche se questo non toglie la sofferenza, ci dà luce e una carezza che alleggerisce la nostra croce. Dobbiamo anche saper ringraziare l'Altissimo per le sue grazie.

Infine, l'Immacolata ci spiega che la facciamo soffrire molto perché rifiutiamo la grazia. Quando ha tenuto il dettato, si avvicinava il Venerdì Santo, quindi ci ha invitato a pregare con le parole di suo Figlio sulla Croce. Infine, ricorda a Maria che, pur vedendo le sue gioie, la sua sofferenza è sempre cresciuta in modo esponenziale, fino a quando non riceverà tra le braccia il suo Figlio morto.

Contenuti del capitolo: 24.1: La casa in festa. 24.2: Il nome. Il miracolo. Il Benedictus. 24.3: Solo Maria può lenire il dolore del piccolo Giovanni al ritorno dalla circoncisione. 24.4: Zaccaria, che può di nuovo parlare, si prostra davanti a Maria. 24.5: Maria chiede le sue preghiere per la Corredentrice che diventerà. 24,6: Dio perdona i pentiti. 24.7: Rende dolce il dolore nella sua amarezza. 24.8: Il dolore di vedere un nemico di Gesù. 24.9: Il mistero del Venerdì Santo. 24.10: Un dolore sempre più grande.

EMR 24.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

24.1 Vedo la casa in festa. È il giorno della circoncisione.

Maria ha curato che tutto sia bello e in ordine. Le stanze splendono di luce, e le stoffe più belle, i più begli arredi splendono per ogni dove. Vi è molta gente. Maria si muove agile fra i gruppi, tutta bella nella sua più bella veste bianca.

Elisabetta, riverita come una matrona, gode felice la sua festa. Il bambino le posa in grembo, sazio di latte.

EMR 24.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Viene l’ora della circoncisione.

«Zaccaria lo chiameremo. Tu sei vecchio. È bene che il tuo nome sia dato al bambino», dicono degli uomini.

«No davvero!», esclama la madre. «Il suo nome è Giovanni. Deve testimoniare, il suo nome, della potenza di Dio».

«Ma quando mai vi fu un Giovanni nella nostra parente­la?».

«Non importa. Egli deve chiamarsi Giovanni».

«Che dici, Zaccaria? Vuoi il tuo nome, non è vero?».

Zaccaria fa cenni di diniego. Prende la tavoletta e scrive: «Il suo nome è Giovanni» e, appena finito di scrivere, aggiunge con la sua lingua liberata: «poiché Dio ha fatto grande grazia a me suo padre e alla madre sua e a questo suo novello servo, che consumerà la sua vita per la gloria del Signore e grande sarà chiamato nei secoli e agli occhi di Dio, perché passerà convertendo i cuori al Signore altissimo. L’angelo l’ha detto ed io non l’ho creduto. Ma ora credo e la Luce si fa in me. Ella è fra noi e voi non la vedete. La sua sorte sarà di non esser veduta, perché gli uomini hanno lo spirito ingombro e pigro. Ma il figlio mio la vedrà e parlerà di Lei e a Lei volgerà i cuori dei giusti d’Israele. Oh! beati coloro che ad essa crederanno e crederanno sempre alla Parola del Signore. E Tu benedetto Signore eterno, Dio d’Israele, perché hai visitato e redento il tuo popolo suscitandoci un potente Salvatore nella casa di Davide suo servo. Come promettesti per bocca dei santi Profeti, fin dai tempi antichi, di liberarci dai nostri nemici e dalle mani di quelli che ci odiano, per esercitare la tua misericordia verso i nostri padri e mostrarti memore della tua santa alleanza. Questo è il giuramento che facesti ad Abramo nostro padre: di concederci che senza timore, liberi dalle mani dei nostri nemici, noi serviamo Te con santità e giustizia nel tuo cospetto per tutta la vita», e continua fino alla fine[1]. (Ho scritto fin qui perché, come lei vede, Zaccaria si volge direttamente a Dio).

I presenti stupiscono. E del nome, e del miracolo, e delle parole di Zaccaria.

Elisabetta, che alla prima parola di Zaccaria ha avuto un urlo di gioia, ora piange tenendosi abbracciata a Maria, che la carezza felice.

EMR 24.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

24.3 Non vedo la circoncisione. Vedo solo riportare Giovanni strillante disperato. Neppure il latte della mamma lo calma. Scalcia come un puledrino. Ma Maria lo prende e lo ninna, ed egli tace e si mette buono.

«Ma guardate!», dice Sara. «Egli non tace altro che quando Ella lo piglia!».

La gente se ne va lentamente. Nella stanza restano unicamente Maria col piccino fra le braccia e Elisabetta beata.

EMR 24.4-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

24.4 Entra Zaccaria e chiude la porta. Guarda Maria con le lacrime agli occhi. Vuol parlare. Poi tace. Si avanza. Si inginocchia davanti a Maria. «Benedici il misero servo del Signore», le dice. «Benedicilo poiché tu lo puoi fare, tu che lo porti in seno. La parola di Dio mi ha parlato quando io ho riconosciuto il mio errore ed ho creduto a tutto quanto m’era stato detto. Io vedo te e la tua felice sorte. Io adoro in te il Dio di Giacobbe. Tu, mio primo Tempio, dove il ritornato sacerdote può novellamente pregare l’Eterno. Te benedetta, che hai ottenuto grazia per il mondo e porti ad esso il Salvatore. Perdona al tuo servo se non ha visto prima la tua maestà. Tutte le grazie tu ci hai portato con la tua venuta, ché dove tu vai, o Piena di Grazia, Dio opera i suoi prodigi, e sante son quelle mura in cui tu entri, sante si fan le orecchie che intendono la tua voce e le carni che tu tocchi. Santi i cuori, poiché tu dài Grazia, Madre del­l’Altissimo, Vergine profetizzata e attesa per dare al popolo di Dio il Salvatore».

24.5 Maria sorride, accesa da umiltà. E parla: «Lode al Signore. A Lui solo. Da Lui, non da me viene ogni grazia. Ed Egli te la largisce perché tu lo ami e serva in perfezione, nei restanti anni, per meritare il suo Regno che il Figlio mio aprirà ai Patriarchi, ai Profeti, ai giusti del Signore. E tu, ora che puoi pregare davanti al Santo, prega per la serva dell’Altissimo. Ché esser Madre del Figlio di Dio è sorte beata, esser Madre del Redentore deve esser sorte di dolore atroce. Prega per me, che ora per ora sento crescere il mio peso di dolore. E tutta una vita dovrò portarlo. E, se anche non ne vedo i particolari, sento che sarà più peso che se su queste mie spalle di donna si posasse il mondo ed io lo avessi ad offrire al Cielo. Io, io sola, povera donna! Il mio Bambino! Il Figlio mio! Ah! che ora il tuo non piange se io lo cullo. Ma potrò io cullare il mio per calmargli il dolore?… Prega per me, sacerdote di Dio. Il mio cuore trema come fiore sotto la bufera. Guardo gli uomini e li amo. Ma vedo dietro i loro volti apparire il Nemico e farli nemici a Dio, a Gesù Figlio mio…».

E la visione cessa col pallore di Maria e le sue lacrime che le fanno lucido lo sguardo.

Dettaglio

Zaccaria ha appena scoperto che Maria è la Tutta Santa, colei che porta il Salvatore.

EMR 25

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : La presentazione di Giovanni Battista al Tempio e la partenza di Maria. La passione di Giuseppe.

Data della visione e della dettatura: mercoledì 5 e giovedì 6 aprile 1944 (Settimana Santa).

Calendario: martedì 13 agosto -5 d.C.

Luogo (mappa) : Gerusalemme

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Riassunto : Maria, Elisabetta e Zaccaria sono a Gerusalemme per la presentazione di Giovanni Battista nel Tempio. Al loro arrivo, Maria chiede di Giuseppe in una stalla dove tutti i pellegrini devono recarsi, ma il santo uomo non c'è. Il gruppo continua quindi il suo cammino verso il Tempio.

Si svolge il rito della purificazione e i sacerdoti sono felici di fare questa festa per uno di loro. Il popolo è sorpreso che Elisabetta sia la madre: all'inizio, tutti pensano che Maria sia la madre di Giovanni. Ma si rendono conto che questo non è possibile, perché Maria era già incinta, mentre Giovanni aveva solo pochi giorni. Quando Elisabetta presenta il bambino al Tempio, non c'è più spazio per i dubbi e tutti si stupiscono.

Il rito era finito e Giuseppe non si vedeva ancora. Zaccaria suggerì di aspettare a casa dei genitori di Zebedeo, in modo che se il falegname non fosse arrivato, sua moglie sarebbe potuta tornare in Galilea con alcuni peccatori che passavano di lì. Tuttavia, aspettarono il più a lungo possibile e alla fine Giuseppe arrivò.

Salutò la Vergine con gioia e rispetto e desiderò vedere il bambino. Elisabetta e Zaccaria esaudirono il suo desiderio e poi si congedarono. San Giuseppe suggerì allora alla Piena di Grazia di partire di notte, in modo che il viaggio fosse più piacevole per lei. Lei accettò. Mentre si preparava, Giuseppe si accorse che Maria era incinta. Ma non disse nulla...

Poi Maria fece un dettato sulla Passione di Giuseppe. Spiegò che durò tre giorni, ma che fu intensa: la Vergine dovette lottare contro la tentazione di scoraggiarsi. Vedeva la sofferenza di suo marito, ma non poteva alleviarla in alcun modo per obbedire al comando di Dio, che le aveva detto di tacere. Maria tacque e Giuseppe soffrì, ma era un santo e fu per questo che Dio gli concesse l'illuminazione.

Infine, Maria ci esorta sempre a pregare per ottenere la grazia e ad agire con fiducia, ovunque e in qualsiasi momento.

Contenuti del capitolo: 25,1: Maria è sorpresa di non vedere Giuseppe quando arriva al Tempio. 25,2: Zaccaria è accolto con onori. La folla si stupisce dell'età della madre. 25.3: Maria non trova Giuseppe alla locanda. Lo aspetta a casa dei genitori di Zebedeo. 25,4: Giuseppe arriva e si scusa. 25,5: è preoccupato per Maria. 25,6: Zaccaria ed Elisabetta partono. Maria torna in un magnifico giardino. 25.7: Giuseppe si allontana durante la notte e si accorge delle condizioni di Maria. 25.8: Il dolore di un innamorato è il dono più grande che Dio possa fare a chi crede in suo Figlio. 25.9: Anche Giuseppe ha avuto la sua Passione. La sofferenza di Maria in quel momento. 25.10: La grande santità di Giuseppe. 25.11: Anche voi dovete vivere la vostra passione. 25.12: Dopo la Pasqua (1944), ci sarà silenzio davanti al dolore del Redentore.

EMR 25.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Nella notte fra il mercoledì e il giovedì della settimana santa vedo così.

Da un comodo carro, al quale è legato anche il somarello di Maria, vedo scendere Zaccaria, Elisabetta e Maria con in braccio il piccolo Giovanni, e Samuele con un agnello e una cesta col colombo. Scendono davanti al solito stallaggio, che deve esser la tappa di tutti i pellegrini al Tempio, per depositare le loro cavalcature.

Dettaglio

Zaccaria, Elisabetta, Maria e il servo Samuele vanno a presentare Giovanni al Tempio.

EMR 25.1-2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Nella notte fra il mercoledì e il giovedì della settimana santa vedo così.

Da un comodo carro, al quale è legato anche il somarello di Maria, vedo scendere Zaccaria, Elisabetta e Maria con in braccio il piccolo Giovanni, e Samuele con un agnello e una cesta col colombo. (Scendono davanti al solito stallaggio, che deve esser la tappa di tutti i pellegrini al Tempio, per depositare le loro cavalcature.

(...)

25.2 Zaccaria è ricevuto con onore dalle guardie e salutato e complimentato da altri sacerdoti. È tutto bello, oggi, Zaccaria nelle sue vesti sacerdotali e nella sua gioia di padre felice. Pare un patriarca. Penso che Abramo gli doveva somigliare quando gioiva di offrire Isacco al Signore.

Vedo la cerimonia della presentazione del nuovo israelita e la purificazione della madre. Ed è ancor più pomposa di quella di Maria, perché per il figlio di un sacerdote i sacerdoti fanno gran festa. Accorrono in massa e si dànno un gran da fare intorno al gruppetto delle donne e del neonato.

Anche della gente si è accostata curiosa e odo i commenti. Dato che Maria ha sulle braccia l’infante mentre si avviano al luogo stabilito, la gente la crede la madre.

Ma una donna dice: «Non può essere. Non vedete che Ella è incinta? Il bambino non ha più di pochi giorni ed Ella è già grossa».

«Eppure», dice un altro, «non può esser che Ella la madre. L’altra è vecchia. Sarà una parente. Ma madre a quell’età non può essere».

«Andiamo loro dietro e vedremo chi ha ragione».

E lo stupore diviene ben grande quando si vede che colei che compie il rito della purificazione è Elisabetta, la quale offre il suo agnellino belante per l’olocausto e il suo colombo per il peccato.

«La madre è quella. Hai visto?».

«No!».

«Sì».

La gente bisbiglia incredula ancora. Bisbiglia tanto che un «Ssst!» imperioso parte dal gruppo sacerdotale presente al rito. La gente tace un momento, ma bisbiglia più forte quando Elisabetta, raggiante di santo orgoglio, prende il bambino e si inoltra nel Tempio per farne la presentazione al Signore.

«È proprio quella».

«È sempre la madre che lo offre».

«Che miracolo è mai questo?».

«Che sarà quel bambino concesso in così tarda età a quella donna?».

«Qual segno è mai questo?».

«Non sapete?», dice uno che giunge trafelato. «È figlio del sacerdote Zaccaria della stirpe di Aronne, quello che divenne muto mentre offriva l’incenso nel Santuario».

«Mistero! Mistero! E ora parla di nuovo! La nascita del figlio gli ha slegata la lingua».

«Quale spirito gli avrà mai parlato e resa morta la sua lingua per abituarlo al silenzio sui segreti di Dio?».

«Mistero! Quale verità conoscerà Zaccaria?».

«Sia il figlio suo il Messia atteso da Israele?».

«In Giudea è nato. Ma non a Betlem e non da una vergine. Messia esser non può».

«Chi dunque mai?».

Ma la risposta resta nei silenzi di Dio, e la gente rimane con la sua curiosità.

Il cerimoniale è compiuto. I sacerdoti festeggiano, ora, anche la madre e il piccino. L’unica poco osservata, anzi schivata quasi con ribrezzo quando si accorgono del suo stato, è Maria.

Dettaglio

Luca 1, 65-66: Subito la sua bocca si aprì e la sua lingua si sciolse, ed egli [Zaccaria] parlò e benedisse Dio.

La paura colse tutta la gente dei dintorni e tutti questi avvenimenti furono raccontati in tutta la regione montuosa della Giudea. Tutti coloro che ne avevano sentito parlare li tenevano nel cuore e dicevano: "Che cosa sarà dunque questo bambino?". In effetti, la mano del Signore era con lui.

EMR 25.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Non sapete?», dice uno che giunge trafelato. «È figlio del sacerdote Zaccaria della stirpe di Aronne, quello che divenne muto mentre offriva l’incenso nel Santuario».

«Mistero! Mistero! E ora parla di nuovo! La nascita del figlio gli ha slegata la lingua».

«Quale spirito gli avrà mai parlato e resa morta la sua lingua per abituarlo al silenzio sui segreti di Dio?».

«Mistero! Quale verità conoscerà Zaccaria?».

«Sia il figlio suo il Messia atteso da Israele?».

«In Giudea è nato. Ma non a Betlem e non da una vergine. Messia esser non può».

«Chi dunque mai?».

Annotazione

Luca 1, 8-11 e 21-22: Mentre Zaccaria svolgeva il suo servizio a Dio durante il tempo assegnato ai sacerdoti del suo gruppo, fu scelto a sorte, secondo l'usanza dei sacerdoti, per andare a offrire l'incenso nel santuario del Signore. Al momento dell'offerta dell'incenso, tutta la moltitudine del popolo stava pregando all'esterno. Gli apparve l'angelo del Signore, in piedi alla destra dell'altare dell'incenso (...) Il popolo aspettava Zaccaria e si stupiva che si attardasse nel santuario. Quando uscì, non riuscì a parlare con loro e capirono che aveva avuto una visione nel santuario. Fece loro dei segni e rimase in silenzio.

Luca 1, 65-66: Subito la sua bocca si aprì e la sua lingua si sciolse, ed egli [Zaccaria] parlò e benedisse Dio.

La paura colse tutta la gente dei dintorni e tutti questi avvenimenti furono raccontati in tutta la regione montuosa della Giudea. Tutti quelli che ne sentivano parlare li tenevano nel cuore e dicevano: "Come sarà questo bambino? Perché la mano del Signore era con lui".

EMR 25.3-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Finite tutte le felicitazioni, i più tornano sulla via, e Maria vuole tornare allo stallaggio per vedere se è giunto Giuseppe. Non è giunto. Maria resta delusa e pensierosa.

Elisabetta si preoccupa per Lei. «Fino all’ora sesta possiamo restare, ma poi dobbiamo partire per essere a casa avanti la prima vigilia. È ancor troppo piccino per stare oltre nella notte».

E Maria, calma e mesta: «Resterò in un cortile del Tempio. Andrò dalle mie maestre… Non so. Qualcosa farò».

Zaccaria interviene con un progetto subito accettato come buona risoluzione. «Andiamo dai parenti di Zebedeo. Giuseppe certo là ti cerca e, se non avesse a venire là, ti sarà facile trovare chi ti accompagna verso la Galilea, ché in quella casa è un continuo andare e venire di pescatori di Genezareth».

Prendono il ciuchino e vanno da questi parenti di Zebedeo, i quali altro non sono che quelli dai quali hanno sostato Giuseppe e Maria or sono quattro mesi.

Le ore passano veloci e Giuseppe non compare. Maria domina il suo cruccio ninnando il piccolo, ma si vede che è pensierosa. Come per nascondere il suo stato, non si è mai levato il manto, nonostante il caldo intenso che fa sudare tutti.

25.4

Finalmente un gran picchio alla porta annuncia Giuseppe. Il volto di Maria splende rasserenato.

Giuseppe la saluta, poiché Ella si presenta per prima e lo saluta con riverenza. «La benedizione di Dio su te, Maria!».

«E su di te, Giuseppe. E lode al Signore che sei venuto! Ecco, Zaccaria ed Elisabetta stavano per partire, per esser a casa avanti notte».

«Il tuo messo giunse a Nazareth mentre io ero a Cana per dei lavori. Ieri l’altro a sera lo seppi. E subito partii. Ma, per quanto abbia camminato senza sostare, ho fatto tardi, perché s’era perso un ferro all’asinello. Perdona!».

«Tu perdona per esser stata tanto tempo lontana da Nazareth! Ma, vedi, tanto felici erano d’avermi seco, che ho voluto accontentarli sino ad ora».

«Bene hai fatto, Donna. Il bambino dove è?».

Entrano nella stanza dove è Elisabetta che dà il latte a Giovanni avanti di partire. Giuseppe complimenta i genitori per la robustezza del bambino che, staccato dalla mammella per mostrarlo a Giuseppe, strilla e scalcia come lo scorticassero. Ridono tutti davanti alle sue proteste. Anche i parenti di Zebedeo, che sono accorsi portando frutta fresca e latte e pane per tutti e un gran vassoio di pesce, ridono e si uniscono alla conversazione degli altri.

25.5

Maria parla molto poco. Sta quieta e silenziosa, seduta nel suo angolino con le mani in grembo sotto il suo manto. E, anche quando beve una tazza di latte e mangia un grappolo d’uva dorata con un poco di pane, poco parla e poco si muove. Guarda Giuseppe con un misto di pena e di indagine.

Anche egli la guarda. E dopo qualche tempo, curvandosi sulla sua spalla, le chiede: «Sei stanca o soffri? Sei pallida e triste».

«Ho dolore a separarmi da Giovannino. Gli voglio bene. L’ho avuto sul cuore da pochi momenti nato…».

Giuseppe non chiede altro.

L’ora della partenza di Zaccaria è venuta. Il carro si ferma alla porta e tutti si avviano ad esso. Le due cugine si abbracciano con amore. Maria bacia e ribacia il piccino prima di deporlo sul grembo della madre, già seduta nel suo carro. Poi saluta Zaccaria e gli chiede la benedizione. Nell’inginocchiarsi davanti al sacerdote, il manto le scivola dalle spalle e le forme le appaiono nella luce intensa del pomeriggio estivo. Non so se Giuseppe le noti in questo momento, intento come è a salutare Elisabetta. Il carro parte.