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Note del tema

Dogmi

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Comfort di lettura

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EMR 26.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

26.7 Se io non fossi stata umile sino al limite estremo, come ho detto a Giuseppe, non avrei meritato di portare in me Colui che, per cancellare la superbia nella razza, annichiliva Sé, Dio, all’umiliazione d’esser uomo.

EMR 27.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vedo ancora la casa di Nazareth. La piccola stanza dove abitualmente sta Maria per i suoi pasti. Adesso Ella lavora intorno a della tela bianca. Posa il lavoro per accendere una lucerna, perché scende la sera ed Ella non vede più bene nella luce verdastra che entra dalla porta socchiusa sull’orto. Chiude anche la porta.

Vedo che ormai è molto grossa nel corpo. Ma ancora tanto bella. Il passo è sempre svelto, e gentile ogni suo atto. Nessuna di quelle pesantezze che si notano nella donna quando è prossima a dare alla luce un bambino. Solo nel viso Ella è mutata. Ora è «la donna». Prima, al tempo dell’Annuncio, era una giovinetta dal visetto sereno e ignaro, un viso da bambino innocente. Dopo, in casa di Elisabetta, al momento della nascita del Battista, il suo viso si era già affinato in una grazia più matura. Adesso è il volto sereno, ma dolcemente maestoso, della donna che ha raggiunto la sua piena perfezione nella maternità.

Non ricorda più la sua cara «Annunziata» di Firenze, padre. Quando era fanciulla, io ve la ritrovavo. Adesso il volto è più lungo e magro, l’occhio più pensoso e grande. Insomma è quello che è Maria anche ora in Cielo. Perché ora ha ripreso l’aspetto e l’età del momento in cui nacque il Salvatore.

La sua è l’eterna giovinezza di chi non solo non ha conosciuto corruzione di morte, ma nemmeno appassimento di anni. Il tempo non l’ha toccata, questa Regina nostra e Madre del Signore che ha creato il tempo; e se nello strazio del tempo di Passione — strazio che per Lei è incominciato molto, molto avanti, potrei dire da quando Gesù ha iniziato l’evangelizzazione — Ella è apparsa invecchiata, questo invecchiamento era come un velo messo dal dolore sulla sua incorruttibile persona. Infatti, dal momento che Ella rivede Gesù risorto, Ella torna la creatura fresca e perfetta che era avanti questo strazio, quasi che, baciando le Piaghe Ss., abbia bevuto un balsamo di giovinezza che annulla l’opera del tempo e, più ancora che del tempo, del dolore.

Infatti, anche otto giorni or sono, quando ho visto la discesa dello Spirito Santo, il giorno di Pentecoste, io vedevo Maria «bella, bella, bella e fatta d’un subito più giovane», come scrivevo; e prima avevo scritto: «Ella pare un angelo azzurro». Gli angeli non hanno vecchiaia. Sono eternamente belli dell’eterna giovinezza, dell’eterno presente di Dio che riflettono in loro.

La giovinezza angelica di Maria, angelo azzurro, si completa e raggiunge l’età perfetta — che Ella ha portato seco nei Cieli e che conserverà in eterno nel suo santo corpo glorificato, quando lo Spirito inanella la sua Sposa e l’incorona agli occhi di tutti — ora, e non più nel segreto di una stanza ignota al mondo, col solo testimone di un arcangelo.

Ho voluto fare questa digressione perché mi pareva necessaria. Ora torno alla descrizione.

Maria, dunque, ora si è fatta veramente «donna», piena di dignità e grazia. Anche il suo sorriso è mutato in dolcezza e maestà. Come è bella!

Dettaglio

Descrizione fisica di Marie

EMR 29.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

29.2 Un poco di luna si insinua da una crepa del soffitto e pare una lama di incorporeo argento che vada cercando Maria. Si allunga, man mano che la luna si fa più alta in cielo, e la raggiunge, finalmente. Eccola sul capo della orante. Glielo innimba di candore.

Maria leva il capo come per una chiamata celeste e si drizza in ginocchio di nuovo. Oh! come è bello qui! Ella alza il capo, che pare splendere nella luce bianca della luna, e un sorriso non umano la trasfigura. Che vede? Che ode? Che prova? Solo Lei potrebbe dire quanto vide, sentì e provò nell’ora fulgida della sua Maternità. Io vedo solo che intorno a Lei la luce cresce, cresce, cresce. Pare scenda dal Cielo, pare emani dalle povere cose che le stanno intorno, pare soprattutto che emani da Lei.

La sua veste, azzurra cupa, pare ora di un mite celeste di miosotis, e le mani e il viso sembrano farsene azzurrini come quelli di uno messo sotto il fuoco di un immenso zaffiro pallido. Questo colore, che mi ricorda, benché più tenue, quello che vedo nelle visioni del santo Paradiso e anche quello che vidi nella visione della venuta dei Magi, si diffonde sempre più sulle cose, le veste, le purifica, le fa splendide.

La luce si sprigiona sempre più dal corpo di Maria, assorbe quella della luna, pare che Ella attiri in sé quella che le può venire dal Cielo. Ormai è Lei la Depositaria della Luce. Quella che deve dare questa Luce al mondo. E questa beatifica, incontenibile, immisurabile, eterna, divina Luce che sta per esser data, si annuncia con un’alba, una diana, un coro di atomi di luce che crescono, crescono come una marea, che salgono, salgono come un incenso, che scendono come una fiumana, che si stendono come un velo…

La volta, piena di crepe, di ragnateli, di macerie sporgenti che stanno in bilico per un miracolo di statica, nera, fumosa, repellente, pare la volta di una sala regale. Ogni pietrone è un blocco di argento, ogni crepa un guizzo di opale, ogni ragnatela un preziosissimo baldacchino contesto di argento e diamanti. Un grosso ramarro, in letargo fra due macigni, pare un monile di smeraldo dimenticato là da una regina; e un grappolo di pipistrelli in letargo, una preziosa lumiera d’onice. Il fieno che pende dalla più alta mangiatoia non è più erba, sono fili e fili di argento puro che tremolano nell’aria con la grazia di una chioma disciolta.

La sottoposta mangiatoia è, nel suo legno scuro, un blocco d’argento brunito. Le pareti sono coperte di un broccato in cui il candore della seta scompare sotto il ricamo perlaceo del rilievo, e il suolo… che è ora il suolo? È un cristallo acceso da una luce bianca. Le sporgenze paiono rose di luce gettate per omaggio al suolo; e le buche, coppe preziose da cui debbano salire aromi e profumi.

29.3 E la luce cresce sempre più. È insostenibile all’occhio. In essa scompare, come assorbita da un velario d’incandescenza, la Vergine… e ne emerge la Madre.

Sì. Quando la luce torna ad essere sostenibile al mio vedere, io vedo Maria col Figlio neonato sulle braccia. Un piccolo Bambino, roseo e grassottello, che annaspa e zampetta con le manine grosse quanto un boccio di rosa e coi piedini che starebbero nell’incavo di un cuore di rosa; che vagisce con una vocina tremula, proprio di agnellino appena nato, aprendo la boccuccia che sembra una fragolina di bosco e mostrando la linguetta tremolante contro il roseo palato; che muove la testolina tanto bionda da parere quasi nuda di capelli, una tonda testolina che la Mamma sostiene nella curva di una sua mano, mentre guarda il suo Bambino e lo adora piangendo e ridendo insieme e si curva a baciarlo, non sulla testa innocente, ma su, centro del petto, là dove sotto è il cuoricino che batte, batte per noi… là dove un giorno sarà la Ferita. Gliela medica in anticipo, quella ferita, la sua Mamma, col suo bacio immacolato.

Il bue, svegliato dal chiarore, si alza con gran rumore di zoccoli e muggisce, e l’asinello volge il capo e raglia. È la luce che li scuote, ma io amo pensare che essi hanno voluto salutare il loro Creatore, per loro e per tutti gli animali.

EMR 29.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Negandomi ad ogni umano sponsale col voto di verginità, avevo respinto ogni soddisfazione concupiscente meritando grazia da Dio.

EMR 30.10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

30.10 Dice Gesù:

«Oggi parlo Io. Sei molto stanca, ma abbi pazienza ancora un poco. È la vigilia del Corpus Domini. Potrei parlarti del­l’Eucarestia e dei santi che si fecero apostoli del suo culto, così come ti ho parlato dei santi che furono apostoli del Sacro Cuore. Ma voglio parlarti di un’altra cosa e di una categoria di adoratori del Corpo mio che sono i precursori del culto per Esso. E sono i pastori. I primi adoratori del mio Corpo di Verbo divenuto Uomo.

Una volta ti dissi, e ciò è detto anche dalla mia Chiesa, che i santi Innocenti sono i protomartiri del Cristo. Ora ti dico che i pastori sono i primi adoratori del Corpo di Dio. E in loro vi sono tutti i requisiti richiesti per essere adoratori del Corpo mio, anime eucaristiche.

Fede sicura: essi credono prontamente e ciecamente all’angelo.

Generosità: essi dànno tutta la loro ricchezza al loro Signore.

Umiltà: si accostano a dei più poveri, umanamente, di loro con modestia di atti che non avvilisce, e si professano servi loro.

Desiderio: quanto non possono dare da loro, si industriano a procurare con apostolato e fatica.

Prontezza di ubbidienza: Maria desidera sia avvertito Zaccaria, e Elia va subito. Non rimanda.

Amore, infine: essi non sanno staccarsi di là, e tu dici: “lasciano là il loro cuore”. Dici bene.

Ma non bisognerebbe fare così anche col mio Sacramento?»

Dettaglio

Maria ha appena assistito all'Adorazione dei pastori nella mangiatoia di Betlemme.

EMR 30.11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

È sempre Maria quella che vi dà Gesù. È Lei la Portatrice dell’Eucarestia. È Lei la Pisside viva.

Parole chiave

EMR 31.10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il rispetto al sacerdote è sempre segno di formazione cristiana. Guai — e Gesù l’ha detto — guai ai sacerdoti che perdono la loro fiamma apostolica! Ma guai anche a chi si crede lecito sprezzarli! Perché essi consacrano e distribuiscono il Pane vero che dal Cielo discende. E quel contatto li rende santi come un calice sacro, anche se santi non sono. A Dio ne risponderanno. Voi considerateli tali e non vi curate d’altro. Non siate più intransigenti del vostro Signore Gesù, il quale al loro comando lascia il Cielo e scende per essere elevato dalle loro mani. Imparate da Lui. E se sono ciechi, se sono sordi, dall’anima paralitica e il pensiero malato, se sono lebbrosi di colpe troppo in contrasto con la loro missione, se sono dei Lazzari in un sepolcro, chiamate Gesù che li risani, che li risusciti.

Chiamatelo col vostro orare e col vostro soffrire, o anime vittime. Salvare un’anima è predestinare al Cielo la propria. Ma salvare un’anima sacerdotale è salvare un numero grande di anime, perché ogni sacerdote santo è una rete che trascina anime a Dio. E salvare un sacerdote, ossia santificare, risantificare, è creare questa mistica rete. Ogni sua preda è una luce che si aggiunge alla vostra eterna corona.

EMR 32.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

“Mosso da Spirito Santo”, dice il Vangelo. Oh! se gli uomini sapessero quale Amico perfetto è lo Spirito Santo, quale Guida, quale Maestro! Se lo amassero e lo invocassero, questo Amore della Ss. Trinità, questa Luce della Luce, questo Fuoco del Fuoco, questa Intelligenza, questa Sapienza! Quanto più saprebbero di ciò che è necessario sapere!

EMR 34.14

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

(...) Per tutta la notte e la seguente mattina preparano con la preghiera più viva lo spirito alla comunione con il Dio-Bambino.

Non vanno a questo altare, che è un grembo verginale portante l’Ostia divina, come voi vi andate con l’anima piena di sollecitudini umane. Essi dimenticano sonno e cibo e, se prendono le vesti più belle, non è per sfoggio umano ma per fare onore al Re dei re. Nelle regge dei sovrani i dignitari entrano con le vesti più belle. E non dovrebbero essi andare da questo Re con le loro vesti di festa? E quale festa più grande di questa per loro?

Oh! nelle loro terre lontane, più e più volte si sono dovuti ornare per degli uomini pari a loro. Per far loro festa e onore. Giusto dunque umiliare ai piedi del Re supremo porpore e gioielli, sete e preziose piume. Mettergli ai piedi, ai dolci piccoli piedi, le fibre della Terra, le gemme della Terra, le piume della Terra, i metalli della Terra — sono ancora opera sua — perché esse pure, queste cose della Terra, adorino il loro Creatore. E sarebbero felici se la Creaturina ordinasse loro di stendersi al suolo e fare un vivo tappeto ai suoi passetti di Bambino, e li calpestasse, Egli che ha lasciato le stelle per loro, polvere, polvere, polvere.

Dettaglio

Gesù parla dei Magi che arrivarono a Betlemme di notte.