44.1 Vedo l’interno della casa di Nazareth. Vedo una stanza, pare un tinello dove la Famiglia prenda i pasti e sosti nelle ore di riposo. È una stanzetta molto piccina e con una semplice tavola rettangolare contro una specie di cassapanca, addossata ad una parete. Questo è il sedile di un lato. Contro le altre pareti vi è un telaio e uno sgabello, e due altri sgabelli e una scansia con sopra dei lumi ad olio e altri oggetti. Una porta è aperta sull’orticello. Deve essere verso sera, perché non c’è altro che un ricordo di sole sulla cima di un alto albero, che appena verzica con le prime foglie.
Alla tavola è seduto Gesù. Mangia e Maria lo serve andando e venendo da una porticina, che suppongo conduca al posto dove è il focolare, del quale si vede il bagliore dalla porta socchiusa.
Gesù dice due o tre volte a Maria di sedere… e di mangiare Essa pure. Ma Lei non vuole, scuote il capo sorridendo mestamente e porta, dopo le verdure lessate, che mi pare abbiano il ruolo di minestra, dei pesci arrostiti e poi un formaggio piuttosto molle, come un pecorino fresco, di forma appallottolata come una di quelle pietre che si vedono nei torrenti, e delle ulive piccole e scure. Il pane, in piccole forme tonde (larghe quanto un piatto comune) e poco alto, è già sulla tavola. È piuttosto scuro, come non fosse privato del cruschello. Gesù ha davanti un’anfora con dell’acqua e una coppa. Mangia in silenzio, guardando la Mamma con doloroso amore.
Maria, lo si vede visibilmente, è in pena. Va, viene, per darsi un contegno. Accende, e vi è ancora luce sufficiente, una lucerna e la mette presso a Gesù, e nell’allungare il braccio carezza la testa del Figlio furtivamente, riapre una bisaccia, che mi pare di quelle stoffe tessute a mano di lana vergine e perciò impermeabile, color nocciola, vi fruga dentro, esce nell’orticello e va in fondo ad esso, in una specie di ripostiglio, ne esce con delle mele piuttosto vizze, certo conservate dall’estate, e le mette nella bisaccia, poi prende un pane e una formaggella e unisce anche questa, per quanto Gesù non voglia dicendo che basta ciò che ha.
Poi Maria si accosta alla tavola di nuovo, dal lato più stretto, alla sinistra di Gesù, e lo guarda mangiare. Se lo guarda con struggimento, con adorazione, con il volto ancor più pallido del solito e che la pena rende come invecchiato, con gli occhi più grandi per un’ombra che li segna, indizio di lacrime già versate. Sembrano anche più chiari del solito, come lavati dal pianto che è già nell’occhio, pronto a cadere. Due occhi dolorosi e stanchi.
44.2 Gesù, che mangia adagio e palesemente contro voglia, tanto per fare contenta la Madre, e che è pensieroso più del solito, alza il capo e la guarda. Incontra uno sguardo pieno di lacrime e curva il capo per lasciarla libera, limitandosi a prenderle la manina sottile che Ella tiene appoggiata all’orlo del tavolo. Gliela prende con la sinistra e se la porta alla guancia, vi appoggia sopra la guancia e ve la strofina un momento per sentire la carezza di quella povera manina che trema, e poi la bacia sul dorso con tanto amore e rispetto.
Vedo Maria che si porta la mano libera, la sinistra, alla bocca, come per soffocare un singhiozzo, e poi si asciuga con le dita un lacrimone che è traboccato dal ciglio e riga la guancia.
Gesù riprende a mangiare e Maria esce svelta svelta nell’orticello, dove è ormai poca luce, e scompare. Gesù appoggia il gomito sinistro sul tavolo, e sulla mano appoggia la fronte e si immerge nei suoi pensieri, smettendo di mangiare.
Poi ascolta e si alza. Esce anche Lui nell’orto e, dopo essersi guardato intorno, si dirige verso destra, rispetto al lato della casa, ed entra, per una spaccatura, in una parete rocciosa, dentro a quello che riconosco per il laboratorio del falegname, questa volta tutto ordinato, senza assi, senza trucioli, senza fuoco acceso. Vi è il bancone e gli utensili, tutti al loro posto, e basta.
Curva sul bancone, Maria piange. Sembra una bambina. Ha il capo sul braccio sinistro ripiegato e piange senza rumore, ma con molto dolore. Gesù entra piano e le si accosta così leggermente che Ella capisce che è lì solo quando il Figlio le posa la mano sulla testa china, chiamandola: «Mamma!» con voce di amoroso rimprovero.
Maria alza la testa e guarda Gesù fra un velo di pianto e si appoggia a Lui, con le due mani congiunte, contro al suo braccio destro. Gesù le asciuga il volto con un lembo della sua larga manica e poi l’abbraccia, tirandosela sul cuore e baciandola sulla fronte. Gesù è maestoso, sembra più virile del solito, e Maria sembra più bambina, fuorché nel volto che il dolore segna.
«Vieni, Mamma» le dice Gesù e, tenendola stretta a Sé col braccio destro, si incammina tornando nell’orto, dove si siede su un banco contro il muro della casa. L’orto è silenzioso e ormai oscuro. Vi è solo un bel chiaro di luna e la luce che esce dal tinello. La notte è serena.