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Note del tema

Le virtù e le caratteristiche divine di Gesù Cristo

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Comfort di lettura

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EMR 52.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

52.9 Gesù mi istruisce così:

«Quando dissi ai discepoli: “Andiamo a far felice mia Madre”, avevo dato alla frase un senso più alto di quello che pareva. Non la felicità di vedermi, ma di essere Lei l’iniziatrice della mia attività di miracolo e la prima benefattrice dell’umanità. Ricordatevelo sempre. Il mio primo miracolo è avvenuto per Maria. Il primo. Simbolo che è Maria la chiave del miracolo. Io non ricuso nulla alla Madre mia, e per sua preghiera anticipo anche il tempo della Grazia. Io conosco mia Madre, la seconda in bontà dopo Dio. So che farvi grazia è farla felice, poiché è la Tutta Amore. Ecco perché dissi, Io che sapevo: “Andiamo a farla felice”.

Inoltre ho voluto rendere manifesta la sua potenza al mondo insieme alla mia. Destinata ad essere a Me congiunta nella carne — poiché fummo una carne: Io in Lei, Lei intorno a Me, come petali di giglio intorno al pistillo odoroso e colmo di vita — congiunta a Me nel dolore, poiché fummo sulla croce Io con la carne e Lei col suo spirito, così come il giglio odora e colla corolla e coll’essenza tratta da essa, era giusto fosse congiunta a Me nella potenza che si mostra al mondo.

Dico a voi ciò che dissi a quei convitati: “Ringraziate Maria. È per Lei che avete avuto il Padrone del miracolo e che avete le mie grazie, e specie quelle di perdono”.

Riposa in pace. Noi siamo con te».

EMR 54.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Un uomo tutto imbacuccato è addossato al muretto rustico che sostiene un balzo, il più prossimo al limite del podere. Deve esser salito lì da un viottoletto che conduce lì costeggiando il torrentello.

Quando vede venire verso di lui Gesù, grida: «Indietro, indietro! Ma anche pietà!». E scopre il suo tronco, lasciando cadere la veste. Se il viso è già coperto di croste, il tronco è un ricamo di piaghe. Quali già ridotte a buchi fondi, quali semplicemente come bruciature rosse, quali biancastre e lucide come se sopra avessero un vetrino bianco.

«Sei lebbroso! Che vuoi da Me?».

«Non mi maledire! Non mi lapidare! Mi han detto che l’altra sera ti sei manifestato come Voce di Dio e Portatore della Grazia. Mi han detto che Tu hai assicurato che, alzando il tuo segno, sani ogni male. Alzalo su me. Vengo dai sepolcri… là… Ho strisciato come una serpe fra i rovi del torrente per giungere qui non visto. Ho aspettato la sera a farlo, perché nella penombra meno si vede chi sono. Ho osato… ho trovato costui, della casa, abbastanza buono. Non mi ha ucciso. Mi ha detto solo: “Attendi contro il muretto”. Abbi Tu pure pietà», e poiché Gesù si avvicina (Lui solo, perché i sei discepoli e il padrone del luogo, con i due sconosciuti, sono lontani e mostrano chiaramente ribrezzo) dice ancora: «Non più avanti! Non più! Sono infetto!». Ma Gesù procede. Lo guarda con tanta pietà che l’uomo si pone a piangere e si inginocchia col volto quasi a terra, e geme: «Il tuo segno! Il tuo segno!».

«Sarà alzato nella sua ora. Ma a te dico: alzati! Sii sanato. Lo voglio. E siimi tu segno in questa città che deve conoscermi. Sorgi, dico! E non peccare, per riconoscenza a Dio!».

L’uomo si alza piano piano. Pare che emerga di fra le erbe alte e fiorite come da un lenzuolo di tomba… ed è guarito. Si guarda all’ultima luce. È guarito. Grida: «Mondo sono! Oh! che devo fare ora per Te?».

«Ubbidire alla Legge. Vai dal sacerdote. Sii buono in futuro. Va’».

L’uomo ha un moto per gettarsi ai piedi di Gesù, ma si ricorda d’esser ancora impuro, secondo la Legge, e si trattiene. Ma si bacia le mani e getta il bacio a Gesù e piange. Di gioia.

54.3

Gli altri sono di pietra. Gesù volge le spalle al guarito e sorridendo li riscuote. «Amici, non era che una lebbra della carne. Ma voi vedrete cadere la lebbra dai cuori. (...) »

Dettaglio

Guarigione della lebbra di Simone lo Zelota. Erano presenti sei discepoli: Giovanni e Giacomo di Zebedeo, Pietro e Andrea, Filippo e Natanaele.

EMR 54.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Niun uomo è perfetto. Ma perfetto Io sono perché Quel che vi parla è il Verbo del Padre. Parte di Dio, il suo Pensiero che si fa Parola, Io ho la Perfezione in Me. E tale credere mi dovete, se credete essere Io il Verbo del Padre.

Dettaglio

Gesù parlò e disse:

EMR 54.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Oh! amici! E chi perfetto se non Dio?».

«Tu lo sei!».

«In verità vi dico che non per Me perfetto sono, se voi credete essere Io un profeta. Niun uomo è perfetto. Ma perfetto Io sono perché Quel che vi parla è il Verbo del Padre. Parte[1] di Dio, il suo Pensiero che si fa Parola, Io ho la Perfezione in Me. E tale credere mi dovete, se credete essere Io il Verbo del Padre. Eppure lo vedete, amici. Io voglio esser chiamato il Figlio dell’uomo[2], perché annichilo Me stesso addossandomi dell’uomo tutte le miserie, per portarle, mio primo patibolo, e annullarle dopo averle portate, ma non avute. Che peso, amici! Ma lo porto con gioia. È la mia gioia il portarlo perché, essendo il Figlio dell’umanità, renderò l’umanità figlia di Dio. Come il primo giorno».

Dettaglio

Essendo una parte di Dio, il suo Pensiero fatto Parola, ho in me la perfezione. In una nota alla seconda edizione si legge: "parte non va intesa come "porzione", ma come "appartenenza". A differenza dell'uomo, che non appartiene a Dio per natura, ma per somiglianza (nota 167,9), Gesù appartiene a Dio per natura: in altre parole, è Dio come il Padre (dirà in 487,4: "Io sono suo, parte e tutto con lui"). Per questo la sua perfezione non sta nel fatto che è un profeta (come ha detto sopra), ma che è Dio-Uomo. La parte umana del Dio-Uomo si è completata in modo esauriente con la sua vittoria sulle tentazioni (come dirà lui stesso in 80,10 e come si evince dalla fine della nota a 174,9). I discorsi di Gesù nei capitoli 487 e 506 sulle due nature, divina e umana, sono fondamentali.

Figlio dell'uomo è il più frequente dei titoli dati a Gesù e che Gesù stesso si dà. Il suo significato generale è riportato in 343,4; ma il suo significato messianico si ritrova qui come, ad esempio, in 126,3 e 603,1.

EMR 54.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

54.7 «Io vorrei chiedere una cosa…».

«Quale, Andrea?».

«Giovanni mi ha raccontato del miracolo fatto a Cana… Era in noi tanta speranza che Tu ne facessi uno a Cafarnao… e Tu hai detto che non facevi miracolo se prima non avevi adempito la Legge. Perché allora a Cana? E perché qui e non nella patria tua?».

«Ogni ubbidienza alla Legge è unione con Dio e perciò aumento della capacità nostra. Il miracolo è la prova dell’unione con Dio, della presenza benevola e consenziente di Dio. Per questo Io ho voluto fare il mio dovere di israelita prima di iniziare la serie dei prodigi».

«Ma Tu non eri tenuto alla Legge».

«Perché? Come Figlio di Dio, no. Ma come figlio della Legge, sì. Israele, per ora, non mi conosce che come tale… E, anche dopo, quasi tutto Israele mi conoscerà come tale, anzi come meno ancora. Ma Io non voglio dare scandalo a Israele e ubbidisco alla Legge».

«Sei santo».

«La santità non esclude dall’ubbidienza. Anzi la perfeziona. Vi è l’esempio da dare, oltre al resto. Che diresti di un padre, di un maggior fratello, di un maestro, di un sacerdote che non dessero buon esempio?».

«E Cana, allora?».

«Cana era la gioia di mia Madre da farsi. Cana è l’anticipo che si deve a mia Madre. Ella è l’Anticipatrice della Grazia. Qui do onore alla Città santa, facendo di essa, pubblicamente, l’iniziatrice del mio potere di Messia. Ma là, a Cana, Io davo onore alla Santa di Dio, alla Tutta Santa. Il mondo mi ha per Essa. È giusto che ad Essa vada il mio primo prodigio nel mondo».

EMR 54.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Io vorrei chiedere una cosa…».

«Quale, Andrea?».

«Giovanni mi ha raccontato del miracolo fatto a Cana… Era in noi tanta speranza che Tu ne facessi uno a Cafarnao… e Tu hai detto che non facevi miracolo se prima non avevi adempito la Legge. Perché allora a Cana? E perché qui e non nella patria tua?».

«Ogni ubbidienza alla Legge è unione con Dio e perciò aumento della capacità nostra. Il miracolo è la prova dell’unione con Dio, della presenza benevola e consenziente di Dio. Per questo Io ho voluto fare il mio dovere di israelita prima di iniziare la serie dei prodigi».

«Ma Tu non eri tenuto alla Legge».

«Perché? Come Figlio di Dio, no. Ma come figlio della Legge, sì. Israele, per ora, non mi conosce che come tale… E, anche dopo, quasi tutto Israele mi conoscerà come tale, anzi come meno ancora. Ma Io non voglio dare scandalo a Israele e ubbidisco alla Legge».

«Sei santo».

«La santità non esclude dall’ubbidienza. Anzi la perfeziona. Vi è l’esempio da dare, oltre al resto. Che diresti di un padre, di un maggior fratello, di un maestro, di un sacerdote che non dessero buon esempio?».

«E Cana, allora?».

«Cana era la gioia di mia Madre da farsi. Cana è l’anticipo che si deve a mia Madre. Ella è l’Anticipatrice della Grazia. Qui do onore alla Città santa, facendo di essa, pubblicamente, l’iniziatrice del mio potere di Messia. Ma là, a Cana, Io davo onore alla Santa di Dio, alla Tutta Santa. Il mondo mi ha per Essa. È giusto che ad Essa vada il mio primo prodigio nel mondo».

EMR 56.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Uno dei sei mi ha detto, mentre il Maestro si allontanava fra le acclamazioni della folla dopo il miracolo di uno storpio mendicante, guarito alla porta dei Pesci: “Noi ora andiamo fuori Gerusalemme. Attendici a cinque miglia fra Gerico e Doco, alla curva del fiume, lungo la via alberata”. Questa. Ha detto anche: “Vi saremo fra tre giorni all’aurora”.

Dettaglio

Tommaso parlò con Giuda e Simone e disse loro:

EMR 58.6-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Simone! Andrea! Vengo…». Giovanni accorre affannato. «Oh! Maestro! Ti ho fatto attendere?». Giovanni guarda col suo occhio innamorato Gesù.

Risponde Pietro: «Veramente cominciavo a pensare che non venissi più. Prepara presto la tua barca. E Giacomo?…».

«Ecco… abbiamo fatto tardi, per un cieco. Credeva che Gesù fosse nella nostra casa ed è venuto. Gli abbiamo detto: “È altrove. Forse domani ti guarirà. Aspetta”. Ma non voleva aspettare. Giacomo diceva: “Hai aspettato tanto la luce. Che ti è attendere un’altra notte?”. Ma non intende ragione…».

«Giovanni, se tu fossi cieco, avresti fretta di rivedere tua madre?».

«Eh!… certo!».

«E allora? Dove è il cieco?».

«Viene avanti con Giacomo. Si è attaccato al mantello e non lo lascia. Ma viene avanti adagio perché la riva è sassosa ed egli inciampa… Maestro, mi perdoni di esser stato duro?».

«Sì. Ma per riparare va’ a dare aiuto al cieco e portalo a Me».

Giovanni va via di corsa.

Pietro scuote un poco il capo, ma tace. Guarda il cielo che tende a farsi azzurro dopo tanto color rame, guarda il lago e guarda altre barche già uscite per la pesca, e sospira.

«Simone?».

«Maestro?».

«Non aver paura. Avrai una pesca abbondante anche se esci ultimo».

«Anche questa volta?».

«Tutte le volte che avrai carità, Dio ti userà grazia di abbondanza».

58.7 «Ecco il cieco».

Il poveretto avanza fra Giacomo e Giovanni. Ha fra le mani un bastone, ma non se ne serve ora. Va meglio affidandosi ai due.

«Ecco, uomo, il Maestro ti sta avanti».

Il cieco si inginocchia: «Signor mio! Pietà!».

«Vuoi vedere? Alzati. Da quanto sei cieco?».

I quattro apostoli fanno gruppo intorno ai due.

«Da sette anni, Signore. Prima vedevo bene e lavoravo. Ero fabbro in Cesarea Marittima. Guadagnavo bene. Il porto, i molti commerci avevano sempre bisogno di me per lavori. Ma nel battere un ferro ad ancora, e puoi pensare se era rosso per esser morbido al colpo, se ne partì una scheggia rovente e mi bruciò l’occhio. Li avevo già malati per il calore della fucina. Persi l’occhio colpito, e l’altro pure si spense dopo tre mesi. Ho finito i risparmi ed ora vivo di carità…».

«Sei solo?».

«Ho sposa e tre figli piccolini…, di uno non so neppure il volto…, e ho una madre vecchia. Eppure ora è lei e la moglie che guadagnano un po’ di pane, e con questo e l’obolo che io porto non si muore di fame. Se mi guarissi!… Tornerei al lavoro. Non chiedo che di lavorare da buon israelita e dare un pane a quelli che amo».

«E sei venuto da Me? Chi ti ha detto?».

«Un lebbroso che Tu hai guarito ai piedi del Tabor, quando tornavi al lago dopo quel discorso così bello».

«Che ti ha detto?».

«Che Tu puoi tutto. Che sei salute dei corpi e delle anime. Che sei luce alle anime e ai corpi, perché sei la Luce di Dio. Lui, il lebbroso, aveva osato mescolarsi alla folla, a rischio di esser lapidato, tutto avvolto in un mantello, perché ti aveva visto passare, diretto al monte, e il tuo viso gli aveva messo in cuore una speranza. Mi ha detto: “Ho visto in quel viso qualche cosa che mi ha detto: ‘ Lì è salute. Va’! ’. E sono andato”. E così mi ha ripetuto il tuo discorso e mi ha detto che Tu lo hai guarito toccandolo senza ribrezzo con la tua mano. Tornava dai sacerdoti dopo la purificazione. Io lo conoscevo, perché l’avevo servito quando avevo fóndaco in Cesarea. Sono venuto, domandando per città e paesi di Te. Ti ho trovato… Pietà di me!».

58.8 «Vieni. Troppo viva è la luce ancora per uno che esce dal buio!».

«Mi guarisci, allora?».

Gesù lo guida verso la casa della suocera di Pietro, nella luce attenuata dell’orticello, se lo pone di fronte, ma in modo che gli occhi guariti non abbiano a prima visione il lago ancor tutto marezzato di luce. L’uomo pare un bambino dolcissimo, tanto si lascia fare senza neppur chiedere.

«Padre! La tua luce a questo tuo figlio!». Gesù ha steso le mani sul capo dell’uomo in ginocchio. Sta così un attimo. Poi si bagna la punta delle dita di saliva e sfiora con la sua destra gli occhi aperti ma senza vita.

Un attimo. Poi l’uomo sbatte le palpebre, se le soffrega come chi esce dal sonno e ne ha nebbia agli occhi.

«Che vedi?».

«Oh!… oh!… oh, Dio eterno! Mi pare… mi pare… oh! che vedo… ti vedo la veste… è rossa, non è vero? E una mano bianca… e una cintura di lana… Oh! Gesù buono… vedo sempre meglio, più mi abituo a vedere… Ecco l’erba del suolo… e quello è un pozzo certo, e lì c’è una pianta di vite…».

«Alzati, amico».

L’uomo, che piange e ride, si alza e, dopo un attimo di lotta fra rispetto e desiderio, leva il volto e incontra lo sguardo di Gesù. Un Gesù sorridente di pietà tutto amore. Deve esser gran bello riacquistare la vista e vedere per primo sole quel volto! L’uomo ha un grido e tende le braccia. È un atto istintivo. Ma si frena.

Ma è Gesù che gli apre le sue a attira a Sé l’uomo, molto più basso di Lui. «Va’ a casa tua, ora, e sii felice e giusto. Va’ con la mia pace».

«Maestro, Maestro! Signore! Gesù! Santo! Benedetto! La luce… ci vedo… tutto vedo… Ecco il lago azzurro, e il cielo sereno, e l’ultimo sole, e là la prima larva di luna… Ma l’azzurro più bello e sereno lo vedo nel tuo occhio, e in Te vedo il bello del sole più vero, e splendere il puro della più santa luna. Astro dei dolenti, Luce dei ciechi, Pietà che vivi e operi!».

«Luce degli spiriti Io sono. Sii figlio della Luce».

«Sempre, Gesù. Ad ogni battito della mia palpebra sulla pupilla rinata io rinnoverò questo giuramento. Sii benedetto Te e l’Altissimo!».

«Benedetto sia l’Altissimo Padre! Va’».

E l’uomo va felice, sicuro, mentre Gesù e gli stupefatti apostoli scendono in due barche e iniziano la manovra della navigazione.

E la visione ha termine.

Dettaglio

Guarigione di un cieco. In 58,7 viene descritto un altro miracolo: un lebbroso viene guarito da Gesù e sarà proprio questo storpio a incoraggiare il cieco a venire da Gesù. Secondo maria-valtorta.org, questo è il primo miracolo anonimo di Cristo, ma, come Gesù sottolinea in EMV 54,7, il miracolo di Cana fu il suo primo prodigio.

EMR 59.2.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

59.2 «Sono malato, guariscimi!», geme un giovane, che mi pare tisico all’aspetto, e prende Gesù per la veste.

Gesù gli pone la mano sul capo e dice: «Confida. Dio ti ascolterà. Lascia ora che Io parli al popolo, poi verrò a te».

Il giovane lo lascia andare e si mette quieto.

«Che ti ha detto?», gli chiede una donna con un bambino in braccio.

«Mi ha detto che dopo aver parlato al popolo verrà a me».

«Ti guarisce, allora?».

«Non so. Mi ha detto: “Confida”. Io spero».

«Che ha detto? Che ha detto?». La folla vuol sapere. La risposta di Gesù è ripetuta fra il popolo.

«Allora io vado a prendere il mio bambino».

«Ed io porto qui il mio vecchio padre».

«Oh! se Aggeo volesse venire! Io provo… ma non verrà».

(...) [Gesù predicò nella sinagoga e guarì un indemoniato. Poi disse:]

«A Me il giovane al quale ho promesso aiuto da Dio».

Viene il malato. Gesù lo carezza: «Hai avuto fede! Sii sanato. Va’ in pace e sii giusto».

Il giovane ha un grido. Chissà che sente? Si prostra ai piedi di Gesù e li bacia ringraziando: «Grazie per me e per la madre mia!».

Vengono altri malati: un bimbo dalle gambine paralizzate. Gesù lo prende fra le braccia, lo carezza e lo pone in terra… e lo lascia. E il bambino non cade, ma corre dalla mamma, che lo riceve sul cuore piangendo e che benedice a gran voce «il Santo d’Israele». Viene un vecchietto cieco, guidato dalla figlia. Anche lui viene sanato con una carezza sulle orbite malate.

La folla è in un tumulto di benedizioni.

Gesù si fa largo sorridendo e, per quanto sia alto, non arriverebbe a fendere la folla se Pietro, Giacomo, Andrea e Giovanni non lavorassero di gomito generosamente e si aprissero un varco dal loro angolo sino a Gesù e, poi, lo proteggessero sino all’uscita nella piazza, dove ora non è più sole.

La visione termina così.

Dettaglio

Un uomo malato chiede a Gesù:

EMR 59.6-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

59.6 «Non trovi di essere audace nel professarti rappresentante di Dio? Nessuno dei profeti osò tanto, e Tu… Chi sei, Tu che parli? E per ordine di chi parli?».

«Non potevano i profeti dire di loro stessi ciò che Io di Me stesso dico. Chi sono? L’Atteso, il Promesso, il Redentore. Già avete udito colui che lo precorre dire: “Preparate la via del Signore… Ecco il Signore Iddio che viene… Come un pastore pascerà il suo gregge, pure essendo l’Agnello della Pasqua vera”. Fra voi sono quelli che hanno udito dal Precursore queste parole e hanno visto balenare il cielo per una luce che scendeva in forma di colomba, e udito una voce che parlava dicendo chi ero. Per ordine di chi parlo? Di Colui che è e che mi manda».

«Tu lo puoi dire, ma puoi esser anche un mentitore o un illuso. Le tue parole sono sante, ma talora Satana ha parole di inganno tinte di santità per trarre in errore. Noi non ti conosciamo».

«Io sono Gesù di Giuseppe della stirpe di Davide, nato a Betlem Efrata, secondo le promesse, detto nazareno perché a Nazaret ho casa. Questo secondo il mondo. Secondo Dio sono il suo Messo. I miei discepoli lo sanno».

«Oh! loro! Possono dire ciò che vogliono e ciò che Tu fai loro dire».

«Un altro parlerà, che non mi ama, e dirà chi sono. Attendi che Io chiami un di questi presenti».

59.7 Gesù guarda la folla che è stupita dalla disputa, urtata e divisa fra opposte correnti. La guarda, cercando qualcuno coi suoi occhi di zaffiro, poi chiama forte: «Aggeo! Vieni avanti. Te lo comando».

Grande brusio fra la folla, che si apre per lasciar passare un uomo, tutto scosso da un tremito e sorretto da una donna.

«Conosci tu quest’uomo?».

«Sì. È Aggeo di Malachia, qui di Cafarnao. Posseduto è da uno spirito malvagio che lo dissenna in furie repentine».

«Tutti lo conoscono?».

La folla grida: «Sì, sì».

«Può alcuno dire che fu meco in parole, anche per pochi minuti?».

La folla grida: «No, no, quasi ebete è, e non esce mai dalla sua casa, e nessuno ti ha visto in essa».

«Donna, portalo a Me davanti».

La donna lo spinge e trascina, mentre il poveretto trema più forte.

L’archisinagogo avverte Gesù: «Sta’ attento! Il demonio sta per tormentarlo… e allora si avventa, graffia e morde».

La folla fa largo, pigiandosi contro le pareti.

I due sono ormai di fronte. Un attimo di lotta. Pare che l’uomo, uso al mutismo, stenti a parlare e mugola, poi la voce si forma in parola: «Che c’è fra noi e Te, Gesù di Nazaret? Perché sei venuto a tormentarci? Perché a sterminarci, Tu, Padrone del Cielo e della Terra? So chi sei: il Santo di Dio. Nessuno, nella carne, fu più grande di Te, perché nella tua carne d’uomo è chiuso lo Spirito del Vincitore eterno. Già mi hai vinto in…».

«Taci! Esci da costui. Lo comando».

L’uomo è preso come da un parossismo strano. Si dimena a strattoni, come se ci fosse chi lo maltratta con urti e strapponate, urla con voce disumana, spuma e poi viene gettato al suolo da cui poi si rialza stupito e guarito.

59.8

«Hai udito? Che rispondi ora?», chiede Gesù al suo oppositore.

L’uomo barbuto e impaludato fa una alzata di spalle e, vinto, se ne va senza rispondere. La folla lo sbeffeggia e applaude Gesù.

«Silenzio. Il luogo è sacro!», dice Gesù e poi ordina: «A Me il giovane al quale ho promesso aiuto da Dio».

Viene il malato. Gesù lo carezza: «Hai avuto fede! Sii sanato. Va’ in pace e sii giusto».

Il giovane ha un grido. Chissà che sente? Si prostra ai piedi di Gesù e li bacia ringraziando: «Grazie per me e per la madre mia!».

Dettaglio

In 59,2, la moglie di Aggeo, un uomo posseduto, sente che Cristo guarirà certamente i malati dopo la sua predicazione. Allora dice: "Ah, se Haggai venisse! Ci proverò... ma non verrà".

Gesù predica e viene contestato da un uomo, che sembra dubitare che sia il Messia. Gesù allora dice che un altro parlerà e dirà chi è.