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Note del tema

Opere di Maria Valtorta

Pagina 14 di 40

Comfort di lettura

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EMR 45.6-10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

45.6 Dice Gesù:

«Giovanni non aveva bisogno del segno per se stesso. Il suo spirito, presantificato sin dal ventre di sua madre, era possessore di quella vista di intelligenza soprannaturale che sarebbe stata di tutti gli uomini senza la colpa di Adamo.

Se l’uomo fosse rimasto in grazia, in innocenza, in fedeltà col suo Creatore, avrebbe visto Dio attraverso le apparenze esterne. Nella Genesi è detto che il Signore Iddio parlava familiarmente con l’uomo innocente e che l’uomo non tramortiva a quella voce, non si ingannava nel discernerla. Così era la sorte dell’uomo: vedere e capire Iddio, proprio come un figlio fa col genitore. Poi è venuta la colpa, e l’uomo non ha più osato guardare Dio, non ha più saputo vedere e comprendere Iddio. E sempre meno lo sa.

Ma Giovanni, il mio cugino Giovanni, era stato mondato dalla colpa quando la Piena di Grazia s’era curvata amorosa ad abbracciare la già sterile ed allora feconda Elisabetta. Il fanciullino nel suo seno era balzato di giubilo, sentendo cadere la scaglia della colpa dalla sua anima come crosta che cade da una piaga che guarisce. Lo Spirito Santo, che aveva fatto di Maria la Madre del Salvatore, iniziò la sua opera di salvazione, attraverso Maria, vivo Ciborio della Salvezza incarnata, su questo nascituro, destinato ad esser a Me unito non tanto per il sangue quanto per la missione, che fece di noi come le labbra che formano la parola. Giovanni le labbra, Io la Parola. Egli il Precursore nell’Evangelo e nella sorte di martirio. Io, Colui che perfeziona della mia divina perfezione l’Evangelo iniziato da Giovanni ed il martirio per la difesa della Legge di Dio.

Giovanni non aveva bisogno di nessun segno. Ma alla ottusità degli altri il segno era necessario. Su cosa avrebbe fondato Giovanni la sua asserzione, se non su una prova innegabile che gli occhi dei tardi e le orecchie dei pesanti avessero percepita?

45.7 Io pure non avevo bisogno di battesimo. Ma la sapienza del Signore aveva giudicato esser quello l’attimo e il modo dell’incontro. E, traendo Giovanni dal suo speco nel deserto e Me dalla mia casa, ci unì in quell’ora per aprire su Me i Cieli e farne scendere Se stesso, Colomba divina, su Colui che avrebbe battezzato gli uomini con tal Colomba, e farne scendere l’annuncio, ancor più potente di quello angelico perché del Padre mio: “Ecco il mio Figlio diletto col quale mi sono compiaciuto”. Perché gli uomini non avessero scuse o dubbi nel seguirmi e nel non seguirmi.

45.8 Le manifestazioni del Cristo sono state molte. La prima, dopo la Nascita, fu quella dei Magi, la seconda nel Tempio, la terza sulle rive del Giordano. Poi vennero le infinite altre che ti farò conoscere, poiché i miei miracoli sono manifestazioni della mia natura divina, sino alle ultime della Risurrezione e Ascensione al Cielo.

La mia patria fu piena delle mie manifestazioni. Come seme gettato ai quattro punti cardinali, esse avvennero in ogni strato e luogo della vita: ai pastori, ai potenti, ai dotti, agli increduli, ai peccatori, ai sacerdoti, ai dominatori, ai bambini, ai soldati, agli ebrei, ai gentili. Anche ora esse si ripetono. Ma, come allora, il mondo non le accoglie. Anzi non accoglie le attuali e dimentica le passate. Ebbene, Io non desisto. Io mi ripeto per salvarvi, per portarvi alla fede in Me.

45.9 Sai, Maria, quello che fai? Quello che faccio, anzi, nel mostrarti il Vangelo? Un tentativo più forte di portare gli uomini a Me. Tu lo hai desiderato con preghiere ardenti. Non mi limito più alla parola. Li stanca e li stacca. È una colpa, ma è così. Ricorro alla visione, e del mio Vangelo, e la spiego per renderla più chiara e attraente.

A te do il conforto del vedere. A tutti do il modo di desiderare di conoscermi. E, se ancora non servirà e come crudeli bambini getteranno il dono senza capirne il valore, a te resterà il mio dono e ad essi il mio sdegno. Potrò una volta ancora fare l’antico rimprovero: “Abbiamo sonato e non avete ballato; abbiamo intonato lamenti e non avete pianto”.

Ma non importa. Lasciamo che essi, gli inconvertibili, accumulino sul loro capo i carboni ardenti, e volgiamoci alle pecorelle che cercano di conoscere il Pastore. Io son Quello, e tu sei la verga che le conduci a Me».

45.10 Come vede, mi sono affrettata a mettere quei particolari che, per la loro piccolezza, mi erano sfuggiti e che lei ha desiderato di avere.

EMR 45.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

45.8 Le manifestazioni del Cristo sono state molte. La prima, dopo la Nascita, fu quella dei Magi, la seconda nel Tempio, la terza sulle rive del Giordano. Poi vennero le infinite altre che ti farò conoscere, poiché i miei miracoli sono manifestazioni della mia natura divina, sino alle ultime della Risurrezione e Ascensione al Cielo.

La mia patria fu piena delle mie manifestazioni. Come seme gettato ai quattro punti cardinali, esse avvennero in ogni strato e luogo della vita: ai pastori, ai potenti, ai dotti, agli increduli, ai peccatori, ai sacerdoti, ai dominatori, ai bambini, ai soldati, agli ebrei, ai gentili. Anche ora esse si ripetono. Ma, come allora, il mondo non le accoglie. Anzi non accoglie le attuali e dimentica le passate. Ebbene, Io non desisto. Io mi ripeto per salvarvi, per portarvi alla fede in Me.

EMR 45.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Sai, Maria, quello che fai? Quello che faccio, anzi, nel mostrarti il Vangelo? Un tentativo più forte di portare gli uomini a Me. Tu lo hai desiderato con preghiere ardenti. Non mi limito più alla parola. Li stanca e li stacca. È una colpa, ma è così. Ricorro alla visione, e del mio Vangelo, e la spiego per renderla più chiara e attraente.

A te do il conforto del vedere. A tutti do il modo di desiderare di conoscermi. E, se ancora non servirà e come crudeli bambini getteranno il dono senza capirne il valore, a te resterà il mio dono e ad essi il mio sdegno. Potrò una volta ancora fare l’antico rimprovero: “Abbiamo sonato e non avete ballato; abbiamo intonato lamenti e non avete pianto”.

Ma non importa. Lasciamo che essi, gli inconvertibili, accumulino sul loro capo i carboni ardenti, e volgiamoci alle pecorelle che cercano di conoscere il Pastore. Io son Quello, e tu sei la verga che le conduci a Me».

Dettaglio

Obiezione sollevata: Gesù ritiene che la Parola sia faticosa e dona le visioni a Maria Valtorta

EMR 46

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù si trova nel deserto ed è tentato da Satana. Prima il diavolo gli parla della donna, ma vede che le sue parole non hanno effetto e cerca di far piegare Gesù parlandogli del pane. Gesù gli risponde come nel Vangelo, poi arriva la tentazione di andare al Tempio e la tentazione di adorare Satana, per ottenere potere. Il Salvatore risponde che è il Signore Dio ad essere adorato e il diavolo scompare con un ruggito di rabbia. Gli angeli appaiono allora per servire il Messia.

Gesù dà poi un dettato e ritorna all'aspetto simpatico di Satana. Se l'anima non sta attenta, può cadere nelle sue trappole. Cristo spiega che prima usa l'attrazione carnale e l'avidità per tentare i figli di Dio; poi lavora contro il lato morale (orgoglio) e lo spirito, togliendo l'amore e il timore di Dio.

Il Maestro mostra come si comportava: con il silenzio e la preghiera. È inutile discutere con Satana, perché è più forte di noi nella dialettica. "Solo Dio può sconfiggerlo", quindi possiamo usare la Parola di Dio per difenderci, perché lui non la sopporta.

Dopo la tentazione arriva la vittoria, perché gli angeli ci servono, inondandoci di grazia e di benedizioni. Dobbiamo avere la volontà di sconfiggere Satana e avere fede nell'aiuto di Dio e nella preghiera.

EMR 46.11-15

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

46.11 Dice Gesù:

«Ieri eri senza la tua forza, che è la mia volontà, ed eri perciò un essere semivivo. Ho fatto riposare le tue membra e ti ho fatto fare l’unico digiuno che ti pesi: quello della mia parola. Povera Maria! Hai fatto il mercoledì delle Ceneri. In tutto sentivi il sapor della cenere, poiché eri senza il tuo Maestro. Non mi facevo sentire. Ma c’ero.

Questa mattina, poiché l’ansia è reciproca, ti ho mormorato nel tuo dormiveglia: “Agnus Dei qui tollis peccata mundi, dona nobis pacem”, e te l’ho fatto ripetere molte volte, e tante te le ho ripetute. Hai creduto che parlassi su questo. No. Prima c’era il punto che ti ho mostrato e che ti commenterò. Poi questa sera ti illustrerò quest’altro.

46.12 Satana, lo hai visto, si presenta sempre con veste benevola.

Con aspetto comune. Se le anime sono attente, e soprattutto in spirituali contatti con Dio, avvertono quell’avviso che le rende guardinghe e pronte a combattere le insidie demoniache. Ma se le anime sono disattente al divino, separate da una carnalità che soverchia e assorda, non aiutate dalla preghiera che congiunge a Dio e riversa la sua forza come da un canale nel cuore dell’uomo, allora difficilmente esse si avvedono del tranello nascosto sotto l’apparenza innocua e vi cadono. Liberarsene è, poi, molto difficile.

46.13 Le due vie più comuni prese da Satana per giungere alle anime sono il senso e la gola. Comincia sempre dalla materia. Smantellata e asservita questa, dà l’attacco alla parte superiore. Prima il morale: il pensiero con le sue superbie e cupidigie; poi lo spirito, levandogli non solo l’amore — quello non esiste già più quando l’uomo ha sostituito l’amore divino con altri amori umani — ma anche il timore di Dio. È allora che l’uomo si abbandona in anima e corpo a Satana, pur di arrivare a godere ciò che vuole, godere sempre più.

46.14 Come Io mi sia comportato, lo hai visto. Silenzio e orazione. Silenzio. Perché, se Satana fa la sua opera di seduttore e ci viene intorno, lo si deve subire senza stolte impazienze e vili paure. Ma reagire con la sostenutezza alla sua presenza, e con la preghiera alla sua seduzione.

È inutile discutere con Satana. Vincerebbe lui, perché è forte nella sua dialettica. Non c’è che Dio che lo vinca. E allora ricorrere a Dio, che parli per noi, attraverso a noi. Mostrare a Satana quel Nome e quel Segno, non tanto scritti su una carta o incisi su un legno, quanto scritti e incisi nel cuore. Il mio Nome, il mio Segno. Ribattere a Satana, unicamente quando insinua che egli è come Dio, usando la parola di Dio. Egli non la sopporta.

46.15 Poi, dopo la lotta, viene la vittoria, e gli angeli servono e difendono il vincitore dall’odio di Satana. Lo ristorano con le rugiade celesti, con la grazia che riversano a piene mani nel cuore del figlio fedele, con la benedizione che accarezza lo spirito.

Occorre avere volontà di vincere Satana e fede in Dio e nel suo aiuto. Fede nella potenza della preghiera e nella bontà del Signore. Allora Satana non può fare del male.

Va’ in pace. Questa sera ti letificherò col resto».

EMR 46.11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

46.11 Dice Gesù:

«Ieri eri senza la tua forza, che è la mia volontà, ed eri perciò un essere semivivo. Ho fatto riposare le tue membra e ti ho fatto fare l’unico digiuno che ti pesi: quello della mia parola. Povera Maria! Hai fatto il mercoledì delle Ceneri. In tutto sentivi il sapor della cenere, poiché eri senza il tuo Maestro. Non mi facevo sentire. Ma c’ero.

Questa mattina, poiché l’ansia è reciproca, ti ho mormorato nel tuo dormiveglia: “Agnus Dei qui tollis peccata mundi, dona nobis pacem”, e te l’ho fatto ripetere molte volte, e tante te le ho ripetute. Hai creduto che parlassi su questo. No. Prima c’era il punto che ti ho mostrato e che ti commenterò. Poi questa sera ti illustrerò quest’altro.

EMR 47

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù cammina vicino al guado del Giordano. Passa un gruppo, tra cui Giovanni e Giacomo di Zebedeo. È Giovanni che si accorge del Maestro e gli va incontro con naturalezza, mentre suo fratello lo segue. Lo saluta chiamandolo l'Agnello di Dio. Gesù gli chiede chi sta cercando e l'Amato risponde che sta cercando il Maestro. Lo sa perché glielo ha detto Giovanni Battista e lo chiama Agnello perché ha sentito il Precursore chiamarlo così. Giovanni Battista è ora imprigionato e non hanno più la loro guida. Tuttavia, Giovanni presenta se stesso e Giacomo. Chiede dove abita Gesù e Gesù dice loro che chi lo segue dovrà lasciare tutto: "casa, genitori, modo di pensare e persino la vita". Non è un uomo ricco e per seguirlo bisogna rinascere spiritualmente in Dio. I due uomini vogliono comunque seguirlo e Gesù accetta la loro richiesta.

Cristo diede poi due dettati. Il primo riguardava la purezza e la verginità, compresa la verginità consacrata. Spiega che "ci sono diversi modi di essere vergine" e ritorna sul tema di coloro che fanno un voto al Signore. Se le anime fanno un voto, ma cedono alla sensualità (anche quella del pensiero), sono vergini solo a metà.

Il Maestro torna poi alla propria tentazione nel deserto e alla sensualità che il diavolo gli propose. Poi si sofferma sui puri, che vedono Dio. Infine, si concentra su Giovanni, che è il puro tra i discepoli e che fu il suo primo discepolo.

EMR 47.4-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

47.4 Dice Gesù:

«Il gruppo che mi aveva incontrato era numeroso. Ma uno solo mi riconobbe. Colui che aveva anima, pensiero e carne limpidi da ogni lussuria.

Insisto sul valore della purezza. La castità è sempre fonte di lucidità di pensiero. La verginità affina, poi, e conserva la sensibilità intellettiva ed affettiva a perfezione, che solo chi è vergine prova.

47.5 Vergine si è in molti modi. Forzatamente, e questo specie per le donne, quando non si è stati scelti per nozze di sorta. Dovrebbe esserlo anche per gli uomini. Ma non lo è. E ciò è male, perché da una gioventù anzitempo sporcata dalla libidine non potrà che venire un capo famiglia malato nel sentimento e sovente anche nella carne.

Vi è la verginità voluta, ossia quella di coloro che si consacrano al Signore in uno slancio dell’animo. Bella verginità! Sacrificio gradito a Dio! Ma non tutti poi sanno permanere in quel loro candore di giglio che sta rigido sullo stelo, teso al cielo, ignaro del fango del suolo, aperto solo al bacio del sole di Dio e delle sue rugiade.

Tanti restano fedeli materialmente al voto fatto. Ma infedeli col pensiero che rimpiange e desidera ciò che ha sacrificato. Questi non sono vergini che a metà. Se la carne è intatta, il cuore non lo è. Fermenta, questo cuore, ribolle, sprigiona fumi di sensualità, tanto più raffinata e riprovata quanto più è creazione del pensiero che accarezza, pasce, e aumenta continuamente immagini di appagamenti illeciti anche a chi è libero, più che illeciti a chi è votato.

Viene allora l’ipocrisia del voto. L’apparenza c’è, ma la sostanza manca. Ed in verità vi dico che, fra chi viene a Me col giglio spezzato dall’imposizione di un tiranno e chi vi viene col giglio non materialmente spezzato, ma sbavato dal rigurgito di una sensualità accarezzata e coltivata per empire di essa le ore di solitudine, Io chiamo “vergine” il primo e “non vergine” il secondo. E al primo do corona di vergine e duplice corona di martirio per la carne ferita e per il cuore piagato dalla non voluta mutilazione.

47.6 Il valore della purezza è tale che, tu lo hai visto, Satana si preoccupa per prima cosa di convincermi all’impurità. Esso lo sa bene che la colpa sensuale smantella l’anima e la fa facile preda alle altre colpe. La cura di Satana si è vòlta a questo punto capitale per vincermi.

Il pane, la fame, sono le forme materiali per l’allegoria dell’appetito, degli appetiti che Satana sfrutta ai suoi fini. Ben altro è il cibo che esso mi offriva per farmi cadere come ebbro ai suoi piedi! Dopo sarebbe venuta la gola, il denaro, il potere, l’idolatria, la bestemmia, l’abiura della Legge divina. Ma il primo passo per avermi era questo. Lo stesso che usò per ferire Adamo.

47.7 Il mondo schernisce i puri. I colpevoli di impudicizia li colpiscono. Giovanni Battista è una vittima della lussuria di due osceni. Ma se il mondo ha ancora un poco di luce, ciò si deve ai puri del mondo. Sono essi i servi di Dio e sanno capire Dio e ripetere le parole di Dio. Io ho detto: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. Anche dalla Terra. Essi, ai quali il fumo del senso non turba il pensiero, “vedono” Dio e l’odono e lo seguono, e l’additano agli altri.

47.8 Giovanni di Zebedeo è un puro. È il puro fra i miei discepoli. Che anima di fiore in un corpo d’angelo! Egli mi chiama con le parole del suo primo maestro e mi chiede di dargli pace. Ma la pace l’ha in sé per la sua vita pura, ed Io l’ho amato per questa sua purezza, alla quale ho affidato gli insegnamenti, i segreti, la Creatura più cara che avessi.

È stato il mio primo discepolo, il mio amante dal primo istante che mi vide. La sua anima s’era fusa con la mia sin dal giorno che m’aveva visto passare lungo il Giordano e m’aveva visto indicare dal Battista. Se anche non m’avesse incontrato di poi, al mio ritorno dal deserto, m’avrebbe cercato tanto da riuscire a trovarmi, perché chi è puro è umile e desideroso di istruirsi nella scienza di Dio e viene, come va l’acqua al mare, verso quelli che riconosce maestri nella dottrina celeste».

EMR 47.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

47.6 Il valore della purezza è tale che, tu lo hai visto, Satana si preoccupa per prima cosa di convincermi all’impurità. Esso lo sa bene che la colpa sensuale smantella l’anima e la fa facile preda alle altre colpe. La cura di Satana si è vòlta a questo punto capitale per vincermi.

Il pane, la fame, sono le forme materiali per l’allegoria dell’appetito, degli appetiti che Satana sfrutta ai suoi fini. Ben altro è il cibo che esso mi offriva per farmi cadere come ebbro ai suoi piedi! Dopo sarebbe venuta la gola, il denaro, il potere, l’idolatria, la bestemmia, l’abiura della Legge divina. Ma il primo passo per avermi era questo. Lo stesso che usò per ferire Adamo.

Dettaglio

Contestualizzazione: Gesù parla della purezza, della verginità dello spirito e torna alla tentazione nel deserto.

Sfida: Adamo ed Eva hanno commesso un peccato di lussuria (si veda la nota di Maria Valtorta qui sotto).

Nota di Maria Valtorta
Quando Gesù parla della sensualità che Satana ha usato per colpire Adamo, Maria Valtorta annota su una copia dattiloscritta: "L'uomo come figlio di Dio era stato ferito dall'orgoglio e dalla disobbedienza. L'uomo animale è rimasto. Era ferito dalla concupiscenza perché, una volta persa la grazia, aveva peccato come uomo naturale. Gesù era Dio e uomo. Intoccabile come Dio. Quindi solo come "uomo" poteva essere tentato da Satana.