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Note della parola chiave

Prepararsi alla missione di Gesù Cristo

Tema: Fatti sulla vita pubblica di Gesù Cristo

Comfort di lettura

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EMR 31.4-5.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

31.4 «Nazareth? Ma dovete rimanere qui. Il Messia deve crescere a Betlemme. È la città di Davide. L’Altissimo l’ha condotto, attraverso la volontà di Cesare, a nascere nella terra di Davide, la terra santa della Giudea. Perché portarlo a Nazareth? Voi sapete come presso i giudei sono giudicati i nazareni. Domani questo Bambino dovrà essere il Salvatore del suo popolo. Non bisogna che la città capitale sprezzi il suo Re perché viene da una terra che essa disprezza. Voi sapete quanto me come è cavilloso il Sinedrio e come sprezzanti le tre caste principali… E poi, qui, vicino ancora a me, potrò aiutarvi alquanto e mettere tutto quanto ho, non tanto di cose materiali ma di doni morali, a servizio di questo Neonato. E quando sarà in età di capire, sarò beato di essergli maestro come al mio bambino, per ottenere poi che, fatto grande, mi benedica. Dobbiamo pensare che Egli è destinato a tanta sorte e che perciò deve potersi presentare al mondo con tutte le carte per vincere facilmente la sua partita. Egli, certo, possederà la Sapienza. Ma anche solo il fatto che un sacerdote gli sia stato maestro lo renderà più accetto ai difficili farisei e agli scribi e gli spianerà la missione».

31.5 Maria guarda Giuseppe e Giuseppe guarda Maria. Sopra il capo innocente del Bambino, che dorme roseo e ignaro, si intreccia un muto scambio di domande. E sono domande velate di tristezza. Maria pensa alla sua casetta. Giuseppe pensa al suo lavoro. Qui tutto è da rifare, in un luogo dove solo pochi giorni prima erano degli sconosciuti. Qui non c’è niente di quelle cose care lasciate là e preparate con tanto amore per il Bambino.

(...) «E utile sarà certo. Pensateci e ne vedrete le ragioni».

«Si dice anche che il Messia sarà chiamato Nazareno…», obbietta Maria.

«Vero. Ma almeno, sinché non è adulto, fate che cresca in Giudea. Dice il Profeta: “E tu, Betlem Efrata, sarai la più grande perché da te uscirà il Salvatore”. Non parla di Nazareth. Forse quell’appellativo gli sarà dato per non sappiamo che motivo. Ma la sua terra è questa».

«Lo dici tu, sacerdote, e noi… e noi… con dolore ti ascoltiamo… e ti diamo retta. Ma che dolore!… Quando vedrò quella casa dove divenni Madre?». (...)

[In una dettatura che Maria impartisce in seguito, la Vergine dice:]

31.7 E un’altra cosa ti faccio osservare, anzi due.

Zaccaria è un sacerdote. Giuseppe non lo è. Ma pure osserva come colui che non lo è ha lo spirito in Cielo più del sacerdote. Zaccaria pensa umanamente e umanamente interpreta le Scritture perché, non è la prima volta che lo fa, si fa troppo guidare dal buon senso umano. Ne è stato punito. Ma ci ricasca ancora, benché meno gravemente. Aveva detto per la nascita di Giovanni: “Come può avvenire se io sono vecchio e mia moglie è sterile?”. Dice ora: “Per spianarsi la via, il Cristo deve crescere qui” e, con quella radichetta di orgoglio che persiste anche nei migliori, pensa di poter essere lui utile a Gesù. Non utile come vuol esserlo Giuseppe servendolo, ma utile facendogli da maestro… Dio lo ha perdonato per la buona intenzione. Ma aveva mai bisogno il “Maestro” di avere maestri?

Dettaglio

Nella prima parte, in EMV 31,4-5, è Zaccaria a parlare. Poi Maria fa un dettato e commenta l'atteggiamento di Zaccaria in 31,7

EMR 41.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

41.6 Hillel: «Fanciullo, chi ti ha insegnato queste parole?».

Gesù: «Lo Spirito di Dio. Non ho maestro umano. Questa è la Parola del Signore che vi parla attraverso le mie labbra».

Hillel: «Vieni fra noi, che io ti veda da presso, o fanciullo, e la mia speranza si ravvivi a contatto della tua fede e la mia anima si illumini al sole della tua».

EMR 41.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

41.9 Sciammai e i suoi accoliti: «Questo nazareno è Satana!».

Hillel e i suoi: «No. Questo fanciullo è Profeta di Dio. Resta con me, Bambino. La mia vecchiezza trasfonderà quanto sa al tuo sapere, e Tu sarai Maestro del popolo di Dio».

Gesù: «In verità ti dico che, se molti fossero come tu sei, salute verrebbe ad Israele. Ma la mia ora non è venuta. A Me parlano le voci del Cielo e nella solitudine le devo raccogliere finché non sarà la mia ora. Allora con le labbra e col sangue parlerò a Gerusalemme, e sarà mia la sorte dei Profeti lapidati e uccisi da essa. Ma sopra il mio essere è quello del Signore Iddio, al quale Io sottometto Me stesso come servo fedele per fare di Me sgabello alla sua gloria, in attesa che Egli faccia del mondo sgabello ai piedi del Cristo. Attendetemi nella mia ora. Queste pietre riudranno la mia voce e fremeranno alla mia ultima parola. Beati quelli che in quella voce avranno udito Iddio e crederanno in Lui attraverso ad essa. A questi il Cristo darà quel Regno che il vostro egoismo sogna umano, mentre è celeste, e per il quale Io dico: “Ecco il tuo servo, Signore, venuto a fare la tua volontà. Consumala, perché di compierla Io ardo”».

Dettaglio

Gesù risponde ai maestri nel Tempio.

EMR 79.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Dove li troviamo i pastori?».

«A cinque miglia da Ebron, sulle rive del fiume di cui chiedevi».

«Oltre quel colle, allora».

«Oltre».

«È molto caldo. L’estate… Dove andiamo dopo, Maestro?».

«In un luogo ancor più caldo. Ma vi prego di venire. Viaggeremo di notte. Le stelle sono tanto chiare che non vi è tenebra. Vi voglio mostrare un luogo…».

«Una città?».

«No… Un luogo… che vi farà capire il Maestro… forse meglio delle sue parole».

EMR 79.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«E noi?».

«Voi? Verrete, l’ho detto, per vedere la mia preparazione. Anche Io mi sono preparato alla missione».

«Andando da un rabbi?».

«No».

«Da Giovanni?».

«Ne presi solo il battesimo».

«E allora?».

«Betlemme ha parlato con le pietre ed i cuori. Anche lì dove ti porto, Giuda, le pietre ed un cuore, il mio, parleranno e ti daranno risposta».

Dettaglio

Gesù dà le sue istruzioni ai pastori Elia, Levi, Giuseppe e Isacco dopo averli trovati. A questo punto, Giuda interviene e chiede cosa farà il gruppo apostolico.

EMR 80.2-3.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Mi scuote la voce del mio Gesù: «Ed eccoci giunti dove volevo». Mi volgo. Lo vedo alle mie spalle, fra Giovanni, Simone e Giuda, presso la costa rocciosa del monte, là dove giunge un sentiero… sarebbe meglio dire: là dove un lungo lavoro di acque, nei mesi di pioggia, ha graffiato il calcare scavando nei secoli un canale appena disegnato, che sarà scolo alle acque delle cime e che ora è via per le capre selvatiche più che per gli uomini.

Gesù si guarda intorno e ripete: «Sì, qui vi volevo portare.

Qui il Cristo si è preparato alla sua missione».

«Ma qui non c’è nulla!».

«Non c’è nulla, l’hai detto».

«Con chi eri?».

«Col mio spirito e col Padre».

«Ah! fu sosta di poche ore!».

«No, Giuda. Non di poche ore. Di molti giorni…».

«Ma chi ti serviva? Dove dormisti?».

«Avevo a servi gli onagri che nella notte venivano a dormire nella loro tana… in questa, dove Io pure m’ero intanato… Avevo a serve le aquile che mi dicevano: “È giorno” col loro grido aspro, partendo per la preda. Avevo ad amici le piccole lepri che venivano a rodere le erbe selvagge quasi ai miei piedi… Mi era cibo e bevanda ciò che è cibo e bevanda del fiore selvaggio: la rugiada notturna, la luce del sole. Non altro».

«Ma perché?».

«Per prepararmi bene, come tu dici, alla mia missione. Le cose ben preparate riescono bene. Tu lo hai detto. E la mia cosa non era la piccola, inutile cosa di far brillare Me, Servo del Signore, ma di far comprendere agli uomini ciò che è il Signore e, attraverso questa comprensione, farlo amare in spirito di verità. Misero quel servo del Signore che pensa al suo trionfo e non a quello di Dio! Che cerca averne utile, che sogna mettersi in alto su un trono fatto… oh! fatto degli interessi di Dio, avviliti sino a toccare il suolo, essi che sono celesti interessi. Non è più servo, costui, anche se ne ha l’aspetto esterno. È un mercante, un trafficante, un falso che inganna sé, gli uomini e vorrebbe ingannare Dio… uno sciagurato che si crede principe ed è schiavo… È del Demonio, il suo re di menzogna. Qui, in questa tana, il Cristo per molti giorni visse di macerazioni e preghiera per prepararsi alla sua missione.

80.3

E dove vorresti fossi andato a prepararmi, Giuda?».

Giuda è perplesso, disorientato. Risponde infine: «Ma non saprei… Pensavo… da qualche rabbi… presso gli esseni… non so».

«E potevo trovare un rabbi che mi dicesse più di quanto mi diceva la Potenza e la Sapienza di Dio? E potevo Io – Io Verbo eterno del Padre, Io che ero quando il Padre creò l’uomo e so di quale spirito immortale e animato, e di quale potenza di giudizio libero e capace, abbia il Creatore dotato l’uomo – andare ad attingere scienza e capacità da quelli che negano l’immortalità dell’anima negando la finale risurrezione, e negano la libertà d’azione dell’uomo addossando virtù e vizi, azioni sante e malvagie, al destino che dicono fatale e non vincibile? Ah! no. (...)

Qui sono venuto. Ho preso la mia anima di Figlio dell’uomo e me la sono lavorata con gli ultimi tocchi, finendo il lavoro di trent’anni di annichilimento e di preparazione per andare perfetto al mio ministero. Ora Io vi chiedo di stare meco qualche giorno, in questa tana. Sarà sempre meno desolata la sosta, perché saremo quattro amici che fanno forza contro le tristezze, le paure, le tentazioni, le necessità della carne. Io ero solo. Sarà sempre meno penosa, perché ora è estate e qui, in alto, vi è il vento delle cime a temperare il calore. Io vi venni al finir della luna di tebet, e rigido era il vento che scendeva dalle nevi della vetta. Sarà sempre meno tormentosa, perché più breve e perché abbiamo ora quel minimo di cibo che può dare conforto alla nostra fame, e nelle piccole ghirbe di pelle che vi ho fatto dare dai pastori vi è tant’acqua da bastare per questi giorni di sosta. Io… io ho bisogno di strappare due anime a Satana. Non vi è che la penitenza che lo possa. Vi chiedo aiuto. Sarà formazione anche per voi. Imparerete come si strappano le prede a Mammona. Non tanto con le parole, quanto col sacrificio… Le parole!… Il frastuono satanico impedisce che siano udite… Ogni anima preda del Nemico è avvolta in turbini di voci infernali… Volete rimanere con Me? Ma se non volete, andate. Io resto. Ci ritroveremo a Tecua, presso il mercato».

«No, Maestro, io non ti lascio», dice Giovanni; mentre Simone contemporaneamente esclama: «Tu ci elevi volendoci teco in questa redenzione». Giuda… non mi pare molto entusiasta. Ma fa buon viso al… destino e dice: «Io resto».

«Prendete allora le ghirbe e le sacche e portatele dentro e, prima che il sole arda, spezzate legna e accumulatela presso lo spacco. La notte è rigida anche d’estate, qui, e non tutte le bestie sono buone. Un ramo lo accenderete subito. Là, di quella pianta di acacia gommosa. Brucia bene. Guarderemo fra le fessure per cacciare col fuoco aspidi e scorpioni. Andate»…

Dettaglio

Cristo si preparò alla sua missione.

Tebet: mese a cavallo tra dicembre e gennaio.

EMR 80.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La sosta è finita. Questa sosta. L’altra volta durò quaranta giorni… E vi dico ancora: era ancora inverno su questi pendii… e non avevo cibo. Un poco più difficile di questa volta, non è vero? So che avete sofferto anche ora. Il poco che avevamo e che vi davo era nulla, specie per la fame dei giovani. Era sufficiente solo a non farvi cadere languenti. L’acqua ancor meno. Il calore è torrido nel giorno. E voi direte che ciò non c’era nell’inverno. Ma allora c’era un vento secco, che scendeva bruciando i polmoni da quella cima e saliva da quella bassura carico di polvere desertica e asciugava più ancora di questo calore estivo, a cui può dare sollievo succhiare questi aciduli frutti che quasi son maturi. Allora il monte non dava che vento ed erbe bruciate dal gelo intorno alle acacie scheletrite. Non vi ho dato tutto, perché ho serbato gli ultimi pani e l’ultimo formaggio con l’ultima ghirba per il ritorno… Io so cosa fu il ritorno, esausto come ero, nella solitudine del deserto… Raccogliamo le nostre cose e andiamo. La notte è ancor più chiara di quella che qui ci condusse. Non vi è luna. Ma il cielo piove luce. Andiamo. Ricordatevi questo posto. Sappiate ricordare come si preparò Cristo e come si preparano gli apostoli. Come Io insegno si preparino gli apostoli.

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Gesù rimase alcuni giorni con Giovanni, Giuda e Simone lo Zelota nel deserto, dove fu tentato dal Diavolo. Ciò conferma che il suo soggiorno, dopo il Battesimo, durò 40 giorni.

EMR 80.8-11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Udite. Una volta ci fu uno, un uomo, che mi chiese se ero mai stato tentato. Che mi chiese se non avevo mai peccato. Che mi chiese se, nella tentazione, non avevo mai ceduto. E che si stupì perché Io, il Messia, ho chiesto, per resistere, l’aiuto del Padre dicendo: “Padre, non mi indurre in tentazione”».

Gesù parla piano, calmo, come narrasse un fatto a tutti ignoto… Giuda china il capo come impacciato. Ma gli altri sono tanto intenti a guardare Gesù che non lo vedono.

Gesù continua: «Ora voi, miei amici, potete sapere ciò che solo lievemente seppe quell’uomo. Dopo il battesimo – ero mondo, ma non si è mai mondi abbastanza rispetto all’Altissimo, e l’umiltà di dire “sono uomo e peccatore” è già battesimo che fa mondo il cuore – sono venuto qui. Ero stato chiamato “l’Agnello di Dio” da colui che, santo e profeta, vedeva la Verità e vedeva scendere lo Spirito sul Verbo e farlo Unto del suo crisma d’amore, mentre la voce del Padre empiva i cieli del suo suono dicendo: “Ecco il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto”. Tu, Giovanni, eri presente quando il Battista ha ripetuto le parole… Dopo il battesimo, benché mondo per natura e mondo per figura, volli “prepararmi”. Sì, Giuda. Guardami. Il mio occhio ti dica ciò che ancor tace la bocca. Guardami, Giuda. Guarda il tuo Maestro che non si è sentito superiore all’uomo per essere il Messia e che anzi, sapendo di esser l’Uomo, ha voluto esserlo in tutto, fuorché nel condiscendere al male. Ecco, così».

Ora Giuda ha alzato il viso e guarda Gesù che ha di fronte. La luce delle stelle fa brillare gli occhi di Gesù come fossero due stelle fisse in un pallido volto.

80.9 «Per prepararsi ad essere maestri bisogna essere stati scolari. Io tutto sapevo come Dio. La mia intelligenza mi poteva anche fare capire le lotte dell’uomo, per potere intellettivo e intellettualmente. Ma un giorno qualche mio povero amico, qualche mio povero figlio, avrebbe potuto dire e dirmi: “Tu non sai cosa è esser uomo e avere senso e passioni”. Sarebbe stato rimprovero giusto. Sono venuto qui, anzi là, su quel monte, per prepararmi… non solo alla missione… ma alla tentazione. Vedete? Qui dove voi siete, Io fui tentato. Da chi? Da un mortale? No. Troppo lieve sarebbe stato il suo potere. Sono stato tentato da Satana, direttamente.

Ero sfinito. Da quaranta giorni non mangiavo… Ma, finché ero stato perso nell’orazione, tutto si era annullato nella gioia del parlare con Dio, più che annullato: reso sopportabile. Lo sentivo come un disagio della materia, circoscritto alla materia sola… Poi sono tornato nel mondo… sulle vie del mondo… e ho sentito i bisogni di chi è sul mondo. Ho avuto fame. Ho avuto sete. Ho sentito il freddo pungente della notte desertica. Ho sentito il corpo affranto dalla mancanza del riposo, del letto, e dal lungo cammino fatto in condizioni di spossatezza tale che mi impedivano di andare oltre…

Perché ho una carne anche Io, amici. Una vera carne. Ed essa è soggetta alle stesse debolezze che hanno tutte le carni. E con la carne ho un cuore. Sì. Dell’uomo ho preso la prima e la seconda delle tre parti che fanno l’uomo. Ho preso la materia con le sue esigenze e il morale con le sue passioni. E, se per mia volontà ho piegato in sul nascere tutte le passioni non buone, ho lasciato crescessero potenti come cedri secolari le sante passioni dell’amore filiale, dell’amore patrio, delle amicizie, del lavoro, di tutto quanto è ottimo e santo. E qui ho sentito nostalgia della Mamma lontana, qui ho sentito bisogno delle sue cure sulla mia fralezza umana, qui ho sentito rinnovarsi il dolore di essermi staccato dall’Unica che mi amasse perfettamente, qui ho presentito il dolore che mi è serbato e il dolore del suo dolore, povera Mamma, che non avrà più lacrime, tante ne dovrà spargere per il suo Figlio e per opera degli uomini. E qui ho sentito la stanchezza dell’eroe e dell’asceta, che in un’ora di premonizione si rende cognito dell’inutilità del suo sforzo… Ho pianto… La tristezza… richiamo magico per Satana. Non è peccato esser tristi se l’ora è penosa. È peccato cedere oltre alla tristezza e cadere in inerzia o in disperazione. Ma Satana subito viene quando vede uno caduto in languore di spirito.

È venuto. In veste di benigno viandante. Prende sempre aspetti benigni… Avevo fame… e avevo i trent’anni nel sangue. Mi ha offerto il suo aiuto. E prima mi ha detto: “Di’ a queste pietre che divengano pane”. Ma prima ancora… sì… prima ancora mi aveva parlato della donna… Oh! egli ne sa parlare. La conosce a fondo. L’ha corrotta per il primo, per farne sua alleata di corruzione. Non sono solo il Figlio di Dio. Sono Gesù, l’operaio di Nazaret. Ho detto a quell’uomo che mi parlava allora, chiedendomi se conoscevo tentazione, e quasi mi accusava di esser ingiustamente beato per non aver peccato: “L’atto placa nel soddisfacimento. La tentazione respinta non cade ma si fa più forte, anche perché Satana l’aizza”. Ho respinto la tentazione e della fame della donna e della fame del pane. E sappiate che Satana mi prospettava la prima, né aveva torto, umanamente giudicando, come la migliore alleata per affermarsi nel mondo.

La Tentazione, non vinta dal mio: “Non di solo senso vive l’uomo”, mi parlò allora della mia missione. Voleva sedurre il Messia dopo aver tentato il Giovane. E mi spronò ad annichilire gli indegni ministri del Tempio con un miracolo… Non si piega il miracolo, fiamma di Cielo, a farne cerchio di vimini per incoronarsi di esso… E non si tenta Dio chiedendo miracoli a fini umani. Questo voleva Satana. Il motivo presentato era il pretesto; la verità era: “Gloriati d’esser il Messia”, per portarmi all’altra concupiscenza: quella dell’orgoglio.

Non vinto dal mio: “Non tenterai il Signore Dio tuo”, mi circuì con la terza forza della sua natura: l’oro. Oh! l’oro! Grande cosa il pane e più grande la donna per chi ha bramosia di cibo o di piacere. Grandissima cosa l’acclamazione delle folle per l’uomo… Per queste tre cose quanti delitti si fanno! Ma l’oro… Ma l’oro… Chiave che apre, cerchio che salda, esso è l’alfa e l’omega di novantanove su cento delle azioni umane. Per il pane e la donna l’uomo diviene ladro. Per il potere anche omicida. Ma per l’oro diviene idolatra. Il re dell’oro, Satana, mi ha offerto il suo oro purché lo adorassi… L’ho trapassato con le parole eterne: “Adorerai solo il Signore Iddio tuo”.

Qui. Qui è avvenuto questo».

80.10 Gesù si è alzato. Pare più alto del solito nella piatta natura che lo circonda, nella luce lievemente fosforescente che piove dalle stelle. Anche i discepoli si alzano. Gesù continua a parlare fissando intensamente Giuda.

«Allora sono venuti gli angeli del Signore… L’Uomo aveva vinto la triplice battaglia. L’Uomo sapeva cosa voleva dire essere uomo e aveva vinto. Era esausto. La lotta era stata più esauriente del lungo digiuno… Ma lo spirito giganteggiava… Io credo che ne hanno trasalito i Cieli a questo mio completamento di creatura dotata di cognizione. Io credo che da quel momento è venuto in Me il potere di miracolo. Ero stato Dio. Ero divenuto l’Uomo. Ora, vincendo l’animale che era connesso alla natura dell’uomo, ecco Io ero l’Uomo-Dio. Lo sono. E come Dio tutto posso. E come Uomo tutto conosco. Fate anche voi come Me, se vorrete fare ciò che Io faccio. E fatelo in memoria di Me.

Quell’uomo si stupiva che avessi chiesto l’aiuto del Padre. E l’avessi pregato di non indurmi in tentazione. Di non lasciarmi cioè in balìa della Tentazione oltre le mie forze. Credo che quell’uomo, ora che sa, non se ne stupirà più. Fate anche voi così, in memoria di Me e per vincere come Me, e non dubitate mai, vedendomi forte in tutte le tentazioni della vita, vittorioso nelle battaglie dei cinque sensi, e del senso e del sentimento, sulla mia natura di vero Uomo oltre che di Dio. Ricordatevi di tutto ciò.

80.11 Vi avevo promesso di portarvi là dove avreste potuto conoscere il Maestro… dall’alba del suo giorno, un’alba pura come questa che sorge, al meriggio della sua vita. Quello da cui mi sono partito per andare incontro alla mia umana sera… Ho detto a un di voi: “Anche Io mi sono preparato”. Lo vedete che era vero. Vi ringrazio di avermi fatto compagnia in questo ritorno nel luogo natale e nel luogo penitenziale. I primi contatti col mondo mi avevano già nauseato e sconfortato. È troppo brutto. Ora la mia anima si è nutrita del midollo del leone: della fusione col Padre nell’orazione e nella solitudine. E posso tornare nel mondo per riprendere la mia croce, la mia prima croce di Redentore: quella del contatto col mondo. Col mondo, nel quale troppo poche sono le anime che han nome Maria, che han nome Giovanni…

Dettaglio

Sommario: Lezione sulla tentazione di Cristo. Si parla di Satana, della tentazione del Signore, del fatto che Egli è l'Uomo-Dio e quindi il Figlio dell'Uomo...

Annotazione

Matteo 3, 13-17 e 4, 1-11: Allora apparve Gesù. Era venuto dalla Galilea al Giordano da Giovanni, per essere battezzato da lui. Giovanni voleva impedirglielo e diceva: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e sei tu che vieni da me!». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché è giusto che adempiamo così ogni giustizia». Allora Giovanni lo lasciò fare. Non appena Gesù fu battezzato, uscì dall’acqua, ed ecco che i cieli si aprirono: vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. E dai cieli una voce diceva: «Questi è il mio Figlio prediletto, in cui mi compiaccio».

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.

Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pane». Ma Gesù rispose: «Sta scritto: L’uomo non vive solo di pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

Allora il diavolo lo portò nella Città Santa, lo pose in cima al Tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: Egli darà ordine ai suoi angeli riguardo a te, e: Ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non urti contro una pietra». Gesù gli disse: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo».

Il diavolo lo portò ancora su un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria. Gli disse: «Tutto questo te lo darò, se, cadendo ai miei piedi, ti prostrerai davanti a me. Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana! Perché sta scritto: “Adorerai il Signore tuo Dio e a lui solo renderai culto”».

Allora il diavolo lo lasciò. Ed ecco che gli angeli si avvicinarono e lo servivano.

Marco 1, 9-13

In quei giorni, Gesù venne da Nazaret, città della Galilea, e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. E subito, uscendo dall’acqua, vide i cieli aprirsi e lo Spirito scendere su di lui come una colomba. E una voce dal cielo disse: «Tu sei il mio Figlio prediletto; in te mi compiaccio». » Subito lo Spirito condusse Gesù nel deserto e là rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Viveva tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Luca 3, 21-22 e 4,1-13: Mentre tutto il popolo si faceva battezzare e, dopo essere stato battezzato anche lui, Gesù pregava, il cielo si aprì. Lo Spirito Santo, sotto forma corporea, come una colomba, discese su Gesù, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio Figlio prediletto; in te trovo la mia gioia».

Gesù, pieno di Spirito Santo, lasciò le rive del Giordano; nello Spirito fu condotto nel deserto, dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni e, quando quel tempo fu trascorso, ebbe fame.

Allora il diavolo gli disse: «Se sei Figlio di Dio, ordina a questa pietra di diventare pane». Gesù rispose: «Sta scritto: L'uomo non vive solo di pane».

Allora il diavolo lo portò in alto e gli mostrò in un istante tutti i regni della terra. Gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la gloria di questi regni, perché mi è stato dato e lo do a chi voglio. Tu dunque, se ti prostrerai davanti a me, avrai tutto questo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Al Signore tuo Dio ti prostrerai, a lui solo renderai culto”».

Poi il diavolo lo condusse a Gerusalemme, lo pose in cima al tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù da qui; poiché sta scritto: Egli comanderà ai suoi angeli di custodirti; e ancora: Ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non urti contro una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non tentare il Signore Dio tuo».

Avendo così esaurito ogni forma di tentazione, il diavolo si allontanò da Gesù fino al momento stabilito.

Giovanni 1, 29-34: Il giorno seguente, vedendo Gesù venire verso di lui, Giovanni disse: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo; è di lui che ho detto: “L’uomo che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me”. E io non lo conoscevo; ma, se sono venuto a battezzare con l’acqua, è perché fosse manifestato a Israele». Allora Giovanni rese questa testimonianza: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e rimanere su di lui. E io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare nell’acqua mi ha detto: “Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e rimanere, quello battezza nello Spirito Santo”. Io ho visto e rendo testimonianza: questi è il Figlio di Dio».