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Note della parola chiave

La castità di San Giuseppe

Tema: Fatti ed elementi biblici nel Nuovo Testamento · Pagina 1 di 2

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EMR 12.5-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

12.5 Il Sommo Sacerdote dà a Giuseppe il ramo in fiore, e poi gli pone la mano sulla spalla e dice: «Non è ricca, e tu lo sai, la sposa che Dio ti dona. Ma ogni virtù è in Lei. Siine sempre più degno. Non vi è fiore in Israele vago e puro al par di Lei. Uscite tutti, ora. Resti Giuseppe. E tu, Zaccaria, parente, conduci la sposa».

Escono tutti, meno il Sommo Sacerdote e Giuseppe. La tenda viene ricalata sull’uscio.

Giuseppe sta tutto umile presso il maestoso Sacerdote. Un silenzio, e poi questo gli dice: «Maria ha da dirti un suo voto. Tu aiuta la sua timidezza. Sii buono con la buona».

«Metterò la mia virilità al suo servizio e nessun sacrificio mi peserà per Lei. Siine certo».

Entra Maria con Zaccaria e Anna di Fanuel.

«Vieni, Maria», dice il Pontefice.

[...]

«Lavorerò al tuo orto nelle prime e nelle ultime ore del giorno. Ora il tempo di luce si allunga sempre più. Per la primavera voglio sia tutto in ordine per la tua gioia. Guarda, questo è un ramo del mandorlo che sta contro casa. Ho voluto cogliere questo… — si entra per ogni dove dalla siepe rovinata, ma ora la rifarò solida e forte — ho voluto cogliere questo pensando che, se io fossi stato il prescelto — non lo speravo perché sono nazareo[2] e ho ubbidito perché ordine di Sacerdote, non per desiderio di nozze — pensando, dicevo, che tu avresti avuto gioia ad avere un fiore del tuo giardino. Eccotelo, Maria. Con esso ti dono il mio cuore, che come esso è fiorito sino ad ora solo per il Signore, ed ora fiorisce per te, sposa mia».

12.7 Maria prende il ramo. È commossa e guarda Giuseppe con un viso sempre più sicuro e radioso. Si sente sicura di lui. Quando poi egli dice: «Sono nazareo», il suo volto si fa tutto luminoso, ed Ella si fa coraggio. «Io pure sono tutta di Dio, Giuseppe. Non so se il Sommo Sacerdote te l’ha detto…».

«Mi ha detto solo che tu sei buona e pura, e che hai da dirmi un tuo voto, e d’esser buono con te. Parla, Maria. Il tuo Giuseppe vuole farti felice in ogni tuo desiderio. Non t’amo con la carne. Ti amo con lo spirito mio, santa fanciulla che Dio mi dona! Vedi in me un padre e un fratello, oltre che uno sposo. E come a padre confidati, come a fratello affidati».

«Fin dall’infanzia mi son consacrata al Signore. So che questo non si fa in Israele. Ma io sentivo una Voce chiedermi la mia verginità in sacrificio d’amore per l’avvento del Messia. Da tanto l’attende Israele!… Non è troppo rinunciare per questo alla gioia d’esser madre!».

Giuseppe la guarda fissamente come volesse leggerle nel cuore, e poi prende le due manine, che ancora hanno fra le dita il ramoscello fiorito, e dice: «Ed io unirò il mio sacrificio al tuo, e ameremo tanto con la nostra castità l’Eterno che Egli darà più presto alla Terra il Salvatore, permettendoci di vedere la sua Luce splendere nel mondo. Vieni, Maria. Andiamo davanti alla sua Casa e giuriamo di amarci come gli angeli fra loro.

12.8 Poi io andrò a Nazareth a preparare tutto per te, nella tua casa se ami andare in quella, altrove se vuoi altrove».

«Nella mia casa… Vi era una grotta là in fondo… Vi è ancora?».

«Vi è, ma non è più tua… Ma te ne farò una ove starai fresca e quieta nelle ore più calde. La farò quanto possibile uguale. E, dimmi, chi vuoi con te?».

«Nessuno. Non ho paura. La madre d’Alfeo, che sempre viene a trovarmi, mi farà compagnia un poco nel giorno, e la notte preferisco esser sola. Nulla mi può accadere di male».

«E poi ora ci sono io… Quando devo venire a prenderti?».

«Quando tu vuoi, Giuseppe».

«Allora verrò non appena la casa è ordinata. Non toccherò nulla. Voglio tu trovi come tua madre ha lasciato. Ma voglio sia piena di sole e ben monda, per accoglierti senza tristezza. Vieni, Maria. Andiamo a dire all’Altissimo che lo benediciamo».

Non vedo altro. Ma mi resta in cuore il senso di sicurezza che prova Maria…

Dettaglio

Giuseppe è appena stato scelto come marito di Maria. Il sommo sacerdote ha mandato Zaccaria a prendere la giovane vergine e lui è rimasto solo con lo sposo felice.

EMR 13.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Non sei orfana, ché i tuoi sono teco e hai uno sposo che ti è padre e madre, tanto è perfetto…».

«Oh! sì! Questo è vero. Di lui non mi posso certo rammaricare. In men di due mesi è venuto due volte, ed oggi viene per la terza, sfidando piogge e tempo ventoso, per prendere ordini da me… Pensa: ordini! Io che sono una povera donna e di lui tanto più giovane! E non mi ha negato nulla. Anzi neppure attende che io chieda. Pare che un angelo gli dica ciò che io desidero, e me lo dice lui prima che io parli. L’ultima volta ha detto: “Maria, io penso che tu preferisca stare nella tua casa paterna. Dato che sei figlia erede, lo puoi fare, se credi. Io verrò in casa tua. Solo, per osservare il rito, tu andrai per una settimana in casa di Alfeo, mio fratello. Maria ti ama tanto già. E da là partirà la sera delle nozze il corteo che ti porterà a casa”. Non è gentile? Non gli è importato neppure di far dire alla gente che egli non ha una casa che mi piaccia… A me sarebbe sempre piaciuta, perché vi è lui, tanto buono. Ma certo… preferisco la mia casa,… per i ricordi… Oh! è buono Giuseppe!».

«Che ha detto del voto? Ancora non mi dicesti nulla».

«Nulla ha opposto. Anzi, saputene le ragioni, ha detto: “Io unirò il mio sacrificio al tuo”».

«È un giovane santo!», dice Anna di Fanuel.

Dettaglio

Elisabetta parla di Giuseppe e dice a Maria:

EMR 13.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Mentre attendono non so che, Giuseppe dice (lo dice appartandosi un poco con Maria): «Ho pensato in questo tempo al tuo voto. Io ti ho detto che lo condivido. Ma più vi penso e più comprendo che non basta il nazareato temporaneo, sebbene rinnovato più volte. Ti ho compresa, Maria. Non ancora merito la parola della Luce. Ma un murmure me ne viene. E questo mi fa leggere il tuo segreto, almeno nelle linee più forti. Sono un povero ignorante, Maria. Sono un povero operaio. Non so di lettere e non ho tesori. Ma ai piedi tuoi metto il mio tesoro. In perpetuo. La mia castità assoluta, per esser degno di starti accanto, Vergine di Dio, “sorella mia sposa, chiuso giardino, fonte sigillata”, come dice l’Avo nostro, che forse scrisse il Cantico vedendo te… Io sarò il guardiano di questo giardino d’aromi, in cui sono le più preziose frutta e da cui sgorga una polla d’acqua viva con impeto soave: la tua dolcezza, o sposa che col tuo candore mi hai conquiso lo spirito, o tutta bella. Bella più di un’aurora, sole che splendi poiché ti splende il cuore, o tutta amore per il tuo Dio e per il mondo, a cui vuoi dare il Salvatore col tuo sacrificio di donna. Vieni, mia amata», e la prende delicatamente per mano, guidandola verso la porta.

Dettaglio

Durante il fidanzamento nel Tempio, Giuseppe raggiunse Maria e la prese in disparte per un momento.

Annotazione

Cantico dei Cantici 4, 12

Ct 4, 12 : Giardino chiuso, sorella mia promessa sposa, fontana chiusa, sorgente sigillata.

EMR 13.8-10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

13.8 Dice Gesù:

«Che dice il libro della Sapienza cantando le lodi di essa? “Nella sapienza è infatti lo spirito d’intelligenza, santo, unico, molteplice, sottile”. E continua enumerandone le doti, terminando il periodo con le parole: “…che tutto può, tutto prevede, che comprende tutti gli spiriti, intelligente, puro, sottile. La sapienza penetra con la sua purezza, è vapore della virtù di Dio… per questo nulla in lei vi è d’impuro… immagine della bontà di Dio. Pur essendo unica può tutto, immutabile come è rinnovella ogni cosa, si comunica alle anime sante e forma gli amici di Dio e i profeti”.

13.9 Tu hai visto come Giuseppe, non per cultura umana ma per istruzione soprannaturale, sappia leggere nel libro sigillato della Vergine intemerata, e come rasenti le profetiche verità col suo “vedere” un mistero soprumano là dove gli altri vedevano unicamente una grande virtù. Impregnato di questa sapienza, che è vapore della virtù di Dio e certa emanazione dell’Onnipotente, si dirige con spirito sicuro nel mare di questo mistero di grazia che è Maria, si intona con Lei con spirituali contatti in cui, più che le labbra, sono i due spiriti che si parlano nel sacro silenzio delle anime, dove ode voci unicamente Dio e le percepiscono coloro che a Dio sono grati, perché servi a Lui fedeli e di Lui pieni.

La sapienza del Giusto, che aumenta per l’unione e vicinanza con la Tutta Grazia, lo prepara a penetrare nei segreti più alti di Dio e a poterli tutelare e difendere da insidie d’uomo e di demone. E intanto lo rinnovella. Del giusto fa un santo, del santo il custode della Sposa e del Figlio di Dio.

Senza sollevare il sigillo di Dio, egli, il casto, che ora porta la sua castità ad eroismo angelico, può leggere la parola di fuoco scritta sul diamante virginale dal dito di Dio, e vi legge quello che la sua prudenza non dice, ma che è ben più grande di quel che lesse Mosè sulle tavole di pietra. E, perché occhio profano non sfiori il Mistero, egli si pone, sigillo sul sigillo, arcangelo di fuoco sulla soglia del Paradiso, entro il quale l’Eterno prende le sue delizie “passeggiando al rezzo della sera” e parlando con Quella che è il suo amore, bosco di gigli in fiore, aura profumata di aromi, venticello di freschezza mattutina, vaga stella, delizia di Dio. La nuova Eva è lì, davanti a lui, non osso delle sue ossa né carne della sua carne, ma compagna della sua vita, Arca viva di Dio, che egli riceve in tutela e che a Dio egli deve rendere pura come l’ha ricevuta.

“Sposa a Dio” era scritto in quel libro mistico dalle pagine immacolate… E quando il sospetto, nell’ora della prova, gli fischiò il suo tormento, egli, come uomo e come servo di Dio, soffrì, come nessuno, per il sospettato sacrilegio. Ma questa fu la prova futura. Ora, in questo tempo di grazia, egli vede e mette sé al servizio più vero di Dio. Dopo verrà la bufera della prova, come per tutti i santi, per esser provati e resi coadiutori di Dio.

13.10 Cosa si legge nel Levitico? “Di’ ad Aronne tuo fratello di non entrare in ogni tempo nel santuario che è dietro al Velo dinanzi al propiziatorio che copre l’Arca, per non morire — ché Io apparirò nella nuvola sopra l’oracolo — se prima non avrà fatto queste cose: offrirà un vitello per il peccato e un montone in olocausto, indosserà la tunica di lino e con brache di lino coprirà la sua nudità”.

E veramente Giuseppe entra, quando Dio vuole e quanto Dio vuole, nel santuario di Dio, oltre il velo che cela l’Arca sulla quale si libra lo Spirito di Dio, e offre sé e offrirà l’Agnello, olocausto per il peccato del mondo e l’espiazione di esso peccato. E questo fa, vestito di lino e con mortificate le membra virili per abolirne il senso, che una volta, al principio dei tempi, ha trionfato ledendo il diritto di Dio sull’uomo, e che ora sarà conculcato nel Figlio, nella Madre e nel padre putativo, per tornare gli uomini alla Grazia e rendere a Dio il suo diritto sull’uomo.

Dettaglio

Dopo aver dato la visione del fidanzamento di Giuseppe e Maria, Gesù parla del suo padre putativo e dice:

EMR 14.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ma come?», dice Alfeo. «Non fate nozze quest’estate?».

«No. Maria desidera filare i pannilani, uniche cose che manchino al corredo. Ed io sono contento che così sia. È tanto giovane, Maria, che nulla è se si attende un anno e oltre. Intanto si ambienta alla casa…».

«Mah! Tu sei sempre stato un poco diverso dagli altri e lo sei anche ora. Non so chi non avrebbe fretta di avere in moglie un fiore come è Maria, e tu ci metti dei mesi fra mezzo!…».

«Gioia lungamente attesa, gioia più intensamente goduta», risponde Giuseppe con un fine sorriso.

Il fratello si stringe nelle spalle e chiede: «E allora? Quando conti pensare alle nozze?».

«Al sedicesimo anno di Maria. Dopo la festa dei Tabernacoli. Saran dolci le sere d’inverno per i novelli sposi!…», e sorride ancora guardando Maria. Un sorriso d’intesa segreta e soave. Di una castità fraterna che consola.

Dettaglio

Maria torna a Nazareth dopo aver vissuto per anni nel Tempio. È promessa sposa di Giuseppe e Alfeo, suo fratello, viene a sapere che non si sposeranno subito.

EMR 18.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.4 Parlano fra loro. Giuseppe racconta come ha passato la giornata. Parla dei suoi nipotini. Si interessa del lavoro di Maria e dei suoi fiori. Promette di portarle dei fiori tanto belli che il Centurione gli ha promessi. «Sono fiori che noi non abbiamo. Li hanno portati da Roma. Mi ha promesso le piantine. Ora, quando la luna è propizia, te li pianto. Hanno bei colori e un odore molto buono. Li ho visti l’estate scorsa, perché fioriscono d’estate. Ti profumeranno tutta la casa. Poi poterò le piante a luna buona. È tempo».

Maria sorride e ringrazia. Un silenzio. Giuseppe guarda la testa bionda di Maria curva sul suo ricamo. Uno sguardo di amore angelico. Certo, se un angelo amasse una donna d’amore di sposo, la guarderebbe così.

Dettaglio

Giuseppe andò incontro a Maria a casa sua, quando erano fidanzati e dovevano sposarsi. Maria aveva appena vissuto l'Annunciazione.

EMR 18.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.7 Dice Maria:

«Figlia cara, quando, cessata l’estasi che mi aveva fatta piena di inesprimibile gioia, io tornai ai sensi della Terra, il primo pensiero che, pungente come spina di rose, mi punse il cuore fasciato nelle rose del Divino Amore, a me Sposo da qualche istante, fu il pensiero di Giuseppe.

Io l’amavo, ormai, questo mio santo e previdente custode. Da quando il volere di Dio, attraverso la parola del suo Sacerdote, mi aveva voluta sposata a Giuseppe, io avevo potuto conoscere ed apprezzare la santità di questo Giusto. Congiunta a lui, avevo sentito cessare il mio smarrimento d’orfana, né avevo più rimpianto il perduto asilo del Tempio. Egli era dolce come il padre perduto. Presso a lui mi sentivo sicura come presso il Sacerdote. Ogni titubanza era caduta, non solo caduta. Ma anche dimenticata, tanto si era allontanata dal mio cuore di vergine, perché avevo capito che non avevo da titubare, da temere di nulla rispetto a Giuseppe. Più sicura di un bambino nelle braccia della mamma, era la mia verginità affidata a Giuseppe.

EMR 25.11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Chiusa nella mia casa, sola, nella casa dove tutto mi ricordava l’Annuncio e l’Incarnazione, e dove tutto mi ricordava Giuseppe a me sposato in una illibata verginità, io ho dovuto resistere allo sconforto, alle insinuazioni di Satana e sperare, sperare, sperare. E pregare, pregare, pregare. E perdonare, perdonare, perdonare al sospetto di Giuseppe, al suo sommovimento di giusto sdegno.

Dettaglio

Maria parla del momento in cui Giuseppe si rende conto che è madre. In questo passaggio, ricorda la realtà della sua verginità e dell'Incarnazione.

EMR 35.10-11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

L’ultima visione, poiché voglio parlare di essa e trascurare di parlare d’altro — ché tanto è inutile, perché il mondo non vuole udire la verità che lo riguarda — illumina un particolare citato due volte nel Vangelo di Matteo, una frase ripetuta due volte: “Levati, prendi il Fanciullo e sua Madre e fuggi in Egitto”; “Levati, prendi il Fanciullo e la Madre di Lui e torna nella terra di Israele”. E tu hai visto che Maria era sola nella sua stanza col Bambino.

Molto è combattuta, da coloro che per esser fango putrido non ammettono che uno di loro possa esser ala e luce, la verginità di Maria dopo il parto e la castità di Giuseppe. Sono disgraziati dall’animo tanto corrotto e dalla mente tanto prostituita alla carne, da essere incapaci di pensare che uno come loro possa rispettare la donna vedendo in lei l’anima e non la carne, ed elevare se stessi vivendo in un’atmosfera soprannaturale, appetendo non a ciò che è carne, ma a ciò che è Dio.

Ebbene, a questi negatori del più bello, a questi vermi incapaci di divenire farfalla, a questi rettili coperti dalla bava della loro libidine, incapaci di comprendere la bellezza di un giglio, Io dico che Maria fu e rimase vergine, e che l’anima sola fu sposata a Giuseppe, come lo spirito suo fu congiunto unicamente allo Spirito di Dio e per opera di Lui concepì l’Unico suo portato: Io, Gesù Cristo, Unigenito di Dio e di Maria.

Non è questa una tradizione fiorita dopo, per un amoroso rispetto della Beata che mi fu Madre. È verità, e fin dai primi tempi fu nota.

Matteo non nacque secoli dopo. Era contemporaneo di Maria. Matteo non era un povero ignorante vissuto nelle selve e facile a credere ad ogni fandonia. Era un impiegato alle imposte, direste ora voi; un gabelliere, dicevamo noi allora. Sapeva vedere, udire, capire, scegliere il vero dal non vero. Matteo non udì le cose per sentito dire da terzi. Ma le raccolse dal labbro di Maria, alla quale il suo amore per il Maestro e per la verità lo aveva spinto a fare domande.

Non penso già che codesti negatori della inviolabilità di Maria pensino che Ella abbia potuto mentire. Gli stessi parenti miei l’avrebbero potuta smentire, se vi fossero stati altri figli. Giacomo, Giuda, Simone e Giuseppe erano condiscepoli di Matteo. Perciò facile a questo confrontare le versioni, se più versioni vi fossero state. E Matteo non dice mai: “Levati e prendi tua moglie”; dice: “Prendi la Madre di Lui”. Prima dice: “Vergine sposata a Giuseppe”; “Giuseppe suo sposo”.

35.11 Né mi dicano, costoro, che ciò era un modo di dire degli ebrei, quasi che dire “moglie” fosse un’infamia. No, negatori della Purezza. Dalle prime parole del Libro[1] si legge: “…e si unirà a sua moglie”. È detta “compagna” sino al momento della consumazione sensuale del coniugio, e poi viene chiamata “moglie” in diverse riprese e in diversi capitoli. E così delle spose dei figli di Adamo. E così di Sara, chiamata “moglie” di Abramo: “Sara, tua moglie”; e “Prendi tua moglie e le tue due figlie” è detto a Lot. E nel libro di Rut è scritto: “La Moabita, moglie di Mahalon”. E nel primo libro dei Re è detto: “Elcana ebbe due mogli”; e oltre: “Elcana poi conobbe sua moglie Anna”; e ancora: “Eli benedisse Elcana e la moglie di lui”. E sempre nel libro dei Re è detto: “Betsabea, moglie di Uria Eteo, divenne moglie di Davide e gli partorì un figlio”. E che si legge nell’azzurro libro di Tobia, quello che la Chiesa vi canta alle vostre nozze per consigliarvi di esser santi nel matrimonio? Si legge: “Or quando Tobia con la moglie e col figlio arrivò…”; e ancora: “Tobia riuscì a fuggire col figlio e con la sua moglie”.

E nei Vangeli, ossia in tempi contemporanei a Cristo, in cui perciò si scriveva con linguaggio moderno, rispetto a quei tempi, e perciò non è da sospettare errori di trascrizioni, è detto, e proprio da Matteo nel cap. 22°: “…e il primo, presa moglie, morì e lasciò la moglie al fratello”. E Marco al capo 10: “Chi ripudia la moglie…”. E Luca chiama Elisabetta moglie di Zaccaria per quattro volte di fila, e nell’ottavo capitolo dice: “Giovanna, moglie di Cusa”.

Come vedete, non era questo nome un vocabolo proscritto da chi era nelle vie del Signore, un vocabolo immondo che non era degno d’esser proferito e tanto meno scritto dove si tratta di Dio e delle sue opere mirabili. E l’angelo, dicendo: “il Fanciullo e la Madre di Lui”, vi dimostra che Maria gli fu Madre vera, ma non fu moglie a Giuseppe. Rimase sempre: la Vergine sposata a Giuseppe.

E questo è l’ultimo insegnamento di queste visioni. Ed è una aureola che splende sul capo di Maria e di Giuseppe. La Vergine inviolata. L’uomo giusto e casto. I due gigli fra cui crebbi udendo solo fragranze di purezza.

Dettaglio

Matteo 2, 13: Dopo che furono partiti, l'angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto. Rimani là finché non ti avvertirò, perché Erode cercherà il bambino per distruggerlo".

Matteo 2, 19-20: Dopo la morte di Erode, l'angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: "Alzati, prendi il bambino e sua madre e parti per la terra d'Israele, perché quelli che cercavano la vita del bambino sono morti".