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Note del tema

Gesù Cristo

Pagina 48 di 151

Comfort di lettura

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EMR 77.4-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Si vedono delle case», dice Giovanni che precede di qualche passo gli altri.

«È Ebron. A cavaliere fra due fiumi col suo dorso. Vedi, Maestro? Quel casamento là, fra tutto quel verde, un poco più alto degli altri? È la casa di Zaccaria».

«Affrettiamo il passo».

Fanno svelti gli ultimi metri di strada, entrano in paese. Gli zoccoletti delle pecore paiono nacchere sulle pietre irregolari della via, qui selciata rudimentalmente così. Raggiungono la casa. La gente guarda quel gruppo di uomini di diverso aspetto, età e vestito, fra il bianco delle pecore.

«Oh! È diversa! Qui vi era il cancello!», dice Elia. Ora, invece del cancello, è un portone ferrato che preclude la vista, e anche il muretto di cinta è più alto di un uomo, e perciò nulla si vede.

«Forse sarà aperto sul dietro, andiamo». Girano un vasto quadrilatero, meglio un vasto rettangolo, ma il muro è uguale da per tutto.

«Muro fatto da poco», dice Giovanni osservandolo. «È senza sfregi, e in terra sono ancora pietre calcinose».

«Non vedo neppure il sepolcro… Era verso il bosco. Ora il bosco è fuori del muro e… e pare di tutti. Vi fanno legna…». Elia è perplesso.

77.5

Un uomo, un taglialegna vecchietto, bassetto ma robusto, che osserva il gruppo, lascia di segare un tronco abbattuto e viene verso il gruppo. «Chi cercate?».

«Volevamo entrare nella casa, per pregare al sepolcro di Zaccaria».

«Non c’è più sepolcro. Non sapete? Chi siete?».

«Io amico di Samuele il pastore, Lui…».

«Non occorre, Elia», dice Gesù. Elia tace.

«Ah! Samuele!… Già! Ma da quando Giovanni, figlio di Zaccaria, è in prigione, la casa non è più sua. Ed è sventura, perché egli faceva dare ogni guadagno del suo avere ai poveri di Ebron. Una mattina è venuto un della corte di Erode, ha buttato fuori Gioele, ha messo i sigilli, poi è tornato con degli artieri e ha cominciato a fare alzare il muro… Sull’angolo, là, era il sepolcro. Non lo ha voluto… e una mattina lo trovammo tutto sciupato, mezzo giù… le povere ossa mescolate… Le abbiamo raccolte come si è potuto… Ora sono in un’unica arca… E nella casa del sacerdote Zaccaria quel sozzo ci tiene le sue amanti. Ora c’è una mima di Roma. Per questo ha alzato il muro. Non vuole che si veda… La casa del sacerdote, un lupanare! La casa del miracolo e del Precursore! Perché certo è lui, se pure non è lui il Messia. E quante noie abbiamo avuto per il Battista! Ma è il nostro grande! Veramente grande! Già quando nacque ci fu miracolo. Elisabetta, vecchia come un cardo secco, fu fertile come pomo in adar, primo miracolo. Poi venne una cugina, che era santa, a servirla e a sciogliere la lingua al sacerdote. Si chiamava Maria. Me la ricordo. Per quanto non la si vedesse che molto di rado. Come fu, non so. Si dice che, per far felice Elisa, Ella facesse posare la bocca muta di Zaccaria sul suo seno gravido, o che gli mettesse le sue dita in bocca. Non so bene. Certo è che, dopo nove mesi di silenzio, Zaccaria parlò lodando il Signore e dicendo che c’era il Messia. Non spiegò di più. Ma mia moglie assicura, lei c’era quel giorno, che Zaccaria disse, lodando il Signore, che suo figlio gli sarebbe andato avanti. Ora io dico: non è come la gente crede. Giovanni è il Messia e va avanti al Signore, come Abramo a Dio, ecco. Non ho ragione?».

«Hai ragione per quanto riguarda lo spirito del Battista, che sempre procede davanti a Dio. Ma non hai ragione riguardo al Messia».

«Allora quella, che si diceva Madre del Figlio di Dio — lo disse Samuele — non era vero che lo era? Non c’è ancora?».

«Lo era. Il Messia è nato, preceduto da colui che nel deserto alzò la sua voce, come disse il profeta[2]».

«Sei Tu il primo che lo assicuri. Giovanni, l’ultima volta che Gioele gli portò una pelle di pecora, come tutti gli anni faceva al venir dell’inverno, per quanto interrogato sul Messia non disse: “C’è”. Quando lui lo dirà…».

«Uomo, io sono stato discepolo di Giovanni e l’ho udito dire: “Ecco l’Agnello di Dio” indicando…», dice Giovanni.

«No, no. L’Agnello è lui. Vero Agnello che da sé si è cresciuto, senza bisogno di madre e padre quasi. Appena figlio della Legge, si è isolato nelle spelonche dei monti che guardano il deserto e lì si è cresciuto, parlando con Dio. Elisa e Zaccaria sono morti, ed egli non è venuto. Padre e madre per lui era Dio. Non vi è santo più grande di lui. Domandate a tutta Ebron. Samuele lo diceva, ma devono aver avuto ragione i betlemmiti. Il santo di Dio è Giovanni».

«Se un ti dicesse: “Il Messia sono Io”, che diresti tu?», chiede Gesù.

«Lo chiamerei “bestemmiatore” e lo caccerei a colpi di pietra».

«E se facesse un miracolo per provare il suo essere?».

«Lo direi “indemoniato”. Il Messia verrà quando Giovanni si rivelerà nel suo vero essere. Lo stesso odio di Erode è la prova. Egli, l’astuto, sa che Giovanni è il Messia».

«Non è nato a Betlemme».

«Ma quando sarà liberato, dopo essersi annunciato da se stesso il suo prossimo avvento, si manifesterà a Betlemme. Anche Betlemme attende questo. Mentre… oh! vai, se hai fegato, a parlare ai betlemmiti di un altro Messia… e vedrai».

«Avete una sinagoga?».

«Sì. Dritto per duecento passi per questa via. Non puoi sbagliare. Vicino è l’arca dei resti violati».

«Addio. E il Signore ti illumini».

Se ne vanno. Girano sul davanti.

EMR 77.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ah! (...) E quante noie abbiamo avuto per il Battista! Ma è il nostro grande! Veramente grande! Già quando nacque ci fu miracolo. Elisabetta, vecchia come un cardo secco, fu fertile come pomo in adar, primo miracolo. Poi venne una cugina, che era santa, a servirla e a sciogliere la lingua al sacerdote. Si chiamava Maria. Me la ricordo. Per quanto non la si vedesse che molto di rado. Come fu, non so. Si dice che, per far felice Elisa, Ella facesse posare la bocca muta di Zaccaria sul suo seno gravido, o che gli mettesse le sue dita in bocca. Non so bene. Certo è che, dopo nove mesi di silenzio, Zaccaria parlò lodando il Signore e dicendo che c’era il Messia. Non spiegò di più. Ma mia moglie assicura, lei c’era quel giorno, che Zaccaria disse, lodando il Signore, che suo figlio gli sarebbe andato avanti. Ora io dico: non è come la gente crede. Giovanni è il Messia e va avanti al Signore, come Abramo a Dio, ecco. Non ho ragione?».

«Hai ragione per quanto riguarda lo spirito del Battista, che sempre procede davanti a Dio. Ma non hai ragione riguardo al Messia».

«Allora quella, che si diceva Madre del Figlio di Dio — lo disse Samuele — non era vero che lo era? Non c’è ancora?».

«Lo era. Il Messia è nato, preceduto da colui che nel deserto alzò la sua voce, come disse il profeta».

«Sei Tu il primo che lo assicuri. Giovanni, l’ultima volta che Gioele gli portò una pelle di pecora, come tutti gli anni faceva al venir dell’inverno, per quanto interrogato sul Messia non disse: “C’è”. Quando lui lo dirà…».

«Uomo, io sono stato discepolo di Giovanni e l’ho udito dire: “Ecco l’Agnello di Dio” indicando…», dice Giovanni.

«No, no. L’Agnello è lui. Vero Agnello che da sé si è cresciuto, senza bisogno di madre e padre quasi. Appena figlio della Legge, si è isolato nelle spelonche dei monti che guardano il deserto e lì si è cresciuto, parlando con Dio. Elisa e Zaccaria sono morti, ed egli non è venuto. Padre e madre per lui era Dio. Non vi è santo più grande di lui. Domandate a tutta Ebron. Samuele lo diceva, ma devono aver avuto ragione i betlemmiti. Il santo di Dio è Giovanni».

«Se un ti dicesse: “Il Messia sono Io”, che diresti tu?», chiede Gesù.

«Lo chiamerei “bestemmiatore” e lo caccerei a colpi di pietra».

«E se facesse un miracolo per provare il suo essere?».

«Lo direi “indemoniato”. Il Messia verrà quando Giovanni si rivelerà nel suo vero essere. Lo stesso odio di Erode è la prova. Egli, l’astuto, sa che Giovanni è il Messia».

«Non è nato a Betlemme».

«Ma quando sarà liberato, dopo essersi annunciato da se stesso il suo prossimo avvento, si manifesterà a Betlemme. Anche Betlemme attende questo. Mentre… oh! vai, se hai fegato, a parlare ai betlemmiti di un altro Messia… e vedrai».

«Avete una sinagoga?».

«Sì. Dritto per duecento passi per questa via. Non puoi sbagliare. Vicino è l’arca dei resti violati».

«Addio. E il Signore ti illumini».

Dettaglio

Un taglialegna di Ebron parla con Gesù, Giovanni, Giuda e il pastore Elia. Dice:

EMR 77.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Uomo, io sono stato discepolo di Giovanni e l’ho udito dire: “Ecco l’Agnello di Dio” indicando…», dice Giovanni.

Dettaglio

Un taglialegna di Hebron credeva che Giovanni Battista fosse il Messia e l'Agnello di Dio. Giovanni intervenne allora per dare la sua testimonianza del battesimo.

EMR 77.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Signore!».

«Donna».

«Il tuo nome, Signore».

«Gesù».

«Non l’ho mai udito. Sono romana, mima e ballerina. Non sono esperta che in lascivie. Che vuol dire quel Nome? Il mio è Aglae e… e vuol dire: vizio».

«Il mio vuol dire: Salvatore».

«Come salvi? Chi?».

«Chi ha buona volontà di salvezza. Salvo insegnando ad esser puri, a volere il dolore ma l’onore, il bene ad ogni costo». Gesù parla senza acredine, ma senza neppure voltarsi verso la donna.

«Io sono perduta…».

«Io sono Colui che ricerca i perduti».

«Io sono morta».

«Io sono Colui che dà Vita».

«Io sono sudiciume e menzogna».

«Io sono Purezza e Verità».

«Anche Bontà sei, Tu che non mi guardi, non mi tocchi e non mi calpesti. Pietà di me…».

«Tu abbiti, per prima, pietà. Dell’anima tua».

«Cosa è l’anima?».

«È ciò che dell’uomo fa un dio e non un animale. Il vizio, il peccato l’uccide e, uccisa che sia, l’uomo torna animale repellente».

«Ti potrò vedere ancora?».

«Chi mi cerca mi trova».

«Dove stai?».

«Dove i cuori hanno bisogno di medico e medicina per tornare onesti».

«Allora… non ti vedrò più… Io sto dove non si vuole medico, medicina e onestà».

«Nulla ti impedisce di venire dove sono. Il mio Nome sarà gridato per le vie e verrà fino a te. Addio».

«Addio, Signore. Lascia che ti chiami “Gesù”. Oh! non per famigliarità!… Perché entri un poco di salvezza in me. Sono Aglae, ricordati di me».

«Sì. Addio».

Dettaglio

Dialogo tra Aglaia, una prostituta, e Gesù.

EMR 77.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù va dritto per la via. Bussa alla sinagoga.

Si affaccia un vecchietto astioso. Non dà neppure tempo a Gesù di parlare. «La sinagoga è interdetta, in questo luogo santo, per coloro che commerciano con le meretrici. Via!».

Gesù si volta senza parlare e continua a camminare per la via. I suoi dietro. Finché sono fuori di Ebron. Allora parlano.

«Però l’hai voluto, Maestro», dice Giuda. «Una meretrice!».

«Giuda, in verità ti dico che ella ti supererà. E ora, tu che mi rimproveri, che mi dici sui giudei? Nei luoghi più santi della Giudea siamo stati beffati e cacciati… Ma così è. Viene il tempo che Samaria e i Gentili adoreranno il vero Dio, e il popolo del Signore sarà sporco di sangue e di un delitto… di un delitto rispetto al quale quello delle meretrici che vendono la loro carne e la loro anima sarà poca cosa. Non ho potuto pregare sulle ossa dei miei cugini e del giusto Samuele. Ma non importa. Riposate, ossa sante, giubilate o spiriti che abitavate in esse. La prima risurrezione è vicina. Poi verrà il giorno in cui sarete mostrati agli angeli come quelli dei servi del Signo­re».

Gesù tace e tutto ha fine.

Dettaglio

Gesù ha appena parlato con una prostituta. Non l'ha guardata nemmeno una volta, ma l'ha spinta a convertirsi (cfr. EMV 77,7). Poi torna alla sinagoga. Lì viene rifiutato e, di fronte alle osservazioni di Giuda, gli dice cosa gli riserva il futuro.

EMR 78

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù, Giovanni, Giuda e Simone lo Zelota arrivano a Kerioth. I pastori non ci sono più. Giuda è molto agitato e non riesce più a resistere. Chiede al Maestro di dirglielo e Simone fa notare al Maestro che quest'uomo non lo capisce. Gesù sospira, ma non dice nulla.

Arrivati a Kerioth, vengono accolti dalla madre di Giuda. Lo saluta con grande rispetto, gli offre qualcosa per rifocillarsi e gli dà dei sandali e un mantello. Gesù dapprima non disse nulla, ma non ci pensò; poi, quando Maria dichiarò di non conoscere le vie dei re, chiese di parlare da solo con il suo apostolo. Lì lo rimproverò severamente, dicendogli che stava ostacolando la sua missione, perché Israele era sottomesso a Roma e Cristo non era affatto un re della terra.

Incoraggia davvero Giuda a ritirarsi, a lasciare il gruppo. Poi descrive la sua regalità e il momento in cui sarà incoronato re: sul legno della croce, con un segno infame e sotto i fischi del suo popolo. Quindi Gesù predice la sua morte atroce.

Giuda è mortificato, ma implora il Maestro di tenerlo con sé, perché diventi buono. Chiede perdono e Gesù, stanco, lo perdona. Tuttavia, l'Iscariota gli chiede di restare e di andare nella sua città, perché Giuda ha detto a tutti che il Signore sta arrivando. Così Gesù decide di fare ciò che Giuda ha progettato, non per sé, ma per sua madre.

Così Gesù si reca a Kerioth su un carro e il capo della sinagoga lo accoglie e gli chiede di andare nel loro luogo di preghiera. Gesù accettò e predicò al popolo. Dichiarò di essere la Parola di Dio, ma ricordò loro che la sua regalità era innanzitutto spirituale. Lo confermò poi ai notabili di Kerioth.

Intervenne allora il vecchio Saul, che parlò della Natività di Cristo, che era venuto ad adorare. Gesù confermò che si trattava di lui e il vecchio ebbe allora una visione della regalità del Signore. Lo vede trasfigurato e poi con le Piaghe e il suo Sangue. Muore dopo aver testimoniato il cuore di Gesù, e il gruppo deve quindi purificarsi per rispettare ciò che dice la Legge.

EMR 78.2-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

78.2 Giuda esce con una donna sulla cinquantina circa. È piuttosto alta, non quanto il figlio, al quale ha dato i suoi occhi neri ed i suoi capelli ricci. Ma gli occhi di lei sono miti, piuttosto mesti, mentre quelli di Giuda sono imperiosi e furbi.

«Ti saluto, Re d’Israele», dice prostrandosi in un vero saluto da suddita. «Concedi alla tua serva di ospitarti».

«Pace a te, donna. E Dio sia con te e con la tua creatura».

«Oh! sì! con la mia creatura!». È più un sospiro che una risposta.

«Alzati, madre. Ho una Madre anche Io e non posso permettere che tu mi baci i piedi. In nome di mia Madre ti bacio, donna. È tua sorella… nell’amore e nel destino doloroso di madre dei segnati».

«Che vuoi dire, Messia?», chiede Giuda un poco inquieto.

Ma Gesù non risponde. Sta abbracciando la donna che ha rialzata dal suolo benignamente e che ora bacia sulle gote. E poi, tenendola per mano, va verso casa.

Entrano in una stanza fresca, a cui fanno ombra leggere tende rigate. Vi sono pronte delle bibite fresche e fresche frutta. Ma prima la madre di Giuda chiama una serva e questa porta acqua e asciugamani, e la padrona vorrebbe scalzare Gesù e lavargli i piedi polverosi. Ma Gesù si oppone: «No, madre. La madre è troppo santa creatura, specie quando è onesta e buona come tu sei, per permettere che prenda attitudine da schiava». La madre guarda Giuda… uno sguardo strano. E poi va via.

Gesù si è rinfrescato. Quando sta per rimettersi i sandali, la donna torna con un paio di sandali nuovi. «Ecco, Messia nostro. Credo di aver fatto bene… come Giuda voleva… Mi ha detto: “Un poco più lunghi dei miei e larghi uguale”».

«Ma perché, Giuda?».

«Non mi vuoi concedere di offrirti qualche dono? Non sei il mio Re e Dio?».

«Sì, Giuda. Ma non dovevi dare tanto scomodo a tua madre. Tu lo sai come Io sono…».

«Lo so. Sei santo. Ma devi apparire Re santo. Così è che ci si impone. Nel mondo, che per nove parti su dieci è di stolti, bisogna imporsi con la presenza. Io so».

Gesù si è allacciati i sandali nuovi, di pelle rossa nelle cinghie traforate, nella tomaia che sale sino alla caviglia. Molto più belli dei suoi semplici sandali da operaio e simili ai sandali di Giuda, che sono quasi scarpette da cui emergono solo brani di piede.

«Anche la veste, mio Re. L’avevo preparata per il mio Giuda… Ma egli te la dona. È lino, fresco e nuovo. Permetti che una madre ti vesta… come fossi il figlio suo».

Gesù torna a guardare Giuda… ma non ribatte. Si slaccia la guaina della veste, al collo, e fa ricadere l’ampia tunica dalle spalle rimanendo con la tunichella di sotto. La donna gli infila la bella veste nuova. Gli offre una cintura che è un gallone molto ricamato, dal quale parte un cordone che termina a fiocchi foltissimi. Gesù certo si sentirà bene nelle vesti fresche e senza polvere. Ma non pare molto felice. Intanto gli altri si sono a loro volta puliti.

«Vieni, Maestro. Sono del mio povero frutteto. E questa è l’acqua melata che la madre prepara. Tu, Simone, forse preferisci questo bianco vino. Prendi. È della mia vigna. E tu, Giovanni? Come il Maestro?». Giuda gongola nel poter mescere nei bei calici di argento, nel mostrare che è uno che può.

La madre parla poco. Guarda… guarda… guarda il suo Giuda… e più ancora guarda Gesù… e quando Gesù, prima di mangiare, le offre la più bella delle frutta (mi sembrano grossissime albicocche, sono frutti giallo-rossi e non sono mele) e le dice: «Prima la madre sempre», a lei si imperla l’occhio di pianto.

«Mamma. Il resto è fatto?», chiede Giuda.

«Sì, figlio mio. Credo aver fatto tutto bene. Ma io sono sempre cresciuta qui e non so… non so gli usi dei re».

«Quali usi, donna? Quali re? Ma che hai fatto, Giuda?».

«Ma non sei Tu il promesso Re d’Israele? È ora che il mondo ti saluti tale, e ciò deve accadere per la prima volta qui, nella mia città, nella mia casa. Io ti venero tale. Per amore di me e per rispetto al tuo nome di Messia, di Cristo, di Re, che i profeti per ordine di Jeovà ti hanno dato, non mi smentire».

78.3 «Donna, amici. Vi prego. Ho bisogno di parlare con Giuda. Devo dargli ordini precisi».

La madre e i discepoli si ritirano.

«Giuda, che hai fatto? Tanto poco mi hai capito sin qui? Perché abbassarmi al punto di fare di Me solo un potente della Terra, anzi, di uno che briga per esser potente? E non capisci che ciò è offesa alla mia missione e ostacolo anzi? Sì. Non negare. Ostacolo. Israele è soggetto a Roma. Tu sai che avvenne quando volle alzare contro Roma qualcuno che ebbe aspetto di capo popolo e dette sospetto di creare una guerra di riscossa. Hai sentito, proprio in questi giorni hai sentito, come si infierì su un Pargolo perché lo si suppose futuro re, secondo il mondo. E tu! e tu! Oh! Giuda! Ma che speri da una mia sovranità di carne? Che speri? Ti ho dato tempo di pensare e decidere. Ti ho parlato ben chiaro sin dalla prima volta. Ti ho anche respinto perché sapevo… perché so, sì, perché so, leggo, vedo ciò che è in te. Perché mi vuoi seguire, se non vuoi essere quale Io voglio? Vattene, Giuda. Non nuocerti e non nuocermi… Vai. È meglio per te. Non sei operaio atto a quest’opera… È troppo al disopra di te. In te c’è superbia; c’è cupidigia, di tutti i tre rami; c’è prepotenza… anche tua madre ti deve temere…; c’è tendenza alla menzogna… No. Non così deve essere il mio seguace. Giuda, Io non ti odio. Io non ti maledico. Ti dico solo, e col dolore di chi vede che non può mutare un che ama, ti dico solo: va’ per la tua strada, fatti largo nel mondo, posto che questo vuoi, ma non stare con Me. La mia via!… La mia reggia! Oh! che angustia è in esse! Sai dove sarò Re? Quando sarò proclamato Re? Quando sarò alzato su un legno infame e per porpora avrò il mio Sangue, per corona un serto di spine, per insegna un cartello di scherno, per trombe, cembali, organi e cetre salutanti il Re proclamato, le bestemmie di tutto un popolo: del mio popolo. E sai per opera di chi tutto questo? Di un che non mi avrà capito. Che nulla avrà capito. Cuore di bronzo cavo in cui la superbia, il senso e l’avarizia avranno stillato i loro umori, e questi avranno generato un groviglio di serpi che serviranno ad esser catena per Me e… e maledizione per lui. Gli altri non sanno così chiaramente la mia sorte. E, ti prego, non la dire. Questo rimanga fra Me e te. Del resto… è un rimprovero… e tu tacerai per non dire: “Fui rimproverato…”. Hai inteso, Giuda?».

78.4 Giuda è paonazzo, tanto è rosso. Sta in piedi, davanti a Gesù. È confuso, a capo basso… Poi si getta in ginocchio e piange col capo sui ginocchi di Gesù: «Ti amo, Maestro. Non mi respingere. Sì. Sono un superbo, sono uno stolto. Ma non mi mandare via. No, Maestro. Sarà l’ultima volta che manco. Hai ragione. Non ho riflettuto. Ma anche in questo errore è amore. Volevo darti tanto onore… e che gli altri te lo dessero… perché ti amo. Tu lo hai detto tre giorni or sono: “Quando sbagliate senza malizia, per ignoranza, non è errore ma giudizio imperfetto, da bambini, ed Io sono qui per farvi adulti”. Ecco, Maestro, io sono qui contro i tuoi ginocchi… mi hai detto che sarai un padre per me… contro i tuoi ginocchi come a quelli di mio padre, e ti chiedo perdono, ti chiedo di fare di me un “adulto” e adulto santo… Non mi mandare via, Gesù, Gesù, Gesù… Non tutto è malvagio in me. Tu vedi, per Te ho lasciato tutto e sono venuto. Tu sei da più degli onori e delle vittorie che ottenevo servendo altri. Tu, sì, Tu sei l’amore del povero, infelice Giuda, che vorrebbe darti solo gioia e ti dà dolore invece…».

«Basta, Giuda. Ancora una volta ti perdono…». Gesù pare affaticato… «Ti perdono sperando… sperando che tu in futuro mi comprenda».

«Sì, Maestro. Sì. E ora però… ora… non mi prostrare sotto il peso di una smentita che farebbe di me il deriso. Tutta Keriot sa che io venivo col Discendente di Davide, il Re d’Israele… e si è preparata a riceverti, questa mia città… Avevo creduto di far bene… di farti vedere come si fa per essere temuti e ubbiditi… e di farlo vedere a Giovanni, a Simone, e attraverso loro agli altri che ti amano, ma ti trattano da uguale… Anche la madre sarebbe schernita come madre di un figlio mentitore e pazzo. Per lei, Signore mio… E ti giuro che io…».

«Non giurare a Me. Giura a te stesso, se puoi, di non peccare più in questo senso. Per la madre e per i cittadini non farò sfregio di andare via senza sostare. Alzati».

«Che dici agli altri?».

«La verità…».

«Nooh!».

«La verità: che ti ho dato ordini per oggi. C’è sempre modo di dire, con carità, la verità. Andiamo. Chiama tua madre e gli altri».

Gesù è piuttosto severo. Né torna a sorridere che quando torna Giuda con la madre e i discepoli. La donna scruta Gesù. Ma lo vede benigno. Si rassicura. Ho l’impressione che sia un’anima in pena.

«Vogliamo andare a Keriot? Sono riposato e ti ringrazio, madre, di tutte le tue bontà. Il Cielo ti compensi e dia, per la carità che mi fai, riposo e gioia al consorte che piangi».

La donna cerca baciargli la mano, ma Gesù le pone la mano sul capo con una carezza e non permette.

Dettaglio

Giuda preparò la sua città e sua madre a ricevere Gesù come Re d'Israele (EMV 78,2). Ma questo non era di gradimento del Salvatore. Riceve sandali nuovi, una veste molto comoda e l'opportunità di rinfrescarsi, ma non è contento di tutti questi favori. Quando sente la madre di Giuda dire che non conosce le vie dei re, chiede di poter parlare da solo con Giuda e la loro discussione inizia davvero (EMV 78.3).