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Note della parola chiave

Messia

Tema: Gesù Cristo · Pagina 8 di 9

Comfort di lettura

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EMR 188.3-4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Sei israelita?», chiede l’uomo.

«Sì».

«Io pure, o quasi, benché non sembri. Ma sono stato molto tempo in altri paesi e ho preso abitudini che questi stolti deplorano. Sono meglio degli altri. Ma mi dicono demonio perché leggo molto, allevo pollame che vendo ai romani e so curare con le erbe. Da giovane, per una donna, mi presi con un romano – allora stavo a Cintio – e lo pugnalai. Lui morì, io vi persi l’occhio e le sostanze e fui condannato all’ergastolo per molti anni… per sempre. Ma sapevo curare, e guarii la figlia di un guardiano. Ciò mi valse la sua amicizia, e un poco di libertà… L’ho usata per fuggire. Ho fatto male, perché l’uomo certo scontò la mia fuga con la vita. Ma la libertà sembra bella quando si è prigionieri…».

«E non è bella, poi?».

«No. È meglio la carcere, dove si è soli, al contatto cogli uomini che non concedono di esser soli e che ci stanno intorno per odiarci…».

«Hai studiato i filosofi?».

«Ero maestro a Cintium… Ero proselite…».

«E ora?».

«E ora sono nulla. Vivo nella realtà. E odio, come fui e come sono odiato».

«Chi ti odia?».

«Tutti. E Dio per il primo. Era mia moglie… e Dio ha permesso mi tradisse e mi rovinasse. Ero libero e rispettato, e Dio ha permesso divenissi un ergastolano. L’abbandono di Dio, l’ingiustizia degli uomini. Ho annullato Quello e questi. Qui non c’è più niente…», e si batte sulla fronte e sul petto. «Cioè, qui, nella testa, c’è il pensiero, il sapere. Qui è che non c’è nulla», e sputa con sprezzo.

«Ti sbagli. Lì hai ancora due cose».

«Quali?».

«Il ricordo e l’odio. Levale.

188.4

Sii veramente vuoto… ed Io ti darò una cosa nuova da mettere lì».

«Che cosa?».

«L’amore».

«Ah! Ah! Ah! Mi fai ridere! Sono trentacinque anni che non ridevo più, uomo. Da quando ebbi la prova che la femmina mi tradiva col mercante di vini romano. L’amore! L’amore a me! Come se io gettassi gioielli ai miei polli! Morirebbero di indigestione se non riuscissero a passarli nello sterco. Lo stesso a me. Mi farebbe peso il tuo amore se non lo potessi digerire…».

«No, uomo! Non dire così!». Gesù gli posa la mano sulla spalla, veramente e palesemente afflitto.

L’uomo lo guarda col suo unico occhio, e quel che vede in quel viso dolce e bellissimo lo fa ammutolire e cambiare espressione. Dal sarcasmo passa ad una serietà profonda, da questa ad una vera mestizia. China il capo e poi chiede con voce mutata: «Chi sei?».

«Gesù di Nazaret. Il Messia».

«Tu!!!».

«Io. Non sapevi di Me, tu che leggi?».

«Sapevo… Ma non che eri vivo e non… oh! soprattutto questo non sapevo! Non sapevo che eri buono con tutti… così… anche con gli assassini… Perdona quanto ti ho detto… di Dio e dell’amore… Ora capisco perché Tu vuoi darmi l’amore… Perché senza l’amore il mondo è un inferno, e Tu, Messia, ne vuoi fare un paradiso».

«Un paradiso in ogni cuore. Dàmmi il ricordo e l’odio che ti tengono malato e lascia che Io ti metta in cuore l’amore!».

«Oh! se ti avessi conosciuto prima!… allora… Ma quando io uccidevo Tu non eri certo nato… Ma dopo… dopo… quando, libero come è libero il serpente nelle foreste, io vissi per avvelenare col mio odio».

«Ma hai fatto anche del bene. Non hai detto che curavi con le erbe?».

«Sì. Per essere tollerato. Ma quante volte ho lottato con la voglia di avvelenare coi filtri!… Vedi? Mi sono rifugiato qui perché… è un paese dove si ignora il mondo e che il mondo ignora. Un paese maledetto. Altrove ero odiato e odiavo e avevo paura di essere riconosciuto… Ma cattivo sono».

«Hai un rimpianto per avere causato del male al guardiano della prigione. Vedi che ancora sei munito di bontà? Non sei malvagio… Sei solo con una grande ferita aperta, e nessuno te la medica… La tua bontà fugge da essa come il sangue dalle ferite. Ma se ci fosse chi ti cura e chiude la tua ferita, povero fratello, la tua bontà, non più sfuggente man mano che si forma, crescerebbe in te…».

L’uomo piange a capo chino, senza che nulla tradisca quel pianto. Solo Gesù, che gli cammina al fianco, lo vede. Sì, lo vede. Ma non dice più altro.

Dettaglio

Gesù sta parlando con un uomo guercio che ha appena incontrato. Si chiama Felix ed è pieno di odio per Dio e per gli uomini.

Annotazione

Tante volte ho lottato contro il desiderio di avvelenare con le pozioni!... Il filtro serve a liberare un liquido dalle sue impurità. Una pozione è una bevanda magica generalmente usata per ottenere l'amore.

EMR 188.9 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Tieni. Questa è la chiave della mia casa. Io vado via, per sempre. Ti sono grato perché tu sei il mio benefattore. Mi hai reso la famiglia. Fa’ del mio tutto quello che vuoi… e cura i miei polli. Non li maltrattare. Ogni sabato viene un romano e compera le uova… Ti daranno dell’utile… Trattale bene le mie gallinelle… e Dio te ne rimuneri».

Il vecchietto è trasecolato… Prende la chiave e resta a bocca aperta.

Gesù dice: «Sì, fa’ come egli dice, e Io pure te ne sarò grato.

In nome di Gesù ti benedico».

«Il Nazareno! Sei Tu! Misericordia! Ho parlato col Signore!

Donne! Donne! Uomini! Il Messia è fra noi!». Strilla come un’aquila e corrono persone da ogni parte.

«Benedici! Benedici!», gridano. E altri: «Resta!»; e altri:

«Dove vai? Almeno di’ dove vai».

«A Naim. Restare non posso».

«Ti seguiamo! Lo vuoi?».

«Venite. E a chi resta pace e benedizione».

Si avviano verso la via maestra. La prendono.

Dettaglio

Jean d'En-Dor lascia tutto e dà la chiave della sua casa a un vecchio. L'anziano si rende conto che Gesù è il Messia.

EMR 188.10 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

L’uomo, che cammina vicino a Gesù e che fatica sotto la sua sacca, attira la curiosità di Pietro. «Ma che hai lì dentro di tanto pesante?», chiede.

«Le vesti… e dei libri… I miei amici dopo e con i polli. Non ho potuto separarmi. E pesano».

«Eh! la scienza pesa! Già! E a chi piace, eh?».

«Mi hanno impedito di impazzire».

«Eh! ci devi volere bene! Ma, che libri sono?».

«Filosofia, storia, poesia greca, romana…».

«Belli, belli. Certo belli. Ma… pensi poterteli portare dietro?».

«Forse riuscirò anche a separarmene. Ma tutto insieme non si può fare, non è vero, Messia?».

«Chiamami Maestro. Sì, non si può. Ma ti farò avere un luogo dove potrai dare un ricovero ai tuoi amici, i libri. Ti potranno servire per discutere con i pagani di Dio».

«Oh! come hai netto il pensiero da ogni restrizione!».

Gesù sorride e Pietro esclama: «Sfido io! È la Sapienza, Lui!».

«È la Bontà, credilo. E tu sei colto?».

«Io? Oh! coltissimo! Distinguo un agone da una carpa, e la mia coltura resta lì. Sono pescatore, amico!», e Pietro ride, umile e schietto.

«Sei un onesto. È una scienza che si impara da sé. Ed è molto difficile ad aversi. Mi piaci».

«Anche tu mi piaci. Perché sei schietto. Anche nell’accusarti. Io perdono tutto, aiuto tutti. Ma sono nemico spietato dei falsi. Mi fanno ribrezzo».

«Hai ragione. Il falso è un delinquente».

«Un delinquente. Lo hai detto. Di’, non ti fidi a darmi un poco la tua sacca? Tanto, sta’ certo, coi libri non scappo… Mi pare che fai fatica…».

«Venti anni di miniera spezzano… Ma perché vuoi faticare tu?».

«Perché il Maestro ci ha insegnato ad amarci come fratelli. Da’ qui. E prendi i miei stracci. È leggera la mia… Non ci sono storie, né poesie. La mia storia, la mia poesia e quell’altra cosa che hai detto, è Lui, il mio Gesù, il nostro Gesù».

Annotazione

Vi troverò un posto dove tenere i vostri amici, i libri. Potrebbero esserti utili per discutere di Dio con i pagani. Allusione ad Antiochia, in Siria, dove Giovanni di En-Dor fu costretto all'esilio, ma dove, con l'aiuto di Sinnica, fu fondata la futura comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli.

EMR 189.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù la guarda… guarda questo gruppo di amore, stretto sulle sponde del lettuccio non più funebre, e piange.

Lo vede Giuda Iscariota, questo pianto, e chiede: «Perché piangi, Signore?».

Gesù volge il volto verso di lui e dice: «Penso a mia Madre…».

Il breve colloquio richiama la donna al suo Benefattore.

Prende per mano il figlio e lo sorregge, perché è come uno che abbia un resto di torpore nelle membra, e si inginocchia dicendo: «Anche tu, figlio mio. Benedici questo Santo che ti ha reso alla vita e a tua madre», e si china a baciare la veste di Gesù mentre la folla osanna a Dio e al suo Messia, ormai conosciuto per quello che è perché gli apostoli e i cittadini di Endor si sono presi l’incarico di dire chi è Colui che ha operato il miracolo.

E tutta la folla ormai esclama: «Sia benedetto il Dio di Israele. Benedetto il Messia, il suo Inviato! Benedetto Gesù, Figlio di Davide! Un grande Profeta è sorto fra noi! Dio ha veramente visitato il suo popolo! Alleluia! Alleluia!».

Dettaglio

Gesù ha appena risuscitato un giovane dai morti. Sua madre si affretta a togliere il sudario e le bende.

Annotazione

Vangelo di Luca 7, 11-17

Lc 7, 11-17 : Poi Gesù si recò in una città chiamata Nain. I suoi discepoli e una grande folla andavano con lui. Arrivò vicino alla porta della città proprio mentre un uomo morto veniva portato a seppellire; era figlio unico e sua madre era vedova. Una grande folla della città accompagnava la donna. Quando il Signore vide la donna, ne ebbe compassione e le disse: "Non piangere". Si avvicinò e toccò la bara; i portatori si fermarono e Gesù disse: "Giovane, ti ordino di alzarti". Allora il morto si alzò e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre. Tutti furono presi dalla paura e resero gloria a Dio, dicendo: "È sorto tra noi un grande profeta e Dio ha visitato il suo popolo". E la notizia di Gesù si diffuse in tutta la Giudea e in tutta la regione.

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EMR 194.4-5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Mi hai detto che Dio non cammina e non muove le braccia.

Come allora ha creato? Come è? Una statua?».

«Non è un idolo, è Dio. E Dio è… Dio è… lasciami pensare e ricordare come diceva la mamma mia, e meglio ancora di lei quell’uomo che va in tuo nome a trovare i poveri di Esdrelon… La mamma diceva, per farmi capire Dio: “Dio è come il mio amore per te. Non ha corpo, ma pure c’è”. E quell’uomo piccolo, con un sorriso così dolce, diceva: “Dio è uno Spirito eterno, uno e trino, e la seconda Persona ha preso carne per amore di noi, poveri, ed ha nome…”. Oh! mio Signore! Ma ora che ci penso… sei Tu!». Il bambino sbalordito si getta a terra adorando.

Accorrono tutti credendo che sia caduto, ma Gesù fa un cenno di silenzio col dito sulle labbra, poi dice: «Alzati, Jabé. I bambini non devono avere paura di Me!».

Il bambino alza la testa venerabondo e guarda Gesù con mutata espressione, quasi di paura.

Ma Gesù sorride e gli tende la mano dicendo: «Sei un sapiente, piccolo israelita.

194.5

Continuiamo l’esame fra noi. Ora che mi hai riconosciuto, sai se di Me si parla nel Libro?».

«Oh! sì, Signore! Dal principio a ora. Tutto parla di Te. Tu sei il Salvatore promesso. Ora capisco perché aprirai le porte del Limbo. Oh! Signore! Signore! E mi vuoi bene tanto?».

«Sì, Jabé».

«No. Più Jabé. Dàmmi un nome che voglia dire che Tu mi hai amato, che Tu mi hai salvato…».

«Il nome lo sceglierò insieme alla Madre. Va bene?».

«Ma che voglia proprio dire così. E lo prenderò dal giorno che diventerò figlio della Legge».

«Lo prenderai da quel giorno».

Betel è superata, e in una valletta fresca e ricca d’acqua sostano a prendere cibo.

Jabé è rimasto mezzo intontito dalla rivelazione e mangia in silenzio, accettando con venerazione ogni boccone che gli porge Gesù. Ma piano piano si rinfranca e, specie dopo una bella giocata con Giovanni mentre gli altri riposano sull’erba verde, torna a Gesù insieme al ridente Giovanni e fanno un crocchietto a tre.

«Non mi hai più detto chi parla di Me nel Libro».

«I Profeti, Signore. E prima ancora ne parla il Libro fin da quando è cacciato Adamo e poi a Giacobbe e ad Abramo e a Mosè… Oh!… Mi diceva mio padre che era andato da Giovanni – non questo, l’altro Giovanni, quello del Giordano – che egli, il gran Profeta, ti chiamava l’Agnello… Ecco, ora capisco l’agnello di Mosè… La Pasqua sei Tu!».

Giovanni lo stuzzica: «Ma quale è il Profeta che ha profetato meglio di Lui?».

«Isaia e Daniele. Ma… mi piace di più Daniele, ora che ti amo come il padre mio. Lo posso dire? Dire che ti amo come ho amato mio padre? Sì? Ebbene, ora preferisco Daniele».

«Perché? Chi parla tanto del Cristo è Isaia».

«Sì. Ma parla di dolori del Cristo. Invece Daniele parla del bell’angelo e della tua venuta. È vero… lui pure dice che il Cristo sarà immolato. Ma io penso che l’Agnello sarà immolato d’un colpo solo. Non come dicono Isaia e Davide. Io piangevo sempre quando li sentivo leggere, e la mamma non me li disse più». Quasi quasi piange anche ora, mentre carezza una mano di Gesù.

«Non ci pensare per ora. Ascolta. I precetti li sai?».

«Sì, Signore. Credo di saperli. Nel bosco me li ripetevo per non dimenticarli e per sentire le parole della mamma e del padre mio. Ma ora non piango più (veramente c’è un grande luccicore nelle pupille) perché ora ho Te».

Giovanni sorride e si abbraccia il suo Gesù dicendo: «Le mie stesse parole! Tutti i pargoli di cuore parlano uguale».

«Sì. Perché le loro parole vengono da un’unica sapienza.»

Dettaglio

Gesù sta parlando con un bambino che ha accolto. Deve superare l'esame di maggiore età nel Tempio, così Cristo interroga il ragazzo.

EMR 195.1-2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Dopo aver vagato per tanti anni, reso folle da questa conoscenza, ho trovato l’Uomo, il Santo».

«Io non conosco altra sapienza che quella d’Israele».

«Se così è, hai già di che salvarti. Ora però hai anche la scienza, anzi la sapienza di Dio».

«È la stessa cosa».

«Oh! no! Come un giorno nebbioso rispetto ad uno pieno di sole».

«Insomma, mi vuoi ammaestrare? Io non ne ho voglia».

«Lasciami parlare! Prima parlavo ai bambini: erano svagati. Poi alle ombre: mi maledivano. Poi ai polli: erano già migliori dei due primi, molto migliori. Ora parlo con me stesso non potendo ancora parlare con Dio. Perché me lo vuoi impedire? Ho mezza vista, la vita spezzata dalle miniere, il cuore malato da tanti anni. Lascia almeno che non mi si sterilisca la mente».

«Gesù è Dio».

«Lo so, lo credo. Più di te. Perché io sono rinato per sua opera, tu no. Ma per quanto Lui sia il Buono, è sempre Lui, Dio, ed il povero disgraziato che io sono non osa trattarlo con la tua famigliarità. Gli parla la mia anima… ma il labbro non osa. L’anima, e penso che Egli la senta nei suoi pianti di riconoscente e penitente amore».

195.2

«È vero, Giovanni. Io sento la tua anima». Gesù entra nella conversazione dei due. Giuda arrossisce di vergogna, l’uomo di Endor di gioia. «Io sento la tua anima, è vero. E sento anche il lavoro della tua mente. Hai detto bene. Quando ti sarai formato in Me, molto ti gioverà essere stato maestro e scolaro attento. Parla, parla, anche con te stesso…».

Dettaglio

Giovanni di Endor parlò con Giuda e disse:

EMR 199.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Sia benedetto il Messia del Signore, che è sceso nella nostra Geenna per trarre da essa coloro che sperano in Lui. Salvaci, Signore, ché noi periamo! Salvaci, Salvatore! Re della stirpe di Davide, Re d’Israele, pietà dei tuoi sudditi. Oh! Germoglio della stirpe di Jesse, di cui è detto che nel tuo tempo non vi sarà più male, stendi la tua mano a raccogliere questi avanzi del tuo popolo. Fai sparire da noi questa morte, asciuga le nostre lacrime, perché così è detto di Te. Chiamaci, Signore, ai tuoi pascoli prelibati, alle tue dolci acque, ché sitibondi siamo. Portaci sulle eterne colline dove non è più colpa e dolore. Abbi pietà, Signore…».

EMR 207.8 · Tome 3, p. 382

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Vedere nel suo contesto

Citazione

La nascita di Gesù, la sua presenza nel mondo, doveva apparire priva di tutto quanto fosse di stupendo e che avrebbe aizzato Satana… E voi vedete che l’astio attuale di Betlemme al Messia è una conseguenza della prima epifania del Cristo. Il livore demoniaco usò della rivelazione per fare spargere sangue, e per spargere, per il sangue sparso, odio.

EMR 208.9 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Una donna alta, ma che va curva nelle sue vesti oscure, viene avanti per l’andito in penombra.

«Elisa! Cara! Sono Maria!», dice Maria correndole incontro e abbracciandola.

«Maria? Tu… Credevo morta tu pure. Mi era stato raccontato… quando? Non so più!… Ho un vuoto qui nella testa… Mi era stato detto che tu eri morta con molte madri dopo la venuta dei Magi. Ma chi mi ha detto che tu eri la Madre del Salvatore?».

«I pastori forse…».

«Oh! i pastori!». La donna ha uno scoppio di pianto angoscioso. «Non lo dire quel nome. Mi ricorda l’ultima speranza per la vita di Levi… Eppure… sì… un pastore mi parlò del Salvatore, ed io ho ucciso mio figlio portandolo al posto dove si diceva che era il Messia, presso il Giordano. Ma non c’era nessuno… e mio figlio è tornato in tempo per morire… La fatica, il freddo… io l’ho ucciso… Ma non ho voluto essere assassina. Mi si diceva che Egli, il Messia, guariva i morbi… e l’ho fatto per quello… Ora mio figlio mi accusa di averlo ucciso…».

«No, Elisa. Sei tu che lo pensi. Ascolta. Io credo che tuo figlio invece mi ha proprio presa per mano dicendo: “Vieni dalla mia cara mamma. Portale il Salvatore. Io sto meglio qui che sulla Terra. Ma lei sente solo il suo pianto, e non può udire le parole che io le sussurro fra i baci, povera mamma che è come posseduta da un demone che la tenta alla disperazione, perché ci vuole divisi. Mentre, se lei si rassegna e crede che Dio tutto fa per un fine di bene, saremo uniti per sempre, col padre e col fratello. Gesù lo può fare”. Ed io sono venuta… con Lui… Non lo vuoi vedere?…». Maria ha parlato tenendo sempre fra le braccia la sventurata, baciandola sui capelli grigi, e con una dolcezza quale Lei sola la può avere.

«Oh! fosse vero! Ma perché, perché allora Daniele non è venuto da te, a dirti di venire prima?… Ma chi mi ha detto un tempo che eri morta? Non ricordo… non ricordo… Anche per questo ho aspettato forse troppo a venire dal Messia. Ma avevano detto che era morto Lui, tu, tutti a Betlemme…».

«Non pensare a chi l’ha detto.»

EMR 208.10 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Dimmi. I tuoi figli credevano nella venuta del Messia?».

«Certo, Signore. Lo avevano imparato da me questo credere».

«E Levi credeva possibile la guarigione per mio volere?».

«Sì, Signore. Speravamo in Te ma… non è giovato… ed egli è morto sconfortato dopo avere tanto sperato…». Il pianto della donna riprende più calmo ma più desolato, nella sua calma, di quanto non fosse nella furia di prima.

«Non dire che non è giovato. Chi crede in Me, anche se è morto, vivrà in eterno…»

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