EMR 203.10 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
Siete i pargoli di Dio. Giusto dunque dire: “Padre, dacci il pane”.
Note del tema
Comfort di lettura
EMR 203.10 · Volume 3
Siete i pargoli di Dio. Giusto dunque dire: “Padre, dacci il pane”.
EMR 204.5 · Volume 3
Per quell'istintivo bisogno dell’uomo di cercare la verità – e questo per pungolo dell’anima che è viva e presente anche nei pagani, e sofferente in essi, perché è delusa nel suo desiderio, perché è affamata nella sua nostalgia del Dio vero che essa sola ricorda, in quel corpo in cui ella abita e che è retto da una mente pagana – anche voi avete sentito che l’uomo non è solo carne, e che al suo peribile corpo è unito un che di immortale.
EMR 204.6 · Volume 3
Il peccato è quando uno scientemente si ribella all’ordine dato da Dio e dice: “So che ciò che faccio è male. Ma lo voglio fare ugualmente”. Dio è giusto. Non può punire uno che fa il male credendo di fare il bene. Punisce chi, avendo avuto modo di conoscere Bene e Male, sceglie quest’ultimo e vi persiste.
EMR 204.6 · Volume 3
«Allora in noi l’anima è, e viva e presente?».
«Sì».
«E sofferente? Credi proprio che essa si ricordi di Dio? Noi non ci ricordiamo del seno che ci ha portati. Non potremmo dire come era fatto nel suo interno. L’anima, se ho ben capito, viene spiritualmente generata da Dio. Può mai ricordarsi di questo se il corpo non ricorda la lunga sosta nel seno?».
«L’anima non è bruta, Plautina. L’embrione sì. Tanto vero che l’anima viene data quando il feto è già formato[2]. L’anima è, a somiglianza di Dio, eterna e spirituale. Eterna dal momento che viene creata, mentre Dio è il perfettissimo Eterno e perciò non ha principio nel tempo come non avrà fine. L’anima, lucida, intelligente, spirituale, opera di Dio, si ricorda[3]. E soffre perché desidera Dio, il vero Dio da cui viene, e ha fame di Dio. Ecco perché pungola il corpo, torpido a cercare di accostarsi a Dio».
- L'anima non è materia prima, Plautina. Lo è l'embrione. È proprio vero che l'anima si dà solo quando il feto è già formato.
INFUSIONE DELL'ANIMA: L'embrione, sì, invece di:il feto, sì, è una correzione di Maria Valtorta al manoscritto originale, dove inserisce: "Tanto è vero che l'anima è data quando il feto è già formato". Questa frase è presente nella traduzione francese di Felix Sauvage del 1985, ma è stata tolta perché sarebbe in contraddizione con altre affermazioni del capitolo, ma questa affermazione, che è in linea con quella di San Tommaso d'Aquino (vedi sotto), è confermata da altre affermazioni come in EMV 118: L 'uomo è prima di tutto solo un embrione animale, non diverso da quello di una pecora.
L'anima è, a somiglianza di Dio, eterna e spirituale. Questa posizione è stata sostenuta da San Tommaso d'Aquino, Dottore della Chiesa, nella tradizione di Aristotele. Egli stimava il tempo di insufflazione a 40 giorni (circa 6 settimane). Oggi, con il progredire della scienza, Giovanni Paolo II, senza pronunciarsi sul momento esatto dell'insufflazione, ci ricorda che fin dall'origine dell'embrione c'è una definizione personale da rispettare (siamo tutti nati da esso). Lo studio antropologico ci porta a riconoscere che, in virtù dell'unità sostanziale del corpo con lo spirito, il genoma umano non ha solo un significato biologico; è portatore di una dignità antropologica che ha la sua fonte nell'anima spirituale che lo penetra e gli dà vita"(Discorso ai membri della Pontificia Accademia per la Vita, 24 febbraio 1998 {it}). Da parte sua, San Tommaso d'Aquino affermava: "L'anima preesiste nell'embrione; lì è prima nutritiva, poi sensibile e infine intellettiva"(Summa Theologica, Parte I, Domanda 118, da dove viene l'anima dell'uomo, Articolo 2, Risposta).
L'anima, lucida, intelligente, spirituale, opera di Dio, lo ricorda. Se ne è già parlato sopra, in EMV 204.5, così come in EMV 94.7, EMV 121.7, EMV 154.7 (con una nota), EMV 157.5, EMV 169.5, EMV 344.7 (in bocca a un bambino), EMV 428.4 (con una nota), EMV 534.6 (in bocca a un vecchio), EMV 554.10, EMV 556.8.
Il ricordo che le anime hanno di Dio è trattato in modo più specifico in : EMV 10,9 | EMV 286,7 | EMV 290,9. Inoltre, Maria "non fu mai priva del ricordo di Dio", come si legge in EMV 4,6; ciò è illustrato in EMV 10,8/10 e nelle ultime righe diEMV 11,4. L'anima di Maria è menzionata anche in EMV 136,6 e in EMV 348,9/10.
EMR 206.5 · Volume 3
La giustizia fermamente praticata dà candida veste e presto verrà il giorno che candidissima sarà, senza neppur più il lontano ricordo di macchia, di un candore supernaturale, di un candore angelico.
Gesù racconta la parabola delle dieci vergini e sottolinea che esse indossano vesti bianche, che rappresentano la rettitudine.
EMR 206.6 · Volume 3
Come è fulgida la fede, e che dolce amica ella è! Fa una fiamma raggiante come una stella, una fiamma che ride perché è sicura nella sua certezza, una fiamma che rende luminoso anche lo strumento che la regge. Anche la carne dell’uomo nutrito di fede pare, fin da questa Terra, farsi più luminosa e spirituale, immune da precoce appassimento. Perché chi crede si regge sulle parole e sui comandi di Dio per giungere a possedere Dio, suo fine, e perciò fugge ogni corruzione, non ha turbamenti, paure, rimorsi, non è obbligato ad uno sforzo per ricordarsi le sue menzogne o per nascondere le sue male azioni, e si conserva bello e giovane della bella incorruzione del santo. Una carne e un sangue, una mente e un cuore puliti da ogni lussuria per contenere l’olio della fede, per dare luce senza fumo. Una costante volontà per nutrire sempre questa luce.
La vita di ogni giorno, con le sue delusioni, constatazioni, contatti, tentazioni, attriti, tende a sminuire la fede. No! Non deve avvenire. Andate giornalmente alle fonti dell’olio soave, dell’olio sapienziale, dell’olio di Dio. Lampada poco nutrita può essere spenta dal minimo vento, può essere spenta dalla pesante guazza della notte. La notte… L’ora delle tenebre, del peccato, della tentazione viene per tutti. È la notte per l’anima. Ma se questa ha se stessa colma di fede, non può la fiamma essere spenta dal vento del mondo, dal caligo delle sensualità.
EMR 206.9-10 · Volume 3
«Partiti i poveri amici che avevano bisogno di essere molto confortati nella speranza, nella certezza, anzi, che basta poco sapere per essere ammessi nel Regno, che basta un minimo di verità su cui la buona volontà lavora, parlo ora a voi, molto meno infelici perché in condizioni materiali molto migliori e con maggiori aiuti dal Verbo. Il mio amore va a loro solo col pensiero. Qui, a voi, il mio amore viene anche con la parola. Perciò voi andate trattati, in Terra come in Cielo, con maggiore fortezza, perché a chi più è stato dato più sarà chiesto. Essi, i poveri amici che stanno tornando alla loro galera, non possono che avere un minimo di bene, ed hanno, in compenso, un massimo di dolore. Perciò a loro solo le promesse della benignità, perché ogni altra cosa sarebbe superflua. In verità vi dico che la loro vita è penitenza e santità, e non deve essere imposto loro altro. E in verità anche vi dico che, pari a vergini savie, essi non lasceranno spegnere la loro lampada fino all’ora della chiamata. Lasciarla spegnere? No. È tutto il loro bene questa luce. Non possono lasciarla spegnere.
206.10
In verità vi dico che, come Io sono nel Padre, così i poveri sono in Dio. È per questo che Io, Verbo del Padre, ho voluto nascere povero, e povero rimanere. Perché fra i poveri mi sento più prossimo al Padre, che ama i minimi ed è amato da essi con tutta la loro forza. I ricchi hanno tante cose. I poveri hanno solo Dio. I ricchi hanno amici. I poveri sono soli. I ricchi hanno molte consolazioni. I poveri non hanno consolazioni. I ricchi hanno distrazioni. I poveri hanno solo il lavoro. I ricchi hanno tutto reso facile per il denaro. I poveri hanno anche la croce di dover temere malattie e carestie perché sarebbe la fame e la morte per loro. Ma hanno Dio, i poveri. Il loro Amico. Il loro Consolatore. Colui che li distrae dal loro penoso presente con speranze celesti. Colui a cui si può dire – e loro lo sanno dire, lo dicono perché appunto sono poveri, umili, soli –: “Padre, sovvienici della tua misericordia”.
Quanto Io dico in questa terra di Lazzaro, amico mio e amico di Dio sebbene tanto ricco, può parere strano. Ma Lazzaro è l’eccezione fra i ricchi. Lazzaro è giunto a quella virtù difficilissima a trovarsi sulla Terra, e ancor più difficile a mettersi in pratica per insegnamento altrui: la virtù della libertà dalle ricchezze. Lazzaro è giusto. Non si offende. Non si può offendere, perché sa che egli è il ricco-povero e perciò non lo tocca il mio celato rimprovero. Lazzaro è giusto. E riconosce che nel mondo dei grandi è così come Io dico. Perciò Io parlo e dico: in verità, in verità vi dico che è molto più facile che sia in Dio un povero che un ricco; e nel Cielo del Padre mio e vostro, molti seggi saranno occupati da coloro che sulla Terra furono spregiati perché minimi come polvere che si calpesta.
I poveri serbano in cuore le perle delle parole di Dio. Sono il loro unico tesoro. Chi ha una sola ricchezza veglia su essa. Chi ne ha molte è annoiato e distratto, ed è superbo, ed è sensuale. Per tutto questo non ammira con occhi umili e innamorati il tesoro che Dio ha dato, e lo confonde con altri tesori, solo in apparenza preziosi, tesori che sono le ricchezze della Terra, e pensa: “Degnazione mia se accolgo le parole di uno, pari a me nella carne!”, e ottunde la sua capacità di gustare ciò che è soprannaturale con i sapori forti della sensualità. Sapori forti!… Sì, molto speziati per confondere il loro lezzo e il loro sapore di putredine…
Gesù parla dei contadini di Yokhanan, che non hanno nulla e sono agli ordini di un padrone crudele. Da lì, dà una lezione sulla povertà e sulla libertà dalle ricchezze.
Vangelo di Luca 12, 48
Lc 12, 48 : A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; a chi molto è stato affidato, molto sarà richiesto.
EMR 208.2-3 · Volume 3
«In Cielo non si è orfani. Abbiamo Dio. E Dio è tutto. Neppure qui lo siamo. Perché il Padre è sempre con noi».
«Ma Gesù, in quella bella preghiera, che tu di giorno e la mia mamma di notte mi avete insegnato, dice: “Padre nostro che sei nei Cieli”. Noi non siamo in Cielo ancora. Come dunque siamo con Lui?».
«Perché Dio è dapertutto, figlio mio. Egli veglia sul bambino che nasce e sul vecchio che muore. L’infante che nasce in questo momento, nel posto più remoto della Terra, ha l’occhio e l’amore di Dio con sé e lo avrà fino alla morte».
«Anche se è cattivo come Doras?».
«Anche».
«Ma può amarlo, Dio che è buono, Doras che è tanto cattivo e fa piangere il vecchio padre?».
«Lo guarda con sdegno e dolore. Ma se egli si pentisse gli direbbe ciò che disse il padre della parabola al figlio pentito.
208.3
Tu dovresti pregare perché egli si penta e…».
«Oh! no, Madre! Io pregherò perché muoia!!!», dice con foga il bambino. Per quanto l’uscita sia poco… angelica, il suo impeto è tale e così sincero che gli altri devono per forza ridere.
Ma poi Maria riprende la sua dolce serietà di maestra: «No, caro. Ciò non lo devi fare per un peccatore. Dio non ti ascolterebbe e guarderebbe anche te con severità. Noi dobbiamo augurare al prossimo, anche se molto cattivo, il maggior bene. La vita è un bene perché dà modo all’uomo di acquistare meriti agli occhi di Dio».
«Ma se uno è cattivo acquista peccati».
«Si prega perché diventi buono».
Il bambino pensa… ma non gli va molto giù questa lezione sublime (...)
EMR 208.10 · Volume 3
Seminerò la Vita, perché Vita Io sono, dove è il fragore della morte.
Gesù disse:
EMR 208.10 · Volume 3
Io sono la Via, la Verità e la Vita, e conduco e dico il Vero e do Vita a chi crede al mio Vero e mi segue.