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Note del tema

I misteri della luce

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EMR 5.10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

[La Mente suprema] non ha mai ignorato che il re da Lui creato per esser semidivino al suo fianco in Cielo, erede del Padre, giunto adulto al suo Regno dopo aver vissuto nella casa della madre — la terra con cui fu fatto — durante la sua puerizia di pargolo dell’Eterno per la sua giornata sulla Terra, avrebbe commesso verso se stesso il delitto di uccidersi nella Grazia e il ladrocinio di derubarsi del Cielo.

EMR 6.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

“Lasciate venire a Me i bambini, poiché il Regno dei Cieli è loro e chi non diviene simile a loro non avrà parte nel mio Regno”.

EMR 35.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Grandi nel mio Regno si diviene facendosi “piccoli”. Chi vuole esser “grande” agli occhi del mondo non è atto a regnare nel mio Regno. È paglia per il letto dei demoni. Perché la grandezza del mondo è in antitesi con la Legge di Dio.

Il mondo chiama “grandi” coloro che, con mezzi quasi sempre illeciti, sanno prendere i posti migliori e, per farlo, fanno del prossimo uno sgabello sul quale salgono schiacciandolo. Chiama “grandi” coloro che sanno uccidere per regnare, moralmente o materialmente uccidere, ed estorcono posti e paesi ed impinguano sé svenando altri nelle ricchezze singole e collettive. Il mondo chiama sovente “grandi” i delinquenti. No. La “grandezza” non è nella delinquenza. È nella bontà, nel­l’onestà, nell’amore, nella giustizia. Vedete i vostri “grandi” quali attossicanti frutti vi offrono, colti nel loro malvagio demoniaco giardino interiore!

Dettaglio

Matteo 20, 25-28 : Gesù li chiamò a raccolta e disse: "Come sapete, i dominatori delle genti dominano su di esse e i grandi fanno sentire il loro potere. Ma tra voi non sarà così: chi vorrà diventare grande tra voi sarà vostro servitore e chi vorrà essere il primo tra voi sarà vostro schiavo. Così il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti.

Marco 10, 41-45: Gesù li chiamò a raccolta e disse loro: "Come sapete, quelli che sono considerati i capi delle genti dominano su di esse; i grandi fanno sentire loro il loro potere. Ma tra voi non deve essere così. Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore. Il Figlio dell'uomo, infatti, non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti".

Luca 22, 25-27: Ma Gesù disse loro: "I re delle genti dominano su di loro e quelli che hanno autorità su di loro sono chiamati benefattori. Ma non così per voi! Al contrario, il più grande tra voi diventi come il più giovane, e chi ha autorità come colui che serve. Perché chi è più grande, chi siede a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Ma io sono in mezzo a voi come colui che serve.

EMR 45.1-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

45.1 Vedo una pianura spopolata di paesi e di vegetazione. Non ci sono campi coltivati, e ben poche e rare sono le piante riunite qua e là a ciuffi, come vegetali famiglie, dove il suolo è nelle profondità meno arso che non sia in genere. Faccia conto che questo terreno arsiccio e incolto sia alla mia destra, avendo io il nord alle spalle, e si prolunghi verso quello che è a sud rispetto a me.

A sinistra invece vedo un fiume di sponde molto basse, che scorre lentamente esso pure da nord a sud. Dal moto lentissimo dell’acqua comprendo che non vi devono essere dislivelli nel suo letto e che questo fiume scorre in una pianura talmente piatta da costituire una depressione. Vi è un moto appena sufficiente acciò l’acqua non stagni in palude. (L’acqua è poco fonda, tanto che si vede il fondale. Giudico non più di un metro, al massimo un metro e mezzo. Largo come è l’Arno verso S. Miniato-Empoli: direi un venti metri. Ma io non ho occhio esatto nel calcolare). Pure è d’un azzurro lievemente verde verso le sponde, dove per l’umidore del suolo è una fascia di verde folta e rallegrante l’occhio, che rimane stanco dallo squallore petroso e arenoso di quanto gli si stende avanti.

Quella voce intima, che le ho spiegato di udire e che mi indica ciò che devo notare e sapere, mi avverte che io vedo la valle del Giordano. La chiamo valle, perché si dice così per indicare il posto dove scorre un fiume, ma qui è improprio il chiamarla così, perché una valle presuppone dei monti, ed io qui di monti non ne vedo vicini. Ma insomma sono presso il Giordano, e lo spazio desolato che osservo alla mia destra è il deserto di Giuda. Se dire deserto per dire luogo dove non sono case e lavori dell’uomo è giusto, non lo è secondo il concetto che noi abbiamo del deserto. Qui non le arene ondulate del deserto come lo concepiamo noi, ma solo terra nuda, sparsa di pietre e detriti, come sono i terreni alluvionali dopo una piena. In lontananza, delle colline.

Pure, presso il Giordano, vi è una grande pace, un che di speciale, di superiore al comune, come è quello che si nota sulle sponde del Trasimeno. È un luogo che pare ricordarsi di voli d’angeli e di voci celesti. Non so dire bene ciò che provo. Ma mi sento in un posto che parla allo spirito.

45.2 Mentre osservo queste cose, vedo che la scena si popola di gente lungo la riva destra (rispetto a me) del Giordano. Vi sono molti uomini vestiti in maniere diverse. Alcuni paiono popolani, altri dei ricchi, non mancano alcuni che paiono farisei per la veste ornata di frange e galloni.

In mezzo ad essi, in piedi su un masso, un uomo che, per quanto è la prima volta che lo vedo, riconosco subito per il Battista. Parla alla folla, e le assicuro che non è una predica dolce.

Gesù ha chiamato Giacomo e Giovanni «i figli del tuono». Ma allora come chiamare questo veemente oratore? Giovanni Battista merita il nome di fulmine, valanga, terremoto, tanto è impetuoso e severo nel suo parlare e nel suo gestire.

Parla annunciando il Messia ed esortando a preparare i cuori alla sua venuta estirpando da essi gli ingombri e raddrizzando i pensieri. Ma è un parlare vorticoso e rude. Il Precursore non ha la mano leggera di Gesù sulle piaghe dei cuori. È un medico che denuda e fruga e taglia senza pietà.

45.3 Mentre lo ascolto — e non ripeto le parole perché sono quelle riportate dagli evangelisti, ma amplificate in irruenza — vedo avanzarsi lungo una stradicciuola, che è ai bordi della linea erbosa e ombrosa che costeggia il Giordano, il mio Gesù. (Questa rustica via, più sentiero che via, sembra disegnato dalle carovane e dalle persone che per anni e secoli l’hanno percorso per giungere ad un punto dove, essendo il fondale del fiume più alto, è facile il guado. Il sentiero continua dall’altro lato del fiume e si perde fra il verde dell’altra sponda).

Gesù è solo. Cammina lentamente, venendo avanti, alle spalle di Giovanni. Si avvicina senza rumore e ascolta intanto la voce tuonante del Penitente del deserto, come se anche Gesù fosse uno dei tanti che venivano a Giovanni per farsi battezzare e per prepararsi ad esser mondi per la venuta del Messia. Nulla distingue Gesù dagli altri. Sembra un popolano nella veste, un signore nel tratto e nella bellezza, ma nessun segno divino lo distingue dalla folla.

Però si direbbe che Giovanni senta una emanazione di spiritualità speciale. Si volge e individua subito la fonte di quel­l’emanazione. Scende con impeto dal masso che gli faceva da pulpito e va sveltamente verso Gesù, che si è fermato qualche metro lontano dal gruppo appoggiandosi al fusto di un albero.

45.4 Gesù e Giovanni si fissano un momento. Gesù col suo sguardo azzurro tanto dolce. Giovanni col suo occhio severo, nerissimo, pieno di lampi. I due, visti vicino, sono l’antitesi l’uno dell’altro. Alti tutti e due — è l’unica somiglianza — sono diversissimi per tutto il resto. Gesù biondo e dai lunghi capelli ravviati, dal volto d’un bianco avoriato, dagli occhi azzurri, dall’abito semplice ma maestoso. Giovanni irsuto, nero di capelli che ricadono lisci sulle spalle, lisci e disuguali in lunghezza, nero nella barba rada che gli copre quasi tutto il volto non impedendo col suo velo di permettere di notare le guance scavate dal digiuno, nero negli occhi febbrili, scuro nella pelle abbronzata dal sole e dalle intemperie e per la folta peluria che lo copre, seminudo nella sua veste di pelo di cammello, tenuta alla vita da una cinghia di pelle e che gli copre il torso scendendo appena sotto i fianchi magri e lasciando scoperte le coste a destra, le coste sulle quali è, unico strato di tessuti, la pelle conciata dall’aria. Sembrano un selvaggio e un angelo visti vicini.

Giovanni, dopo averlo scrutato col suo occhio penetrante, esclama: «Ecco l’Agnello di Dio. Come è che a me viene il mio Signore?».

Gesù risponde placido: «Per compiere il rito di penitenza».

«Mai, mio Signore. Io sono che devo venire a Te per essere santificato, e Tu vieni a me?».

E Gesù, mettendogli una mano sul capo, perché Giovanni s’era curvato davanti a Gesù, risponde: «Lascia che si faccia come voglio, perché si compia ogni giustizia e il tuo rito divenga inizio ad un più alto mistero e sia annunciato agli uomini che la Vittima è nel mondo».

45.5 Giovanni lo guarda con occhio che una lacrima fa dolce e lo precede verso la riva, dove Gesù si leva il manto, la veste e la tunica, rimanendo con una specie di corti calzoncini, per poi scendere nell’acqua dove è già Giovanni, che lo battezza versandogli sul capo l’acqua del fiume, presa con una specie di tazza, che il Battista tiene sospesa alla cintola e che mi pare una conchiglia o una mezza zucca essiccata e svuotata.

Gesù è proprio l’Agnello. Agnello nel candore della carne, nella modestia del tratto, nella mitezza dello sguardo.

Mentre Gesù risale la riva e, dopo essersi vestito, si raccoglie in preghiera, Giovanni lo addita alle turbe, testimoniando d’averlo conosciuto per il segno che lo Spirito di Dio gli aveva indicato quale indicazione infallibile del Redentore.

Ma io sono polarizzata nel guardare Gesù che prega, e non mi resta presente che questa figura di luce contro il verde della sponda.

Annotazione

Matteo 3:1-17

In quei giorni, Giovanni Battista apparve e annunciò nel deserto della Giudea: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino". Giovanni è quello a cui si riferiscono le parole pronunciate dal profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Egli, Giovanni, indossava una veste di peli di cammello e una cintura di cuoio intorno alla vita; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Allora Gerusalemme e tutta la Giudea e tutta la regione del Giordano vennero da lui e furono battezzati da lui nel Giordano, riconoscendo i loro peccati.

Quando vide molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: "Figli di vipere! Chi vi ha insegnato a fuggire dall'ira futura? Producete frutti degni della conversione. Non dite a voi stessi: "Abbiamo Abramo per padre"; perché io vi dico che Dio è in grado di suscitare da queste pietre dei figli per Abramo. La scure è già alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni sarà tagliato e gettato nel fuoco. Vi battezzo con acqua per la conversione. Ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di togliergli i sandali. Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco. Egli ha in mano la vanga, pulirà la sua aia e raccoglierà il grano nel granaio; quanto alla pula, la brucerà con fuoco inestinguibile".

Poi apparve Gesù. Era venuto dalla Galilea al Giordano per farsi battezzare da Giovanni. Giovanni voleva fermarlo, dicendo: "Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e sei tu che vieni da me! Ma Gesù rispose: "Lascia fare per ora, perché è opportuno che adempiamo ogni giustizia in questo modo". Così Giovanni lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua ed ecco che i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. E una voce disse dal cielo: "Questo è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto".

Marco 1, 9-11

In quei giorni Gesù venne da Nazaret in Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. E subito, uscendo dall'acqua, vide i cieli aperti e lo Spirito scendere su di lui come una colomba. Si udì una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto".

Luca 3, 1-22

Nell'anno quindicesimo del regno dell'imperatore Tiberio, quando Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode governava in Galilea, suo fratello Filippo nel paese dell'Ituraea e della Traconite, Lisania nell'Abilene e i capi dei sacerdoti erano Anna e Caifa, la parola di Dio venne a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, proclamando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, come è scritto nel libro degli oracoli di Isaia, il profeta: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni burrone sarà colmato, ogni monte e colle sarà abbassato; le vie tortuose saranno rese diritte, i sentieri rocciosi saranno resi lisci; e ogni essere vivente vedrà la salvezza di Dio. Giovanni disse alle folle che arrivavano per essere battezzate da lui: "Figli di vipere! Chi vi ha insegnato a fuggire dall'ira futura? Producete frutti che esprimano la vostra conversione. Non cominciate a dire a voi stessi: "Abbiamo Abramo per padre", perché vi dico che Dio può suscitare figli per Abramo da queste pietre. La scure è già alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni sarà tagliato e gettato nel fuoco.

Le folle gli chiesero: "Che cosa dobbiamo fare? Giovanni rispose loro: "Chi ha due vesti, le divida con chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto". Vennero a farsi battezzare anche alcuni esattori delle tasse e gli dissero: "Maestro, che cosa dobbiamo fare? Egli rispose: "Non chiedete nulla di più di quello che è stabilito per voi". Anche alcuni soldati gli chiesero: "E cosa dobbiamo fare? Rispose: "Non fate violenza a nessuno, non accusate nessuno ingiustamente e accontentatevi della vostra paga".

Ora il popolo era in attesa e tutti si chiedevano se Giovanni non fosse il Cristo. Allora Giovanni disse a tutti: "Io vi battezzo con acqua, ma viene colui che è più forte di me. Non sono degno di slegare il laccio dei suoi sandali. Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco. Egli ha in mano la pala per pulire la sua aia e raccoglierà il grano nel suo granaio; quanto alla pula, la brucerà con fuoco inestinguibile".

Con molte altre esortazioni, annunciò la Buona Novella al popolo. Erode, che aveva il potere in Galilea, era stato rimproverato da Giovanni riguardo alla moglie di suo fratello Erodiade e a tutte le malefatte che aveva commesso. A tutto ciò aggiunse questo: fece rinchiudere Giovanni in prigione.

Mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù pregava dopo essere stato battezzato, il cielo si aprì. Lo Spirito Santo, in forma corporea, come una colomba, scese su Gesù e una voce venne dal cielo: "Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto".

Giovanni 1, 29-34

Il giorno dopo, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: "Questo è l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo; di lui ho detto: "L'uomo che viene dopo di me mi ha preceduto, perché prima di me era". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare in acqua perché fosse rivelato a Israele". Allora Giovanni rese questa testimonianza: "Vidi lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare in acqua mi ha detto: "Colui sul quale vedi scendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". Io ho visto e rendo testimonianza che questo è il Figlio di Dio.

EMR 45.6-7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Giovanni non aveva bisogno di nessun segno. Ma alla ottusità degli altri il segno era necessario. Su cosa avrebbe fondato Giovanni la sua asserzione, se non su una prova innegabile che gli occhi dei tardi e le orecchie dei pesanti avessero percepita?

45.7 Io pure non avevo bisogno di battesimo. Ma la sapienza del Signore aveva giudicato esser quello l’attimo e il modo dell’incontro. E, traendo Giovanni dal suo speco nel deserto e Me dalla mia casa, ci unì in quell’ora per aprire su Me i Cieli e farne scendere Se stesso, Colomba divina, su Colui che avrebbe battezzato gli uomini con tal Colomba, e farne scendere l’annuncio, ancor più potente di quello angelico perché del Padre mio: “Ecco il mio Figlio diletto col quale mi sono compiaciuto”. Perché gli uomini non avessero scuse o dubbi nel seguirmi e nel non seguirmi.

EMR 47.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Giovanni di Zebedeo sono, e questo è Giacomo mio fratello. Siamo di Galilea. Pescatori siamo. Ma siamo pure discepoli di Giovanni. Egli ci diceva parole di vita e noi lo ascoltavamo, perché vogliamo seguire Dio e con la penitenza meritare il suo perdono, preparando le vie del cuore alla venuta del Messia. Tu lo sei. Giovanni l’ha detto, perché ha visto il segno della Colomba posarsi su Te. A noi l’ha detto: “Ecco l’Agnello di Dio”. Io ti dico: Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dàcci la pace (...).»

Dettaglio

Giovanni di Zebedeo parlò a Gesù e disse:

EMR 48.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Perché non siete venuti, voi due?», chiede Andrea. Pietro, imbronciato, non dice nulla.

«E tu, perché non sei venuto con me e Giacomo?», risponde Giovanni ad Andrea.

«Sono andato a pescare. Non ho tempo da perdere. Tu sei scomparso con quell’uomo…».

«Ti avevo fatto cenno di venire.

48.3 È proprio Lui. Se sentissi che parole!… Siamo stati con Lui tutto il giorno e la notte sino a tardi. Ora siamo venuti a dirvi: “Venite”».

«È proprio Lui? Ne sei certo? Lo abbiamo appena visto allora, quando ce lo indicò il Battista».

«È Lui. Non lo ha negato».

Dettaglio

André sta pescando con Pierre. Stanno tornando a riva quando John li chiama e André lo interroga.

EMR 48.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Siamo poveri e ignoranti? Egli ben dice che è venuto per annunciare la Buona Novella del Regno di Dio, del Regno di Pace ai poveri, agli umili, ai piccoli prima che ai grandi. Ha detto: “I grandi hanno già le loro delizie. Non invidiabili delizie rispetto a quelle che Io vengo a portare. I grandi hanno già modo di giungere a comprendere per sola forza di coltura. Ma Io vengo ai ‘piccoli’ di Israele e del mondo, a coloro che piangono e sperano, a coloro che cercano la Luce ed hanno fame della vera Manna, né vien dai dotti data a loro luce e cibo, ma solo pesi, oscurità, catene e sprezzo. E chiamo i ‘piccoli’. Io sono venuto a capovolgere il mondo. Perché abbasserò ciò che ora è in alto tenuto ed alzerò ciò che ora è sprezzato. Chi vuole verità e pace, chi vuole vita eterna venga a Me. Chi ama la Luce venga. Io sono la Luce del mondo”.

Dettaglio

Luca 14, 11: "Chiunque si esalta sarà umiliato e chiunque si umilia sarà esaltato".

Matteo 23, 12: "Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato "2 .

Salmo 75, 7: "Ma Dio è il giudice; umilia gli uni ed esalta gli altri".3

EMR 48.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«E tu, stolto Andrea, perché non sei andato con questi?».

«Ma… Simone! Tu mi hai rimproverato perché non avevo persuaso questi a venire con me… Tutta la notte hai brontolato, e ora mi rimproveri di non essere andato?!…».

«Hai ragione… Ma io non lo avevo visto… tu sì… e devi aver visto che non è come noi… Qualche cosa di più bello avrà!…».

«Oh! sì», dice Giovanni. «Ha un volto! Ha degli occhi! Vero, Giacomo, che occhi?! E una voce!… Ah, che voce! Quando parla ti par di sognare il Paradiso».

«Presto, presto. Andiamo a trovarlo. Voi (parla ai garzoni) portate tutto a Zebedeo e dite che faccia lui. Noi torneremo questa sera per la pesca».

Si rivestono tutti e si avviano.

Dettaglio

Giovanni e Giacomo di Zebedeo raccontano il loro incontro con Gesù. Inizialmente scettico, Pietro si convince sempre più e parla al fratello:

EMR 51.1-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vedo la cucina di Pietro. In essa, oltre a Gesù, vi è Pietro e la moglie, e Giacomo e Giovanni. Sembra che abbiano finito allora la cena e stiano conversando fra loro. Gesù si interessa della pesca.

Entra Andrea e dice: «Maestro, vi è qui l’uomo presso il quale stai, con uno che si dice tuo cugino».

Gesù si alza e va verso l’uscio dicendo: «Vengano avanti»; e quando, alla luce della lucerna ad olio e della fiamma del focolare, vede entrare Giuda Taddeo, esclama: «Tu, Giuda?!».

«Io, Gesù».

Si baciano. Giuda Taddeo è un bell’uomo nella pienezza della bellezza virile. Alto, sebbene non quanto Gesù, ben proporzionato nella sua robustezza, bruno, come lo era S. Giuseppe da giovane, di un olivastro non terreo e con occhi che hanno qualcosa di comune con quelli di Gesù, perché sono di una tinta azzurra, ma tendente al pervinca. Ha barba quadrata e bruna, capelli mossi, meno a ricciolo di quelli di Gesù, bruni come la barba.

«Vengo da Cafarnao. Vi sono andato con una barca e qui pure sono venuto con essa per fare più presto. Mi manda tua Madre; dice: “Susanna è sposa domani. Io ti prego, Figlio, di essere a queste nozze”. Maria vi prende parte e con Lei la madre mia e i fratelli. Tutti i parenti vi sono invitati. Tu solo saresti assente, ed essi, i parenti, ti chiedono di far contenti gli sposi».

51.2

Gesù si inchina lievemente, aprendo un poco le braccia, e dice: «Desiderio di mia Madre è mia legge. Ma anche per Susanna e i parenti verrò. Solo… mi spiace per voi…», e guarda Pietro e gli altri. «Sono i miei amici», spiega al cugino. E li nomina cominciando da Pietro. Per ultimo dice: «e questo è Giovanni», e lo dice in un modo tutto speciale, che attira lo sguardo più attento di Giuda Taddeo e fa arrossire il prediletto. Termina la presentazione dicendo: «Amici, questo è Giuda figlio d’Alfeo, mio fratel cugino, secondo la consuetudine del mondo, perché figlio del fratello dello sposo di mia Madre. Un mio buon amico di lavoro e di vita».

«La mia casa è aperta a te come al Maestro. Siedi»; e poi, rivolto a Gesù, Pietro dice: «E allora? Non verremo più con Te a Gerusalemme?».

«Certo che verrete. Dopo la festa di nozze Io andrò. Soltanto non mi fermerò più a Nazaret».

«Fai bene, Gesù. Perché tua Madre è ospite mia per qualche giorno. È inteso così, e vi verrà Lei pure dopo le nozze». Così dice l’uomo di Cafarnao.

«Così faremo, allora. Ora con la barca di Giuda Io andrò a Tiberiade e di lì a Cana, e con la stessa tornerò a Cafarnao con la Madre e con te. Il giorno dopo il prossimo sabato tu verrai, Simone, se ancora vuoi venire, e andremo a Gerusalemme per la Pasqua».

«Sì che vorrò! Anzi verrò il sabato per udirti alla sinago­ga».

51.3

«Già ammaestri, Gesù?», chiede il Taddeo.

«Sì, cugino».

«E che parole! Ah! non si odono sul labbro d’altri!».

Giuda sospira. Col capo appoggiato alla mano, col gomito puntato sul ginocchio, guarda Gesù e sospira. Pare voglia parlare e non osi.

Gesù lo stuzzica: «Che hai, Giuda? Perché mi guardi e sospiri?».

«Niente».

«No. Niente non è. Non sono più il Gesù che tu amavi? Quello per cui non avevi segreti?».

«Sì, che lo sei! E come mi manchi, Tu, maestro del tuo più anziano cugino…».

«E allora? Parla».

«Volevo dirti… Gesù… sii prudente… hai una Madre… che non ha che Te… Tu vuoi essere un “rabbi” diverso dagli altri e Tu sai, meglio di me, che… che le caste potenti non permettono cose diverse alle consuetudinarie da loro messe. Conosco il tuo modo di pensare… è santo… Ma il mondo non è santo… e opprime i santi… Gesù… Tu sai la sorte di tuo cugino il Battista… È prigione, e se ancor non è morto è perché quel lurido Tetrarca ha paura della folla e del fulmine di Dio. Lurido e superstizioso come crudele e libidinoso. Tu… che farai? A che sorte vuoi andare incontro?».

«Giuda, questo mi chiedi tu che conosci tanto del mio pensiero? Parli di tuo impulso? No. Non mentire! Ti hanno mandato, e non mia Madre certo, a dirmi queste cose…».

Giuda abbassa il capo e tace.

«Parla, cugino».

«Mio padre… e con lui Giuseppe e Simone… sai… per tuo bene… per affetto per Te e Maria… non vedono di buon occhio quello che Tu ti proponi di fare… e… e vorrebbero Tu pensassi a tua Madre…».

51.4

«E tu che pensi?».

«Io… io».

«Tu sei combattuto fra le voci dell’Alto e della Terra. Non dico del Basso. Dico della Terra. Anche Giacomo lo è, più di te ancora. Ma Io vi dico che sopra la Terra è il Cielo, sopra gli interessi del mondo vi è la causa di Dio. Avete bisogno di cambiare modo di pensare. Quando lo saprete fare, sarete perfetti».

«Ma… e tua Madre?».

«Giuda, non c’è che Lei che avrebbe diritto a richiamarmi ai miei doveri di figlio, secondo la luce della Terra: ossia al mio dovere di lavorare per Lei, per sovvenire ai suoi bisogni materiali, al mio dovere di assistenza e conforto con una vicinanza alla Madre. E Lei non mi chiede nulla di questo. Da quando mi ebbe, Ella sa che mi avrebbe perduto, per ritrovarmi in una maniera più vasta di quella del piccolo cerchio della famiglia. E da allora si è preparata a questo. Non è nuova nel suo sangue questa assoluta volontà di donazione a Dio. Sua madre l’ha offerta al Tempio prima che Ella sorridesse alla luce. Ed Ella — me lo ha detto le innumeri volte che, tenendomi contro il suo cuore nelle lunghe sere d’inverno o nelle chiare notti d’estate piene di stelle, mi ha parlato della sua infanzia santa — ed Ella si è data a Dio sin da quelle prime luci della sua alba nel mondo. E più ancora si è data quando mi ebbe, per essere dove Io sono, sulla via della missione che mi viene da Dio. Tutti mi lasceranno in un’ora; magari per pochi minuti, ma la viltà sarà padrona di tutti e penserete che era meglio, per la vostra sicurezza, non avermi mai conosciuto. Ma Lei, che ha compreso e che sa, Lei sarà sempre meco. E voi tornerete ad essere miei per Essa. Con la forza della sua sicura, amorosa fede, Ella vi aspirerà in sé e perciò vi riaspirerà in Me, perché io sono nella Madre ed Ella è in Me, e Noi in Dio. Questo vorrei che comprendeste voi tutti, parenti secondo il mondo, amici e figli secondo il soprannaturale. Tu, e con te gli altri, non sapete chi è mia Madre. Ma, se lo sapeste, non la critichereste in cuor vostro per non sapermi tenere a Lei soggetto, ma la venerereste come l’Amica più intima di Dio, la Potente che tutto può sul cuore dell’Eterno Padre e sul Figlio del suo cuore. Per certo che a Cana verrò. Voglio farla felice. Comprenderete meglio dopo quest’ora».

Gesù è imponente e persuasivo.

Giuda lo guarda attento. Pensa. Dice: «E io pure per certo verrò con Te, insieme a questi, se mi vuoi… perché sento che Tu dici cose giuste. Perdona alla mia cecità e a quella dei fratelli. Sei tanto più santo di noi!…».

«Non ho rancore per chi non mi conosce. Non ne ho neppure per chi mi odia. Ma ne ho dolore per il male che a sé stesso fa.

51.5

Che hai in quella sacca?».

«La veste che tua Madre ti manda. Gran festa, domani. Ella pensa che il suo Gesù ne abbia bisogno per non sfigurare fra gli invitati. Ha filato indefessa dalle prime luci alle estreme, ogni giorno, per prepararti questa veste. Ma non ha ultimato il mantello. Ancor ne mancano le frange. Ne è tutta desolata».

«Non occorre. Andrò con questo, e quello serberò per Gerusalemme. Il Tempio è più ancora di una festa di nozze».

«Ella ne sarà felice».

«Se volete essere all’alba sulla via di Cana, vi conviene partire subito. La luna sorge e sarà buona la traversata», dice Pietro[1].

«Andiamo, allora. Vieni, Giovanni. Ti porto con Me. Simon Pietro, Giacomo, Andrea, addio. Vi attendo la sera di sabato a Cafarnao. Addio, donna. Pace a te e alla tua casa».

Escono Gesù con Giuda e Giovanni. Pietro li segue sino a riva e aiuta l’operazione di partenza della barca.

E la visione ha fine.

Dettaglio

Giovanni 2:1-11:
Il terzo giorno ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea. C'era anche la madre di Gesù. Anche Gesù e i suoi discepoli erano stati invitati alle nozze. Ma finirono il vino. La madre di Gesù gli disse: "Non hanno vino". Gesù rispose: "Donna, cosa vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora". Sua madre disse ai servi: "Fate quello che vi dirà". Ora lì c'erano sei giare di pietra per le purificazioni rituali dei Giudei; ognuna conteneva due o tre misure (cioè circa cento litri). Gesù disse ai servi: "Riempite le giare d'acqua". Ed essi le riempirono fino all'orlo. Poi disse loro: "Ora estraetene un po' e portatela all'ospite". Così gliela portarono. Ed egli assaggiò l'acqua trasformata in vino. Non sapeva da dove venisse il vino, ma quelli che servivano lo sapevano, perché avevano attinto l'acqua. Allora il padrone della festa chiamò lo sposo e gli disse: "Tutti servono prima il vino buono e, quando tutti hanno bevuto, viene portato fuori il vino meno buono. Ma tu hai conservato il vino buono fino ad ora".

Questo fu l'inizio dei segni che Gesù compì. Fu a Cana in Galilea. Egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

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