EMR 42.9
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
La morte perde ogni asprezza se avviene fra le mie braccia. Credetelo. Non posso abolire la morte, ma la rendo soave a chi muore fidando in Me.
Note del tema
Comfort di lettura
EMR 42.9
La morte perde ogni asprezza se avviene fra le mie braccia. Credetelo. Non posso abolire la morte, ma la rendo soave a chi muore fidando in Me.
EMR 42.9
Imparate, voi che morite, a meritare d’aver Gesù vicino, a vostro conforto. E, se anche non l’avete meritato, osate ugualmente di chiamarmi vicino. Io verrò. Le mani piene di grazie e di conforti, il cuore pieno di perdono e d’amore, le labbra piene di parole di assoluzione e di incoraggiamento.
EMR 43.4
Chi vuole esser buono raggiunge la bontà, e la bontà porta al Regno di Dio.
EMR 43.5
Agiamo sempre in modo che voi da Noi abbiate conforto, non sgomento e accresciuto dolore. Ci basta che di Noi vi fidiate. Ci basta che diciate con Giuseppe: “Se mi resta Gesù, tutto mi resta”, perché Noi si venga coi doni celesti a consolare il vostro spirito.
Marie dice:
EMR 43.6
43.6 Non ti prometto doni e consolazioni umane. Ti prometto le stesse consolazioni che ebbe Giuseppe: soprannaturali. Perché, lo sappiano tutti, i doni dei Magi, nell’usura che stringe alla gola un povero fuggiasco, dileguarono rapidi come il baleno per l’acquisto di un tetto e di quel minimo di masserizie necessarie alla vita, di quel cibo che era pur necessario e che solo da quel cespite venne, sinché non trovammo lavoro.
La comunità ebraica si è sempre molto aiutata. Ma la comunità raccolta in Egitto era quasi tutta composta di profughi perseguitati, poveri perciò come noi, che venivamo ad aggiungerci a loro. E un poco di quella ricchezza, che volevamo tenere per Gesù, per il nostro Gesù adulto, salvatasi dalle spese della sistemazione in Egitto, fu provvida per il ritorno e appena sufficiente a riorganizzare casa e laboratorio a Nazareth al nostro ritorno. Perché gli evi cambiano, ma l’avidità umana è sempre uguale, e dell’altrui bisogno se ne serve per succhiare la sua parte in maniera esosa.
No. L’aver con noi Gesù non ci procurò beni materiali. Molti di voi pretendono questo quando appena appena sono un poco uniti a Gesù. Dimenticano che Egli ha detto: “Cercate le cose dello spirito”. Tutto il resto è un sovrappiù. Dio provvede anche il cibo. Agli uomini come agli uccelli. Perché sa che di cibo avete bisogno sinché la carne è armatura intorno alla vostra anima. Ma chiedete prima la sua Grazia. Chiedete prima per lo spirito vostro. Il resto vi sarà dato per giunta.
EMR 43.6
Gli evi cambiano, ma l’avidità umana è sempre uguale, e dell’altrui bisogno se ne serve per succhiare la sua parte in maniera esosa.
EMR 43.6
No. L’aver con noi Gesù non ci procurò beni materiali. Molti di voi pretendono questo quando appena appena sono un poco uniti a Gesù. Dimenticano che Egli ha detto[1]: “Cercate le cose dello spirito”. Tutto il resto è un sovrappiù. Dio provvede anche il cibo. Agli uomini come agli uccelli. Perché sa che di cibo avete bisogno sinché la carne è armatura intorno alla vostra anima. Ma chiedete prima la sua Grazia. Chiedete prima per lo spirito vostro. Il resto vi sarà dato per giunta.
Giuseppe dall’unione con Gesù ebbe, umanamente parlando, affanni, fatiche, persecuzioni, fame. Altro non ebbe. Ma, poiché tendeva a Gesù solo, tutto questo si cambiò in spirituale pace, in sovrannaturale letizia. Io vorrei portarvi al punto in cui era lo sposo mio quando diceva: “Anche non dovessimo avere più niente, avremo sempre tutto, perché abbiamo Gesù”.
Maria parla della Sacra Famiglia e dichiara:
EMR 43.7
Il martirio non è nella forma del tormento. È nella costanza in cui il martire lo sopporta. Perciò è martirio un’arma come una pena morale, quando è sopportata per uno scopo uguale.
EMR 43.7
Di’ con me: “Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto”. Sia sempre il tuo grido. Sinché lo dirai in Cielo. La grazia del Signore sia sempre in te.
EMR 43.7
Il martirio non è nella forma del tormento. È nella costanza in cui il martire lo sopporta. Perciò è martirio un’arma come una pena morale, quando è sopportata per uno scopo uguale. Tu sopporti per amore del mio Figlio. Quanto fai per i fratelli è sempre amore per Gesù che li vuole salvi. Perciò il tuo è martirio. Persevera in esso. Non volere fare da te. Basta — perché la stretta è troppo forte perché tu possa avere ancora tanta forza da guidarti da te e dominare anche la tua umanità impedendole di piangere — basta che tu lasci che il dolore ti torturi senza ribellarti. Basta che tu dica a Gesù: “Aiutami!”. Quello che non puoi fare tu, Egli lo farà in te. Sta’ in Lui. Sempre in Lui. Non volerne uscire. Se tu non vuoi non ne esci, e anche se il dolore, tanto è forte, ti impedisce di vedere dove sei, tu sarai sempre in Gesù.
Maria si rivolge a Maria e dice: