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Note della parola chiave

Decalogo

Tema: Il Decalogo e i Comandamenti · Pagina 1 di 4

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EMR 40.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dànno a Gesù tre rotoli diversi, dicendo: «Leggi quello serrato da nastro d’oro».

Gesù apre il rotolo e legge. È il Decalogo. Ma, dopo le prime parole, un giudice gli leva il rotolo dicendo: «Prosegui a memoria». Gesù lo dice così sicuro che pare che legga. Ogni volta che nomina il Signore si inchina profondamente.

«Chi ti ha insegnato ciò? Perché lo fai?».

«Perché santo è quel Nome e va pronunciato con segno interno ed esterno di rispetto. Al re, che è re per breve tempo, si inchinano i sudditi, e polvere egli è. Al Re dei re, all’altissimo Signore d’Israele, presente anche se non visibile che allo spirito, non si dovrà inchinare ogni creatura, che da Lui dipende con sudditanza eterna?».

EMR 40.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

40.5 «Fanciullo, ascolta. Hai detto: “Ricordati di santificare le feste. Ma non solo per te, ma per tuo figlio e figlia e servo e serva, ma persino per il giumento è detto di non fare, il sabato, lavoro”. Or dimmi, se una gallina depone un uovo in sabato od una pecora figlia, sarà lecito usare quel frutto del suo ventre, oppure sarà considerato obbrobrio?».

«So che molti rabbi, ultimo il vivente Sciammai, dicono che l’uovo deposto in sabato è contrario al precetto. Ma Io penso che altro è l’uomo e altro è l’animale o chi compie atto animale come è il partorire. Se io obbligo il giumento a lavorare, io compio anche il suo peccato, perché io mi impongo con la sferza a farlo lavorare. Ma se una gallina depone l’uovo maturatosi nella sua ovaia, o una pecora genera il figlio in sabato perché ormai maturo al nascere, no, che tale opera non è peccato, né peccato è, agli occhi di Dio, l’uovo e l’agnello in sabato deposti».

«Perché mai, se tutto ed ogni lavoro in sabato è peccato?».

«Perché il concepire e generare corrisponde al volere del Creatore ed è regolato da leggi da Lui date ad ogni creato. Or la gallina non fa che ubbidire a quella legge che dice che, dopo tante ore di formazione, l’uovo è completo e va deposto, e la pecora pure non fa che ubbidire a quelle leggi messe da Colui che tutto fece, il quale stabilì che due volte l’anno, quando ride primavera sui prati in fiore, e quando si spoglia il bosco delle sue fronde e gelo stringe il petto dell’uomo, le pecore andassero ai loro connubi per dar poi, all’opposto tempo, latte, carne e formaggi sostanziosi, nei mesi di più aspra fatica per le messi, o di più sofferente squallore per i geli. Se dunque una pecora, giunto il suo tempo, depone il suo nato, oh! questo ben può esser sacro anche all’altare, perché è frutto di ubbidienza al Creatore».

EMR 49.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Semplice, buona, facile è la Legge che torna ai dieci comandi iniziali ma tuffati in luce d’amore. Venite. Io ve li mostrerò quali sono: amore, amore, amore. Amore di Dio a voi, di voi a Dio. Amore fra prossimo. Sempre amore, perché Dio è Amore e figli del Padre sono coloro che sanno vivere l’amore. Io sono qui per tutti e per dare a tutti la luce di Dio. Ecco la Parola del Padre che si fa cibo in voi. Venite, gustate, cambiate il sangue dello spirito con questo cibo. Ogni veleno cada, ogni concupiscenza muoia. Una gloria nuova vi è porta, quella eterna, e a lei verranno coloro che faranno la Legge di Dio vero studio del loro cuore. Iniziate dall’amore. Non vi è cosa più grande. Ma, quando saprete amare, saprete già tutto, e Dio vi amerà, e amore di Dio vuol dire aiuto contro ogni tentazione.

EMR 50.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Voi avete desiderato di udirmi. La Parola parla. Parla agli onesti con gioia, parla ai disonesti con dolore, parla ai santi e ai puri con diletto, parla ai peccatori con pietà. Non si nega. È venuta per effondersi come fiume che irriga terre bisognose d’acqua, alle quali porta ristoro d’onde e nutrimento di limo.

Voi volete sapere quali cose si richiedono per esser discepoli della Parola di Dio, del Messia, Verbo del Padre, che viene a radunare Israele perché rioda le parole del Decalogo santo e immutabile e si santifichi in esse per esser già mondo, quanto può l’uomo di per sé farlo, per l’ora della Redenzione e del Regno.

Ecco. Io dico ai sordi, ai ciechi, ai muti, ai lebbrosi, ai paralitici, ai morti: “Sorgete, siate guariti, risorgete, camminate, si aprano in voi i fiumi della luce, della parola, del suono, perché possiate vedere, udire, dire di Me”. Ma più che ai corpi Io dico questo agli spiriti vostri. Uomini di buona volontà, venite a Me senza timore. Se lo spirito è leso, Io lo risano. Se malato, Io lo guarisco. Se morto, Io lo risuscito. Voglio solo la vostra buona volontà.

Difficile ciò che vi chiedo? No. Io non vi impongo i cento e cento e cento precetti dei rabbini. Io vi dico: seguite il Decalogo. La Legge è una e immutabile. Molti secoli sono passati dall’ora in cui essa fu data bella, pura, fresca, come creatura appena nata, come rosa appena aperta sullo stelo. Semplice, netta, dolce a seguirsi. Nei secoli le colpe e le tendenze l’hanno complicata con leggi e leggi minori, con pesi e restrizioni, con troppe penose clausole. Io vi riporto alla Legge così come l’Altissimo l’ha data. Ma, ve ne prego per vostro bene, ricevetela col cuor sincero dei veri israeliti di allora.

Voi mormorate, più in cuor vostro che col labbro, che la colpa, più che in voi, umili, è in alto. Lo so. Nel Deuteronomio è detto tutto quanto va fatto, né era necessario di più. Ma non giudicate chi fece, per gli altri, non per sé. Voi fate ciò che Dio dice. E sopra tutto sforzatevi ad esser perfetti nei due precetti principali. Se amerete Dio con tutto voi stessi, non peccherete, perché il peccato è dolore dato a Dio. Chi ama non vuol dare dolore. Se amerete il prossimo come voi stessi, non sarete che figli rispettosi per i genitori, sposi fedeli ai consorti, uomini onesti nei commerci, senza violenze per i nemici, senza menzogna nel deporre, senza invidia verso chi ha, senza fomite di lussuria verso l’altrui donna. Non volendo fare agli altri ciò che non vorreste fatto a voi, non ruberete, non ammazzerete, non calunnierete, non entrerete come cuculi nel nido altrui.

Ma anzi Io vi dico: “Spingete alla perfezione la vostra ubbidienza ai due precetti d’amore: amate anche i vostri nemici”.

Oh! come vi amerà l’Altissimo che tanto ama l’uomo, divenuto a Lui nemico per la colpa d’origine e per i peccati individuali, da mandare ad esso il Redentore, l’Agnello che è il Figlio suo, Io che vi parlo, il Messia promesso per redimervi da ogni colpa, se voi saprete amare come Lui.

Amate. L’amore vi sia scala per cui, angeli divenuti, salirete, come vide Giacobbe, sino al Cielo, udendo il Padre dire, a tutti e a ognuno: “Io sarò tuo protettore dovunque andrai e ti ricondurrò a questo paese: al Cielo, al Regno eterno”.

La pace a voi.

EMR 59.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Levate da voi l’anatema del peccato. Ognuno ha il suo. Ognuno ha quello che è contrario ai dieci comandi di salute eterna. Esaminatevi ognuno con sincerità e troverete il punto in cui avete sbagliato. Umilmente abbiatene pentimento sincero. Vogliate pentirvi. Non a parole. Dio non si irride e non si inganna. Ma pentitevi colla volontà ferma, che vi porti a mutare vita, a rientrare nella Legge del Signore. Il Regno dei Cieli vi aspetta. Domani.

Domani? vi chiedete. Oh! è sempre un domani sollecito l’ora di Dio, anche se viene al termine di una vita longeva come quella dei Patriarchi. L’eternità non ha per misura di tempo lo scorrere lento della clessidra. E quelle misure di tempo che voi chiamate giorni, mesi, anni, secoli, sono palpiti dello Spirito eterno che vi mantiene in vita. Ma voi eterni siete nello spirito vostro, e dovete, per lo spirito, tenere lo stesso metodo di misurazione del tempo che ha il Creatore vostro. Dire, dunque: “Domani sarà il giorno della mia morte”. Anzi, non morte per il fedele. Ma riposo di attesa, in attesa del Messia che apra le porte dei Cieli.

EMR 82.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

E non sapete che la Legge dice: “Ama il tuo prossimo come te stesso”? Chi non ama il prossimo non può neppure amare Dio. E chi non ama Dio, co me può andare nella sua Casa e pregarlo? Dio potrebbe dirgli, e lo dice nei Cieli: “Va’ via. Non ti conosco. Figlio tu? No. Non ami i fratelli, non rispetti in loro il Padre che li fece, perciò non sei fratello e figlio, ma un bastardo: figliastro a Dio, fratellastro ai fratelli”.