EMR 3.9
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
3.9 Non occorre esser vergini per esser casti. E i talami casti hanno a loro custodi gli angeli e ad essi scendono figli buoni, che della virtù dei genitori fanno la norma della loro vita.
Note del tema
Comfort di lettura
EMR 3.9
3.9 Non occorre esser vergini per esser casti. E i talami casti hanno a loro custodi gli angeli e ad essi scendono figli buoni, che della virtù dei genitori fanno la norma della loro vita.
EMR 3.10
3.10 Ora non si vogliono figli, ma non si vuole però neppure castità. Onde Io dico che l’amore e il talamo sono profanati».
EMR 4.5
Per la gioia di avere una Madre, ecco che mormoro arcana Parola nell’ombra del Tempio che conteneva le speranze d’Israele, del Tempio ormai al limitare della sua vita, perché nuovo e vero Tempio, non più contenente speranze di un popolo, ma certezza di Paradiso per il popolo di tutta la Terra, e per i secoli dei secoli sino alla fine del mondo, sta per essere sulla Terra.
In un dettato, Gesù parla dell'imminente nascita di sua Madre e si sofferma sul Tempio di Gerusalemme.
EMR 4.6
4.6Tu hai visto la generazione continua delle anime da Dio.
Ora pensa quale dovette esser la bellezza di quest’anima che il Padre aveva vagheggiata da prima che il tempo fosse, di quest’anima che costituiva le delizie della Trinità, la quale Trinità ardeva di ornarla dei suoi doni per farne dono a Se stessa. O Tutta Santa, che Dio creò per Sé e poi per salute agli uomini! Portatrice del Salvatore, la prima salvezza tu fosti. Vivente Paradiso, hai col tuo sorriso cominciato a santificare la Terra.
L’anima creata per esser anima della Madre di Dio! Quando, da un più vivo palpito del Trino Amore, scaturì questa scintilla vitale, ne giubilarono gli angeli, ché luce più viva mai aveva visto il Paradiso. Come petalo di empirea rosa, un petalo immateriale e prezioso che era gemma e fiamma, che era alito di Dio[12] che scendeva ad animare una carne ben diversamente che per le altre, che scendeva tanto potente nel suo fuoco che la Colpa non poté contaminarla, essa valicò gli spazi e si chiuse in un seno santo.
Questo passaggio mostra che Maria è stata effettivamente creata in un determinato momento, 2000 anni fa (non è stata creata dall'eternità, anche se è eternamente nella mente di Dio).
Hai visto la continua generazione di anime da parte di Dio. Nella visione del 25 maggio 1944. Si vedano i Quaderni del 1944.
Come un petalo di una rosa celeste, un petalo immateriale e prezioso che era un gioiello e una fiamma, che scendeva ad animare la carne in modo molto diverso dalle altre carni. Nella vecchia edizione è scritto: Come un petalo di rosa celeste, un petalo immateriale e prezioso che era un gioiello e una fiamma, che era il soffio di Dio, che scese ad animare la carne in un modo diverso da quello degli altri. A proposito della parte "soffio di Dio" (alito di Dio). L'espressione è stata corretta da Maria Valtorta su una copia dattiloscritta. Inizialmente aveva scritto "Parte di Dio".
EMR 4.6
Nell’aprile la terra di Palestina pareva un enorme giardino, e fragranze e colori davano delizia al cuore degli uomini. Ma ancora ignota era la più bella Rosa. Ella era già fiorente a Dio nel secreto dell’alvo materno, poiché mia Madre amò da quando fu concepita, ma solo quando la vite dà il suo sangue per farne vino, e l’odor dei mosti, zuccherino e forte, empie le aie e le nari, Ella avrebbe sorriso prima a Dio e poi al mondo, dicendo col suo superinnocente sorriso: “Ecco, la Vite che vi darà il Grappolo da esser premuto nello strettoio per divenire Medicina eterna al vostro male, è fra voi”.
Ho detto: “Maria amò da quando fu concepita”. Cosa è che dà allo spirito luce e conoscenza? La Grazia. Cosa è che leva la Grazia? Il peccato d’origine e il peccato mortale. Maria, la Senza Macchia, non fu mai priva del ricordo di Dio, della sua vicinanza, del suo amore, della sua luce, della sua sapienza. Ella poté perciò comprendere e amare quando non era che una carne che si condensava intorno ad un’anima immacolata che continuava ad amare.
EMR 4.6
Cosa è che dà allo spirito luce e conoscenza? La Grazia. Cosa è che leva la Grazia? Il peccato d’origine e il peccato mortale.
EMR 4.7
4.7 Più avanti ti farò contemplare mentalmente la profondità delle verginità in Maria. Ne avrai una vertigine celeste come quando ti ho fatto considerare la nostra eternità. Intanto considera come il portare in seno una creatura esente dalla Macchia, che priva di Dio, dia alla madre, che pure l’ha concepita naturalmente, umanamente, una intelligenza superiore e ne faccia un profeta. Il profeta della figlia sua, che ella chiama: “Figlia di Dio”. E pensa cosa sarebbe stato se dai Primigenitori innocenti fossero nati innocenti figli, come Dio voleva.
Questo, o uomini che dite di avviarvi al “superuomo”, e coi vostri vizi vi avviate unicamente al superdemone, sarebbe stato il mezzo per portare al “superuomo”. Saper rimanere senza contaminazione di Satana per lasciare a Dio l’amministrazione della vita, della conoscenza, del bene, non desiderando più di quanto — ed era poco meno che infinito — Dio non vi avesse dato, per poter generare, in una continua evoluzione verso il perfetto, dei figli che fossero uomini nel corpo e figli dell’Intelligenza nello spirito, ossia trionfatori, ossia forti, ossia giganti su Satana, che sarebbe stato atterrato tante migliaia di secoli avanti l’ora in cui lo sarà, e con lui tutto il suo male».
Gesù parla di Anna che porta Maria nel suo grembo.
EMR 5.1.3
5.1 Vedo Anna uscire nell’orto-giardino. Si appoggia al braccio di una parente certo, perché le somiglia. È molto grossa e pare affaticata forse anche dall’afa, proprio simile a questa che accascia me.
Per quanto l’orto sia ombroso, pure l’aria vi è rovente, pesante. Un’aria da tagliarsi come una pasta molle e calda, tanto è densa, sotto uno spietato cielo di un azzurro che la polvere sospesa negli spazi fa lievemente fosco. Da molto deve esservi siccità, perché la terra, dove non è irrigata, è letteralmente ridotta a polvere finissima e quasi bianca. Di un bianco lievemente tendente ad un rosa sporco, mentre è marrone rosso scuro, per esser bagnata, al piede delle piante o lungo le brevi aiuole dove crescono filari di ortaggi, e intorno ai rosai, ai gelsomini, ad altri fiori e fioretti, che sono specie sul davanti e lungo una bella pergola che taglia per metà il brolo sino al principio dei campi, ormai spogli di biade. Anche l’erba del prato, che segna la fine della proprietà, è arsiccia e rada. Solo ai margini di esso, là dove è una siepe di biancospino selvatico, già tutto tempestato dei rubini dei piccoli frutti, l’erba è più verde e folta, e là, in cerca di pastura e d’ombra, sono delle pecorelle con un piccolo mandriano.
Gioacchino è intorno ai filari e agli ulivi. Ha con lui due uomini che l’aiutano. Ma, per quanto anziano, è svelto e lavora con gusto. Stanno aprendo delle piccole chiudende ai limiti di un campo, per dare acqua alle piante assetate; e l’acqua si fa strada gorgogliando fra l’erba e la terra arsa, e si stende in anelli, che per un momento paiono di un cristallo giallastro e poi sono solo anelli scuri di terra umida, intorno ai tralci e agli ulivi stracarichi.
Lentamente Anna, per la pergola ombrosa, sotto la quale api d’oro ronzano, ghiotte dello zucchero di acini biondi, va verso Gioacchino, che quando la vede le si affretta incontro.
«Fin qui sei giunta?».
«La casa è calda come un forno».
«E tu ne soffri».
«L’unica sofferenza di questa mia ultima ora di gravida. La sofferenza di tutti, uomini e bestie. Non ti accaldare troppo, Gioacchino».
«L’acqua, sperata da tanto e che da tre giorni pareva proprio vicina, non è ancora venuta, e la campagna brucia. Buon per noi che vi è la sorgente vicina ed è così ricca d’acque. Ho aperto i canali. Poco sollievo per le piante, che hanno le foglie vizze e coperte di polvere. Ma quel tanto da tenerle in vita. Se piovesse!…». Gioacchino, con l’ansia di tutti gli agricoltori, scruta il cielo, mentre Anna, stanca, si sventola con un ventaglio che pare fatto con una foglia secca di palma, intrecciata con fili multicolori che la tengono rigida.
(...) Si affrettano perché le nubi, spinte da un vento alto, galoppano e crescono per il cielo, e la pianura si fa scura e abbrividisce per un avviso di temporale. Quando giungono alla soglia di casa, un primo lampo livido solca il cielo e il rumore del primo tuono pare il rullare di un’enorme grancassa che si mesca all’arpeggio delle prime gocce sulle foglie arse.
Entrano tutti e Anna si ritira, mentre Gioacchino, raggiunto dai garzoni, parla, sulla porta, di questa tanto attesa acqua, che è benedizione per la terra sitibonda. Ma la gioia si muta in timore, perché viene un temporale violentissimo con fulmini e nubi cariche di grandine. «Se la nube rompe, l’uva e le ulive saranno frante come da mola. Miseri noi!».
Rose, gelsomini e altri fiori. Coerente con le altre descrizioni della casa. I gelsomini, piante meridionali, fioriscono da giugno a settembre o ottobre, come le rose.
Solo ai margini, dove c'è una siepe di biancospino selvatico già costellata dai rubini delle sue bacche. Le bacche di biancospino, dal marrone rossastro al rosso corallo, maturano all'inizio dell'autunno e durano fino all'inverno.
Fortunatamente, abbiamo il flusso abbondante della primavera. Ci sono diversi riferimenti a questo rivolo d'acqua che Giuseppe devierà per alimentare una piscina (vedi, ad esempio, EMV 14,3; EMV 25,6; EMV 26,2; EMV 37,1; ecc.).
Se la nube scoppia, l'uva e le olive saranno schiacciate come sotto una macina. In Provenza le olive si raccolgono verso ottobre.
EMR 5.1
«L’acqua, sperata da tanto e che da tre giorni pareva proprio vicina, non è ancora venuta, e la campagna brucia. Buon per noi che vi è la sorgente vicina ed è così ricca d’acque. Ho aperto i canali. Poco sollievo per le piante, che hanno le foglie vizze e coperte di polvere. Ma quel tanto da tenerle in vita. Se piovesse!…». Gioacchino, con l’ansia di tutti gli agricoltori, scruta il cielo, mentre Anna, stanca, si sventola con un ventaglio che pare fatto con una foglia secca di palma, intrecciata con fili multicolori che la tengono rigida.
La parente dice: «Là, oltre il grande Hermon, sorgono nubi veloci. Vento di settentrione. Rinfrescherà e forse darà acqua».
«È tre giorni che si leva e poi cade col sorger della luna. Farà così ancora». Gioacchino è sconfortato.
(...) [Stanno tornando a casa quando una tempesta si abbatte sulla regione e poi si calma].
Il temporale cade di colpo, dopo un ultimo fulmine così violento che sbatte contro le pareti i tre uomini; e sul davanti della casa, nel suolo dell’orto, resta a suo ricordo una buca nera e fumante. E mentre un vagito, che pare il lamento di una tortorina che per la prima volta non pigoli più ma tubi, viene da oltre la porta di Anna, un enorme arcobaleno stende la sua fascia a semicerchio su tutta l’ampiezza del cielo. Sorge, o per lo meno pare sorgere, dalla cima dell’Hermon che, baciata da una lama di sole, pare di alabastro di un bianco rosa delicatissimo; si alza fino al più terso cielo di settembre e, valicando per spazi detersi da ogni impurità, sorvola le colline di Galilea e la piana che appare, fra due alberi di fico, che è a sud, e poi ancora un altro monte; e sembra posare la sua punta estrema all’estremo orizzonte, là dove un’aspra catena di monti chiude ogni altra veduta.
Il Grande Hermon o Monte Hermon (2.814 metri sul livello del mare), visibile da Nazareth, dista 95 km in direzione nord-est.
Nello stesso momento, un immenso arcobaleno si estende a semicerchio su tutto il cielo. Emerge, o almeno sembra emergere, dalla cima del Monte Hermon che, sotto la carezza del sole, appare di un colore alabastro del più delicato bianco-rosato. Da Nazareth (alt. +400/450 m), se ci giriamo di spalle al sole che tramonta (azimut 278° quella sera) per poter osservare un arcobaleno, abbiamo il Monte Hermon (+2800 m) a sinistra, il Lago di Tiberiade (-200 m), la pianura e le colline della Galilea (da 0 a +100 m) di fronte, e i Monti Ebal (+938 m) e Garizim (+868 m) a destra.
In circostanze favorevoli, l'arcobaleno può essere doppio e, eccezionalmente, anche triplo.
La fisica ci dice che un arcobaleno può essere visto solo al mattino o alla sera. Copre un campo da 80° a 84,8° se è singolo, e da 102° a 107,4° se è doppio.
Un semplice goniometro posto su una mappa della Palestina, punto zero su Nazareth e perpendicolare all'azimut 278°, può verificare la straordinaria plausibilità di questa descrizione: sarebbe falsa in qualsiasi altro periodo dell'anno, dato l'orientamento del sole al tramonto.
EMR 5.3-4
5.3 Si affrettano perché le nubi, spinte da un vento alto, galoppano e crescono per il cielo, e la pianura si fa scura e abbrividisce per un avviso di temporale. Quando giungono alla soglia di casa, un primo lampo livido solca il cielo e il rumore del primo tuono pare il rullare di un’enorme grancassa che si mesca all’arpeggio delle prime gocce sulle foglie arse.
Entrano tutti e Anna si ritira, mentre Gioacchino, raggiunto dai garzoni, parla, sulla porta, di questa tanto attesa acqua, che è benedizione per la terra sitibonda. Ma la gioia si muta in timore, perché viene un temporale violentissimo con fulmini e nubi cariche di grandine. «Se la nube rompe, l’uva e le ulive saranno frante come da mola. Miseri noi!».
Un’altra ansia ha poi Gioacchino, per la sposa a cui è giunta l’ora di dare alla luce il figlio. La parente lo rassicura che Anna non soffre affatto. Ma egli è in orgasmo, e ogni volta che la parente o altre donne, fra cui la mamma di Alfeo, escono dalla stanza di Anna per poi tornarvi con acqua calda e bacili e lini asciugati alla fiamma, che splende ilare sul focolare centrale in un’ampia cucina, va e chiede, e non si placa per le loro rassicurazioni. Anche l’assenza di gridi da parte di Anna lo preoccupa. Dice: «Io sono uomo e non ho mai visto partorire. Ma mi ricordo d’aver sentito dire che l’assenza di doglie è fatale…».
Viene la sera, anticipata dalla furia temporalesca che è violentissima. Acqua torrenziale, vento, fulmini, vi è di tutto, meno la grandine che è andata ad abbattersi altrove.
Uno dei garzoni nota questa violenza e dice: «Sembra che Satana sia uscito coi suoi demoni dalla Geenna. Guarda che nubi nere! Senti che fiato di zolfo è nell’aria, e fischi e sibili e voci di lamento e maledizione. Se è lui, è furente questa sera!».
L’altro garzone ride e dice: «Gli sarà sfuggita una grande preda, oppure Michele lo ha percosso con nuova folgore di Dio, e lui ne ha corna e coda mozze e arse».
Passa di corsa una donna e grida: «Gioacchino! Sta per nascere! E tutto fu svelto e felice!», e scompare con un’anforetta fra le mani.
5.4Il temporale cade di colpo, dopo un ultimo fulmine così violento che sbatte contro le pareti i tre uomini; e sul davanti della casa, nel suolo dell’orto, resta a suo ricordo una buca nera e fumante. E mentre un vagito, che pare il lamento di una tortorina che per la prima volta non pigoli più ma tubi, viene da oltre la porta di Anna, un enorme arcobaleno stende la sua fascia a semicerchio su tutta l’ampiezza del cielo. Sorge, o per lo meno pare sorgere, dalla cima dell’Hermon che, baciata da una lama di sole, pare di alabastro di un bianco rosa delicatissimo; si alza fino al più terso cielo di settembre e, valicando per spazi detersi da ogni impurità, sorvola le colline di Galilea e la piana che appare, fra due alberi di fico, che è a sud, e poi ancora un altro monte; e sembra posare la sua punta estrema all’estremo orizzonte, là dove un’aspra catena di monti chiude ogni altra veduta.
«Che cosa mai vista!».
«Guardate, guardate!».
«Pare che leghi in un cerchio tutta la terra di Israele, e già, ma guardate, già vi è una stella mentre ancor non è scomparso il sole. Che stella! Brilla come un enorme diamante!…».
«E la luna, là, è tutta piena, mentre ancor mancano tre giorni al suo esserlo. Ma guardate come splende!».
La siccità ha colpito duramente la regione. Ora una tempesta si sta abbattendo su Nazareth.
Uno dei servi si accorge di questa violenza. È Giuseppe, il futuro marito di Maria. Cfr. EMV 577,7.
Satana sembra essere uscito dalla Gehenna con i suoi demoni. Gehenna, dall'ebraico Gehinnon o Valle di Hinnom, situata a sud di Gerusalemme, vicino alla Porta dei Vasai. Un luogo di fetore e decadenza. Per gli ebrei, la valle di Gehinnon era l'emblema dell'inferno.
"Una grande preda gli sarà sfuggita, o Michele lo avrà colpito con un nuovo fulmine di Dio, e le sue corna e la sua coda saranno state tagliate e bruciate". Questa allusione all'arcangelo Michele che colpisce Lucifero è tratta da una tradizione rabbinica immemorabile. Esempio: "Quanto a Michele, Gabriele, Raffaele e Fanuele, essi saranno confermati in quel giorno; e avranno il compito di gettare nella fornace tutti gli angeli ribelli" (Libro di Enoc, capitolo 53, n. 6). Questa tradizione è citata in Giuda 1:9 in relazione all'Ascensione di Mosè (un apocrifo) e soprattutto in Apocalisse 12:7-13.