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Note della parola chiave

Il peccato originale

Tema: Argomenti dalla A alla Z · Pagina 3 di 4

Comfort di lettura

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EMR 174.9 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Voi già sapete come si corruppe Eva e come Adamo per lei. Satana baciò[1] l’occhio della donna e lo stregò così, di modo che ogni aspetto, fino allora puro, prese per lei aspetto impuro e svegliò curiosità strane. Poi Satana le baciò le orecchie e le fe ce aperte a parole di una scienza ignota: la sua. Anche la mente di Eva volle conoscere ciò che non era necessario. Poi Satana all’occhio e alla mente svegliati al Male mostrò ciò che prima non avevano visto e capito, e tutto in Eva fu desto e corrotto, e la Donna, andando all’Uomo, rivelò il suo segreto e persuase Adamo a gustare il nuovo frutto, tanto bello a vedersi e così interdetto fino ad ora. E lo baciò e lo guardò con la bocca e le pupille in cui già era il torbido di Satana. E la corruzione penetrò in Adamo che vide, e attraverso l’occhio appetì al proibito, e lo morse con la compagna cadendo da tanta altezza al fango.

Quando uno è corrotto trascina a corruzione, a meno che l’altro non sia un santo nel vero senso della parola.

Attenti allo sguardo, uomini. Allo sguardo dell’occhio e a quello della mente. Corrotti che siano, non possono che corrompere il resto. Lume del corpo è l’occhio. Lume del cuore è il tuo pensiero. Ma se l’occhio tuo non sarà puro – perché per la soggezione degli organi al pensiero i sensi si corrompono per un pensiero corrotto – tutto in te diverrà offuscato, e nebbie seduttrici creeranno impuri fantasmi in te. Tutto è puro in chi ha pensiero puro che dà puro sguardo, e la luce di Dio scende padrona dove non è ostacolo di sensi. Ma se per mala volontà tu hai educato l’occhio alle torbide visioni, tutto in te diverrà tenebre. Inutilmente guarderai anche le cose più sante. Nel buio non saranno che tenebre e farai opere di tenebre.

Annotazione

Satana diede un bacio: in una lunga nota che occupa quattro pagine di un foglio piegato inserito in una copia dattiloscritta, Maria Valtorta spiega la corruzione dell'occhio e dell'orecchio di Eva. Eraun bacio immateriale, una lezione di malizia intellettuale volta a suscitare una curiosità inizialmente spirituale, come la prova proposta da Dio per confermare Adamo ed Eva nella grazia: l'obbedienza all'unico comandamento di Dio. Questa curiosità inizialmente spirituale è poi degenerata in curiosità sostanziali che sono diventate sempre più pesanti e bestiali.

Dopo aver descritto la condizione originaria di Eva , che conosceva Dio con giustizia, vedeva e conosceva se stessa nella sua parte superiore come figlia di Dio, ma ignorava se stessa nella sua parte inferiore come creatura animale, la nota continua: Satana, sotto le sembianze di un serpente, attirò l'incauta donna, la affascinò come è solito fare un serpente, trasformò il suo fascino astuto in un veleno mortale che oscurò la vista e l'intelligenza spirituale della donna; poi, con lussuria e ogni sorta di insinuazioni, rivelò la donna a se stessa. Allora Eva si vide potente come Dio, come se si fosse liberata del marchio di ogni creatura: dover obbedire a tutto ciò che Dio comanda e fare solo ciò che Dio permette. Una volta rifiutato questo marchio per essere "come Dio", entrò in lei la brama spirituale di "poter fare tutto". Da qui nacque la brama intellettuale di "sapere tutto": il bene e soprattutto il male che Dio le aveva proibito di conoscere. Al contrario, il Serpente la incoraggiò a farlo, perché solo attraverso la piena conoscenza del bene e del male Adamo e lei sarebbero diventati "come dei", avrebbero reso immortale il loro sangue e la loro discendenza grazie alle proprie capacità; arrivò al punto di offrirsi come maestro per permettere loro di sapere tutto. Ed Eva lo prese come padrone.

La concupiscenza intellettuale, figlia della concupiscenza spirituale, diede vita alla concupiscenza carnale. Ed Eva, che aveva già usato la vista e l'udito per il male, volle usare anche il tatto conoscendo il frutto misterioso, l'olfatto inalando la sua essenza inebriante e il gusto mordendo la scorza di una nuova conoscenza per assaporarne il sapore sconosciuto. Fu allora che sorse in lei un appetito concupiscente per consumare completamente ciò che aveva appena assaggiato: infatti, ormai priva della grazia, dell'innocenza e dell'integrità, ciò che era cattivo le sembrava buono, e non poteva più tenere la sua sensualità sotto il controllo della ragione. Conosceva se stessa, sapeva e voleva che il suo compagno lo sapesse: andò da lui con intenzioni malvagie, lo portò a disprezzare il comandamento di Dio, lo tentò a mordere ciò che lei per prima aveva morso. Dopo averlo reso simile a lei nella lussuria e nella malizia, lo convinse a consumare ciò che era proibito perché gli procurava un nuovo piacere immediato e un potere futuro di essere simile a Dio, creando essi stessi nuovi uomini sulla terra, attraverso leggi naturali comuni agli animali e diverse da quelle che Dio aveva stabilito.

La nota conclude: Le due scale di Satana mirano a trasformare l'uomo, questo figlio di Dio, in un animale, mentre l'unico Figlio di Dio ha fatto dell'uomo un peccatore. La prima scende dallo spirito alla carne ed è "riuscita" attraverso la fatale caduta. Il secondo sale dalla carne allo spirito e "fallisce" per il seguente motivo: il disegno satanico di indurre il messia al peccato e quindi di distruggere per sempre ogni possibilità di rigenerazione dell'uomo alla sua condizione di figlio di Dio, servì, grazie alla perfezione del Dio-Uomo, a confermare Cristo nella sua grazia di uomo e quindi nel suo potere di Messia, causa di salvezza eterna per i discendenti redenti di Adamo.

Libro della Genesi 3, 6

Gen 3, 6: Quando la donna vide che il frutto dell'albero era buono da mangiare, gradevole alla vista e utile all'intelligenza, ne prese e ne mangiò; e ne diede anche al marito che era con lei, ed egli ne mangiò.

EMR 180.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ai nostri sensi occorre sempre un termine per afferrare un’idea. Ognuno di noi, parlo di noi credenti, crede per forza di fede all’Altissimo, Signore e Creatore, eterno Iddio che sta nel Cielo. Ma anche ogni essere ha bisogno di più di questa nuda fede, vergine, incorporea, atta e sufficiente agli angeli che vedono e amano Dio spiritualmente, condividendo con Lui la natura spirituale e avendo capacità di vedere Dio. Noi abbiamo bisogno di crearci una “figura” di Dio, la quale figura è fatta delle qualità essenziali che doniamo a Dio per dare un nome alla sua perfezione assoluta, infinita. Più l’anima si concentra e più riesce a raggiungere l’esattezza nella cognizione di Dio. Ecco ciò che io dico: il Dio immanente. Io non sono un filosofo. Forse avrò applicato male la parola. Ma insomma per me il Dio immanente è il sentire, il percepire Dio sul nostro spirito, e sentirlo e percepirlo non più come idea astratta ma come reale presenza datrice di una fortezza e di una pace nuova».

«Va bene. Ma insomma come lo sentivi? Quale differenza c’è fra il sentire per fede e sentire per immanenza?», chiede un poco ironico l’Iscariota.

«Dio è sicurezza, ragazzo. Quando tu lo senti come dice Simone, con quella parola che io non capisco alla lettera ma della quale capisco lo spirito – e credi che il nostro male è di capire solo la lettera e non lo spirito delle parole di Dio – vuol dire che riesci ad afferrare non solo il concetto della maestà terribile, ma della paternità dolcissima di Dio. Vuol dire che senti che, quando tutto il mondo ti giudicasse e condannasse con ingiustizia, Uno solo, Lui, l’Eterno che ti è padre, non ti giudica ma ti assolve e consola. Vuol dire che senti che quando tutto il mondo ti odiasse tu sentiresti su te un amore più grande di tutto il mondo. Vuol dire che segregato in una carcere o in un deserto tu sentiresti sempre che Uno ti parla e dice: “Sii santo per essere come il Padre tuo”. Vuol dire che per l’amore vero a questo Padre Dio, che finalmente si arriva a sentire tale, si accetta, si opera, si prende o si lascia senza misure umane, pensando solo a rendere amore per amore, a copiare il più possibile Dio nelle proprie azioni», dice Pietro.

«Sei superbo! Copiare Dio! Non ti è concesso», giudica l’Iscariota.

«Non è superbia. L’amore porta all’ubbidienza. Copiare Dio mi sembra ancora una forma di ubbidienza, perché Dio dice di averci fatto a sua immagine e somiglianza», replica Pietro.

«Ci ha fatto. Noi non dobbiamo andare più su».

«Ma sei un disgraziato se pensi così, caro ragazzo! Tu dimentichi che noi siamo decaduti e che Dio ci vuole riportare a ciò che eravamo».

180.4

Gesù prende la parola: «Più ancora, Pietro, Giuda e voi tutti. Più ancora. La perfezione di Adamo era ancora suscettibile di aumento mediante l’amore che lo avrebbe portato ad una immagine sempre più esatta del suo Creatore. Adamo senza la macchia del peccato sarebbe stato un tersissimo specchio di Dio. Per questo Io dico: “Siate perfetti come è perfetto il Padre che è nei Cieli”. Come il Padre. Perciò come Dio. Pietro ha detto molto bene. E molto bene Simone. Vi prego ricordare le loro parole e applicarle alle vostre anime».

Dettaglio

Simone lo Zelota esprime una delle sue riflessioni su Dio. L'amore, l'orgoglio, l'obbedienza e la redenzione sono discussi alla fine della nota.

EMR 203.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

“Padre nostro”.

Io lo chiamo: “Padre”. Padre è del Verbo, Padre è dell’Incarnato. Così voglio lo chiamiate voi, perché voi siete uni con Me se voi in Me permanete. Un tempo era che l’uomo doveva gettarsi volto a terra per sospirare, fra i tremori dello spavento: “Dio!”. Chi non crede in Me e nella mia parola ancora è in questo tremore paralizzante… Osservate nel Tempio. Non Dio, ma anche il ricordo di Dio è celato dietro triplice velo agli occhi dei fedeli. Separazioni di distanze, separazioni di velami, tutto è stato preso e applicato per dire a chi prega: “Tu sei fango. Egli è Luce. Tu sei abbietto. Egli è Santo. Tu sei schiavo. Egli è Re”. Ma ora!… Alzatevi! Accostatevi! Io sono il Sacerdote eterno. Io posso prendervi per mano e dire: “Venite”. Io posso afferrare le tende del velario e aprirle, spalancando l’inaccessibile luogo chiuso fino ad ora. Chiuso? Perché? Chiuso per la Colpa, sì. Ma ancor più serrato dall’avvilito pensiero degli uomini. Perché chiuso, se Dio è Amore, se Dio è Padre? Io posso, Io devo, Io voglio portarvi non nella polvere, ma nell’azzurro; non lontani, ma vicini; non in veste di schiavi, ma di figli sul cuore di Dio.

“Padre! Padre!”, dite. E non stancatevi di dire questa parola. Non sapete che ogni volta che la dite il Cielo sfavilla per la gioia di Dio? Non diceste che questa, e con vero amore, fareste già orazione gradita al Signore. “Padre! Padre mio!”, dicono i piccoli al padre loro. È la parola che dicono per prima: “Madre, padre”. Voi siete i pargoli di Dio. Io vi ho generati dal vecchio uomo che eravate e che Io ho distrutto col mio amore per far nascere l’uomo nuovo, il cristiano. Chiamate dunque con la parola che per prima conoscono i pargoli, il Padre Ss. che è nei Cieli.