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Note della parola chiave

Jean-Baptiste

Tema: Personaggi principali e secondari · Pagina 2 di 11

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EMR 23.1-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

23.1

In mezzo alle ripugnanti cose che ci offre il mondo di ora, scende dal Cielo — e non so come lo possa fare, dato che io sono come un fuscello in preda al vento in questi continui urti contro la malvagità umana, così discorde da quanto vive in me — scende dal Cielo questa visione di pace.

23.2

Ancora e sempre la casa di Elisabetta. In una bella sera d’estate, ancor chiara di un ultimo sole e pur già ornata nel cielo da un arco falcato di luna, che pare una virgola d’argento messa su un gran drappo azzurro intenso.

I rosai odorano fortemente e le api fanno gli ultimi voli, gocce d’oro ronzanti nell’aria cheta e calda della sera. Dai prati viene un grande odore di fieni asciugati al sole, un odor di pane quasi, di pane caldo, appena sfornato. Forse viene anche dai molti teli stesi ad asciugare per ogni dove e che ora Sara piega.

Maria passeggia dando braccio alla cugina. Adagio adagio vanno su e giù, sotto la pergola semioscura.

Ma Maria ha occhio a tutto e, pur occupandosi di Elisabetta, vede che Sara è impicciata a ripiegare un lungo telo che ha tolto da una siepe. «Attendimi qui seduta», dice alla parente. E va ad aiutare la vecchia servente, tirando la tela per raddrizzarla e piegandola poi con cura. «Sanno ancora di sole, sono caldi», dice con un sorriso. E per far felice la donna aggiunge: «Questa tela, dopo la tua imbiancatura, è diventata bella quanto mai. Non ci sei che te che sai fare così bene».

Sara se ne va gongolante col suo carico di tele fragranti.

Maria torna da Elisabetta e dice: «Ancora un pochino di passi. Ti faranno bene». E siccome Elisabetta, stanca, non vorrebbe muoversi, le dice: «Andiamo soltanto a vedere se i tuoi colombi sono tutti nei loro nidi e se l’acqua della loro vasca è monda. Poi torniamo in casa».

23.3

I colombi devono essere i prediletti di Elisabetta. Quando sono davanti alla rustica torretta dove già i colombi sono tutti raccolti — le femmine nelle cove, i maschi davanti alle stesse e non si muovono, ma vedendo le due donne hanno ancora un cruccolio di saluto — Elisabetta si commuove. La debolezza del suo stato la soverchia e le dà dei timori che la fanno piangere. Li appalesa alla cugina. «Se avessi a morire… poveri colombini miei! Tu non resti. Restassi tu nella mia casa, non mi importerebbe di morire. Ho avuto il massimo di gioia che donna possa avere, una gioia che m’ero rassegnata a non conoscere mai, ed anche della morte non posso lamentarmi col Signore perché Egli, ne sia benedetto, mi ha colmata della sua benignità. Ma c’è Zaccaria… e ci sarà il bambino. Uno vecchio e che si troverebbe come perduto in un deserto senza la sua donna. L’altro così piccino che sarebbe come fiore destinato a morir di gelo, perché senza la sua mamma. Povero bambino senza carezze della madre!…».

«Ma perché triste così? Dio ti ha dato la gioia d’esser madre, né te la leverà quando essa è piena. Il piccolo Giovanni avrà tutti i baci della mamma e Zaccaria tutte le cure della sposa fedele sino alla più tarda vecchiezza. Siete due rami di una stessa pianta. Uno non morrà lasciando l’altro solo».

«Tu sei buona e mi conforti. Ma io sono vecchia tanto per avere un figlio. Ed ora che sto per averlo ho paura».

«Oh! no! C’è qui Gesù! Non bisogna aver paura dove è Gesù. Il mio Bambino ti ha levato la sofferenza, tu l’hai detto, quando era come un boccio appena formato. Ora che sempre più si completa e già vive come creatura mia — ne sento battere il cuoricino nella mia gola e mi par di aver posato su essa un uccellino di nido dal cuoricino pulsante leggero — leverà da te ogni pericolo. Devi aver fede».

«Ne ho. Ma se morissi… non lasciare subito Zaccaria. So che pensi alla tua casa. Ma resta un poco ancora. Per aiutare l’uomo mio nel primo dolore».

«Io resterò per bearmi della tua e della sua gioia, e ti lascerò quando sarai forte e lieta. Ma stai quieta, Elisabetta. Tutto andrà bene. La tua casa non soffrirà di nulla mentre tu soffrirai. Zaccaria sarà servito dalla più amorosa ancella, i tuoi fiori saranno curati, e curati i colombi, e li troverai, questi e quelli, lieti e belli per far festa alla ben tornata padrona.

23.4

Rientriamo, ora, perché tu impallidisci…».

«Sì, mi pare di soffrire di nuovo. Forse l’ora è giunta. Maria, prega per me».

«Ti sorreggerò con la preghiera finché il tuo travaglio non sarà finito in gioia».

E le due donne rientrano lentamente in casa. Elisabetta si ritira nelle sue stanze. Maria, destra e previdente, dà ordini e prepara tutto quanto può occorrere, e conforta Zaccaria impensierito.

Nella casa, che veglia in questa notte e dove ci sono voci estranee di donne chiamate in aiuto, Maria resta vigile come un faro in una notte di tempesta. Tutta la casa gravita su Lei. Ed Ella, dolce e sorridente, provvede a tutto. E prega. Quando non è chiamata per questo o quello, Ella si raccoglie in preghiera. È nella stanza dove si raccoglievano sempre per i pasti e per il lavoro.

E con Lei è Zaccaria, che sospira e passeggia turbato. Hanno già pregato insieme. Poi Maria ha continuato a pregare. Anche ora che il vecchio, stanco, si è seduto sul suo seggiolone presso la tavola e tace sonnacchioso, Ella prega. E quando lo vede dormire del tutto, col capo sulle braccia conserte appoggiate al tavolo, Ella si slaccia i sandali per far meno rumore e cammina scalza e, facendo meno chiasso di quanto può farne una farfalla aggirandosi per una camera, Ella prende il mantello di Zaccaria e glielo stende sopra con leggerezza tale che egli continua a dormire nel tepore della lana che lo difende dal fresco notturno, che entra a sbuffi dalla porta di sovente aperta. Poi torna a pregare. E sempre più intensamente prega, in ginocchio, a braccia alzate, quando il lamento della sofferente si fa più acuto.

23.5

Sara entra e le fa cenno di uscire. Maria esce, coi suoi piedi scalzi, nel giardino. «La padrona vi vuole», dice.

«Vengo», e Maria cammina lungo la casa, sale la scala… Pare un angelo bianco che si aggiri nella notte quieta e piena di astri. Entra da Elisabetta.

«Oh! Maria! Maria! Quanto dolore! Non ne posso più, Maria! Quanto dolore si deve soffrire per esser madre!».

Maria la carezza con amore e la bacia.

«Maria! Maria! Lasciami mettere le mani sul tuo seno!».

Maria prende le due mani rugose e gonfie e se le posa sull’addome arrotondato, tenendole premute con le sue manine lisce e sottili. E parla piano, ora che sono sole: «Gesù è lì che ti sente e vede. Confida, Elisabetta. Il suo cuore santo batte più forte, poiché Egli ora opera per il tuo bene. Lo sento palpitare come lo avessi fra mano e mano. Io le capisco le parole di palpito che mi dice il mio Bambino. Egli ora mi dice: “Di’ alla donna che non tema. Ancora un poco di dolore. E poi, col primo sole, fra le tante rose che aspettano quel raggio mattutino per aprirsi sullo stelo, la sua casa avrà la rosa più bella, e sarà Giovanni, il mio Precursore”».

Elisabetta posa anche il volto sul seno di Maria e piange piano.

Maria sta qualche tempo così, poiché pare che il dolore si assopisca in una sosta di ristoro. E accenna a tutti di star quieti. Resta in piedi, bianca e bella nel tenue chiarore di un lume ad olio, come un angelo presso chi soffre. Prega. Le vedo muovere le labbra. Ma, anche se non le vedessi muovere, capirei che prega dall’espressione rapita del viso.

23.6

Il tempo passa. E il dolore riprende Elisabetta. Maria la bacia nuovamente e si ritira. Scende svelta nel raggio di luna e corre a vedere se il vecchio dorme ancora. Dorme e geme nel sonno. Maria ha un gesto di pietà. Si rimette a pregare.

Passa il tempo. Il vecchio si scuote dal suo sonno ed alza un volto confuso, come di chi mal si sovviene perché è lì. Poi ricorda. Ha un gesto e un’esclamazione gutturale. Poi scrive: «Non è nato ancora?». Maria fa un cenno di diniego. Zaccaria scrive: «Quanto dolore! Povera donna mia! Riuscirà senza morirne?».

Maria prende la mano del vecchio e lo rassicura: «All’alba, fra poco, il bambino sarà nato. Tutto andrà bene. Elisabetta è forte. Come sarà bello questo giorno — poiché fra poco è giorno — in cui il tuo bambino vedrà la luce! Il più bello della tua vita! Grazie grandi ha in serbo per te il Signore, e il tuo bambino ne è l’annunziatore».

Zaccaria scuote il capo mestamente e accenna alla sua bocca muta. Vorrebbe dire tante cose e non può.

Maria comprende e risponde: «Il Signore farà completa la tua gioia. Credi in Lui completamente, spera infinitamente, ama totalmente. L’Altissimo ti esaudirà più che tu non osi sperarlo. Egli vuole questa tua fede totale a lavacro della tua diffidenza passata. Di’ nel tuo cuore, con me: “Credo”. Dillo ad ogni battito del cuore. I tesori di Dio si aprono a chi crede in Lui e nella sua potente bontà».

23.7

La luce comincia a penetrare dalla porta socchiusa. Maria l’apre. L’alba fa tutta bianca la terra rugiadosa. C’è un grande odore di terra umida e di verde, e i primi zirli di uccelli si chiamano da ramo a ramo.

Il vecchio e Maria vanno sulla porta. Sono pallidi per la notte insonne e la luce dell’alba li fa ancor più pallidi. Maria si rimette i suoi sandali e va ai piedi della scala e ascolta. E quando una donna si affaccia, accenna e poi torna. Nulla ancora.

Maria va in una stanza e torna con del latte caldo che fa bere al vecchio, va dai colombi, torna a scomparire in quella stanza. Forse è la cucina. Gira, sorveglia. Pare abbia dormito il più bel sonno, tanto è svelta e serena.

Zaccaria passeggia nervosamente su e giù per il giardino. Maria lo guarda con pietà. Poi entra di nuovo nella stanza solita e, inginocchiata presso il suo telaio, prega intensamente, perché il lagno della sofferente si fa più acuto. Si curva fino a terra per supplicare l’Eterno. Zaccaria rientra e la vede così prostrata e piange, il povero vecchio. Maria si alza e lo prende per mano. È tanto più giovane, ma pare Lei la mamma di quella vecchiezza desolata, e versa su essa i suoi conforti.

23.8

Stanno così l’uno presso l’altra nel sole che fa rosea l’aria del mattino, e così li raggiunge l’annuncio festante: «È nato! È nato! Un maschio! Padre felice! Un maschio florido come una rosa, bello come il sole, forte e buono come la madre. Gioia a te, padre benedetto dal Signore, che un figlio ti ha dato perché tu lo offra al suo Tempio. Gloria a Dio, che ha concesso posterità a questa casa! Benedizione a te ed al figlio che ti è nato! Possa la sua progenie perpetuare il tuo nome nei secoli dei secoli per generazioni e generazioni, e sia sempre in alleanza col Signore eterno».

Maria con lacrime di gioia benedice il Signore. E poi i due ricevono il piccolo, portato al padre perché lo benedica. Zaccaria non va da Elisabetta. Riceve il bambino, che strilla come un disperato, ma non va dalla moglie.

Ci va Maria, portando con amore il piccino, il quale tace subito non appena Lei lo prende fra le braccia. La comare che la segue nota il fatto. «Donna», dice a Elisabetta. «Il tuo bambino ha subito taciuto quando Ella lo ha preso. Guarda come dorme quieto. E lo sa il Cielo quanto è inquieto e forte. Ora, guarda! Pare un colombino».

Maria posa la creatura presso la madre e la carezza ravviandole i capelli grigi. «La rosa è nata», le dice piano. «E tu sei viva. Zaccaria è felice».

«Parla?».

«Non ancora. Ma spera nel Signore. Riposa, adesso. Io sto con te».

EMR 23.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«È nato! È nato! Un maschio! Padre felice! Un maschio florido come una rosa, bello come il sole, forte e buono come la madre. Gioia a te, padre benedetto dal Signore, che un figlio ti ha dato perché tu lo offra al suo Tempio. Gloria a Dio, che ha concesso posterità a questa casa! Benedizione a te ed al figlio che ti è nato! Possa la sua progenie perpetuare il tuo nome nei secoli dei secoli per generazioni e generazioni, e sia sempre in alleanza col Signore eterno».

Maria con lacrime di gioia benedice il Signore. E poi i due ricevono il piccolo, portato al padre perché lo benedica. Zaccaria non va da Elisabetta. Riceve il bambino, che strilla come un disperato, ma non va dalla moglie.

Ci va Maria, portando con amore il piccino, il quale tace subito non appena Lei lo prende fra le braccia. La comare che la segue nota il fatto. «Donna», dice a Elisabetta. «Il tuo bambino ha subito taciuto quando Ella lo ha preso. Guarda come dorme quieto. E lo sa il Cielo quanto è inquieto e forte. Ora, guarda! Pare un colombino».

Maria posa la creatura presso la madre e la carezza ravviandole i capelli grigi. «La rosa è nata», le dice piano. «E tu sei viva. Zaccaria è felice».

«Parla?».

«Non ancora. Ma spera nel Signore. Riposa, adesso. Io sto con te».

EMR 24

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Circoncisione di Giovanni Battista. Maria è fonte di grazia per chi accoglie la Luce.

Data della visione: martedì 4 aprile 1944 (martedì santo).

Data della dettatura: martedì 4 aprile 1944. Su una copia dattiloscritta, Maria Valtorta annota: "La Beata Vergine Maria dettò queste parole il Mercoledì Santo".

Calendario: venerdì 12 luglio dell'anno -5

Luogo (mappa): Hebron

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sommario: È la circoncisione di Giovanni. A casa di Zaccaria c'è molta gente. Si parla del nome del bambino e si vuole dargli il nome del padre, ma Elisabetta è irremovibile: il suo nome sarà Giovanni. Viene chiesto il parere di Zaccaria, il quale scrive che il nome del bambino sarà Giovanni, "Dio è benevolo". Poi la sua lingua si scioglie e pronuncia il suo inno. Elisabetta era felicissima. La circoncisione ebbe luogo e il bambino si calmò tra le braccia della Vergine. Zaccaria andò a trovarla e le chiese perdono per non averla riconosciuta quando era incinta del Salvatore. La benedisse e l'Immacolata rispose che tutta la lode doveva andare a Dio. L'Immacolata gli chiese anche di pregare per lei, perché se essere la madre del Salvatore è un destino benedetto, essere la madre del Redentore deve essere un destino di atroci sofferenze.

Nel dettato che segue, Maria spiega che Dio perdona chi riconosce i propri peccati e si pente. Ci invita a liberare la nostra anima da tutto ciò che la appesantisce e ad accogliere la Luce di Dio. La Vergine continua spiegando che chi possiede Dio, chi ha l'amicizia di Dio, non è mai solo, perché anche se questo non toglie la sofferenza, ci dà luce e una carezza che alleggerisce la nostra croce. Dobbiamo anche saper ringraziare l'Altissimo per le sue grazie.

Infine, l'Immacolata ci spiega che la facciamo soffrire molto perché rifiutiamo la grazia. Quando ha tenuto il dettato, si avvicinava il Venerdì Santo, quindi ci ha invitato a pregare con le parole di suo Figlio sulla Croce. Infine, ricorda a Maria che, pur vedendo le sue gioie, la sua sofferenza è sempre cresciuta in modo esponenziale, fino a quando non riceverà tra le braccia il suo Figlio morto.

Contenuti del capitolo: 24.1: La casa in festa. 24.2: Il nome. Il miracolo. Il Benedictus. 24.3: Solo Maria può lenire il dolore del piccolo Giovanni al ritorno dalla circoncisione. 24.4: Zaccaria, che può di nuovo parlare, si prostra davanti a Maria. 24.5: Maria chiede le sue preghiere per la Corredentrice che diventerà. 24,6: Dio perdona i pentiti. 24.7: Rende dolce il dolore nella sua amarezza. 24.8: Il dolore di vedere un nemico di Gesù. 24.9: Il mistero del Venerdì Santo. 24.10: Un dolore sempre più grande.

EMR 24.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

24.1 Vedo la casa in festa. È il giorno della circoncisione.

Maria ha curato che tutto sia bello e in ordine. Le stanze splendono di luce, e le stoffe più belle, i più begli arredi splendono per ogni dove. Vi è molta gente. Maria si muove agile fra i gruppi, tutta bella nella sua più bella veste bianca.

Elisabetta, riverita come una matrona, gode felice la sua festa. Il bambino le posa in grembo, sazio di latte.

EMR 24.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Viene l’ora della circoncisione.

«Zaccaria lo chiameremo. Tu sei vecchio. È bene che il tuo nome sia dato al bambino», dicono degli uomini.

«No davvero!», esclama la madre. «Il suo nome è Giovanni. Deve testimoniare, il suo nome, della potenza di Dio».

«Ma quando mai vi fu un Giovanni nella nostra parente­la?».

«Non importa. Egli deve chiamarsi Giovanni».

«Che dici, Zaccaria? Vuoi il tuo nome, non è vero?».

Zaccaria fa cenni di diniego. Prende la tavoletta e scrive: «Il suo nome è Giovanni» e, appena finito di scrivere, aggiunge con la sua lingua liberata: «poiché Dio ha fatto grande grazia a me suo padre e alla madre sua e a questo suo novello servo, che consumerà la sua vita per la gloria del Signore e grande sarà chiamato nei secoli e agli occhi di Dio, perché passerà convertendo i cuori al Signore altissimo. L’angelo l’ha detto ed io non l’ho creduto. Ma ora credo e la Luce si fa in me. Ella è fra noi e voi non la vedete. La sua sorte sarà di non esser veduta, perché gli uomini hanno lo spirito ingombro e pigro. Ma il figlio mio la vedrà e parlerà di Lei e a Lei volgerà i cuori dei giusti d’Israele. Oh! beati coloro che ad essa crederanno e crederanno sempre alla Parola del Signore. E Tu benedetto Signore eterno, Dio d’Israele, perché hai visitato e redento il tuo popolo suscitandoci un potente Salvatore nella casa di Davide suo servo. Come promettesti per bocca dei santi Profeti, fin dai tempi antichi, di liberarci dai nostri nemici e dalle mani di quelli che ci odiano, per esercitare la tua misericordia verso i nostri padri e mostrarti memore della tua santa alleanza. Questo è il giuramento che facesti ad Abramo nostro padre: di concederci che senza timore, liberi dalle mani dei nostri nemici, noi serviamo Te con santità e giustizia nel tuo cospetto per tutta la vita», e continua fino alla fine[1]. (Ho scritto fin qui perché, come lei vede, Zaccaria si volge direttamente a Dio).

I presenti stupiscono. E del nome, e del miracolo, e delle parole di Zaccaria.

Elisabetta, che alla prima parola di Zaccaria ha avuto un urlo di gioia, ora piange tenendosi abbracciata a Maria, che la carezza felice.

EMR 24.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

24.3 Non vedo la circoncisione. Vedo solo riportare Giovanni strillante disperato. Neppure il latte della mamma lo calma. Scalcia come un puledrino. Ma Maria lo prende e lo ninna, ed egli tace e si mette buono.

«Ma guardate!», dice Sara. «Egli non tace altro che quando Ella lo piglia!».

La gente se ne va lentamente. Nella stanza restano unicamente Maria col piccino fra le braccia e Elisabetta beata.

EMR 25.1-2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Nella notte fra il mercoledì e il giovedì della settimana santa vedo così.

Da un comodo carro, al quale è legato anche il somarello di Maria, vedo scendere Zaccaria, Elisabetta e Maria con in braccio il piccolo Giovanni, e Samuele con un agnello e una cesta col colombo. (Scendono davanti al solito stallaggio, che deve esser la tappa di tutti i pellegrini al Tempio, per depositare le loro cavalcature.

(...)

25.2 Zaccaria è ricevuto con onore dalle guardie e salutato e complimentato da altri sacerdoti. È tutto bello, oggi, Zaccaria nelle sue vesti sacerdotali e nella sua gioia di padre felice. Pare un patriarca. Penso che Abramo gli doveva somigliare quando gioiva di offrire Isacco al Signore.

Vedo la cerimonia della presentazione del nuovo israelita e la purificazione della madre. Ed è ancor più pomposa di quella di Maria, perché per il figlio di un sacerdote i sacerdoti fanno gran festa. Accorrono in massa e si dànno un gran da fare intorno al gruppetto delle donne e del neonato.

Anche della gente si è accostata curiosa e odo i commenti. Dato che Maria ha sulle braccia l’infante mentre si avviano al luogo stabilito, la gente la crede la madre.

Ma una donna dice: «Non può essere. Non vedete che Ella è incinta? Il bambino non ha più di pochi giorni ed Ella è già grossa».

«Eppure», dice un altro, «non può esser che Ella la madre. L’altra è vecchia. Sarà una parente. Ma madre a quell’età non può essere».

«Andiamo loro dietro e vedremo chi ha ragione».

E lo stupore diviene ben grande quando si vede che colei che compie il rito della purificazione è Elisabetta, la quale offre il suo agnellino belante per l’olocausto e il suo colombo per il peccato.

«La madre è quella. Hai visto?».

«No!».

«Sì».

La gente bisbiglia incredula ancora. Bisbiglia tanto che un «Ssst!» imperioso parte dal gruppo sacerdotale presente al rito. La gente tace un momento, ma bisbiglia più forte quando Elisabetta, raggiante di santo orgoglio, prende il bambino e si inoltra nel Tempio per farne la presentazione al Signore.

«È proprio quella».

«È sempre la madre che lo offre».

«Che miracolo è mai questo?».

«Che sarà quel bambino concesso in così tarda età a quella donna?».

«Qual segno è mai questo?».

«Non sapete?», dice uno che giunge trafelato. «È figlio del sacerdote Zaccaria della stirpe di Aronne, quello che divenne muto mentre offriva l’incenso nel Santuario».

«Mistero! Mistero! E ora parla di nuovo! La nascita del figlio gli ha slegata la lingua».

«Quale spirito gli avrà mai parlato e resa morta la sua lingua per abituarlo al silenzio sui segreti di Dio?».

«Mistero! Quale verità conoscerà Zaccaria?».

«Sia il figlio suo il Messia atteso da Israele?».

«In Giudea è nato. Ma non a Betlem e non da una vergine. Messia esser non può».

«Chi dunque mai?».

Ma la risposta resta nei silenzi di Dio, e la gente rimane con la sua curiosità.

Il cerimoniale è compiuto. I sacerdoti festeggiano, ora, anche la madre e il piccino. L’unica poco osservata, anzi schivata quasi con ribrezzo quando si accorgono del suo stato, è Maria.

Dettaglio

Luca 1, 65-66: Subito la sua bocca si aprì e la sua lingua si sciolse, ed egli [Zaccaria] parlò e benedisse Dio.

La paura colse tutta la gente dei dintorni e tutti questi avvenimenti furono raccontati in tutta la regione montuosa della Giudea. Tutti coloro che ne avevano sentito parlare li tenevano nel cuore e dicevano: "Che cosa sarà dunque questo bambino?". In effetti, la mano del Signore era con lui.

EMR 25.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Entrano nella stanza dove è Elisabetta che dà il latte a Giovanni avanti di partire. Giuseppe complimenta i genitori per la robustezza del bambino che, staccato dalla mammella per mostrarlo a Giuseppe, strilla e scalcia come lo scorticassero. Ridono tutti davanti alle sue proteste. Anche i parenti di Zebedeo, che sono accorsi portando frutta fresca e latte e pane per tutti e un gran vassoio di pesce, ridono e si uniscono alla conversazione degli altri.

Dettaglio

Giuseppe è arrivato a Gerusalemme e vuole vedere il figlio di Zaccaria ed Elisabetta.

Parole chiave

EMR 31.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Odo che Giuseppe chiede del piccolo Giovanni, e Zaccaria risponde: «Cresce florido come un puledrino. Ma ora soffre un poco per i denti. Non abbiamo voluto portarlo per questo. Fa molto freddo. Perciò non è venuta neanche Elisabetta. Non lo poteva lasciare senza latte. Se ne è accorata. Ma è così rigida la stagione!».

«È molto rigida infatti», risponde Giuseppe.

EMR 41.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La voce fanciulla di Gesù legge: «“Consolati, o mio popolo. Parlate al cuore di Gerusalemme, consolatela perché la sua schiavitù è finita… Voce di uno che grida nel deserto: preparate le vie del Signore… Allora apparirà la gloria del Signore…”».

Sciammai: «Lo vedi, o nazareno! Qui si parla di schiavitù finita. Mai come ora siamo schiavi. Qui si parla di un precursore. Dove è egli? Tu farnetichi».

Gesù: «Io ti dico che a te più che agli altri va fatto l’invito del Precursore. A te e ai tuoi simili. Altrimenti non vedrai la gloria del Signore né comprenderai la parola di Dio, perché le bassezze, le superbie, le doppiezze ti faranno ostacolo a vedere ed udire».

Annotazione

Isaia 40, 1-5: Consolate, consolate il mio popolo", dice il vostro Dio, "parlate al cuore di Gerusalemme. Annunciate che il suo servizio è stato compiuto, che il suo crimine è stato espiato, che ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutte le sue iniquità. Una voce proclama: "Preparate la via del Signore nel deserto; rendete diritta la terra arida come una strada per il nostro Dio. Ogni burrone sia colmato, ogni monte e colle abbassato; le rupi siano trasformate in pianure e le cime in ampie valli! Allora la gloria del Signore sarà rivelata e ogni essere di carne vedrà che la bocca del Signore ha parlato.