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Note della parola chiave

Buon Pastore

Tema: Attributi di Gesù Cristo

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EMR 68.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Io sono il Pastore di cui parlano i Profeti e vengo a radunare le pecore di ogni regione, vengo a curare le malate, a mettere sul pascolo buono le erranti. Non vi è per Me Giudea o Galilea, Decapoli o Idumea. Vi è solo una cosa: l’Amore che guarda con un unico occhio e unisce in un unico abbraccio per salvare…

EMR 76.1.3-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

76.1 Una fresca valle sonante d’acque che vanno verso sud fra balzi e spume di un torrentello d’argento, che spruzza la sua ridente freschezza sui piccoli pascoli delle prode, ma pare che la linfa sua salga anche per le pendici, tanto sono verdi: uno smeraldo, variegato nel suo verde, che dal suolo sale, attraverso i cespugli e gli arbusti del sottobosco, sino alle cime delle alte piante, fra cui sono molti noci, del bosco vero e proprio, tutto intersecato di zone aperte, che sono pianori verdi dall’erba nutrita, pascolo sano e robusto per gli armenti.

Gesù scende, coi suoi e coi tre pastori, verso il torrente. Pazientemente si ferma quando c’è da attendere una pecora che si attarda o uno dei pastori che deve rincorrere un’agnella che si svia. È proprio il Buon Pastore ora. Anche Lui si è munito di un lungo ramo per scansare le ramaglie delle more e dei biancospini e vitalbe, che sporgono da tutte le parti e cercano afferrare le vesti. E ciò completa la sua figura pastorale.

«Vedi? Jutta è lassù. Ora passeremo il torrente, vi è un posto di guado che nell’estate serve, senza ricorrere al ponte. (...)

[Gesù parla delle ossa, del suffragio dei defunti, della comunione dei santi. Poi dice:]

76.3 Ma eccoci al guado, credo. Vedo una fila di pietre affiorare dalla poca acqua del fondo».

«Sì, è quello, Maestro. In tempo di piena è sonante cascata, ora non è che sette rivoli d’acqua che ridono fra le sei grosse pietre del guado».

Infatti sei grossi massi, abbastanza squadrati, sono stesi, alla distanza di un buon palmo fra loro, sul fondo del torrente, e l’acqua, prima unita in un unico nastro brillante, si separa in sette nastri minori, affrettandosi, ridente, a riunirsi al di là del guado in un’unica freschezza che scorre via parlottando fra le ghiaie del fondo.

I pastori sorvegliano il passaggio delle pecorelle, che parte passano sui sassi e parte preferiscono scendere nell’acqua, alta non più di un palmo, e bere a questa diamantina onda che spuma e ride.

Gesù passa sulle pietre e dietro Lui i discepoli. Riprendono l’andare sull’altra sponda.

76.4 «Mi hai detto che vuoi far noto a Isacco che Tu ci sei, ma non entrare in paese?».

«Sì, così voglio».

«Allora è bene separarci. Io andrò da lui, Levi e Giuseppe resteranno col gregge e con voi. Salgo di qui. Farò più presto».

E Elia intraprende a salire su per la costa, verso un biancheggiare di case che splendono al sole là, in alto. Mi pare di seguirlo. Eccolo alle prime case. Prende un vicoletto fra case e orti. Cammina per qualche decina di metri. Poi svolta in una via più larga e da questa entra in una piazza.

Non ho detto che tutto ciò avviene nelle prime ore del mattino. Lo dico ora per spiegare che sulla piazza vi è ancora il mercato, e massaie e venditori vociano intorno alle piante che fanno ombra alla piazza.

Elia va sicuro sino al punto dove la piazza torna ad esser via, una via abbastanza bella. La più bella, forse, del paese. All’angolo vi è una casupola, meglio, una stanza con la porta aperta. Quasi sulla porta un povero letto e, sopra, uno scheletrico infermo, che lamentosamente chiede ad ogni passante un obolo.

Elia entra come un razzo. «Isacco… sono io».

«Tu? Non ti attendevo. Sei venuto la scorsa luna».

«Isacco… Isacco… Sai perché sono venuto?».

«Non so… sei commosso… che avviene?».

«Ho visto Gesù di Nazaret, uomo, rabbi ormai. È venuto a cercarmi… e ci vuole vedere. Oh! Isacco! Stai male?».

Infatti Isacco si è abbandonato come morisse. Ma si riprende: «No. La notizia… Dove è? Come è? Oh! lo potessi vedere!».

«È giù, a valle. Mi manda a dirti così, proprio così: “Vieni, Isacco, ché ti voglio vedere e benedire”. Ora chiamerò qualcuno che mi aiuti e ti porterò giù».

«Così ha detto?».

«Così. Ma che fai?».

«Vado».

Isacco respinge le coperture, muove le gambe inerti, le getta dal pagliericcio, le punta al suolo, si alza, ancora un poco incerto e traballante. Tutto in un attimo, sotto gli occhi sbarrati di Elia… che finalmente capisce e urla…

Si affaccia una donnetta curiosa. Vede l’infermo in piedi che si ammanta, non avendo altro, in una delle coperture, e scappa via urlando come una gallina.

«Andiamo… di qua andiamo, per fare più presto e non avere folla… Presto, Elia».

Ed escono di corsa dalla porticina di un orticello posteriore, spingono la chiusura di rami secchi, sono fuori, filano per un vicoletto miserabile, poi giù per una stradetta fra orti e da questa giù per i prati e i boschetti, sino al torrente.

76.5 «Ecco là Gesù», dice Elia additandolo. «Quello alto, bello, biondo, vestito di bianco, col manto rosso…».

Isacco corre, fende il gregge brucante e con un grido di trionfo, di gioia, di adorazione, si prostra ai piedi di Gesù.

EMR 156.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Traduzione in corso

Parole chiave

EMR 176.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Verrà un giorno in cui Io che vi parlo, dopo essere stato Pastore, sarò Giudice. Non vi lusinghi l’aspetto attuale. Ora il mio vincastro aduna tutte le anime disperse ed è dolce per invitarvi a venire ai pascoli della Verità. Allora il vincastro sarà sostituito dallo scettro del Giudice Re e ben altra sarà la mia potenza. Non con dolcezza ma con giustizia inesorabile Io allora separerò le pecore pasciute di Verità da quelle che mescolarono Verità ad Errore o si nutrirono solo di Errore. Una prima volta e poi una ancora Io farò questo. E guai a coloro che fra la prima e la seconda apparizione davanti al Giudice non si saranno purgati, non potranno purgarsi dai veleni. La terza categoria non si purgherà. Nessuna pena potrebbe purgarla. Ha voluto solo l’Errore e nell’Errore stia.

Eppure allora fra questi vi sarà chi gemerà: “Ma come, Signore? Non abbiamo noi profetato in tuo nome, e in tuo nome cacciato i demoni, e fatto in tuo nome molti prodigi?”. Ed Io allora molto chiaramente dirò ad essi: “Sì. Avete osato rivestirvi del mio Nome per apparire quali non siete. Il vostro satanismo[3] lo avete voluto far passare per vita in Gesù. Ma il frutto delle vostre opere vi accusa. Dove sono i vostri salvati? Le vostre profezie dove si sono compiute? I vostri esorcismi a che hanno concluso? I vostri prodigi che compare ebbero? Oh! ben egli è potente il Nemico mio! Ma non è da più di Me. Vi ha aiutati ma per fare maggior preda, e per opera vostra il cerchio dei travolti nell’eresia si è allargato. Sì, avete fatto prodigi. Ancor più apparentemente grandi di quelli dei veri servi di Dio, i quali non sono istrioni che sbalordiscono le folle, ma umiltà e ubbidienze che sbalordiscono gli angeli. Essi, i miei servi veri, con le loro immolazioni non creano i fantasmi, ma li debellano dai cuori; essi, i miei servi veri, non si impongono agli uomini, ma agli animi degli uomini mostrano Iddio. Essi non fanno che fare la volontà del Padre e portano altri a farla, così come l’onda sospinge e attira l’onda che la precede e quella che la segue, senza mettersi su un trono per dire: ‘Guardate’. Essi, i miei servi veri, fanno ciò che Io dico, senza pensare che a fare, e le loro opere hanno il mio segno di pace inconfondibile, di mitezza, di ordine. Perciò posso dirvi: questi sono i miei servi; voi non vi conosco. Andatevene lungi da Me voi tutti, operatori di iniquità”.

Questo dirò Io allora. E sarà tremenda parola. Badate di non meritarvela e venite per la via sicura, benché penosa, dell’ubbidienza verso la gloria del Regno dei Cieli.

Annotazione

Vangelo di Matteo 7, 21-23

Mt 7, 21-23 : Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetizzato nel tuo nome, scacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Allora io dirò loro: Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, operatori di iniquità".

Vangelo di Luca 13, 26-27

Lc 13, 26-27 : Allora comincerete a dire: "Abbiamo mangiato e bevuto davanti a te, e tu hai insegnato nei nostri luoghi pubblici". Ed egli risponderà: Io vi dico che non so da dove venite; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità.

Non è con dolcezza, ma con inesorabile giustizia che io, allora, separerò le pecore nutrite di Verità da quelle che hanno mescolato Verità ed Errore o si sono nutrite solo di Errore. Una volta e un'altra volta avrò questo ruolo. Affermazione dei due giudizi: il giudizio particolare e il giudizio universale. ( Cfr. CCC n. 1021 e n. 1038).

Il vostro satanismo: Maria Valtorta annota su una copia dattiloscritta: Si rivolge in particolare a coloro che si dedicano alle scienze occulte o che appartengono a sette anticristiane, ecc.

EMR 182.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vi insegna una grande, anzi molte grandi virtù questo gregge. Esso è mansueto e ubbidiente. Di poco si accontenta ed è grato per ciò che ha. Sa amare e riconoscere chi lo cura ed ama. Fate altrettanto dicendo: “Dio è il nostro Pastore e noi siamo le sue pecore. Il suo occhio è su noi. Egli ci tutela e ci concede non ciò che è fonte di vizio ma necessità di vita”.

Dettaglio

Gesù parla di un gregge di pecore.

EMR 518.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Traduzione in corso

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