EMR 20.6-8
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
20.6 Dice Maria:
«Poco parlerò perché sei molto stanca, povera figlia.
Richiamo unicamente la tua attenzione e quella di chi legge sulla abitudine costante di Giuseppe e mia di dare sempre il primo posto alla preghiera. Stanchezza, fretta, crucci, occupazioni erano cose che non impedivano la preghiera, ma anzi la aiutavano. Essa era sempre la regina delle nostre occupazioni. Il nostro ristoro, la nostra luce, la nostra speranza. Se nelle ore tristi era conforto, nelle ore felici era canto. Ma era sempre l’amica costante dell’anima nostra. Quella che ci staccava dalla Terra, dall’esilio, e che ci librava in alto verso il Cielo, la Patria.
Non io sola, che ormai avevo dentro a me Dio e non avevo che guardare il mio seno per adorare il Santo dei santi, ma anche Giuseppe si sentiva unito a Dio quando pregava, perché la nostra preghiera era adorazione vera di tutto l’essere, che si fondeva con Dio adorandolo ed essendone abbracciato.
E, guardate, neppure io, ormai avente in me l’Eterno, mi sono sentita esente dal riverente ossequio al Tempio. La santità più alta non esime dal sentirsi un nulla rispetto a Dio e dall’umiliare questo nulla, poiché Egli ce lo permette, in un continuo osanna alla sua gloria.
20.7 Siete deboli, poveri, difettosi? Invocate la santità del Signore: “Santo, Santo, Santo!”. Chiamatelo, questo Santo benedetto, sulla vostra miseria. Egli verrà trasfondendovi la sua santità. Siete santi e ricchi di meriti ai suoi occhi? Invocate ugualmente la santità del Signore. Essa, infinita, accrescerà sempre più la vostra. Gli angeli, esseri superiori alle debolezze dell’umanità, non cessano un istante di cantare il loro “Sanctus”, e la loro bellezza soprannaturale si aumenta ad ogni invocare la santità del nostro Dio. Imitate gli angeli.
Non spogliatevi mai della protezione della preghiera, contro la quale si spuntano le armi di Satana, le malizie del mondo e gli appetiti della carne e le superbie della mente. Non deponete mai quest’arma, per la quale i Cieli si aprono e ne piovono grazie e benedizioni.
La Terra ha bisogno di un lavacro di preghiere per mondarsi dalle colpe che attirano i castighi di Dio. E, posto che pochi pregano, quei pochi devono pregare come fossero tanti. Moltiplicare le loro preghiere vive per fare di esse quella somma necessaria per ottenere grazia. Sono vive le preghiere quando sono condite di vero amore e di sacrificio.
20.8 E che tu, figlia, soffra, oltre che per il tuo soffrire, per il soffrire mio e del mio Gesù, è cosa buona. Gradita a Dio e meritoria. Mi è tanto caro il tuo amore compassionevole. Ma mi vuoi baciare? Bacia le piaghe del mio Figlio. Imbalsamale col tuo amore. Io ho sentito spiritualmente lo spasimo dei flagelli e delle spine e la tortura dei chiodi e della croce. Ma ugualmente sento spiritualmente tutte le carezze date al mio Gesù, e sono tanti baci dati a me. E poi vieni. Sono la Regina del Cielo. Ma sono sempre la Mamma…».
E io sono beata.