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Note del tema

Personaggi del Vangelo come mi è stato rivelato

Pagina 14 di 223

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EMR 14.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il carro che porta Giuseppe e Maria ed i cugini di Lei. Il viaggio è al termine.

Maria guarda con l’occhio ansioso di chi vuol conoscere, anzi riconoscere, ciò che già vide, e non lo ricorda più, e sorride quando qualche larva di ricordo torna e si appoggia come una luce su questa o quella cosa, su questo o quel punto. Elisabetta, e con lei Zaccaria e Giuseppe, aiutano questo suo ricordare, accennando a questa o quella cima, a questa o quella casa.

Case, ormai, perché Nazareth già si mostra, stesa sull’ondulazione della sua collina. Presa da sinistra dal sole occiduo, mostra il bianco delle sue casette, larghe e basse, che la terrazza sormonta, pennellato di rosa. E alcune, colpite in pieno, paiono presso ad un incendio, tanto la facciata si fa rossa di sole che accende anche l’acqua delle gore e dei pozzi bassi, quasi senza parapetto, da cui salgono cigolando le secchie per la casa o le ghirbe per l’ortaglia.

Bambini e donne si fanno sul ciglio della via, occhieggiando nel carro, e salutano Giuseppe, molto conosciuto. Ma poi restano perplessi e intimoriti davanti agli altri tre.

Ma, quando proprio s’entra nella cittadina, non vi è perplessità e timore. Molta e molta gente di ogni età è all’inizio del paese sotto un arco rustico di fiori e fronde, e appena il carro spunta, da dietro il gomito dell’ultima casa di campagna messa di sghembo, è un trillio di voci acute e un agitar di rami e fiori. Sono le donne, le fanciulle e i bambini di Nazareth, che salutano la sposa. Gli uomini, più gravi, stanno dietro alla siepe irrequieta e trillante, e salutano con gravità.

Maria, ora che il carro è stato scoperto della sua tenda — l’hanno levata prima di giungere al paese, perché ormai il sole non dava noia e per permettere a Maria di vedere bene la terra natia — appare nella sua bellezza di fiore. Bianca e bionda come un angelo, Ella sorride con bontà ai bambini che le gettano fiori e baci, alle fanciulle della sua età che la chiamano a nome, alle spose, alle madri, alle vecchie che la benedicono con le loro voci cantanti. Si inchina agli uomini, e specie ad uno che forse è il rabbino o il maggiorente del paese.

Il carro prosegue per la via principale a passo lento, seguito per un buon tratto dalla folla per la quale l’arrivo è un avvenimento.

14.3 «Ecco la tua casa, Maria», dice Giuseppe accennando con la frusta ad una casetta, che è proprio sotto lo scrimolo di una ondulazione della collina e che ha sul dietro un bello e vasto orto tutto in fiore, che termina con un piccolissimo uliveto. Oltre questo, la solita siepe di biancospino e cactee segna il limite della proprietà. I campi, un tempo di Gioacchino, sono oltre…

«Poco, vedi, ti è rimasto», dice Zaccaria. «La malattia del padre tuo fu lunga e costosa. E costose le spese per riparare il danno fatto da Roma. Vedi? La strada ha portato via i tre principali ambienti e la casa si è ridotta, e per farla più ampia, senza spese soverchie, fu presa una parte del monte che fa grotta. Gioacchino vi teneva le provviste e Anna i suoi telai. Tu farai ciò che credi».

«Oh! che sia poca cosa non importa! Sempre mi basterà. Lavorerò…».

«No, Maria». È Giuseppe che parla. «Io lavorerò. Tu non farai che tessere e cucire le cose della casa. Sono giovane e forte, e sono il tuo sposo. Non mi mortificare col tuo lavoro».

«Farò come tu vuoi».

«Sì, in questo io voglio. Per ogni altra cosa ogni tuo desiderio è legge.

Dettaglio

Maria torna a Nazareth dopo aver vissuto per anni nel Tempio. È promessa sposa a Giuseppe, che l'accompagna insieme a Zaccaria ed Elisabetta.

EMR 14.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

14.4 Sono arrivati. Il carro si ferma. Due donne e due uomini, rispettivamente sui quaranta e cinquant’anni, sono sull’uscio, e molti bambini e giovinetti sono con loro.

«Dio ti dia pace, Maria», dice l’uomo più anziano, e una donna si accosta a Maria e l’abbraccia e bacia.

«È mio fratello Alfeo e Maria sua moglie, e questi sono i figli loro. Sono venuti apposta per farti festa e dirti che la loro casa è tua, se tu vuoi», dice Giuseppe.

«Sì, vieni, Maria, se ti è penoso vivere sola. La campagna è bella in primavera e la nostra casa è in mezzo a campi in fiore. Tu sarai il più bel fiore in essi», dice Maria di Alfeo.

«Io ti ringrazio, Maria. Tanto volentieri verrei. E verrò qualche volta, verrò senza fallo per le nozze. Ma ho tanto desiderio di vedere, di riconoscere la mia casa. L’ho lasciata piccina e ho perduto il suo volto… Ora lo ritrovo… e mi pare di ritrovare la mia madre perduta, il padre amato, di ritrovare l’eco delle loro parole… e il profumo del loro ultimo respiro. Mi pare non esser più orfana, poiché ho intorno di nuovo l’abbraccio di queste mura… Capiscimi, Maria». Maria ha un poco di pianto nella voce e sulle ciglia.

Maria di Alfeo risponde: «Come tu vuoi, cara. Voglio che tu mi senta sorella e amica e un poco anche madre, perché di tanto sono più anziana di te».

Dettaglio

Giuseppe, Simone, Giuda e Giacomo sono presenti, ma non sono descritti da Maria.

EMR 14.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

14.4 Sono arrivati. Il carro si ferma. Due donne e due uomini, rispettivamente sui quaranta e cinquant’anni, sono sull’uscio, e molti bambini e giovinetti sono con loro.

«Dio ti dia pace, Maria», dice l’uomo più anziano, e una donna si accosta a Maria e l’abbraccia e bacia.

«È mio fratello Alfeo e Maria sua moglie, e questi sono i figli loro. Sono venuti apposta per farti festa e dirti che la loro casa è tua, se tu vuoi», dice Giuseppe. (...)

L’altra donna si è fatta avanti:

«Maria, io ti saluto. Sono Sara, l’amica di tua madre. Ti ho vista nascere. E questo è Alfeo, nipote d’Alfeo e grande amico della madre tua. Quel che ho fatto per tua madre farò per te, se vuoi. Vedi? La mia casa è la più vicina alla tua e i tuoi campi sono ora di noi. Ma se vi vuoi venire, fallo ad ogni ora. Apriremo un varco nella siepe e saremo insieme, pur essendo ognuna in casa nostra. Questo è mio marito».

«Io vi ringrazio tutti e di tutto. Di tutto il bene che avete voluto ai miei e che mi volete. Ve ne benedica Iddio onnipotente».

EMR 14.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vengono aperte porte e finestre. L’ultimo sole entra curioso.

Maria ora si è levato il manto e il velo, perché, meno i fiori di mirto, ha ancora la veste di nozze. Esce nell’orto in fiore. E guarda, e sorride e, sempre tenuta per mano da Giuseppe, fa un giro nell’orto. Pare riprenda possesso del luogo perduto.

E Giuseppe mostra le sue fatiche: «Vedi? Qui ho fatto questo scasso per raccogliere l’acqua piovana, ché queste viti hanno sempre arsura. A questo ulivo ho risegato i rami più vecchi per dargli vigore, e ho messo a dimora questi meli perché due erano morti. E poi là ho messo dei fichi. Quando saranno cresciuti ripareranno la casa dal troppo sole e da sguardi curiosi. La pergola è quella antica. Non ho fatto che cambiare i pali marciti e lavorare di cesoie. Darà molta uva, spero. E qua, guarda», e la conduce orgoglioso verso la costa che si alza a ridosso della casa e che fa limite al brolo dal lato di tramontana, «e qua ho scavato una grotticella e l’ho rinforzata e, quando saranno attecchite queste piantine, sarà quasi uguale a quella che avevi. Non vi è la sorgente… ma spero portarne un filo. Lavorerò nelle lunghe sere estive, mentre ti verrò a trovare…».

EMR 14.5.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Le casse pesanti sono scaricate e portate in casa. Si entra. E riconosco ora la casetta di Nazareth quale è poi nella vita di Gesù.

Giuseppe prende per mano — il solito gesto — Maria, ed entra così. Sulla soglia le dice: «Ed ora, su questa soglia, io voglio da te una promessa. Che qualunque cosa ti avvenga o ti occorra, tu non abbia altro amico, altro aiuto a cui volgerti che Giuseppe, e che per nessun motivo tu ti abbia a crucciare da sola. Io sono tutto per te, ricordalo, e sarà mia gioia farti felice il cammino e, poiché la felicità non è sempre in nostro potere, almeno fartelo quieto e sicuro».

«Te lo prometto, Giuseppe». (...)

[Il fratello di Giuseppe, Alpheus, chiede:]

«Quando conti pensare alle nozze?».

«Al sedicesimo anno di Maria. Dopo la festa dei Tabernacoli. Saran dolci le sere d’inverno per i novelli sposi!…», e sorride ancora guardando Maria. Un sorriso d’intesa segreta e soave. Di una castità fraterna che consola.

Poi riprende il suo giro: «Questo è lo stanzone nel monte. Se credi, ne farò la mia officina quando verrò. È unito, ma non nella casa. Così non darò disturbo di rumori e di disordine. Se però vuoi diversamente…».

«No, Giuseppe. Va benissimo così».

Dettaglio

Maria torna a Nazareth dopo aver vissuto per anni nel Tempio. È promessa sposa a Giuseppe, che l'accompagna insieme a Zaccaria ed Elisabetta.

EMR 14.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ma come?», dice Alfeo. «Non fate nozze quest’estate?».

«No. Maria desidera filare i pannilani, uniche cose che manchino al corredo. Ed io sono contento che così sia. È tanto giovane, Maria, che nulla è se si attende un anno e oltre. Intanto si ambienta alla casa…».

«Mah! Tu sei sempre stato un poco diverso dagli altri e lo sei anche ora. Non so chi non avrebbe fretta di avere in moglie un fiore come è Maria, e tu ci metti dei mesi fra mezzo!…».

«Gioia lungamente attesa, gioia più intensamente goduta», risponde Giuseppe con un fine sorriso.

Il fratello si stringe nelle spalle e chiede: «E allora? Quando conti pensare alle nozze?».

«Al sedicesimo anno di Maria. Dopo la festa dei Tabernacoli. Saran dolci le sere d’inverno per i novelli sposi!…», e sorride ancora guardando Maria. Un sorriso d’intesa segreta e soave. Di una castità fraterna che consola.

Dettaglio

Maria torna a Nazareth dopo aver vissuto per anni nel Tempio. È promessa sposa di Giuseppe e Alfeo, suo fratello, viene a sapere che non si sposeranno subito.

EMR 14.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Rientrano in casa e si accendono le lampade.

«Maria è stanca», dice Giuseppe. «Lasciamola alla sua quiete, coi cugini».

Saluti di tutti, che se ne vanno. Resta Giuseppe, ancora qualche minuto, e parla con Zaccaria sottovoce.

«Tuo cugino ti lascia qualche tempo Elisabetta. Sei contenta? Io sì. Perché ti aiuterà a… farti una perfetta donna di casa. Con lei potrai disporre come vuoi le tue cose e i tuoi arredi, ed io verrò ogni sera ad aiutarti. Con lei potrai acquistare lana e quanto ti occorre. Ed io provvederò alla spesa. Ricordati che lo hai promesso di venire a me per ogni cosa. Addio, Maria. Dormi il primo sonno di signora in questa tua casa e l’angelo di Dio te lo renda sereno. Il Signore sia sempre con te».

«Addio, Giuseppe. Anche tu sii sotto l’ali dell’angelo di Dio. Grazie, Giuseppe. Di tutto. Per quanto posso, ti compenserò del tuo amore col mio».

Giuseppe saluta i cugini ed esce.

E con lui cessa la visione.

Dettaglio

Maria torna a Nazareth dopo aver vissuto per anni nel Tempio. È fidanzata con Giuseppe, che l'accompagna insieme a Zaccaria ed Elisabetta. Fanno il giro della casa, poi Giuseppe interviene.

EMR 16

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : L'Annunciazione

Data della visione: mercoledì 8 marzo 1944

Calendario: mercoledì 21 febbraio 5 d.C. (15 Adar I 3756).

Luogo (mappa) : Nazareth

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù Cristo

Sommario: Questo capitolo racconta l'Annunciazione. Maria sta pregando a Nazaret: sta pregando Dio per la venuta del suo Messia. Proprio mentre lo fa, arriva l'arcangelo Gabriele. Tutto avviene come raccontano i Vangeli.

Contenuto del capitolo: 16,1: Maria corre via con il sorriso sulle labbra. 16,2: canta e prega per la venuta del Messia. 16.3: Appare l'arcangelo Gabriele. 16.4: Il dialogo tra Gabriele e Maria.

EMR 16.1-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ciò che vedo. Maria, fanciulla giovanissima, quindici anni al massimo all’aspetto, è in una piccola stanza rettangolare. Una vera stanza di fanciulla. Contro una delle due pareti più lunghe è il giaciglio: un basso lettuccio senza sponde, coperto di alte stuoie o tappeti. Si direbbe che sono stesi o su una tavola o su un traliccio di canne, perché stanno molto rigidi e senza curve come avviene nei nostri letti. Contro l’altra parete, una scansia con una lucerna ad olio, dei rotoli di pergamena, un lavoro di cucito piegato con cura, pare un ricamo.

Di fianco a questa, verso la porta che è aperta sull’orto, ma velata da una tenda che palpita ad un leggero vento, è seduta su uno sgabello basso la Vergine. Fila del lino candidissimo e morbido come una seta. Le sue piccole mani, solo di poco più scure del lino, prillano sveltamente il fuso. Il visetto giovanile, e tanto tanto bello, è lievemente curvo e lievemente sorridente, come se accarezzasse o seguisse qualche dolce pensiero.

Vi è molto silenzio nella casetta e nell’orto. Vi è molta pace tanto sul viso di Maria quanto nell’ambiente che la circonda. Pace e ordine. Tutto è lindo e ordinato, e l’ambiente, umilissimo nel suo aspetto e nelle suppellettili, quasi nudo come una cella, ha un che di austero e regale per il grande nitore e la cura con cui sono disposte le stoffe sul lettuccio, i rotoli, il lume, la piccola brocca di rame presso al lume, con entro un fascio di rami fioriti, rami di pesco o di pero. Non so. Sono certo di alberi da frutto di un bianco lievemente rosato.

16.2 Maria si mette a cantare sottovoce e poi alza lievemente la voce. Non va al gran canto. Ma è già una voce che vibra nella stanzetta e nella quale si sente una vibrazione d’anima. Non capisco le parole, dette certo in ebraico. Ma, dato che ripete ogni tanto: «Jehovà», intuisco che sia qualche canto sacro, forse un salmo. Forse Maria ricorda i canti del Tempio. E deve essere un dolce ricordo, perché posa sul grembo le mani sorreggenti il filo e il fuso e alza il capo appoggiandolo indietro alla parete, accesa da un bel rossore nel viso, con gli occhi persi dietro a chissà quale soave pensiero, fatti lucidi da un’onda di pianto che non trabocca ma che li fa più grandi. Eppure quegli occhi ridono, sorridono al pensiero che vedono e che l’astrae dal sensibile. Il viso di Maria, emergente dalla veste bianca e semplicissima, così rosato e cinto dalle trecce che porta avvolte come corona intorno al capo, pare un bel fiore.

Il canto si muta in preghiera: «Signore Iddio Altissimo, non tardare oltre a mandare il tuo Servo per portare la pace sulla Terra. Suscita il tempo propizio e la vergine pura e feconda per l’avvento del tuo Cristo. Padre, Padre santo, concedi alla tua serva di offrire la sua vita a questo scopo. Concedimi di morire dopo aver visto la tua Luce e la tua Giustizia sulla Terra e di aver conosciuto che la Redenzione è compiuta. O Padre santo, manda alla Terra il Sospiro dei Profeti. Manda alla tua serva il Redentore. Che nell’ora in cui cessi il mio giorno, si apra per me la tua Dimora, perché le sue porte sono state già aperte dal tuo Cristo per tutti coloro che hanno sperato in Te. Vieni, vieni, o Spirito del Signore. Vieni ai tuoi fedeli che ti attendono. Vieni, Principe della Pace!…». Maria resta assorta così…

16.3 La tenda palpita più forte, come se qualcuno dietro ad essa ventilasse con qualcosa o la scuotesse per scostarla. E una luce bianca di perla fusa ad argento puro fa più chiare le pareti lievemente gialline, più vivi i colori delle stoffe, più spirituale il volto sollevato di Maria. Nella luce, e senza che la tenda sia scostata sul mistero che si compie — anzi non palpita più, pende ben rigida contro gli stipiti, come fosse parete che isola l’interno dall’esterno — si prosterna l’Arcangelo.

Deve necessariamente assumere aspetto umano. Ma è un aspetto trasumanato. Di quale carne è composta questa figura bellissima e folgorante? Di quale sostanza l’ha materializzata Iddio per renderla sensibile ai sensi della Vergine? Solo Dio può possedere queste sostanze e usarle in tal maniera perfetta. È un volto, è un corpo, sono occhi, bocca, capelli e mani come le nostre. Ma non sono la nostra opaca materia. È una luce che ha preso colore di carne, di occhi, di chioma, di labbra, una luce che si muove e sorride e guarda e parla.

16.4 «Ave, Maria, piena di Grazia, ave!». La voce è un dolce arpeggio come di perle gettate su un metallo prezioso.

Maria trasale e abbassa lo sguardo. E più trasale quando vede la fulgida creatura inginocchiata ad un metro circa di distanza da Lei e che, con le mani incrociate sul petto, la guarda con una venerazione infinita.

Maria balza in piedi e si stringe alla parete. Diviene pallida e rossa alternativamente. Il suo viso esprime stupore e sgomento. Si stringe inconsciamente le mani sul seno nascondendole sotto le larghe maniche, si curva quasi per nascondere il più possibile il suo corpo. Un atto di pudore soave.

«No. Non temere. Il Signore è teco! Tu sei benedetta fra tutte le donne».

Ma Maria continua a temere. Da dove è venuto quell’essere straordinario? È un messo di Dio o dell’Ingannatore?

«Non temere, Maria!», ripete l’Arcangelo. «Io sono Gabriele, l’Angelo di Dio. Il mio Signore mi ha mandato a te. Non temere, perché tu hai trovato grazia presso Dio. Ed ora tu concepirai nel seno e partorirai un Figlio e gli porrai nome “Gesù”. Questi sarà grande, sarà chiamato Figlio dell’Altissimo (e tale sarà in vero) e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà in eterno sulla casa di Giacobbe, e il suo Regno non avrà mai fine. Comprendi, o santa Vergine amata dal Signore, Figlia benedetta di Lui, chiamata ad esser Madre del suo Figlio, quale Figlio tu genererai».

«Come può avvenire questo se io non conosco uomo? Forse che il Signore Iddio più non accoglie l’offerta della sua serva e non mi vuole vergine per amor di Lui?».

«Non per opera di uomo sarai Madre, o Maria. Tu sei l’eterna Vergine, la Santa di Dio. Lo Spirito Santo scenderà in te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà. Perciò Santo si chiamerà Colui che nascerà da te, e Figlio di Dio. Tutto può il Signore Iddio nostro. Elisabetta, la sterile, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio che sarà il Profeta del tuo Figlio, colui che ne prepara le vie. Il Signore ha levato a questa il suo obbrobrio, e la sua memoria resterà nelle genti congiunta al nome tuo, come il nome della sua creatura a quello del tuo Santo, e fino alla fine dei secoli le genti vi chiameranno beate per la Grazia del Signore venuta a voi ed a te specialmente; venuta alle genti per mezzo tuo. Elisabetta è nel suo sesto mese ed il suo peso la solleva al gaudio, e più la solleverà quando conoscerà la tua gioia. Nulla è impossibile a Dio, Maria, piena di Grazia. Che devo dire al mio Signore? Non ti turbi pensiero di sorta. Egli tutelerà gli interessi tuoi se a Lui ti affidi. Il mondo, il Cielo, l’Eterno attendono la tua parola!».

Maria, incrociando a sua volta le mani sul petto e curvandosi in un profondo inchino, dice: «Ecco l’ancella di Dio. Si faccia di me secondo la sua parola».

L’Angelo sfavilla nella gioia. Adora, poiché certo egli vede lo Spirito di Dio abbassarsi sulla Vergine curva nell’adesione, e poi scompare senza smuover tenda, ma lasciandola ben tirata sul Mistero santo.

Annotazione

Luca 1:26-38

Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una giovane vergine che era stata data in sposa a un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe; il nome della giovane era Maria. L'angelo venne da lei e le disse: "Salve, piena di grazia, il Signore è con te". All'udire ciò, la ragazza rimase molto scioccata e si chiese cosa potesse significare questo saluto.

Allora l'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, che chiamerai Gesù. Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà sulla casa di Giacobbe per sempre e il suo regno non avrà fine". Maria disse all'angelo: "Come può essere, visto che non conosco nessuno? L'angelo rispose: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti adombrerà; perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio". Anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio ed è al sesto mese, benché fosse chiamata sterile. Perché nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola". Allora l'angelo la lasciò.

EMR 16.3-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La tenda palpita più forte, come se qualcuno dietro ad essa ventilasse con qualcosa o la scuotesse per scostarla. E una luce bianca di perla fusa ad argento puro fa più chiare le pareti lievemente gialline, più vivi i colori delle stoffe, più spirituale il volto sollevato di Maria. Nella luce, e senza che la tenda sia scostata sul mistero che si compie — anzi non palpita più, pende ben rigida contro gli stipiti, come fosse parete che isola l’interno dall’esterno — si prosterna l’Arcangelo.

Deve necessariamente assumere aspetto umano. Ma è un aspetto trasumanato. Di quale carne è composta questa figura bellissima e folgorante? Di quale sostanza l’ha materializzata Iddio per renderla sensibile ai sensi della Vergine? Solo Dio può possedere queste sostanze e usarle in tal maniera perfetta. È un volto, è un corpo, sono occhi, bocca, capelli e mani come le nostre. Ma non sono la nostra opaca materia. È una luce che ha preso colore di carne, di occhi, di chioma, di labbra, una luce che si muove e sorride e guarda e parla.

16.4 «Ave, Maria, piena di Grazia, ave!». La voce è un dolce arpeggio come di perle gettate su un metallo prezioso.

Maria trasale e abbassa lo sguardo. E più trasale quando vede la fulgida creatura inginocchiata ad un metro circa di distanza da Lei e che, con le mani incrociate sul petto, la guarda con una venerazione infinita.

Maria balza in piedi e si stringe alla parete. Diviene pallida e rossa alternativamente. Il suo viso esprime stupore e sgomento. Si stringe inconsciamente le mani sul seno nascondendole sotto le larghe maniche, si curva quasi per nascondere il più possibile il suo corpo. Un atto di pudore soave.

«No. Non temere. Il Signore è teco! Tu sei benedetta fra tutte le donne».

Ma Maria continua a temere. Da dove è venuto quell’essere straordinario? È un messo di Dio o dell’Ingannatore?

«Non temere, Maria!», ripete l’Arcangelo. «Io sono Gabriele, l’Angelo di Dio. Il mio Signore mi ha mandato a te. Non temere, perché tu hai trovato grazia presso Dio. Ed ora tu concepirai nel seno e partorirai un Figlio e gli porrai nome “Gesù”. Questi sarà grande, sarà chiamato Figlio dell’Altissimo (e tale sarà in vero) e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà in eterno sulla casa di Giacobbe, e il suo Regno non avrà mai fine. Comprendi, o santa Vergine amata dal Signore, Figlia benedetta di Lui, chiamata ad esser Madre del suo Figlio, quale Figlio tu genererai».

«Come può avvenire questo se io non conosco uomo? Forse che il Signore Iddio più non accoglie l’offerta della sua serva e non mi vuole vergine per amor di Lui?».

«Non per opera di uomo sarai Madre, o Maria. Tu sei l’eterna Vergine, la Santa di Dio. Lo Spirito Santo scenderà in te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà. Perciò Santo si chiamerà Colui che nascerà da te, e Figlio di Dio. Tutto può il Signore Iddio nostro. Elisabetta, la sterile, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio che sarà il Profeta del tuo Figlio, colui che ne prepara le vie. Il Signore ha levato a questa il suo obbrobrio, e la sua memoria resterà nelle genti congiunta al nome tuo, come il nome della sua creatura a quello del tuo Santo, e fino alla fine dei secoli le genti vi chiameranno beate per la Grazia del Signore venuta a voi ed a te specialmente; venuta alle genti per mezzo tuo. Elisabetta è nel suo sesto mese ed il suo peso la solleva al gaudio, e più la solleverà quando conoscerà la tua gioia. Nulla è impossibile a Dio, Maria, piena di Grazia. Che devo dire al mio Signore? Non ti turbi pensiero di sorta. Egli tutelerà gli interessi tuoi se a Lui ti affidi. Il mondo, il Cielo, l’Eterno attendono la tua parola!».

Maria, incrociando a sua volta le mani sul petto e curvandosi in un profondo inchino, dice: «Ecco l’ancella di Dio. Si faccia di me secondo la sua parola».

L’Angelo sfavilla nella gioia. Adora, poiché certo egli vede lo Spirito di Dio abbassarsi sulla Vergine curva nell’adesione, e poi scompare senza smuover tenda, ma lasciandola ben tirata sul Mistero santo.