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Gesù bambino

Tema: Personaggi del Vangelo come mi è stato rivelato · Pagina 3 di 5

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EMR 34.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

34.9 Poi i tre rendono a Maria il Bambino e si alzano. Si alza anche Maria. Si inchinano a vicenda, dopo che il più giovane ha dato un ordine al servo, che esce. I tre parlano ancora un poco. Non sanno decidersi a staccarsi da quella casa. Lacrime di emozione sono negli occhi. Infine si dirigono all’uscita, accompagnati da Maria e Giuseppe.

Il Bambino ha voluto scendere e dare la manina al più vecchio dei tre, e cammina così, tenuto per mano da Maria e dal Savio, che si curvano per tenerlo per mano. Gesù ha il passetto ancora incerto dell’infante e ride picchiando i piedini sulla striscia che il sole fa sul pavimento.

Giunti alla soglia — non si deve dimenticare che la stanza era lunga quanto la casa — i tre si accomiatano inginocchiandosi ancora una volta e baciando i piedini di Gesù. Maria, curva sul Piccino, gli prende la manina e la guida, facendole fare un gesto di benedizione sul capo di ogni singolo Mago. È già un segno di croce tracciato dalle ditine di Gesù, guidate da Maria.

Poi i tre scendono la scala. La carovana è già lì pronta che attende. Le borchie dei cavalli splendono al sole del tramonto. La gente si è affollata sulla piazzetta a vedere l’insolito spettacolo.

Gesù ride battendo le manine. La Mamma lo ha sollevato e appoggiato al largo parapetto che limita il pianerottolo e lo tiene con un braccio contro il suo petto perché non caschi. Giuseppe è sceso con i tre e regge ad ognuno la staffa mentre salgono sui cavalli e sul cammello.

Ora servi e padroni sono tutti a cavallo. L’ordine di marcia viene dato. I tre si curvano fin sul collo della cavalcatura in un ultimo saluto. Giuseppe si inchina, Maria pure e torna a guidare la manina di Gesù in un gesto di addio e di benedizione.

Dettaglio

I Re Magi hanno raccontato il loro viaggio, offerto i loro doni e adorato Cristo. Ora stanno per partire.

EMR 34.15

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Umili, generosi, ubbidienti e rispettosi l’uno dell’altro. Le virtù generano sempre altre virtù. Dalle virtù volte a Dio, ecco le virtù volte al prossimo. Rispetto, che è poi carità. Al più vecchio è deferito di parlare per tutti, di ricevere per primo il bacio del Salvatore, di sorreggerlo per la manina. Gli altri potranno vederlo ancora. Ma egli no. È vecchio, e prossimo è il suo giorno di ritorno a Dio. Lo vedrà, questo Cristo, dopo la sua straziante morte e lo seguirà, nella scia dei salvati, nel ritorno al Cielo. Ma non lo vedrà più su questa Terra. E allora per suo viatico gli rimanga il tepore della piccola mano, che si affida alla sua già rugosa.

Nessuna invidia negli altri. Ma anzi un aumento di venerazione per il vecchio sapiente. Ha meritato certo più di loro e per più lungo tempo. Il Dio-Infante lo sa. Ancora non parla, la Parola del Padre, ma il suo atto è parola. E sia benedetta la sua innocente parola, che designa costui come il suo prediletto.

EMR 35

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : La fuga in Egitto. Insegnamenti sull'ultima visione legata alla venuta di Gesù.

Data della visione e della dettatura: venerdì 9 giugno 1944.

Calendario: Fine novembre 4 a.C. Periodo della Festa delle Luci, fine del Kisleu.

Luogo (mappa) :Betlemme

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sintesi: Giuseppe dorme nella casa di Betlemme. Sembra fare un dolce sogno, poi sembra essere turbato prima di svegliarsi. Dopo essersi vestito, va a trovare la Vergine, che sta pregando accanto al Bambino. Le dice che devono partire immediatamente, perché un angelo lo ha avvertito di fuggire in Egitto. Maria si adegua immediatamente e prepara le loro cose in modo rapido ma ordinato. Giuseppe tornò a prendere una parte delle loro cose e le disse tristemente che dovevano prendere il più possibile, perché sarebbero dovuti rimanere lontani per molto tempo. Maria continuò a raccogliere le poche cose rimaste e preparò Gesù. Quando si addormenta, dopo aver preso il latte, Giuseppe torna e le dice che Erode vuole uccidere il bambino. Questo trafisse il cuore di Maria. Piange e dichiara che sta costando molto a Giuseppe, ma lui le risponde che lo consolerà sempre e che la ricchezza dei Magi li aiuterà nei primi tempi. Entrambi erano tristi di dover partire, di rinunciare a tutto e di non tornare a Nazareth, ma finché avevano Gesù, avevano tutto.

I genitori del Salvatore lasciano la casa e, dopo aver salutato il padrone di casa, partono per l'Egitto.

Gesù fa poi un dettato e sottolinea la semplicità di questa visione, che non sminuisce in alcun modo l'umanità di Maria e di Gesù né la divinità di Cristo. Troppo spesso", dice, "ci scoraggiamo pensando che Maria, Gesù e Giuseppe erano forti e che "erano loro". Ma la sofferenza è sempre stata la loro fedele compagna. Non hanno sperimentato le passioni che sono simili ai vizi, perché hanno chiuso il loro cuore a Satana. D'altra parte, avevano molte passioni, come l'amore per la patria, i santi affetti per la loro famiglia, ecc. Ma non lasciavano che queste passioni si opponessero quando si trattava di seguire la volontà di Dio.

Anche Gesù ha sempre seguito la volontà di Dio, anche se questo gli è valso l'odio dei Giudei e l'astio di Giuda. Continua a criticare i grandi uomini di questo mondo e poi si sofferma sulla castità di Giuseppe e sulla verginità di Maria, affermandole nero su bianco e riprendendo le parole di Matteo. L'evangelista, infatti, ha preso le sue fonti direttamente da Maria, e la sua verginità perpetua era una verità nota fin dai tempi più antichi.

Cristo si sofferma a lungo sulla parola "donna" nella Bibbia, per dimostrare che questo termine non è un linguaggio proibito, infame, impuro. Si è poi soffermato sulle parole di Matteo per dire che Maria era "la vera Madre di Gesù senza essere la moglie di Giuseppe. Rimarrà sempre: la Vergine, moglie di Giuseppe".

Contenuto del capitolo: 35.1: Un sogno fa alzare Giuseppe nel cuore della notte. 35.2: All'alba si fugge. 35.3: Maria si affretta a raccogliere le sue cose. 35.4: Sveglia il bambino e gli dà il seno. 35.5: Abbiamo la ricchezza dei Magi e Dio con noi. 35.6: Partenza con tre cavalli. 35.7: Gli uomini, credendo di fare la cosa giusta, hanno reso irreale ciò che sarebbe stato così bello lasciare reale. 35.8: Le nostre onorevoli passioni umane. 35.9: Non ho cercato la grandezza del mondo. 35.10: La verginità di Maria e la castità di Giuseppe. 35.11: Il dolore di Maria per essere stata strappata dalla sua casa.

EMR 35.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Maria non dorme. È inginocchiata presso la cuna nella sua veste chiara e prega, vegliando Gesù che dorme tranquillo, Gesù che ha l’età che gli vidi nella visione dei Magi. Un infante di circa un anno, bello, roseo e biondo, che dorme con la testolina ricciuta affondata nel guanciale e una manina serrata a pugno sotto la gola.

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EMR 35.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

35.4 Ora non c’è proprio più nulla. Solo Gesù nella sua cunella. Maria pensa che sia bene preparare anche il Bambino. Va alla cuna e la scuote un poco per svegliare il Piccino. Ma Egli ha solo un breve mugolio e si volta, continuando a dormire. Maria lo carezza piano sui ricciolini. Gesù apre la bocchina ad uno sbadiglio. Maria si curva e lo bacia sulla gota. Gesù finisce di destarsi. Apre gli occhi. Vede la Mamma e sorride, e tende le manine al seno di Lei.

«Sì, amore della tua Mamma. Sì, il latte. Prima dell’ora solita… Ma Tu sei sempre pronto a succhiare la tua Mamma, agnellino mio santo!».

Gesù ride e scherza agitando i piedini fuori delle coperte, agitando le braccia con una di quelle allegrie degli infanti, così belle a vedersi. Punta i piedini contro lo stomaco della Mamma, si curva ad arco e appoggia anche il capino biondo sul seno di Lei, e poi si butta indietro e ride con le manine afferrate ai cordoncini che stringono al collo la veste di Maria, tentando di aprirla. Nella sua camicina di lino Egli appare bellissimo, grassottello, roseo come un fiore.

Maria si curva e, stando così, attraverso la cuna come una protezione, piange e sorride insieme, mentre il Bambino cinguetta quelle parole, che non son parole, di tutti i bambinelli e nelle quali è netta e ripetuta la parola «mamma». La guarda, stupito di vederla piangere. Stende una manina verso le righe lucide del pianto e se la bagna nella carezza. E, vezzoso, si riappoggia al seno materno e ci si raccoglie tutto contro, carezzandolo con la manina.

Maria lo bacia fra i capelli e se lo prende in collo, si siede, lo veste. Ecco, la vestina di lana è infilata, ed ecco messi i sandaletti minuscoli. Gli dà il latte e Gesù succhia avido il buon latte della sua Mamma e, quando gli sembra che da destra ne venga più poco, va a cercare a sinistra, e ride nel farlo, guardando da sotto in su la Mamma. Poi si addormenta da capo sul seno di Lei, la gotina rosea e tonda ancora contro la mammella bianca e tonda.

Maria si alza piano piano e lo depone sulla trapunta del suo letto. Lo copre con il suo mantello. Torna alla cuna e piega le piccole coperture. Riflette se sia bene prendere anche il materassino. È tanto piccino! Lo si può prendere. Lo mette, insieme al cuscino, presso le cose già messe sul cofano. E piange sulla cuna vuota, povera Mamma, perseguitata nella sua Creatura.

Dettaglio

Maria prepara tutto per fuggire in Egitto. Quando non c'era più nulla, decise di svegliare il suo bambino.

EMR 36

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Maria vide una casa molto povera in Egitto. Vide il Bambino Gesù che giocava per terra, all'età di due anni, due anni e mezzo al massimo. Maria lavorava al telaio mentre guardava il bambino. A un certo punto, gli rimise i sandali, gli diede un bacio, poi mise via il telaio. Tornò, diede la mano al Bambino e uscirono dalla casa per andare in strada. Infine, si fermò presso un pozzo. Giuseppe arrivò nel frattempo e accelerò il passo quando vide la moglie e il Figlio. Quando li raggiunse, Giuseppe si chinò per dare al Bambino un frutto e ci fu un dolce abbraccio pieno di affetto tra Gesù e il suo padre putativo. Giuseppe si alzò, prese Gesù nel braccio destro e i tre tornarono a casa. Maria li vede preparare la cena e mangiare insieme con molta semplicità, dopo aver pregato.

Gesù tiene poi un dettato, insistendo sull'umiltà, la rassegnazione e la perfetta armonia della Sacra Famiglia. Giuseppe e Maria sono i custodi della Sacra Famiglia, ma non ne traggono alcun beneficio materiale. Vivono in povertà, in esilio, in un mondo in cui le persone sono sospettose l'una dell'altra perché sono estranee. Eppure c'è pace, serenità e armonia.

In questa casa "non ci sono persone nervose e permalose, non ci sono facce chiuse o rimproveri reciproci, e tanto meno rimproveri verso Dio che non li ricopre di benessere materiale". In questa casa", continua Gesù, "si prega, si è frugali, si ama il lavoro". Nella Sacra Famiglia regnava l'umiltà e si rispettava l'ordine soprannaturale, morale e materiale. Noi rispettiamo Dio (ordine soprannaturale), rispettiamo Giuseppe come padre e capofamiglia (ordine morale) e ringraziamo Dio per i nostri beni, anche se sono poveri (ordine materiale).

Gesù conclude invitandoci a meditare su questa visione.

EMR 36.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

36.2 E lì vicino, su una stuoia stesa a terra, vi è Gesù bambino. Mi pare abbia un due anni, o due e mezzo al massimo. Giuoca con alcuni pezzetti di legno intagliati, che sembrano pecorine o cavallini, e con alcuni trucioli di legno chiaro, meno arricciolati dei suoi riccioli d’oro. Con le manine paffutelle cerca mettere queste collane di legno al collo delle sue bestioline.

È buono e sorridente. Molto bello. Una testolina che è tutta a ricciolini d’oro fitti fitti, pelle chiara e delicatamente rosata, occhietti vivi, splendenti, di un azzurro carico. L’espressione è naturalmente diversa, ma riconosco il colore degli occhi del mio Gesù: due zaffiri scuri e bellissimi.

Veste una specie di lunga camicina bianca, che sarà certo la sua tunica. Ha le maniche sino al gomito. Ai piedi, per ora, nulla. I minuscoli sandali sono sulla stuoia e servono anch’essi di giocattolo al Bambino, che mette sulla suola le sue bestioline e tira il sandalo per la cinghia come fosse un carrettino. Sono sandali molto semplici: una suola e due cinghie, che partono una dalla punta e una dal calcagno. Quella della punta, poi, si biforca a un certo punto, e un pezzo passa entro l’occhiello della cinghia del calcagno per venire poi ad allacciarsi con l’altro pezzo, formando anello al collo del piede.

Dettaglio

Maria vide Gesù bambino a Matarea, durante la Fuga in Egitto.

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EMR 36.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

36.3 Un poco più in là, anche Ella all’ombra della pianta, è la Madonna. Tesse ad un rustico telaio e sorveglia il Bambino. Vedo le mani sottili e bianche andare e venire gettando la spola sulla trama, e il piede, calzato da sandali, muovere il pedale. È vestita di una tunica color fiore di malva, un viola rosato come certe ametiste. È a testa nuda, e così posso vedere che ha i capelli biondi bipartiti sul capo e pettinati semplicemente in due trecce, che le fanno un bel ciuffo sulla nuca. Ella ha le maniche lunghe e piuttosto strette. Nessun ornamento fuorché la sua bellezza e la sua espressione dolcissima. Colore del volto, dei capelli e degli occhi, forma del viso, sempre come quando la vedo. Qui sembra giovanissima. Sì e no le si danno venti anni.

Ad un certo punto si alza e si curva sul Bambino, al quale rimette i sandaletti e glieli allaccia con cura. Poi lo carezza e lo bacia sulla testolina e sugli occhietti. Il Bambino cinguetta e Lei risponde, ma non comprendo le parole. Poi torna al suo telaio, stende sulla tela e sulla trama un panno, prende lo sgabello su cui era seduta e lo porta in casa. Il Bambino la segue con lo sguardo senza importunarla quando Ella lo lascia solo.

Si vede che il lavoro è finito e viene la sera. Infatti il sole cala verso le sabbie nude, e un vero incendio invade tutto il cielo dietro la piramide lontana.

Maria torna. Prende per mano Gesù e lo fa alzare dalla sua stuoia. Il Bambino ubbidisce senza resistenza. Mentre la Mamma raccoglie i giocattoli e la stuoia e li porta in casa, Egli corre trotterellando sulle sue gambette tornite verso la caprettina e le butta le braccine al collo. La capretta bela e strofina il musino sulle spalle di Gesù.

Maria torna. Ora ha un lungo velo sul capo e un’anfora in mano. Prende Gesù per la manina e si avviano tutti e due, girando intorno alla casetta verso l’altra facciata.

Io li seguo ammirando la grazia del quadro. La Madonna che regola il suo passo su quello del Bambino, e il Bambino che trotterella e sgambetta al suo fianco. Vedo i calcagni rosei alzarsi e posarsi, con la grazia propria dei passi dei bambini, nella sabbia del sentieruolo. Noto che la sua tunichetta non è lunga sino ai piedi, ma giunge soltanto sino a metà del polpaccio. È molto linda, semplicissima, trattenuta alla vita da un cordoncino pure bianco.

Vedo che sul davanti della casa la siepe è interrotta da un rustico cancello, che Maria apre per uscire sulla via. Una povera via all’estremo di una città o paese che sia, là dove questo finisce nella campagna, che qui è costituita di sabbia e di qualche altra casetta, povera come questa, con qualche gramo orticello.

Non vedo nessuno. Maria guarda verso il centro, non verso la campagna, come attenda qualcuno, poi si avvia verso una vasca o pozzo che sia, che è qualche decina di metri più in su e sul quale delle piante di palma fanno un cerchio d’ombra. Vedo che anche il terreno, là, ha delle erbe verdi.

Dettaglio

La Sacra Famiglia si trova a Matarea. Maria dà una descrizione fisica di Maria nel primo paragrafo.

EMR 36.4-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Qui vedo venire avanti per la via un uomo non troppo alto ma robusto. Riconosco Giuseppe, che sorride. È più giovane di come lo vidi nella visione[ del Paradiso. Sembra avere al massimo quaranta anni. Ha i capelli e la barba folti e neri, la pelle piuttosto abbronzata, occhi scuri. Un viso onesto e piacente, un viso che ispira fiducia.

Vedendo Gesù e Maria, affretta il passo. Ha sulla spalla sinistra una specie di sega e una specie di pialla, e con la mano tiene altri arnesi del mestiere, non come quelli di ora ma quasi uguali. Sembra che torni dall’aver fatto qualche lavoro in casa di qualcuno. Ha una veste fra il color nocciuola e il marrone, non molto lunga — arriva un bel po’ più su della caviglia — ed ha le maniche corte sino al gomito. Alla vita una cinghia di cuoio, mi sembra. Una vera veste da lavoro. Ai piedi sandali intrecciati alla caviglia.

Maria sorride e il Bambino manda dei gridetti di gioia e tende il braccino libero. Quando i tre si incontrano, Giuseppe si curva offrendo al Bambino un frutto che mi pare una mela, dal colore e dalla forma. Poi gli tende le braccia, e il Bambino lascia la Mamma e si rannicchia fra le braccia di Giuseppe, curvando il capino nell’incavo del collo di Giuseppe, che lo bacia e ne è baciato. Una mossa piena di affettuosa grazia.

Dimenticavo di dire che Maria era stata sollecita a prendere gli arnesi di lavoro di Giuseppe, per lasciarlo libero di abbracciare il Bambino.

Poi Giuseppe, che si era accoccolato al suolo per mettersi all’altezza di Gesù, si rialza, riprende con la mano sinistra i suoi arnesi e tiene stretto sul petto robusto, con il braccio destro, il piccolo Gesù. E si avvia verso casa, mentre Maria va alla fonte ad empire la sua anfora.

Entrato nel recinto della casa, Giuseppe depone il Bambino, prende il telaio di Maria e lo porta in casa, poi munge la capretta. E Gesù osserva attentamente queste operazioni e quella della chiusura della capretta in un piccolo sgabuzzino posto su un lato della casa.

La sera cala. Vedo il rosso del tramonto farsi violaceo sulle sabbie, che per il calore sembrano tremolare. La piramide sembra più scura.

Giuseppe entra in casa, in una stanza della casa che deve essere officina, cucina, stanza da pranzo insieme. Si vede che l’altro ambiente è quello destinato al riposo. Ma in quello io non entro. Vi è un basso focolare acceso. Vi è un banco da falegname, una piccola tavola, degli sgabelli, delle mensole con su le poche stoviglie e due lumi ad olio. In un angolo, il telaio di Maria. E molto, molto ordine e nitore. Dimora poverissima ma pulitissima.

È questa un’osservazione che faccio: in tutte le visioni riguardanti la vita umana di Gesù, ho notato che tanto Lui come Maria, come Giuseppe, come Giovanni, sono sempre ordinati e puliti nella veste e nel capo. Abiti modesti e semplici acconciature, ma di una nitezza che li fa apparire signorili.

36.5

Maria torna con l’anfora e viene chiusa la porta sul crepuscolo calato rapidamente. La stanza è rischiarata da una lucerna, che Giuseppe ha accesa e messa sul suo banco, dove si curva a lavorare ancora intorno a delle piccole assi, mentre Maria prepara la cena. Anche il fuoco rischiara la stanza. Gesù, con le manine appoggiate al banco e la testolina volta in su, osserva ciò che fa Giuseppe.

Poi si siedono a mensa, dopo aver pregato. Non si fanno, è naturale, il segno di croce, ma pregano. È Giuseppe che prega e Maria risponde. Ma non capisco nulla. Deve essere un salmo. Ma è detto in una lingua che m’è affatto sconosciuta.

Poi si siedono a tavola. Adesso la lucerna è sulla tavola. Maria ha in grembo Gesù, al quale fa bere il latte della capretta nel quale intinge delle fettine di pane tolte ad una pagnottella tonda, dalla crosta scura, e scura anche nell’interno. Pare pane fatto con segala o con orzo. Certo ha molta crusca, perché è bigio. Intanto Giuseppe mangia pane e formaggio, una fettina di formaggio e molto pane. Poi Maria mette Gesù seduto su uno sgabelletto vicino a Lei e porta in tavola delle verdure cotte — mi sembrano lessate e condite come usiamo anche noi — e ne mangia Lei pure dopo che Giuseppe si è servito. Gesù rosicchia tranquillo la sua mela e sorride scoprendo i dentini bianchi. La cena termina con delle ulive o dei datteri. Non comprendo bene, perché per essere ulive sono troppo chiare e per essere datteri sono troppo duri. Vino, niente. La cena di povera gente.

Ma è tanta la pace che spira in questa stanza, che la visione di nessuna reggia pomposa me la poteva dare simile. E quanta armonia!

36.6 Gesù questa sera non parla. Non mi illustra la scena. Mi ammaestra col suo dono di visione e basta. Ne sia sempre e ugualmente benedetto.

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Descrizione fisica di Giuseppe all'inizio di MVC 36,4

EMR 37.1-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

37.1 Vedo apparire, dolce come un raggio di sole in una giornata piovosa, il mio Gesù, piccolo bambino di un cinque anni circa, tutto biondo e bello nella semplice vesticciuola celeste che gli scende sino a metà dei polpacci torniti.

Giuoca nell’orticello con della terra. Ne fa dei mucchietti e sopra vi pianta dei rametti come facesse dei boschi in miniatura, coi sassolini fa le stradicciole, e poi vorrebbe fare un piccolo lago ai piedi delle sue minuscole colline, e prende perciò un fondo di qualche vecchia stoviglia e lo interra sino all’orlo, poi lo empie di acqua con un orciolo che tuffa in una vasca, certo adibita a lavatoio o innaffiatoio del piccolo orto. Ma non ottiene altro che di bagnarsi la veste, specie nelle maniche. L’acqua sfugge dal piatto sbocconcellato e forse incrinato e… il lago si asciuga.

Giuseppe appare sulla porta e, zitto zitto, sta a guardare per qualche tempo il lavorio del Bambino e sorride. Infatti è spettacolo che fa sorridere di gioia. Poi, per impedire che Gesù si bagni di più, lo chiama. Gesù si volge sorridendo e, vedendo Giuseppe, corre a lui con le braccine tese. Giuseppe, con un lembo della sua corta veste di lavoratore, asciuga le piccole mani terrose e bagnate e le bacia. E un dolce dialogo avviene fra i due.

Gesù spiega il suo lavoro e il suo giuoco e le difficoltà incontrate nell’eseguirlo. Voleva fare un lago come quello di Genazareth. (Da questo suppongo che gliene avevano parlato o che ve lo avevano condotto). Voleva farlo in piccolo per il suo diletto. Qui era Tiberiade, lì Magdala, là Cafarnao. Questa era la strada che conduceva, passando per Cana, a Nazareth. Voleva varare delle piccole barche nel lago — queste foglie sono barche — e andare sull’altra sponda. Ma l’acqua sfugge…

Giuseppe osserva e si interessa come di cosa seria. Poi propone di fare lui, domani, un piccolo lago, non col piatto sbocconcellato, ma con una piccola vasca di legno, ben stuccata e impeciata, sulla quale Gesù avrebbe potuto varare delle vere barchettine di legno, che Giuseppe gli avrebbe insegnato a fare.

37.2 Proprio ora gli portava dei piccoli attrezzi di lavoro, adatti a Lui, perché potesse imparare, senza fatica, ad usarli.

«Così ti aiuterò!», dice Gesù con un sorriso.

«Così mi aiuterai e diventerai un bravo falegname. Vieni a vederli».

Ed entrano nel laboratorio. E Giuseppe mostra un piccolo martello, una piccola sega, dei minuscoli cacciavite, una pialla da bambola, deposti su un bancone da falegname in erba: un bancone adatto alla statura del piccolo Gesù.

«Vedi, per segare si mette questo legno appoggiato così. Si prende la sega così e, facendo attenzione di non andare contro le dita, si sega. Prova…».

E la lezione comincia. E Gesù, divenendo rosso nello sforzo e stringendo le labbra, con attenzione sega e poi liscia la piccola asse con la pialla e, anche se è alquanto storta, gli pare bella, e Giuseppe lo loda e gli insegna a lavorare con pazienza e amore.

37.3 Torna Maria, che certo era fuori di casa, e si affaccia al­l’uscio e guarda. I due non la vedono, perché hanno le spalle voltate. La Mamma sorride nel vedere lo zelo con cui Gesù lavora di pialla e l’affetto con cui Giuseppe lo ammaestra.

Ma Gesù deve sentire quel sorriso. Si volge, vede la Mamma e corre a Lei colla sua assicciuola semipiallata e gliela mostra. Maria ammira e si curva a baciare Gesù. Gli ravvia i riccioli scomposti, gli asciuga il sudore sul viso accaldato, ascolta con affetto Gesù che le promette di farle uno sgabelletto per stare più comoda quando lavora.

Giuseppe, ritto presso al minuscolo banco, con la mano sul fianco, guarda e sorride.

Ho assistito alla prima lezione di lavoro del mio Gesù. E tutta la pace di questa Famiglia santa è in me.