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Bibbia - Vangelo di Marco

Tema: Libri del Nuovo Testamento · Pagina 4 di 4

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EMR 186.2.5-8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

186.2

Gesù, tagliato il lago in direzione nord-ovest sud-est, si raccomanda a Pietro di sbarcare presso Ippo. E Pietro ubbidisce senza discutere, scendendo con la barca fino all’imboccatura di un fiumiciattolo che la primavera e il recente temporale fanno pieno e fragoroso e che sbocca nel lago da una gola aspra e scogliosa, come è tutta la costa in questo punto. I garzoni assicurano le barche – ve ne è uno per ogni barca – e ricevono l’ordine di attendere fino a sera per tornare a Cafarnao.

«E fate i pesci con chi vi interroga», consiglia Pietro. «A chi vi domanda dove è il Maestro rispondete sicuri: “Non lo so”. A chi vuole sapere dove è diretto, lo stesso. Tanto è verità.

Non lo sapete».

Si separano, e Gesù intraprende la salita di un ripido sentiero che si inerpica sulla scogliera quasi a picco. Gli apostoli lo seguono per il sentiero malagevole fino al sommo della scogliera, che si placa in un pianoro sparso di querce sotto le quali pasturano molti porci.

«Fetidi animali!», esclama Bartolomeo. «Ci impediscono di passare…».

«No. Non ci impediscono. Vi è posto per tutti», risponde calmo Gesù.

Del resto i guardiani, vedendo degli israeliti, cercano di radunare i porci sotto le querce lasciando libero il sentiero. E gli apostoli passano, facendo mille boccacce, fra le lordure lasciate dagli animali, che grufolano ben pingui e sempre cercanti maggiore pinguedine.

Gesù è passato senza tante storie, dicendo ai guardiani del branco: «Dio vi rimuneri per la vostra gentilezza».

I guardiani, povera gente di poco meno sporca dei loro porci e in compenso infinitamente più magra, lo guardano stupiti e poi bisbigliano fra di loro. Uno dice: «Ma che non sia israelita?». Al che gli altri rispondono: «Non vedi che ha le frange alla veste?».

Il gruppo apostolico si riunisce, ora che può procedere in gruppo su una viottola abbastanza ampia. (...)

186.5

«Ma cosa è questo rovinìo?». Si scansano tutti dal fianco del monte perché pietre e terriccio rotolano e rimbalzano per la china, e si guardano attorno stupiti.

«Ecco, ecco! Ecco là! Due… nudi affatto… vengono verso noi e gesticolano. Folli…».

«O indemoniati», risponde Gesù all’Iscariota, che ha visto per primo due ossessi venire verso Gesù.

Devono essere usciti da qualche caverna nel monte. Urlano. E uno, il più veloce nella corsa, si precipita verso Gesù. Pare uno strano uccellaccio spogliato delle penne, tanto va svelto e tanto remiga con le braccia come fossero ali. Si abbatte ai piedi di Gesù gridando: «Qui sei, Padrone del mondo? Che ho a fare con Te, Gesù, Figlio di Dio altissimo? Già è venuta l’ora del nostro castigo? Perché sei venuto prima del tempo a tormentarci?».

L’altro indemoniato, sia perché fosse legato nella favella, sia perché posseduto da un demonio che lo fa tardo, non fa che buttarsi bocconi e piangere piano e poi, messosi a sedere, resta come inerte, giocherellando coi sassi e coi suoi piedi nudi.

Il demonio continua a parlare per bocca del primo, che si divincola al suolo in un parossismo di terrore. Si direbbe che voglia reagire e non possa che adorare, attratto e respinto nello stesso tempo dal potere di Gesù. Urla: «Ti scongiuro in nome di Dio, cessa di tormentarmi! Lasciami andare!».

«Sì. Ma fuori di costui. Spirito immondo, esci da costoro e di’ il tuo nome».

«Legione è il mio nome perché siamo molti. Teniamo questi da anni e per essi spezziamo lacci e catene, né c’è forza d’uomo che li possa tenere. Terrore essi sono, per causa di noi, e ce ne serviamo per farti bestemmiare. Ci vendichiamo su questi del tuo anatema. Abbassiamo l’uomo sotto la belva per irriderti, e non c’è lupo, sciacallo e iena, non avvoltoio e vampiro simili a questi che noi teniamo. Ma non ci cacciare. Troppo orrido è l’inferno!…».

«Uscite! In nome di Gesù, uscite!». Gesù ha una voce di tuono e i suoi occhi dardeggiano splendori.

«Lasciami almeno entrare[2] in quel branco di porci che Tu hai incontrato».

«Andate».

Con un urlo bestiale i demoni si separano dai due disgraziati e, fra un improvviso turbine di vento che fa ondeggiare le querce come steli, si abbattono sui numerosissimi porci, che con stridi veramente demoniaci si danno a correre come invasati attraverso le querce, si urtano, si feriscono, si mordono e infine si precipitano nel lago quando, giunti sul ciglio dell’alta scogliera, non hanno più che l’acqua sottostante per rifugio. Mentre i guardiani, travolti e desolati, urlano di spavento, le bestie, centinaia, con un succedersi di tonfi precipitano nelle acque quiete, spezzandole in un ribollire di spume, affondano, rigalleggiano, mostrando a turno i tondi ventri o i musi puntuti nei cui occhi è il terrore, e infine affogano.

I pastori, urlando, corrono verso la città.

186.6

Gli apostoli, andati verso il luogo del disastro, tornano dicendo: «Non se ne è salvato uno! Hai reso loro un brutto servizio!».

Gesù, calmo, risponde: «Meglio che periscano duemila porci che non un solo uomo. Date una veste a costoro. Non possono stare così».

Lo Zelote apre un sacco e dà una delle sue vesti. Tommaso dà l’altra. I due sono ancora un poco imbambolati come uscissero da un pesante sonno pieno di incubi.

«Date loro del cibo. Che tornino a vivere da uomini».

E mentre i due mangiano il pane e ulive che viene loro dato e bevono alla fiasca di Pietro, Gesù li osserva.

Infine parlano: «Chi sei Tu?», dice uno.

«Gesù di Nazaret».

«Non ti conosciamo», dice l’altro.

«L’anima vostra mi ha conosciuto. Alzatevi ora e andate alle vostre case».

«Abbiamo molto sofferto, io credo, ma non ricordo bene.

Chi è costui?», dice quello che parlava per il demonio, e accenna al compagno.

«Non lo so. Era con te».

«Chi sei? E perché sei qui?», chiede al compagno.

Colui che era come muto, e che è il più inerte ancora, dice:

«Sono Demetrio. Qui è Sidone?».

«Sidone è sul mare, uomo. Qui sei oltre il lago di Galilea».

«E perché sono qui?».

Nessuno può dare una risposta.

186.7

Sta giungendo della gente seguita dai pastori. Pare impaurita e curiosa. Quando poi vede i due rivestiti e composti, il suo stupore aumenta.

«Quello è Marco di Giosia!… E quello è il figlio del mercante pagano!…».

«E quello è Colui che li ha guariti e che ha fatto perire i nostri porci perché folli dei demoni entrati in loro», dicono i guardiani delle bestie.

«Signore, Tu sei potente, lo riconosciamo. Ma già troppo male ci hai fatto! Un danno di molti talenti. Vattene, te ne preghiamo, che il tuo potere non abbia a far scoscendere il monte e a farlo sprofondare nel lago. Va’ via…».

«Vado. Non mi impongo a nessuno», e Gesù si rivolge per la via già fatta, senza discutere.

Lo segue, in coda agli apostoli, l’indemoniato che parlava. Dietro, a distanza, molti cittadini, per vedere se parte proprio.

186.8

Rifanno il ripido sentiero e tornano alla foce del torrentello, presso le barche. I cittadini restano sul ciglione a guardare. Il liberato scende dietro Gesù.

Nelle barche i garzoni sono esterrefatti. Hanno visto la pioggia dei porci nel lago e ancora contemplano i corpi che affiorano sempre più numerosi, sempre più gonfi, con le tonde pance all’aria e le corte zampette stecchite come quattro pioli infissi su un lardoso vescicone. «Ma che è avvenuto?», chiedono.

«Ve lo diremo. Ora sciogliete e andiamo… Dove, Signore?», dice Pietro.

«Nel golfo di Tarichea».

L’uomo che li ha seguiti, ora che li vede salire nelle barche, supplica: «Prendimi con Te, Signore».

«No. Va’ a casa tua; i tuoi hanno diritto di averti. E parla ad essi delle grandi cose che ti ha fatto il Signore e come ha avuto pietà di te. Questa parte di Terra ha bisogno di credere. Accendi le fiamme della fede per riconoscenza al Signore. Va’. Addio».

«Confortami almeno con la tua benedizione, che il demonio non mi riprenda».

«Non temere. Se non vuoi non verrà. Ma ti benedico. Va’ in pace».

Le barche si staccano dalla riva in direzione da est a ovest. Solo allora, mentre fendono i flutti sparsi delle vittime suine, gli abitanti della città, che non ha voluto il Signore, si ritirano dal ciglione e se ne vanno.

Annotazione

Gli addetti legano le barche - ce n'è una per barca - e viene detto loro di aspettare la sera per il ritorno a Cafarnao. Si tratta di due figure anonime, che evidentemente stanno facendo delle manovre. Senza dubbio erano presenti nella EMV 185.

Lasciami almeno entrare in questa mandria di porci: il testo originale parla qui al singolare: Lasciami. Questa richiesta al singolare è interpretata ingenuamente da Pietro in EMV 203,3.

Vangelo di Matteo 8, 28-34

Mt 8, 28-34 : Mentre Gesù veniva all'altra riva del fiume, nel paese dei Gadareni, due indemoniati uscirono di mezzo ai sepolcri per andargli incontro; erano così aggressivi che nessuno poteva passare di là. Ed ecco che cominciarono a gridare: "Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto a tormentarci prima del tempo stabilito?". In lontananza c'era una grande mandria di maiali in cerca di cibo. I demoni supplicarono Gesù: "Se hai intenzione di espellerci, mandaci nella mandria di maiali". Egli disse loro: "Andate". Uscirono ed entrarono nel branco di maiali; ed ecco che tutto il branco si precipitò dalla scogliera al mare e i maiali morirono tra le onde. Le sentinelle fuggirono e andarono in città a raccontare tutto questo e soprattutto ciò che era accaduto agli indemoniati. Ed ecco che tutta la città uscì incontro a Gesù; e quando lo videro, la gente lo pregò di lasciare il loro paese.

Vangelo di Marco 5, 1-20

Mc 5, 1-20: E giunsero all'altra riva del mare di Galilea, nel paese dei Geraseni. Mentre Gesù scendeva dalla barca, subito gli venne incontro un uomo dallo spirito immondo che viveva nei sepolcri e nessuno poteva più legarlo, neppure con una catena; anzi, spesso era stato legato con ferri e catene, ma lui aveva spezzato le catene e i ferri e nessuno poteva trattenerlo. Tutto il giorno e tutta la notte stava tra i sepolcri e sulle colline, gridando e ferendosi con le pietre. Quando vide Gesù da lontano, gli corse incontro, gli cadde davanti e gridò a gran voce: "Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro da parte di Dio, non tormentarmi! Gesù gli disse: "Spirito immondo, esci da quest'uomo! E gli chiese: "Come ti chiami? L'uomo gli rispose: "Mi chiamo Legione, perché siamo in molti". E pregarono insistentemente Gesù di non scacciarli dal paese.

Sulla collina c'era una grande mandria di maiali in cerca di cibo. Allora gli spiriti immondi supplicarono Gesù: "Mandaci da questi maiali e noi entreremo in loro". Egli permise loro di farlo. Così uscirono dall'uomo ed entrarono nei maiali. Erano circa duemila e stavano annegando nel mare. Diffusero la notizia in città e in campagna e la gente venne a vedere cosa era successo.

Quando giunsero da Gesù, videro l'uomo che era stato posseduto seduto, vestito e tornato in sé, colui che aveva avuto la legione di demoni, e furono presi da paura. Quelli che avevano visto tutto questo raccontarono loro la storia dell'indemoniato e quello che era successo ai maiali. Allora cominciarono a supplicare Gesù di lasciare il loro territorio.

Mentre Gesù risaliva sulla barca, l'uomo posseduto lo pregò di poter stare con lui. Egli non acconsentì, ma gli disse: "Va' a casa tua dalla tua famiglia e racconta loro tutto ciò che il Signore ha fatto per te nella sua misericordia". Allora l'uomo partì e cominciò a proclamare nella regione della Decapoli ciò che Gesù aveva fatto per lui, e tutti si meravigliavano.

Vangelo di Luca 8, 26-39

Lc 8, 26-39: Giunsero nel paese dei Geraseni, che è di fronte alla Galilea. Mentre Gesù scendeva a terra, gli venne incontro un indemoniato della città. Da molto tempo non si era vestito e non viveva in una casa, ma tra le tombe. Quando vide Gesù, gridò, cadde ai suoi piedi e disse a gran voce: "Cosa vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi". Gesù, infatti, stava ordinando allo spirito immondo di uscire da quest'uomo, perché lo spirito si era impossessato di lui molte volte. Lo tenevano legato in catene con catene ai piedi, ma egli ruppe i legami e il demonio lo trascinò via in luoghi deserti. Gesù gli chiese: "Come ti chiami? Egli rispose: "Legione". Molti demoni erano entrati in lui. E questi demoni supplicarono Gesù di non ordinare loro di andare nell'abisso. Ora, sulla collina c'era un bel branco di maiali in cerca di cibo. I demoni supplicarono Gesù di permettere loro di entrare nei maiali, ed egli lo fece. Uscirono dall'uomo ed entrarono nei maiali. Dalla cima della rupe, la mandria si precipitò nel lago e annegò. Quando i pastori videro l'accaduto, fuggirono; diffusero la notizia in città e in campagna e la gente uscì per vedere cosa fosse successo.

Quando arrivarono da Gesù, trovarono l'uomo che i demoni avevano lasciato; era seduto ai piedi di Gesù, vestito e stava tornando in sé. Ed erano terrorizzati. Quelli che lo avevano visto raccontarono come era stato salvato. Allora tutta la gente del territorio dei Geraseni chiese a Gesù di andarsene, perché avevano tanta paura. Gesù risalì sulla barca e tornò.

L'uomo che i demoni avevano lasciato gli chiese se poteva stare con lui. Ma Gesù lo mandò via, dicendo: "Torna a casa tua e racconta a tutti quello che Dio ha fatto per te". Così l'uomo uscì e annunciò per tutta la città ciò che Gesù aveva fatto per lui.

EMR 217.3-4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

« Ma intanto, Tu, che ti dici santo, perché permetti certe cose? Tu, che ti dici Maestro, perché non istruisci i tuoi apostoli prima degli altri? Guardali lì, dietro a Te!… Eccoli con ancora lo strumento del peccato fra le mani! Li vedi? Hanno colto delle spighe, ed è sabato. Hanno colto delle spighe non loro. Hanno violato il sabato e hanno rubato».

«Avevamo fame. Abbiamo chiesto al paese, dove siamo giunti ieri sera, alloggio e cibo. Ci hanno cacciati. Solo una vecchierella ci ha dato del suo pane e un pugno d’ulive. Dio glielo renda centuplicato perché ha dato tutto ciò che aveva, chiedendo soltanto una benedizione. Abbiamo camminato per un miglio e poi abbiamo sostato, come di legge, bevendo l’acqua di un rio. Poi, venuto il tramonto, siamo andati a quella casa… Ci hanno respinto. Tu vedi che in noi c’era volontà di ubbidire alla Legge», risponde Pietro.

«Ma non lo avete fatto. Non è lecito in sabato fare opera manuale e non è mai lecito prendere ciò che è di altri. Io e i miei amici ne siamo scandalizzati».

«Io, invece, no. Non avete mai letto[3] come Davide a Nobe prese i pani sacri della Proposizione per cibarsi lui ed i suoi compagni? I pani sacri erano di Dio, nella sua casa, riserbati per ordine eterno ai sacerdoti. È detto: “Apparterranno ad Aronne e ai suoi figli che li mangeranno in luogo santo perché sono cosa santissima”. Eppure Davide li prese per sé e per i suoi compagni, perché ebbe fame. Or dunque, se il santo re entrò nella casa di Dio e mangiò i pani della Proposizione in sabato, lui a cui non era lecito cibarsene, eppure non gli fu ascritto a peccato, perché Dio continuò anche dopo questo ad averlo caro, come puoi tu dire che noi siamo peccatori se cogliamo sul suolo di Dio le spighe cresciute e maturate per suo volere, le spighe che sono anche degli uccelli, e che tu neghi che se ne cibino gli uomini, figli del Padre?», chiede Gesù.

«Li avevano chiesti quei pani, non li avevano presi senza chiedere. E ciò cambia aspetto. E poi non è vero che Dio non ascrisse questo a peccato a Davide. Lo colpì ben duramente Dio!».

«Ma non per questo. Per la lussuria, per il censimento, non per…», ribatte il Taddeo.

«Oh! basta! Non è lecito e non è lecito. Non avete diritto di farlo e non lo farete.

217.4

Andatevene. Non vi vogliamo nelle nostre terre. Non abbiamo bisogno di voi. Non sappiamo che fare di voi».

«Ce ne andremo», dice Gesù impedendo ai suoi di ribattere oltre.

«E per sempre, ricordalo. Che mai più Gionata di Uziel ti trovi al suo cospetto. Via!».

«Sì. Via. Eppure ci troveremo ancora. E allora sarà Gionata quello che mi vorrà vedere per ripetere la condanna e per liberare per sempre il mondo di Me. Ma allora sarà il Cielo che ti dirà: “Non ti è lecito di farlo”, e quel “non ti è lecito” ti suonerà nel cuore come urlo di buccina per tutta la vita, e oltre la vita. Come nei giorni di sabato i sacerdoti nel Tempio violano il riposo sabatico e non fanno peccato, così noi, servi del Signore, possiamo, posto che l’uomo ci nega l’amore, attingere amore e soccorso dal Padre santissimo, senza per questo commettere colpe. Qui c’è Uno che è ben più grande del Tempio e può prendere ciò che vuole di quanto è nel creato, perché Dio ha messo tutto a far da sgabello alla Parola. Ed Io prendo e dono. Così le spighe del Padre, posate sulla immensa tavola che è la Terra, come la Parola. Prendo e dono. Ai buoni come ai malvagi. Perché Misericordia sono. Ma voi non sapete cosa è la Misericordia. Se sapeste cosa vuol dire il mio essere Misericordia, capireste anche che Io non voglio che quella. Se voi sapeste cosa è la Misericordia non avreste condannato degli innocenti. Ma voi non lo sapete. Voi non sapete neppure che Io non vi condanno, voi non sapete che Io vi perdonerò, che chiederò, anzi, perdono al Padre per voi. Perché Io voglio misericordia e non castigo. Ma voi non sapete. Non volete sapere. E questo è un peccato più grande di quello che mi ascrivete, di quello che dite abbiano fatto questi innocenti. Del resto sappiate che il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato, e che il Figlio dell’uomo è padrone anche del sabato. Addio…».

Si volge ai discepoli: «Venite. Andiamo a cercare un letto fra le sabbie che sono ormai vicine. Avremo sempre a compagne le stelle e ci daranno ristoro le rugiade. Dio provvederà, Lui che mandò la manna ad Israele, a nutrire noi pure, poveri e fedeli a Lui».

E Gesù lascia in asso il gruppo astioso e se ne va coi suoi, mentre la sera scende con le prime ombre violette… Trovano finalmente una siepe di fichi d’India sulla cui cima, irta di palette pungenti, sono dei fichi che iniziano a maturare. Ma tutto è buono per chi ha fame. E, pungendosi, colgono i più maturi e vanno, finché i campi cessano in dune sabbiose. Viene da lontano un rumore di mare.

«Sostiamo qui. La sabbia è soffice e calda. Domani entreremo in Ascalona», dice Gesù, e tutti cadono stanchi ai piedi di un’alta duna.

Dettaglio

Gli apostoli hanno fame e cominciano a raccogliere spighe di grano nei campi, non avendo ricevuto cibo dagli abitanti (EMV 217.1). Gesù incontra allora un gruppo di farisei, tra cui Jonathas ben Ouziel, un membro del Sinedrio. Questi gli è ostile e rimprovera al Maestro il comportamento dei discepoli. Simone Pietro e Giuda interverranno brevemente in 217.3.

Annotazione

Non avete mai letto di come Davide, a Nob, prese i pani consacrati per sfamare se stesso e i suoi compagni? I pani consacrati appartenevano a Dio, nella sua casa, riservati per un ordine eterno ai sacerdoti. Si dice: «Apparterranno ad Aronne e ai suoi figli, che li mangeranno in un luogo sacro, poiché è una cosa santissima». Cfr. 1 Samuele 21, 1-4 e Levitico 24, 9.

Dio punì severamente Davide per la sua lussuria e per il censimento: riguardo alla sua lussuria, cfr. 2 Samuele 12, 9-14 (vedi anche 94.7). Per il censimento, cfr. 2 Samuele 24, 1-17 e 1 Cronache 21, 1-17.

Ai buoni come ai cattivi, poiché io sono la Misericordia. Ma voi ignorate che cosa sia la misericordia. Se sapeste cosa significa, capireste anche che io non voglio altro che essa. Cfr . Osea 6,6 ripreso anche in Matteo 9,13.

Alla fine trovano una siepe di fichi d’India, sulle cui cime, irte di spine, i fichi cominciano a maturare. Questa menzione incuriosisce: si ritiene che il fico d’India, o fico d’India, sia stato importato dal Messico da Cristoforo Colombo. Si tratta di un grossolano anacronismo o di una rara conoscenza di Maria Valtorta? Vedi il commento.

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Libro del Levitico 24, 9

Lv 24, 9: Apparterranno ad Aronne e ai suoi figli, che li mangeranno in luogo santo; poiché per loro è cosa santissima tra le offerte bruciate a Yahweh. È una legge perpetua.

Primo Libro di Samuele, 21, 1-7

1 Sam 1-7: Davide si alzò e se ne andò, mentre Gionata tornò in città. Davide si recò a Nob, dal sommo sacerdote Achimelech; e Achimelech, spaventato, corse incontro a Davide e gli disse: « Perché sei solo e non c’è nessuno con te ? » Davide rispose al sacerdote Achimelech: «Il re mi ha dato un ordine e mi ha detto: “Che nessuno sappia nulla della faccenda per la quale ti mando e ti ho dato un ordine. Ho indicato ai miei uomini un determinato luogo di ritrovo. E ora, cosa hai a disposizione ? Dammi cinque pani, o quello che c’è. » Il sacerdote rispose a Davide e disse: «Non ho a disposizione pane comune, ma c’è del pane consacrato; a condizione che i tuoi uomini si siano astenuti dalle donne. » Davide rispose al sacerdote e gli disse: «Ci siamo astenuti dalle donne da tre giorni, da quando sono partito, e i vasi dei miei uomini sono cosa santa; e se il viaggio è profano, tuttavia è santificato per quanto riguarda il vaso? » Allora il sacerdote gli diede il pane consacrato, poiché non c’era lì altro pane se non il pane dell’offerta, che era stato tolto dalla presenza del Signore per essere sostituito con pane fresco nel momento stesso in cui veniva rimosso.

Secondo libro di Samuele 12, 9-14

2 Sam 12, 9-14: Perché hai disprezzato la parola del Signore, compiendo ciò che è male ai suoi occhi? Hai fatto morire di spada Uria l’Hittita; hai preso sua moglie per farne tua moglie e l’hai fatto uccidere dalla spada dei figli di Ammon. E ora la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, perché mi hai disprezzato e hai preso la moglie di Uria l’Hittita per farne tua moglie. Così dice Yahweh: «Ecco, io farò sorgere la sventura su di te proprio dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle al tuo vicino, ed egli giacerà con le tue mogli alla luce di questo sole. Tu infatti hai agito in segreto; io invece farò questo alla presenza di tutto Israele e alla luce del sole».

Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore». E Natan disse a Davide: «Il Signore ha perdonato il tuo peccato; non morirai. Ma, poiché con questa tua azione hai fatto sì che i nemici del Signore lo disprezzassero, il figlio che ti è nato morirà».

Secondo libro di Samuele 24, 1-17

2 Sam 24, 1-17: L’ ira di Yahweh si accese di nuovo contro Israele, ed egli incitò Davide contro di loro, dicendo: «Va’, fai il censimento di Israele e di Giuda». » Il re disse a Joab, capo dell’esercito, che era con lui: «Percorri dunque tutte le tribù d’Israele, da Dan a Bersabea; fate il censimento del popolo, affinché io conosca il numero del popolo. » Joab disse al re: «Che Yahweh, il tuo Dio, aggiunga al popolo cento volte tanto quanto c’è, e che gli occhi del re, mio signore, lo vedano! Ma perché il re, mio signore, si compiace di fare questo? » Ma la parola del re prevalse su quella di Joab e dei capi dell’esercito; e Joab e i capi dell’esercito si allontanarono dal re per fare il censimento del popolo d’Israele.

Dopo aver attraversato il Giordano, si accamparono ad Aroër, a destra della città, che si trova in mezzo alla valle di Gad, e poi a Jazer. Giunsero in Galaad e nel paese di Thachthim-Hodsi; poi giunsero a Dan-Jaan e nei dintorni di Sidone. Giunsero alla fortezza di Tiro e in tutte le città degli Hivvei e dei Cananei, per poi arrivare nel Negeb di Giuda, a Beersheba. Dopo aver così percorso tutto il paese, tornarono a Gerusalemme al termine di nove mesi e venti giorni. Joab consegnò al re l’elenco del censimento del popolo: in Israele c’erano ottocentomila uomini da guerra che impugnavano la spada, e in Giuda cinquecentomila uomini. Il cuore di Davide si strinse dopo aver contato il popolo, e Davide disse al Signore: «Ho commesso un grande peccato con ciò che ho fatto! Ora, o Signore, ti prego, perdona l’iniquità del tuo servo, poiché ho agito da vero stolto».

Il giorno seguente, quando Davide si alzò, la parola del Signore fu rivolta a Gad, il profeta, il veggente di Davide, in questi termini: «Va’ a dire a Davide: Così dice il Signore: Ti pongo davanti tre cose; scegline una, e io te la farò. » Gad andò da Davide e gli riferì la parola del Signore, dicendogli: «Vorresti che nel tuo paese ci fosse una carestia di sette anni, oppure che tu fuggissi per tre mesi dai tuoi nemici che ti inseguiranno, oppure che nel tuo paese ci fosse una pestilenza per tre giorni? Ora, rifletti e vedi cosa devo rispondere a colui che mi ha mandato». » Davide rispose a Gad: «Sono in grande angoscia. Ah! Cadiamo nelle mani del Signore, poiché le sue misericordie sono grandi; ma che io non cada nelle mani degli uomini! » E il Signore mandò una pestilenza in Israele dal mattino di quel giorno fino al tempo stabilito; e morirono, da Dan a Beersheba, settantamila uomini tra il popolo. L’angelo stava stendendo la mano su Gerusalemme per distruggerla. Ma il Signore si pentì di quel male e disse all’angelo che stava sterminando il popolo: «Basta! Ritira ora la tua mano. » L’angelo di Yahweh si trovava vicino all’aia di Areuna, il Gebuseo. Vedendo l’angelo che colpiva il popolo, Davide disse a Yahweh: «Ecco, sono io che ho peccato, sono io il colpevole; ma quelle pecore, che cosa hanno fatto? Che la tua mano ricada dunque su di me e sulla casa di mio padre!»

Quel giorno Gad andò da Davide e gli disse: «Sali ed erigi un altare al Signore sull’aia di Areuna, il Gebuseo». Davide salì, secondo la parola di Gad, come il Signore aveva ordinato. Areuna, guardando, vide il re e i suoi servi che si dirigevano verso di lui; Areuna uscì e si prostrò davanti al re, con il volto a terra, dicendo: «Perché il mio signore, il re, viene dal suo servo?» E Davide rispose: «Per acquistare da te questa piana per costruire un altare a Yahweh, affinché la piaga si allontani dal popolo». Areuna disse a Davide: «Che il mio signore, il re, prenda la piana e offra in sacrificio ciò che riterrà opportuno! Ecco i buoi per l’olocausto, i carri e i gioghi dei buoi per la legna. Tutto questo, o re, Areuna lo dona al re». E Areuna disse ancora al re: «Che Yahweh, il tuo Dio, ti sia favorevole! » Ma il re disse ad Areuna: «No! Voglio comprarlo da te a prezzo d’argento, e non offrirò a Yahweh, il mio Dio, olocausti che non mi costino nulla. » E Davide acquistò l’aia e i buoi per cinquanta sicli d’argento. 25E Davide costruì lì un altare a Yahweh e offrì olocausti e sacrifici di ringraziamento.

Così Yahweh si placò verso il paese, e la piaga si allontanò da Israele.

Primo libro delle Cronache 21, 1-17

1 Cr 21, 1-17: Satana si levò contro Israele e incitò Davide a fare il censimento di Israele. E Davide disse a Joab e ai capi del popolo: «Andate, contate Israele da Bersabea fino a Dan e riferitemi il numero, affinché io sappia quanti sono». » Joab rispose: «Che Yahweh aggiunga al suo popolo cento volte tanto quanti sono! O re, mio signore, non sono forse tutti servi del mio signore? Perché dunque il mio signore chiede questo? Perché far cadere il peccato su Israele ?» Ma la parola del re prevalse su quella di Joab. Joab partì e percorse tutto Israele, poi tornò a Gerusalemme. E Joab consegnò a Davide l’elenco del censimento del popolo: in tutto Israele c’erano undici centomila uomini abili a maneggiare la spada, e in Giuda quattrocentosettanta mila uomini abili a maneggiare la spada. Non fece il censimento dei Leviti e dei Beniaminiti in mezzo a loro, poiché l’ordine del re era sgradito a Joab.

Dio vide di cattivo occhio questa faccenda e colpì Israele. E Davide disse a Dio: «Ho commesso un grande peccato facendo questo. Ora, ti prego, togli l’iniquità dal tuo servo, poiché ho agito da vero stolto». » Yahweh parlò a Gad, il veggente di Davide, dicendo: «Va’ e parla a Davide così: “Così dice Yahweh: Ti propongo tre cose; scegline una, e io te la farò.”» Gad andò da Davide e gli disse: «Così dice Yahweh: Scegli: o tre anni di carestia, o tre mesi durante i quali sarai in fuga davanti ai tuoi avversari e colpito dalla spada dei tuoi nemici, o tre giorni durante i quali la spada di Yahweh e la peste saranno nel paese, e l’angelo di Yahweh opererà la distruzione in tutto il territorio d’Israele. Ora, vedi cosa devo rispondere a colui che mi ha mandato». Davide disse a Gad: «Sono in una crudele angoscia. Ah, che io cada nelle mani del Signore, poiché la sua misericordia è grande, e non cada nelle mani degli uomini!»

E il Signore mandò una pestilenza in Israele, e perirono settantamila uomini in Israele. E Dio mandò un angelo a Gerusalemme per distruggerla; e mentre distruggeva, Yahweh vide e si pentì di quel male, e disse all’angelo che distruggeva: «Basta! Ritira ora la tua mano». » L’angelo di Yahweh si trovava vicino all’aia di Ornan, il Gebuseo. Davide, alzando gli occhi, vide l’angelo di Yahweh in piedi tra la terra e il cielo, con in mano la spada sguainata, puntata contro Gerusalemme. Allora Davide e gli anziani, coperti di sacchi, si prostrarono con la faccia a terra. E Davide disse a Dio: «Non sono forse io che ho ordinato di fare il censimento del popolo? Sono io che ho peccato e ho fatto il male; ma queste, queste pecore, che cosa hanno fatto? Yahvé, mio Dio, che la tua mano ricada dunque su di me e sulla casa di mio padre, ma non sul tuo popolo per la sua rovina».

Libro di Osea 6, 6

Os 6, 6: Rimase di nuovo incinta e partorì una figlia. E il Signore disse a Osea: «Chiamala Lo-Ruhama (cioè “Non-amata”), perché non amo più la casa d’Israele e non voglio più perdonarla».

Vangelo di Matteo 9, 13

Mt 9, 13: «Andate a imparare che cosa significa: “Misericordia io voglio, non sacrificio”. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Vangelo secondo Matteo 12, 1-8

Mt 12, 1-8: In quel tempo, un giorno di sabato, Gesù passava per i campi di grano; i suoi discepoli avevano fame e cominciarono a strappare delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli fanno ciò che non è lecito fare di sabato!» Ma egli disse loro: «Non avete letto ciò che fece Davide, quando lui e quelli che lo accompagnavano avevano fame? Entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta; ora, né lui né gli altri avevano il diritto di mangiarli, ma solo i sacerdoti. Oppure, non avete letto nella Legge che nel giorno di sabato i sacerdoti, nel Tempio, violano il riposo sabbatico senza commettere alcuna colpa? Ebbene, vi dico: qui c’è qualcuno più grande del Tempio. Se aveste compreso che cosa significa: «Misericordia io voglio e non sacrificio», non avreste condannato coloro che non hanno commesso alcuna colpa. Infatti, il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Vangelo secondo Marco 2, 23-28

Mc 2, 23-28: Un giorno di sabato, Gesù camminava tra i campi di grano; e i suoi discepoli, lungo la strada, cominciarono a strappare delle spighe. I farisei gli dicevano: «Guarda cosa fanno nel giorno di sabato! Non è permesso». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto ciò che fece Davide, quando era nel bisogno e aveva fame, lui e quelli che lo accompagnavano? Al tempo del sommo sacerdote Abiatar, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che nessuno ha il diritto di mangiare se non i sacerdoti, e ne diede anche a coloro che lo accompagnavano. » E diceva loro ancora: «Il sabato è stato fatto per l’uomo, e non l’uomo per il sabato. Ecco perché il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

Vangelo di Luca 6, 1-5

Lc 6, 1-5: Un giorno di sabato, Gesù attraversava i campi; i suoi discepoli strappavano delle spighe e le mangiavano, dopo averle sgranate con le mani. Allora alcuni farisei dissero: «Perché fate ciò che non è permesso nel giorno di sabato?». Gesù rispose loro: «Non avete letto ciò che fece Davide un giorno in cui aveva fame, lui e quelli che lo accompagnavano? Entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede a coloro che lo accompagnavano, mentre solo i sacerdoti hanno il diritto di mangiarli». E diceva loro ancora: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».