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Note della parola chiave

Ezechia (locandiere a Betlemme)

Tema: Personaggi del Protevangolo e del Vangelo dell'infanzia

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EMR 74.3-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Giuda entra per primo. Si guarda intorno. Afferra altezzoso un piccolo stalliere sporco e scamiciato, ossia con una sola sottoveste che è senza maniche e corta al ginocchio. «Servo!», urla. «Il padrone! Subito! Va’ svelto, ché non sono uso ad aspettare».

Il ragazzo va di corsa, tirandosi dietro una scopa di fascina.

«Ma Giuda! Che modi!».

«Zitto, Maestro. Lasciami fare. Ci devono credere ricconi, e di città».

Corre il padrone, che si spezza la schiena in inchini davanti a Giuda, imponente nel mantello rosso cupo di Gesù sulla sua ricca veste giallo oro, tutta cinture e frange.

«Noi veniamo da lontano, uomo. Giudei delle comunità asiatiche. Perseguitato questo, di nascita betlemmita, ricerca i suoi cari amici di qui. E noi con Lui. Veniamo da Gerusalemme, dove abbiamo adorato l’Altissimo nella sua Casa. Puoi ragguagliarci?».

«Signore… il tuo servo… Tutto per te. Ordina».

«Vogliamo sapere di molti… e specie di Anna, la donna che aveva casa di fronte al tuo albergo».

«Oh! infelice! Anna non la troverete più che nel seno di Abramo. E i suoi figli con lei».

«Morta? Perché?».

«Non sapete dell’eccidio di Erode? Tutto il mondo ne parlò e anche il Cesare lo definì “porco che si nutre di sangue”. Uh! che ho detto! Non mi denunciare! Sei proprio giudeo?».

«Ecco il segno della mia tribù. Sicché? Parla».

«Anna è stata uccisa dai soldati di Erode, con tutti i suoi figli, meno una».

«Ma perché? Era tanto buona!».

«La conoscevi?».

«Benissimo». Giuda mente spudoratamente.

«Fu uccisa per avere ospitato quelli che si dicevano padre e madre del Messia…

74.4

Vieni qui, in questa stanza… I muri hanno orecchie, e parlare di certe cose… è pericoloso».

Entrano in una stanzetta scura e bassa. Siedono su un basso divano.

«Ecco… io ho avuto buon naso. Non sono alberghiere per nulla! Sono nato qui, figlio di figli di alberghieri. Ho la malizia nel sangue. E non li ho voluti. Forse un buco per loro lo avrei trovato. Ma… galilei, poveri, sconosciuti… eh! no, Ezechia non ci casca! E poi… sentivo… sentivo che erano diversi… quella donna… degli occhi… un che… no, no, doveva avere il demonio in sé e parlargli. E ce lo ha portato qui… a me no, ma in città. Anna era più innocente di una pecorella e li ha ospitati pochi giorni dopo, con il Bambino ormai. Dicevano che era il Messia… Oh! quanti denari ho fatto in quei giorni! Altro che censo! Venivano anche quelli che non avevano da venire per il censo. Venivano fin dal mare, fin dall’Egitto a vedere… e per mesi! Che guadagno ho fatto!… Per ultimi sono venuti tre re, tre potenti, tre maghi… che so? Un corteo! non finiva più! Mi hanno preso tutte le stalle e hanno pagato, in oro, tanto fieno da bastare per un mese, e poi sono andati via il giorno dopo lasciando tutto lì. E che regali agli stallieri, alle donne! E a me! Oh!… Io del Messia, vero o falso che fosse, non ne posso che dire bene. Mi ha fatto guadagnare monete a sacchi. Disastri non ne ho avuti. Morti neppure, perché avevo appena preso moglie. Quindi… Ma gli altri!».

74.5

«Vorremmo vedere i luoghi della strage».

«I luoghi? Ma tutte le case furono luogo di strage. Per miglia intorno a Betlemme vi furono morti. Venite con me».

Salgono una scala, montano su un terrazzone sul tetto. Dall’alto si vede molta campagna e tutta Betlemme stesa come un ventaglio aperto sulle sue colline.

«Vedete i punti rovinati? Lì furono arse anche le case, perché i padri difesero i figli con le armi. Vedete là quella specie di pozzo coperto di edera? Quella è il resto della sinagoga.

Bruciata con l’archisinagogo, che aveva asserito esser quello il Messia. Bruciata dai superstiti, pazzi per la strage dei figli. Ne abbiamo avute delle noie, dopo… E là, e là, e là… vedete quei sepolcri? Sono delle vittime… Paiono pecorelle sparse fra il verde, a perdita d’occhio. Tutti innocenti e padri e madri degli stessi… Vedete quella vasca? Era rossa la sua acqua dopo che i sicari si ebbero nettate armi e mani in essa. E quel rio qui dietro, l’avete visto?… Era rosa per il gran sangue che aveva raccolto dalle cloache… E lì, ecco, lì… di fronte. Quello è quanto rimane di Anna».

Gesù piange.

«La conoscevi bene?».

Risponde Giuda: «Era come una sorella per sua Madre. Vero, amico?».

Gesù risponde solo: «Sì».

«Capisco», fa l’alberghiere e resta pensieroso.

74.6

Gesù si china a parlare piano con Giuda.

«Il mio amico vorrebbe andare su quelle rovine», dice Giuda.

«E vi vada! Son di tutti!».

Scendono. Salutano. Se ne vanno. L’oste resta deluso. Forse sperava guadagno.

Dettaglio

Gesù si reca in una locanda dove un tempo c'era Anna, che accolse la Sacra Famiglia a Betlemme.